Pellicce ecologiche Amanda Baldan: no allo sfruttamento degli animali

Amanda Baldan scende in campo in prima persona per portare avanti la propria battaglia contro il maltrattamento degli animali e lo fa in modo creativo e incisivo.

Secondo la filosofia del brand, la pelliccia non è un semplice capo di moda ma un vero e proprio mezzo per poter manifestare e trasmettere un messaggio etico. Per questo motivo la stilista ha deciso di organizzare uno shooting molto speciale. Protagoniste dello shooting 12 ragazze di Milano, selezionate proprio grazie ai loro ideali, al loro rapporto con i propri cani e alla voglia di mostrarsi in prima persona per una lotta condivisa.

Tra le partecipanti allo shooting troviamo anche diversi volti noti:

Ginevra Rossini

Nicole Moellhausen Tronchetti Provera

Sylvie Moellhausen

Alice Cavagna

Valentina Cavagna

Stefania Brandimarte

Loredana Querini

Valeria Badalamenti

Federica Fumagalli

Francesca Muggeri

Camilla Guccione Prata

Melissa Mandelli

Accanto a loro, in ogni foto, i loro animali.

A effettuare lo shooting è stato Filippo Avandero, giovane affermato fotografo amante dei ritratti e dei nostri amici a 4 zampe. Tra uno scatto e l’altro, Avandero ha cercato di trasmettere il rispetto, la complicità e l’amore per gli animali protagonisti delle foto. Il contrasto tra la pelliccia ecologica indossata dalle ragazze e la pelliccia naturale “indossata” dai loro amati cani risulta chiarissimo agli occhi di qualsiasi osservatore. L’obiettivo dello shooting, infatti, è dimostrare che le pellicce naturali appartengono agli animali e l’essere umano non ha nessun diritto di indossarle.

Secondo il più recente Rapporto Italia di Eurispes, il 76,8% degli italiani considera i propri
Gli scarafaggi stanno diventando sempre più un problema, sono molto difficili da eliminare e stanno
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A La Rinascente in vendita le luxury bags di Hussain Harba

Dopo il successo della Milano Fashion Week dello scorso settembre, dove l’architetto e designer Hussain Harba ha sfilato sotto l’egida della Camera Nazionale della Moda Italiana, e dopo essere stato ospite di Sant’Agostino Casa d’Aste e Galleria durante l’evento Torino Design of the City che lo ha visto tra i protagonistidal 29 ottobre le sue borse iconiche saranno vendute presso il Department Store La Rinascente di Torino. Si tratta di una capsule composta da 20 pezzi unici che appartengono alla collezione Mini-Home e che include anche le nuovissime Home-Pochette.

Le bags, esposte al piano terra, sono progettate dall’architetto insieme con la figlia Alia e sono già note ad un pubblico internazionale di amateurs che le definisce opere che coniugano arte, moda e design. Registrate presso l’Euipo (European Union Intellectual Property Office), sono prodotte artigianalmente in Italia con la massima cura del dettaglio e sono state protagoniste di eventi moda come la Torino Fashion Week, in cui il Dottor Harba è stato special guest delle ultime tre edizioni.

Realizzate in texture lussuose quali pitone, coccodrillo e struzzo che le rendono morbide, pregiate e capaci di enfatizzare la luminosità delle diverse colorazioni, indagano tutta la palette cromatica in maniera creativa e raffinata. Dotate di chiusure logate, hanno i manici in bamboo. Ogni dettaglio è frutto della sintesi di design, architettura e arte. Secondo Hussain Harba ciascun oggetto, per cui anche la borsa, è un manufatto che nasce dalla sensibilità dell’essere umano perché è il pensiero che si cela dietro all’atto creativo, il delta che fa la differenza e che distingue un prodotto seriale da uno iconico e originale.

Vere opere d’arte da indossare, le Mini-Home – il cui nome vuole rendere omaggio alla casa intesa come simbolo di sicurezza che cela e custodisce il mondo di ogni signora – sono customizzate e quindi tutte diverse tra loro così da rispecchiare la personalità di ogni donna. Eleganti e grintose, si declinano perfettamente dall’alba al tramonto e sono ideali tanto per la business woman quanto per chi le vuole indossare ad un party. Non stupisce quindi che siano molte le fashion addicted che le hanno già richieste tra le quali la show girl Elena Barolo, l’attrice Linda Messerklinger e la modella Bali Lawal che è stata protagonista delle passerelle di Armani, Bulgari, Krizia, Chopard, Calvin Klein, Versace, Damiani e altri stilisti.

