Il gender gap nel mondo del cinema

Quello delle arti e della cultura è un universo tutto al maschile. Il gender gap nel mondo del cinema, del teatro, così come della musica e della tv è ancora un problema evidente sia sul piano artistico che su quello dei diritti e delle tutele per i lavoratori del settore.

Nonostante le grandi battaglie già messe in atto negli ultimi decenni (lì dove forse proprio la cultura si fa terreno d’avanguardia e di rivoluzione), per questi lavoratori la disparità di genere è una questione che torna ancora più attuale anche in occasione della Giornata Internazionale della giustizia sociale che è stata celebrata il 20 febbraio.

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La settimana lavorativa di quattro giorni è possibile

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I lavoratori marchigiani desiderano maggiore flessibilità nella loro vita lavorativa: smart working, il passaggio a una settimana lavorativa di quattro giorni, organizzazione personalizzata delle ore e del luogo di lavoro, il tutto in un’ottica di miglioramento del proprio worklife balance.

Il 22% si aspetta infatti che la settimana lavorativa di 4 giorni diventerà la norma entro 5 anni.

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Inquinamento e riscaldamento: serve la sostituzione dei vecchi impianti

Milano è tra le prime città più inquinate al mondo ma è anche la più densa di condominii. Così come l’intera Regione Lombardia, oltre che sui veicoli, andrebbero strutturate misure per regolamentare gli impianti di riscaldamento condominiale.

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Allevamenti intensivi, Slow Food Italia: «Bene che il tema arrivi nelle istituzioni»

Slow Food Italia accoglie con favore l’avvio di un percorso istituzionale sul tema del superamento dell’allevamento industriale e intensivo, un modello dal forte impatto ambientale che anche in questi giorni, se ancora ve ne fosse bisogno, sta rivelando tutta la propria insostenibilità, come testimoniato dai dati sulla qualità dell’aria in pianura Padana.

L’allevamento industriale produce inquinamento: prova ne è il particolato PM10 le cui concentrazioni, come sottolineato dall’Agenzia per la protezione ambientale (Arpa) del Piemonte, sono influenzate dalle “pratiche agricole sia direttamente, attraverso l’emissione di particolato PM10 primario, sia indirettamente con l’emissione di precursori del particolato secondario”, in particolare per via delle emissioni di ammoniaca. L’allevamento industriale è causa anche di antibiotico resistenza, per via dei farmaci somministrati ad animali che vivono le proprie esistenze rinchiusi in spazi angusti, che amplificano il rischio di sviluppo di zoonosi. E, soprattutto, l’allevamento industriale ha creato una netta separazione tra gli animali e l’ambiente, snaturando un rapporto non solo eticamente valido, perché maggiormente rispondente ai loro bisogni, ma anche efficace sotto il profilo agricolo.

Per tutte queste ragioni, che l’associazione da anni promuove concretamente attraverso progetti come i Presìdi Slow Food e iniziative educative e formative per giovani e adulti, Slow Food Italia ribadisce l’urgenza di affrontare il tema degli allevamenti industriali ed intensivi, promuovendo una dialettica propositiva con l’opinione pubblica e un dialogo aperto e onesto con le realtà produttive, anche grazie a iniziative come la proposta di legge Oltre gli allevamenti intensivi presentata questa mattina da Greenpeace Italia, ISDE – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia.

Il 30% studenti delle scuole superiori ha usato cannabis

‘La cannabis è estremamente diffusa: sembra infatti che in quest’ultimo anno circa il 30% dei nostri studenti delle scuole superiori sia venuto in contatto proprio con questa droga. Un fatto che ha effetti devastanti nella crescita intellettiva dei nostri giovani: i dati dimostrano, infatti, che quanti la usano abitualmente perdono 10 punti di quoziente intellettivo. Non è tutto: dalla gran parte degli studi emerge inoltre che nel 15-20% dei casi la cannabis induca psicosi, principalmente schizofrenia. E questo è un dato estremamente preoccupante’. A lanciare l’allarme è Stefano De Lillo. Il vicepresidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma lo ha fatto in occasione del convegno dal titolo ‘Cannabis – Dall’uso terapeutico all’abuso ricreativo’.

