Una tazza di caffè aiuta a perdere peso

Gli scienziati dell’Università di Nottingham hanno scoperto che bere una tazza di caffè può stimolare il “grasso bruno”, accelerando la velocità con cui si bruciano le calorie.

Il professor Michael Symonds, della School of Medicine dell’Università di Nottingham, che ha co-diretto lo studio, ha dichiarato: “Il grasso bruno agisce in modo diverso dagli altri grassi del corpo e produce calore bruciando zucchero e grassi, spesso in risposta al freddo”.

“Aumentare la sua attività migliora il controllo degli zuccheri e i livelli di lipidi nel sangue, mentre le calorie extra bruciate aiutano a perdere peso”, ha spiegato l’esperto.

“Tuttavia, fino ad ora, nessuno ha trovato un modo accettabile per stimolare la sua attività negli esseri umani.”.

Questo è stato il primo studio umano che ha dimostrato che una tazza di caffè può avere un effetto diretto sul grasso bruno.

Il team di ricerca, per il nuovo lavoro, ha iniziato a testare il caffè sulle cellule staminali in un laboratorio, prima di passare a vedere se i risultati fossero gli stessi sugli esseri umani.

Usando la tecnologia di imaging termico, ha poi rintracciato le riserve di grasso bruno del corpo, osservando come produceva calore.

Dal nostro lavoro precedente, sapevamo che il grasso bruno si trova principalmente nella regione del collo, quindi siamo stati in grado di analizzare i pazienti subito dopo aver bevuto un drink per vedere se il grasso bruno diventasse più caldo, ha detto il professor Symonds.

I risultati hanno dimostrato che il caffè aveva davvero reso più caldo il grasso marrone.

Anche l’esercizio fisico può convertire il grasso bianco-giallo in grasso bruno, così come dormire abbastanza ed esporsi regolarmente a temperature fredde.

Un ricercatore del MIT ha affermato che il suo team ha sviluppato una pillola sofisticata
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Dimagrire con la pillola che riduce lo spazio nello stomaco

Un ricercatore del MIT ha affermato che il suo team ha sviluppato una pillola sofisticata che potrebbe ridurre lo spazio all’interno dello stomaco, rendendo più facile evitare le calorie in eccesso.

Xuanhe Zhao, un professore associato di ingegneria meccanica al MIT, fa parte del team che ha sviluppato questa pillola che si gonfia assumendo le dimensioni di una pallina da golf dopo essere stata ingerita e che potrebbe rimanere all’interno lo stomaco per un mese.

La pillola viene ancora testata, ma i ricercatori sperano di poterla commercializzare.

L’attrattiva della pillola che si espande è la sua semplicità, ha detto Zhao. La pasticca è composta da due tipi di idrogel: miscele di polimeri e acqua. Una volta gonfiata ha una consistenza simile a quella del tofu.

Per rimuovere le pillole dallo stomaco, ha detto Zhao, un paziente potrebbe bere una soluzione di calcio (a una concentrazione superiore a quella contenuta nel latte) che ridurrebbe le pillole alla loro dimensione originale, consentendo loro di passare attraverso il sistema digestivo.

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Per non riguadagnare peso, meglio una dieta a basso contenuto di carboidrati

Riguadagnare dei chili indesiderati dopo una perdita di peso è un problema fin troppo comune… e non si tratta solo di forza di volontà. Anche quando le persone seguono la loro dieta e l’esercizio di routine, non è raro che i loro corpi brucino meno calorie.

Ora, un nuovo studio suggerisce che ridurre i carboidrati potrebbe aumentare il metabolismo e aiutare le persone a bruciare più calorie.

Secondo una nuova ricerca pubblicata su BMJ il temuto riacquisto del peso dopo la dieta può essere evitato attenendosi a un piano alimentare a basso contenuto di carboidrati.

Lo studio, per giungere le sue conclusioni, ha coinvolto 164 individui in sovrappeso, che avevano appena perso dal 10 al 14% del peso corporeo, durante un periodo di dieta iniziale di 10 settimane.

Queste persone sono state suddivise in gruppi e sono state assegnate a una dieta a basso, moderato o alto contenuto di carboidrati per ulteriori 20 settimane.

L’apporto calorico totale in tutti e tre i gruppi è stato adattato durante lo studio in modo che nessuno dei partecipanti acquisisse o perdesse peso.

In queste 20 settimane, gli autori dello studio hanno tenuto traccia del dispendio energetico dei partecipanti o del numero totale di calorie bruciate. E hanno scoperto che, a parità di peso corporeo, chi seguiva un regime a basso contenuto di carboidrati bruciava circa 250 calorie in più al giorno rispetto a chi seguiva una dieta ad alto contenuto di carboidrati.

Hanno anche scoperto che la grelina, l’ormone della fame, era significativamente inferiore nella dieta a basso contenuto di carboidrati.

Gli scienziati dell'Università di Nottingham hanno scoperto che bere una tazza di caffè può stimolare
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Le fluttuazioni di peso favoriscono infarto e ictus

Le fluttuazioni del peso, della pressione sanguigna, del colesterolo e / o dei livelli di zucchero nel sangue possono essere associati a un rischio più elevato di infarto, ictus e morte per qualsiasi causa.

Lo ha trovato una nuova ricerca fatta nel College of Medicine dell’Università Cattolica della Corea a Seoul, in Corea del Sud, illustrata sulla rivista Circulation della American Heart Association .

Questo è il primo studio a suggerire che l’alta variabilità di alcuni parametri di alcuni fattori di rischio cardiovascolare ha un impatto negativo sulle persone relativamente sane.

Lo studio è anche il primo a indicare che avere parametri con elevata variabilità aumenta il rischio di sviluppare gravi patologie.

Dallo studio è emerso che, rispetto alle persone che avevano misurazioni stabili durante un periodo medio di 5,5 anni, quelle con la più alta variabilità avevano avuto il 127 percento in più di probabilità di morire, il 43 percento in più di probabilità di avere un attacco di cuore, il 41 percento in più di probabilità di avere un ictus.

Utilizzando i dati del sistema sanitario nazionale coreano, i ricercatori hanno esaminato i dati di 6.748.773 persone che non avevano avuto precedenti attacchi cardiaci e che erano esenti da diabete, ipertensione o colesterolo alto all’inizio dello studio.

Tutti i partecipanti, poi, hanno fatto almeno tre esami tra il 2005 e il 2012 per rilevare il peso corporeo, la glicemia a digiuno, la pressione arteriosa sistolica e il colesterolo totale.

E’ emerso che l’elevata variabilità era associata a un rischio significativamente più elevato di morte e di sviluppo di gravi patologie.

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