Dopo i due appuntamenti del ciclo Immaginare il futuro che hanno portato a Torino esperti internazionali del
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita, dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio
Dal 5 ottobre al 2 dicembre Torino ospita EstOvest Festival il tradizionale appuntamento autunnale con la musica

Vestire le bambine per le Feste di Natale

Sarà l’atmosfera magica, sarà l’arrivo di Babbo Natale… ma le feste natalizie restano il momento più atteso da tutti i bambini. La corsa ai regali e la ricerca dell’outfit perfetto è ormai iniziata. Ecco allora che C’era una volta, il brand italiano di abbigliamento da bambini, offre una selezione di capi pensata per le occasioni speciali.

Con il suo stile raffinato e senza tempo, C’era una volta propone pezzi unici e ricercati, realizzati con tessuti di prima qualità. Il morbido velluto, il leggiadro tulle e il caldo cotone celebrano la spensieratezza romantica del passato. Dal rosso, al bianco, al nero… i colori sono sofisticati come il design degli abiti.

Uno dei capi di spicco della collezione è l’abito in velluto rosso a coste. La sua forma asimmetrica è semplice ma sofisticata e i delicati volant lungo il collo incorniciano i graziosi visi delle piccole principesse. Per chi ama il tessuto delle fate, C’era una volta propone Ottavia dress realizzato in ampio tulle a pois: il sogno di ogni bambina diventa realtà. E per le bambine che amano il glamour e la comodità, c’è il vestito a scacchi rosso e nero, al passo con le ultime tendenze di stagione. A completare la collezione morbidi pigiami per dei sogni d’oro e accoglienti mantelle con dettagli magici in lurex.

C’era una volta non spezza mai l’incanto di far vivere una fiaba a occhi aperti a tutte le bambine.

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Il famoso produttore russo di mitragliatrici sta creando una collezione di abbigliamento militare. Sergei Tchemevoz,
I prodotti chimici usati durante la produzione dei vestiti possono rilasciare tossine dannose che sono

Martino Midali e la sua storia

«Piacere, mi chiamo Maria e vesto da vent’anni Martino Midali. Non sapevo che faccia avesse e sono felice di conoscerla oggi. Compli­menti! Immagino che l’armonia irregolare dei suoi vestiti appartenga anche alla sua vita. Mi piacerebbe tanto leggere di lei in un libro: penso che dovrebbe scrivere la sua biografia…»

 

Sono state queste parole di un’affezionata cliente a far nascere in Martino Midali l’idea di scrivere la sua storia. Quella di un vero self made man, nato in una semplice famiglia nel minuscolo borgo di Mignete, nel lodigiano, che si trasforma in un’anima che istintivamente si nutre di bellez­za ed eleganza.

Ogni capitolo corrisponde a un gradino sulla scala del successo: i primi passi nel mondo della moda, il trasferimento in una Milano proiet­tata verso il futuro, la grande intuizione sull’uso innovativo del jersey, le prime vendite in proprio, l’inaugurazione di uno showroom nella capitale lombarda, i grandi buyer americani come Henri Bendel e l’apertura di due punti vendita a New York frequentati da molte star, il trionfo degli anni Ottanta dove «vestire Midali» equivale a essere parte di un modo tutto nuovo di sentirsi donna. Un viaggio sul filo dei ricordi, accompagna­to dalla giornalista Cinzia Alibrandi, per scoprire un viandante della moda sempre in cammino, con un’anima gipsy mai placata, che coniuga la forza della terra da cui proviene con la soavità racchiu­sa tra le pieghe delle sue inconfondibili creazioni.

 

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La bella stagione è definitivamente alle porte e divano e coperta hanno un richiamo più
Un album per bambini dai 7 agli 11 anni pensato per farli divertire imparando l’arte
È una delle pagine più crudeli tra quelle che il Novecento ha prodotto ma, incredibilmente,