Dormire supini peggiora le malattie neurodegenerative

La posizione della testa durante il sonno può avere effetti negativi sulle malattie neurodegenerative.

Dormire sulla schiena potrebbe aumentare il rischio di queste malattie che interessano il cervello, secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease.

“Abbiamo confrontato i ritmi del sonno a casa in pazienti con compromissione della memoria a causa di malattie neurodegenerative con quelli di un ampio gruppo di persone anziane con capacità mentali normali”, ha detto Daniel J. Levendowski, autore principale dello studio e presidente di Advanced Brain Monitoring.

“Dormire a testa in giù (cioè in posizione supina) per più di 2 ore è risultato nello studio un marker notturno essenziale per caratterizzare chi ha problemi di memoria dopo aver controllato fattori come età, sesso, russamento, apnea ostruttiva del sonno e movimenti durante la notte.”

Secondo gli esperti, la posizione della testa durante il sonno potrebbe influenzare la clearance delle proteine ​​neurotossiche nel cervello.

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Dieci buoni consigli per il buon sonno

Febbraio dolce dormire. Dieci buoni consigli per il buon sonno

Il proverbio non recita proprio così ma è indubbio che i mesi invernali conciliano il riposo e il sonno.

Ed è altrettanto indubbio che riposare bene è un elemento importante della qualità della vita.

Al di là delle implicanze “chimiche” legate al sonno (favorisce la diminuzione del cortisolo, considerato l’ormone dello stress, incrementa la produzione di insulina, aiuta la produzione della leptina, un ormone che blocca lo stimolo della fame), la sua buona qualità contribuisce alla prevenzione di malattie e favorisce l’andamento di una vita sana ed equilibrata.

La Wasm-World Association of Sleep Medicine, un’autorità in materia, suggerisce dieci consigli per mantenere un buon sonno:

  1. Meglio evitare di fare esercizio fisico prima di andare a dormire
  2. Opportuno limitare o, meglio ancora, non consumare alcol
  3. E’ consigliabile non fumare nelle quattro ore prima del sonno
  4. Un orario fisso per il sonno e il risveglio favorisce l’equilibrio psico-fisico
  5. Il riposo diurno non dovrebbe mai superare i trenta minuti
  6. La cena dovrebbe essere leggera, evitando cibi pesanti, speziati o troppo zuccherati
  7. E’ opportuno non bere caffè nelle sei ore che precedono il riposo notturno
  8. Meglio non lavorare a letto e non rimanere sino all’ultimo davanti al pc
  9. La camera da letto non deve essere troppo riscaldata e deve essere sempre ben ventilata
  10. Fondamentale scegliere un materasso adeguato a sostenere la colonna vertebrale, un cuscino né troppo rigido né troppo morbido, lenzuola e piumini, non sintetici, che facciano traspirare la pelle (anche un buon piumino e un buon cuscino, come quelli DaunenStep, aiutano a riposare meglio)
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Bambini e insonnia: 10 regole per un buon sonno

L’insonnia, un vero spauracchio per grandi e piccini. Si calcola che nel mondo industrializzato il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffra di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale si attesta intorno al 10-12%.

INSONNIA IN AUMENTO

Rispetto a cento anni fa i bambini nel mondo occidentale dormono in media 2 ore in meno. Le cause principali? I ritmi frenetici, l’aumento delle luci artificiali e l’utilizzo sempre più precoce degli strumenti elettronici hanno causato una discordanza tra quello che dovrebbe essere il ritmo sonno-veglia naturale del bambino e le esigenze sociali. I disturbi del sonno, aumentati soprattutto negli ultimi 20 -30 anni, possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita del bambino ma anche dei genitori. Non stupisce, quindi, che siano uno dei principali fattori di ansia per mamme e papà e uno dei motivi più frequenti di visita dal pediatra o neuropsichiatra infantile.

Ma cosa si intende per disturbi del sonno nel bambino? I più comuni sono insonnia (20-30%), parasonnie (25%), disturbi del ritmo circadiano (7%), disturbi respiratori del sonno (2-3%), disturbi del movimento legati al sonno (1-2%), ipersonnie (0,01-0,20%).  