Ospitato presso l’Aula Magna-Padiglione ‘Puddu’ dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, l’evento è nato proprio per sottolineare come l’uso terapeutico della cannabis abbia delle specifiche indicazioni e che non debba essere legato in alcun modo all’abuso, che si configura sotto forma di abuso ricreativo.

I lavori sono stati aperti dal presidente della Fondazione San Camillo-Forlanini di Roma, Eugenio Santoro e, dopo i saluti di presentazione e l’introduzione all’argomento, i riflettori sono stati accesi sulla trattazione dei temi scientifici, con gli interventi del vicepresidente dell’Omceo Roma, Stefano De Lillo, e di Antonio Bolognese, professore onorario di Chirurgia Generale alla Sapienza Università di Roma.

‘Nel corso del convegno- ha spiegato Stefano De Lillo- si è voluta sottolineare l’importanza, quasi pandemica, della diffusione delle sostanze psicoattive in questo periodo. Soprattutto si è colta la necessità di dare una corretta informazione alla classe medica su un tema assolutamente non trattato nel corso di laurea e nelle specializzazioni e nemmeno successivamente nell’ambito della formazione continua post-laurea. Invece, nella pratica quotidiana, il medico di medicina generale, il pediatra, gli operatori di pronto soccorso e, soprattutto, gli psichiatri, vengono frequentemente in contatto con pazienti che, a loro volta, fanno uso di sostanze psicoattive, in particolare la cannabis’.

‘Durante la conferenza- ha proseguito- è stata inoltre chiaramente spiegata la differenza tra l’uso terapeutico, ben delimitato e ristretto a poche e ben precise circostanze, mentre si è sottolineata la diffusione del cosiddetto ‘uso ricreativo’, soprattutto nei giovani, che preoccupa molto la classe medica’.

‘Proprio per questo motivo- ha evidenziato De Lillo- come Ordine dei medici della Capitale riteniamo sempre più attuale e necessaria la formazione della stessa classe medica su una tematica così importante e delicata’.

Alla conferenza ha preso parte anche il Direttore Scientifico della Fondazione ‘San Camillo-Forlanini’ di Roma, Giovanni Minisola. ‘Nel corso della mia relazione mi sono soffermato sulla cannabis, con particolare riferimento agli aspetti terapeutici nella pratica clinica, sottolineando che in realtà bisognerebbe parlare di sistema cannabinoide nel quale figurano essenzialmente tre componenti: gli endocannabinoidi naturali, che si chiamano rispettivamente anandamide e 2-AG, i fitocannabinoidi, ovvero quelli che si estraggono dalle piante, fondamentalmente rappresentati dal THC e dal CBD, e, infine, i cannabinoidi sintetici’.

‘Durante il mio intervento- ha precisato- ha posto l’accento sugli endocannabinoidi, quelli che abbiamo già nel nostro organismo e che regolano molti aspetti della fisiologia umana. Giocano sicuramente un ruolo in molte condizioni e funzioni fisiologiche particolari, tra cui la memoria, il dolore, il sistema di riconoscimento, la regolazione della temperatura o il senso della fame’.

‘Si tratta di sostanze- ha poi affermato Minisola- che hanno dimostrato di avere anche un effetto anti-infiammatorio, immunomodulatorio, antiossidativo, cardioprotettivo e neuromodulatorio, effetti utili in condizioni collegate all’invecchiamento, come le malattie neurodegenerative, muscolo-scheletriche, oncologiche e cardiovascolari’.

Ma come agiscono? ‘Attraverso l’interazione all’interno del nostro organismo- ha risposto il Direttore Scientifico della Fondazione ‘San Camillo-Forlanini’ di Roma- con due recettori, il CB-1 e il CB-2. Il primo è espresso essenzialmente nel sistema nervoso centrale, mentre il secondo nelle cellule immunocompetenti, sia in quelle che riguardano l’immunità innata, sia in quelle che sono coinvolte nell’immunità adattativa. A seconda degli elementi cellulari interessati, gli endocannabinoidi possono svolgere un ruolo di inibizione, promozione, induzione e modulazione dell’immunità’.

‘In realtà- ha reso noto- i cannabinoidi trovano impiego in selezionate patologie. Mi riferisco, in particolare, alla cannabis che viene utilizzata, sulla base di esperienze che ne hanno dimostrato l’efficacia, in alcune forme molto gravi di epilessia o per il controllo del dolore. Ma la cannabis è risultata efficace anche contro alcune manifestazioni dell’HIV, come il deperimento, e nel modulare alcune reazioni immuni, svolgendo anche un ruolo positivo contro il vaiolo delle scimmie e interferendo contro l’infezione da Sars-Cov2’.

‘Ma quando da queste condizioni terapeutiche si passa a quelle di abuso, alle cosiddette ‘condizioni ricreative’– ha tenuto a precisare- c’è tutta una serie di eventi avversi correlati e, per quanto riguarda l’aspetto medico più specifico, l’impiego ricreativo della cannabis determina effetti deleteri sul cervello, inducendo, tra l’altro, modifiche del comportamento e compromissione della memoria e favorendo allucinazioni e psicosi‘.

‘La cannabis- le parole di Ferdinando Nicoletti, professore ordinario di Farmacologia, Università Sapienza di Roma e direttore del dipartimento di Neurofarmacologia molecolare presso l’Irccs Neuromed Pozzilli- è piena di composti psicoattivi, i fitocannabinoidi e tra questi il THC è l’elemento pericoloso, perchè alterando i meccanismi che regolano l’attività sinaptica nel sistema nervoso centrale e le attività di network può aprire la porta proprio alla devastante patologia psichiatrica, ovvero la schizofrenia’.

Citando dati accertati, l’esperto ha ricordato gli studi di Nora Volkow e Carlos Blanco, due tra i personaggi più rappresentativi del National Institute on Drug Abuse, la NIDA. ‘Nel mondo vi sono 200 milioni di consumatori di cannabis, se si fa un uso giornaliero di cannabis il rischio di sviluppare schizofrenia aumenta di più del 75%, se si fa un uso settimanale aumenta del 36-37%. Sono, dunque, stime allarmanti’.

Questo, però, secondo Nicoletti, non deve sottostimare l’uso della cannabis a scopo terapeutico. ‘Per qualunque patologia- ha precisato- bisogna sempre calcolare il rapporto rischio-beneficio. La mia presa di posizione è quella di scongiurare l’uso terapeutico della cannabis laddove il rapporto rischio-beneficio sia in favore del rischio. La cannabis terapeutica può essere preparata dai farmacisti, si chiamano ‘preparazione magistrali su prescrizione medica’, con ricette non ripetibili, con indicazioni che in alcuni casi sono ampiamente giustificate, in altre un po’ meno perchè seguono la moda del momento. Se, ad esempio, la cannabis viene usata per la cachessia nei pazienti con tumori o nei pazienti che hanno AIDS, allora è ampiamente giustificata. Se, invece, le preparazioni di cannabis sono finalizzate alla terapia di condizioni psichiatriche, come ad esempio depressione e ansia, in quel caso non esiste alcuna evidenza scientifica che la cannabis, di fatto, funzioni. Come precedentemente sottolineato, la cannabis aumenta il rischio di schizofrenia e non può mai essere utilizzata a scopo terapeutico in questa patologia’.

C’è, invece, un farmaco regolarmente registrato. ‘Nel Sativex il THC e un altro cannabinoide, il cannabidiolo o CBD, sono in rapporto 1 a 1. Questo farmaco viene usato nella sclerosi multipla, per il trattamento della spasticità. C’è anche un farmaco a base di CBD e che contiene piccolissime quantità di THC, l’Epidyolex. Il CBD è psicoattivo, ovvero agisce nel sistema nervoso centrale, ma non produce gli effetti dannosi del THC. L’Epidyolex è approvato per il trattamento di forme severe di epilessia, quali la sindrome di Dravet, la sindrome di Lennox-Gastaut e la sclerosi tuberosa’.

Ferdinando Nicoletti ha poi parlato della cannabis light. ‘In tutta Italia vengono venduti prodotti della cannabis light, che contengono principalmente CBD ma possono arrivare a contenere anche quantità significative di THC, anche superiori allo 0,2%. Se, ad esempio, un malato di una forma severa di epilessia o i suoi familiari, invece del farmaco prendono i prodotti a base di cannabis light, questo è particolarmente rischioso, perchè il CBD inibisce il metabolismo del THC e il THC può accumularsi nel sistema nervoso centrale. E questo, a maggior ragione, se i prodotti della cannabis light sono utilizzati da bambini, a volte anche in tenera età, in cui il progressivo accumulo di THC può alterare le traiettorie di sviluppo del sistema nervoso centrale’.

Ortocheratologia: cos’è, come funziona e quali sono i suoi vantaggi

L‘ortocheratologia, nota anche come Ortho-k, è un metodo rivoluzionario che consiste essenzialmente nell’indossare lenti a contatto durante la notte per correggere difetti visivi di vario tipo e vedere bene il giorno successivo. È un trattamento sicuro, efficace e reversibile che può essere molto utile soprattutto per le persone affette da miopia, così come per quelle con ipermetropia e astigmatismo che non possono o non vogliono indossare occhiali o lenti a contatto. Secondo i dati di www.clinicabaviera.it, una delle aziende leader in Europa nel settore dell’oftalmologia, nei prossimi anni la miopia interesserà la metà della popolazione, mentre la miopia infantile, che oggi ha una prevalenza del 30-40%, raggiungerà presto il 60%.

Molte persone affette da miopia sono alla ricerca di un modo semplice e comodo per vedere bene e, sebbene gli occhiali e le lenti a contatto siano un metodo efficace, soprattutto nel caso dei bambini e degli atleti si desidera vedere chiaramente senza dover necessariamente indossare gli occhiali. In questi casi, l’ortocheratologia o Ortho-k può essere il metodo più utile.

Per questo motivo, gli esperti di Clinica Baviera hanno voluto spiegare tutto quello che c’è da sapere su questa tecnica:

1. Cos’è l’ortocheratologia
L’ortocheratologia consiste nell’utilizzo di lenti a contatto per la correzione notturna che rimodellano delicatamente la curvatura della cornea, rendendola più piatta e permettendo così all’occhio di focalizzare i raggi luminosi sulla retina. Questa modifica fa sì che l’occhio abbia temporaneamente le stesse caratteristiche di un occhio senza prescrizioni, il che significa che la persona ha una visione chiara al mattino, senza la necessità di indossare occhiali o lenti a contatto.

Sebbene l’ortocheratologia non elimini o faccia scomparire definitivamente il problema di salute visiva per il quale viene utilizzata, è un trattamento non invasivo e indolore, oltre a essere un metodo progressivo e reversibile, in quanto, dopo qualche tempo, l’occhio riacquista la sua forma e la normale graduazione della persona.

2. Come sono le lenti a contatto Ortho-k?
Non tutte le lenti sono uguali, perché ogni persona ha bisogno di una lente personalizzata in base alle caratteristiche della propria cornea. Per questo motivo è necessario sottoporsi a uno studio preliminare presso il proprio ottico, che effettuerà una topografia corneale, che consiste nel tracciare una mappa tridimensionale della cornea che fungerà da calco. Oltre a questo studio, del tutto indolore, lo specialista effettuerà una valutazione della superficie oculare, della qualità del film lacrimale e del numero di diottrie, stabilendo così se il paziente è considerato idoneo all’ortocheratologia.

Una volta ritenuto idoneo, le lenti a contatto saranno realizzate su misura. Le lenti a contatto notturne, note anche come “lenti a contatto da pigiama”, sono lenti a contatto permeabili ai gas, progettate per mantenere l’occhio adeguatamente ossigenato e confortevole per chi le indossa.

3. Come utilizzare le lenti a contatto Ortho-k
Gli esperti di Clinica Baviera spiegano il corretto utilizzo delle lenti a contatto Ortho-k:

– Prima di utilizzare le lenti a contatto, lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per evitare che i germi finiscano negli occhi.
– Lavare le lenti a contatto e sciacquarle con una soluzione adeguata, strofinandole molto delicatamente per non danneggiarle.
– Riempirle di lacrime artificiali prima di metterle.
– Se la persona si alza di notte, non è necessario rimuoverle, perché sarà in grado di vedere abbastanza bene.
– Al mattino, pulire e sciacquare nuovamente le lenti a contatto con la stessa cura.
– Conservare le lenti a contatto nel portalenti, immerse in una soluzione disinfettante specifica per questo tipo di lenti a contatto.
– Eseguire i controlli periodici concordati con lo specialista e segnalare se provocano malessere e devono essere cambiate.

4. Vantaggi dell’ortocheratologia
L’ortocheratologia presenta molti vantaggi rispetto ad altri metodi come le lenti a contatto tradizionali o gli occhiali. Gli esperti di Clinica Baviera illustrano i principali:

Non ha limiti di tempo e il suo effetto è reversibile
L’utilizzo di questo metodo non ha limiti di tempo, purché si seguano le istruzioni di ottici esperti. Quando non viene più utilizzato, l’occhio torna alla sua forma normale, permettendo alla persona di interrompere il trattamento in qualsiasi momento.

Offrono molta libertà di movimento
Il fatto di non dover indossare occhiali o lenti a contatto offre libertà di movimento e maggiore comfort, il che è molto interessante per gli atleti e soprattutto i bambini.

Sono un trattamento molto sicuro
L’Ortho-k è un metodo completamente sicuro, a patto che se ne faccia un uso corretto e si mantenga una buona igiene oculare. Se i bambini lo utilizzano, è consigliabile ricordare loro di lavarsi sempre bene le mani.

Adatto ai bambini e agli sport acquatici
L’ortocheratologia non solo è molto comoda per i bambini, ma viene anche utilizzata nei bambini e negli adolescenti per prevenire un’ulteriore miopia. È anche l’unico metodo compatibile con gli sport acquatici, quindi è adatto agli atleti, ai bambini o agli adulti che praticano attività acquatiche o agli appassionati di nuoto.

5. Cosa ne pensano gli esperti?
Gli esperti insistono sul fatto che, sebbene le lenti notturne siano utili per la miopia e altri difetti visivi, non possono essere utilizzate da tutti i pazienti. Sono infatti controindicate nei seguenti casi:

– Se il paziente soffre di patologie oculari (cheratite, congiuntivite, ecc.).
– Se il paziente presenta ipersensibilità oculare.
– Se il paziente soffre di qualsiasi tipo di allergia.

È quindi importante ricordare che queste lenti a contatto sono un dispositivo medico-chirurgico e, pertanto, è sempre necessario il parere del proprio oculista prima di iniziare a utilizzarle.

Da Clinica Baviera commentano: “L’ortocheratologia è il metodo più rivoluzionario, sicuro, efficace e reversibile presente sul mercato per contenere la miopia, soprattutto per chi non vuole indossare occhiali o lenti a contatto durante il giorno. Può essere molto indicato anche per chi conduce uno stile di vita molto attivo, per gli atleti che praticano sport di contatto o sport acquatici e per i bambini che vogliono arrestare la progressione della miopia in modo efficace, a condizione, ovviamente, che sia sempre un oculista a prescrivere questo metodo”.

 

Torna il Food&Science Festival con il tema ‘Intrecci’

Un mondo complesso, fatto di mescolanze e ricombinazioni, di elementi che si incontrano e si contaminano, generando piccole grandi trasformazioni che influenzano la nostra vita, a partire dalla scelta di cosa mettere in tavola. L’ottava edizione del Food&Science Festival si dedica all’esplorazione degli Intrecci che uniscono cibo e scienza. Da venerdì 17 a domenica 19 maggio torna a Mantova la rassegna scientifica che interroga agricoltura e ricerca sulle sfide globali del nostro tempo: dalle conseguenze dell’emergenza climatica alla discussione sulle politiche agricole, dalla memoria di una forte tradizione produttiva alla nuova era della digital transformation, il viaggio all’interno degli intrecci che legano settore agroalimentare e indagine scientifica aprirà a numerosi dialoghi sul futuro e su come renderlo migliore.

Promosso da Confagricoltura Mantova, ideato da FRAME – Divagazioni scientifiche e organizzato da Mantova Agricola con Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Mantova e Camera di Commercio di Mantova come partner istituzionali, il Festival abbraccerà più campi del sapere nel tentativo di analizzare le criticità correnti e proporre soluzioni concrete e sostenibili, favorendo l’incontro tra società, culture ed esperienze differenti attraverso la molteplicità di voci, prospettive e approcci creativi che contraddistinguono la manifestazione fin dalle sue prime edizioni.

Protagonisti, come sempre, gli scienziati, i divulgatori, gli esperti in ambito agroalimentare e i professionisti del panorama culturale e scientifico contemporaneo che offriranno al pubblico spunti di riflessione e dibattito, condivideranno testimonianze e conoscenze, risponderanno a domande e dubbi. Tre giorni – dal 17 al 19 maggio – all’insegna del confronto, tra conferenze, laboratori, mostre, spettacoli, panel, tavole rotonde e visite guidate, alla scoperta degli Intrecci che plasmeranno il nostro domani.

Non solo: l’offerta della manifestazione si arricchisce anche quest’anno grazie ai Food&Science Festival Lab, un calendario di appuntamenti che si espande oltre il territorio mantovano, facendo tappa in diverse città come Bergamo, Ferrara, Parma, Pavia e Alessandria. Il primo di questi incontri diffusi si svolgerà a Rovigo, dove l’8 marzo, dalle 9.15 alle 13, nella Sala del Grano della Camera di Commercio si terrà la conferenza Agricoltura e intelligenza artificiale: un nuovo approccio tra sviluppo economico e sostenibilità. Con l’obiettivo di anticipare e focalizzare l’attenzione su alcuni temi cari al Festival, a inaugurare il palinsesto sarà una riflessione sugli sviluppi e le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nel settore agricolo tra ricerca, industria e politica, in una prospettiva nazionale ed europea, che vedrà coinvolti scienziati, imprenditori e accademici. Tra coloro che interverranno, anche il Presidente di Confagricoltura Rovigo Lauro Ballani, il Direttore Generale di Confagricoltura Mantova Daniele Sfulcini, l’Assessore della Regione Veneto Cristiano Corazzari, il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti e la Responsabile dei rapporti istituzionali UE e internazionale di Confagricoltura Cristina Tinelli.

8 dipendenti su 10 chiedono più attenzione

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In Italia cresce il numero di occupati e, di pari passo, aumentano la consapevolezza e l’apprezzamento del welfare aziendale. È questo il quadro che emerge dal 7° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon (eudaimon.it), leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo di Credem, Edison, Michelin e OVS.

Il 2022 ha fatto registrare, infatti, il dato più alto di sempre con 23,1 milioni di occupati in Italia (+3,5% rispetto al 2012). In 10 anni il tasso di occupazione è passato, tra 2012 e 2022, dal 56,1% al 60,1%, con incrementi percentuali sia per gli uomini (dal 65,5% al 69,2%) sia per le donne (dal 46,8% al 51,1%). L’evoluzione del mondo del lavoro e le dinamiche relative alla staticità dei salari e alla diminuzione del potere d’acquisto dei lavoratori hanno anche aumentato la consapevolezza attorno al welfare aziendale, vale a dire l’insieme di benefit e prestazioni erogati ai dipendenti dai datori di lavoro.

Una svolta graduale iniziata nel 2016 quando la Legge di Stabilità lo ha trasformato in uno degli strumenti più efficaci per integrare i redditi dei lavoratori, da troppo tempo fermi o comunque segnati da un ritmo di crescita molto lento. Dopo un periodo contraddistinto da un diffuso scarso interesse, anno dopo anno i lavoratori hanno imparato a conoscerlo e ad apprezzarne i benefici: oggi l’81,8% degli occupati dichiara di sapere cosa sia il welfare aziendale, in particolare il 32,7% in modo preciso e il 49,1% per grandi linee mentre solo il 18,2% dichiara di non sapere cosa sia. Tutti numeri in positivo rispetto al passato. Se nel 2018 solo il 19,6% conosceva bene questo strumento, ora la percentuale è cresciuta del 67%. Di conseguenza cresce anche la percentuale di chi lo conosce (+21%), mentre ovviamente crolla quella di chi non lo conosce per nulla: 6 anni fa era addirittura del 39,8% mentre ora si è più che dimezzata con un calo del 54%.

“Conoscenza e apprezzamento sono segnali incoraggianti, sintomi di un fenomeno in costante diffusione e ormai consolidato, soprattutto come conseguenza di esigenze socio-politiche negli ultimi anni – spiega Alberto Perfumo, fondatore e Amministratore Delegato di Eudaimon – Ciò che senza dubbio emerge dal Rapporto, è la necessità di un salto culturale del welfare aziendale, che poi è la riscoperta della sua identità, per cogliere le sfide del momento e per rispondere efficacemente ai bisogni di aziende e lavoratori. Le prime si trovano a fare i conti con un mercato del lavoro sempre più competitivo ma con sempre meno mezzi per giocare la partita dell’attraction e della retention. I secondi, disaffezionati al lavoro, esprimono una domanda di ascolto, riconoscimento e attenzione al proprio benessere. Entrambi sono consapevoli che il welfare aziendale, oltre alle ormai consolidate ma fuorvianti finalità retributive, possa contribuire concretamente al benessere dei lavoratori attraverso un approccio nuovo, individuale, attivo, che superi l’obsoleto approccio riparativo o rivolto solo a lavoratori in difficoltà e che invece migliori la qualità della vita di tutti”.

Tra i lavoratori che beneficiano di welfare aziendale vorrebbe che fosse potenziato l’84,3%, mentre tra coloro che non ne beneficiano l’83,8% vorrebbe fosse introdotto nella propria azienda. L’apprezzamento arriva al punto che il 79,5% degli occupati vedrebbe con favore un aumento retributivo sotto forma di una o più prestazioni di welfare. I lavoratori guardano anche alla sua evoluzione e l’89,2% degli occupati vorrebbe la personalizzazione del welfare aziendale, con offerte modulate sulle singole esigenze di ciascuno. Ma non è tutto: il 72,4% apprezzerebbe un consulente di welfare che li supportasse nell’affrontare eventuali problemi con la sanità, la previdenza, la scuola dei figli, ecc. Un altro desiderio riguarda la semplificazione: il 79,3% vorrebbe che i servizi di welfare aziendale fossero accessibili e gestibili tramite app su smartphone perché ne faciliterebbe l’utilizzo. Sono tutti dati che confermano come il welfare aziendale non sia più un oggetto misterioso per i lavoratori e che certificano un alto apprezzamento trasversale. All’espansione di questi anni il welfare aziendale ha accompagnato il suo consolidamento in termini di riconoscimento e positiva valutazione da parte dei lavoratori.

In particolare la personalizzazione del welfare, modulata sul singolo lavoratore, garantirebbe diversi benefici. Diventerebbe essenziale un’attività di dialogo diretto con cui si enucleano bisogni, desideri e aspettative da un lato e si indicano possibili soluzioni dall’altro. Un confronto può diventare vantaggioso visto quanto è apprezzata dai lavoratori la percezione di essere ascoltati, di avere canali efficaci di dialogo, ancor più se poi sono in grado di attivare supporti e soluzioni per problematiche. Infine, i lavoratori sono sempre più disaffezionati al lavoro, chiedono di essere ascoltati (89%) e reclamano più attenzione alla qualità della loro vita (61%).

Crescono le “Internet Couple”

Secondo un recente studio Eurispes, nel 2040 in Italia il 39% delle famiglie sarà costituito da single. Oggi coloro che vivono da soli sono il 33%, numericamente superiori alle coppie con figli (31%).

Una situazione che per milioni di persone non significa soltanto non avere l’amore accanto, ma doversi confrontare anche con costi di vita molto più alti. Secondo una proiezione di MoneyFarm, chi convive ha una spesa media mensile di 1.225 euro a testa, 571 euro più bassa rispetto ai 1.796 euro che si stima un single spenda ogni mese per vivere.

Quindi meglio in coppia? Sembrerebbe di sì, e non solo per una questione economica, purché sia con la persona giusta. Secondo gli ultimi dati ISTAT aumentano le unioni civili del 32% e i matrimoni di quasi il 5%. Il desiderio di costruire una famiglia, dunque, resiste al tempo e ai mutamenti della società, ma cambia il modo in cui ci si innamora.

Quelle che vengono ormai indicate come Internet Couple, cioè, coppie che sono nate in rete, stanno diventando sempre più numerose. Se un tempo c’era quasi vergogna ad ammettere di aver incontrato in partner su una app, oggi è considerata una cosa normale. Secondo alcune stime, nel 2037 gli e-bebè, così vengono indicati i figli di queste coppie, rappresenteranno la metà delle nascite in tutto il mondo.

Alle app di dating si chiede sempre di più, soprattutto da parte degli utenti Millennials, considerati come i più esigenti. Non basta una gallery di foto ammiccanti, vogliono andare ben oltre. Ed è in risposta a questo bisogno che si è sviluppata PhaseApp, che punta a coniugare mente e cuore.

Si tratta di una app di dating relativamente giovane, che, però, si differenzia notevolmente da tutte le altre. Dopo un attento studio dei fenomeni di interazione online e aver analizzato i motivi che portano a naufragare la maggior parte dei match, gli sviluppatori di PhaseApp hanno deciso di affidarsi ad un team di consulenti esperti in psicologia, sessuologia e sociologia per strutturare un sistema di ricerca dell’anima gemella innovativo, e un percorso che potesse guidare gli utenti.

Sappiamo bene che ormai tutti conduciamo vite frenetiche, in cui sentiamo di non aver tempo per nulla. Anche la soglia dell’attenzione si è abbassata notevolmente (alcuni studi la fissano ad appena 8 secondi). Queste condizioni portano a naufragare moltissime chat, poiché non si ha abbastanza tempo da dedicare al proprio match, a scegliere i giusti temi di conversazione per mantenere il dialogo vivo ed interessante. Per molti utenti, soprattutto donne, un altro freno è dato dalla paura di imbattersi in qualcuno troppo insistente e che non sia in grado di accettare un rifiuto.

Alla luce di tutto ciò, PhaseApp ha creato un sistema di interazione assolutamente nuovo per le app di dating in cui non si creano connessioni a partire da foto profilo, ma basate sull’affinità.

La conoscenza è affidata ad una batteria di domande, suddivise per fasi, che vengono sottoposte ai due utenti. Nelle prime fasi si tratta di cose più generiche per iniziare la conoscenza, in quelli successivi si va sempre più sul personale, fino ad arrivare alle fantasie e ai desideri sessuali. La domanda successiva viene posta solo dopo che entrambi hanno risposto, creando così un clima di attesa, e proseguendo solo se tutti e due lo desiderano.

“Si tratta di un modo innovativo per fare conoscenze, evitando di perdere tempo a chattare con chi poi scopriamo non avere nulla in comune con noi. – Commenta Marco Ciarlante, responsabile marketing e comunicazione di PhaseApp – Grazie ad un team di esperti, siamo riusciti a creare dei cluster di domande mirate, sempre interessanti e mai banali, che permettono di conoscere se stesso e l’altro in modo più approfondito. Questo permette di capire più velocemente se l’altro fa per noi. Inoltre, da quando abbiamo aggiunto la possibilità di invitare a questo ‘duello di domande’ anche persone che già si conoscono, sono sempre di più le coppie già formate che usano la nostra app per mettere un po’ di pepe nel rapporto o approfondire la conoscenza”.

Brugola lancia i suoi Recruiting Day

Brugola OEB – azienda italiana multinazionale, leader nella produzione di viti per il settore automotive (www.brugola.com)- annuncia il lancio dei suoi Recruiting Day, dedicati a coloro che desiderano valorizzare le proprie competenze e fare un passo avanti nella carriera professionale.

I Recruiting Day Brugola, infatti, rappresentano un momento privilegiato di incontro tra talento e opportunità, con l’obiettivo di ampliare l’organico con nuove figure motivate e desiderose di crescere all’interno di un’azienda storica e leader nel suo settore.

Non esiste un limite di età né una specifica esperienza richiesta; ciò che conta è l’affidabilità e la disponibilità a lavorare su turni, insieme alla volontà e motivazione di crescere professionalmente. L’obiettivo è quello di ricercare persone, da inserire negli stabilimenti di Lissone e Desio (MB), che desiderano costruire un futuro duraturo all’interno dell’azienda, impegnandosi con dedizione e responsabilità nel proprio ruolo e nel proprio percorso di crescita professionale.

I Recruiting Day si svolgeranno una volta al mese, attraverso la raccolta delle candidature inviate via mail. In seguito alla candidatura telematica, si riceverà un contatto diretto dal dipartimento risorse umane per partecipare alla giornata di recruiting successiva.

Da settembre 2023 allo scorso gennaio l’azienda ha organizzato 8 giornate di recruiting durante le quali sono stati incontrati 75 candidati, di cui 28 sono stati inseriti in azienda con un contratto di assunzione. Le persone selezionate verranno inserite nei vari reparti produttivi dell’azienda, che operano con un sistema di lavoro a tre turni.

Per maggiori informazioni visitare la pagina Lavora con noi sul sito dell’azienda, oppure inviare la propria candidatura alla mail hr@brugola.com

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