LE CAUSE

Le cause dei disturbi del sonno nel bambino. Possono coesistere molteplici fattori, da cause organiche a una cattiva igiene del sonno. Tra le prime hanno un ruolo importante i fattori genetici (studi sui gemelli e sulla familiarità hanno dimostrato, per esempio, una forte influenza genetica nell’insonnia) e l’ordine di nascita: alcuni studi riportano una maggiore frequenza di insonnia nei primogeniti e nei figli unici. Anche un’eventuale depressione materna può essere all’origine di una insonnia in un bambino: il 38% delle madri di “cattivi dormitori” ha sintomi nevrotici e/o depressivi, l’85% sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino.

Gli errori di comportamento dei genitori possono, invece, manifestarsi durante i risvegli, tra questi la tendenza, per esempio, ad accorrere subito e a prendere in braccio il bambino sia all’addormentamento che durante i risvegli e l’abitudine alla condivisione del letto dei genitori, il cosiddetto cosleeping. Un altro fattore molto importante è la modalità di alimentazione: i risvegli notturni a 6 e a 12 mesi sono più frequenti nei bambini allattati al seno: 52% contro 20% di quelli allattati artificialmente (verosimilmente legato all’allattamento a domanda, più frequente nei bambini allattati al seno).

LE CONSEGUENZE

Le conseguenze di un sonno insufficiente o di cattiva qualità nei bambini.  “Sono molteplici e molto spesso misconosciute”:

·       ridotte performance scolastiche e problemi di apprendimento: il 28% dei bambini con insufficiente quantità di sonno si addormenta a scuola una volta a settimana; il 22% facendo compiti; il 32% è troppo stanco per fare sport.

  • sonnolenza, disattenzione, ridotta memoria di lavoro, scarso controllo impulsi e disregolazione del comportamento
  • rischio traumi accidentali;
  • obesità, disturbi metabolici, predisposizione al diabete;
  • aumento rischio di sviluppare ADHD, disturbo oppositivo-provocatorio e disturbi depressivi;
  • in adolescenza abuso di alcool, cannabis e altre droghe, depressione, intenzioni suicidarie

Non ultimo è da considerare che il problema del sonno del bambino può avere ripercussioni su tutto l’ambito familiare determinando una scarsa salute fisica e mentale dei genitori, favorendo lo sviluppo di una depressione materna e un notevole stress familiare. E’ infine da considerare che molti casi di abuso al bambino e addirittura di infanticidio sono da attribuire alla deprivazione di sonno dei genitori”.

Le tecniche comportamentali dovrebbero rimanere la prima linea di trattamento dell’insonnia. Si ricorre, invece, a interventi farmacologici quando queste hanno fallito o se esistono delle difficoltà oggettive per applicarle. Ad oggi non esistono farmaci approvati per l’insonnia in età pediatrica, né dall’FDA né dall’EMA, e i dati in letteratura per valutarne l’efficacia sono carenti, soprattutto per aspetti metodologici.

ALCUNE REGOLE

Le 10 regole per il sonno dei bambini e dei loro genitori

1.       Rispettare l’orario della nanna tutte le sere. Abituare il piccolo sin dalla tenera età ad addormentarsi sempre alla stessa ora, adattando i ritmi della famiglia a quelli del bimbo e non viceversa (se si tiene sveglio il bambino perché il papà arriva tardi e vuole giocare si sposta in avanti tutto il suo sonno). Le buone abitudini vanno mantenute e consolidate nell’arco della crescita, variandole in base all’età.

 

2.       Far dormire il bambino sempre nello stesso ambiente (che sia la sua cameretta o nei primi mesi quella dei genitori) adeguatamente preparato, con luci soffuse senza device accesi, ed eventualmente con una musica dolce e monotona di sottofondo. Non farlo addormentare in ambienti diversi, come sul divano in sala mentre si guarda la televisione. Costruiamo e manteniamo gli stessi rituali di avvicinamento al sonno.

 

3.       Dissociare la fase di alimentazione da quella dell’addormentamento. Nei primi due o tre mesi di vita manca la fase di addormentamento, nel senso che non è possibile riconoscere con precisione quando il bambino sta crollando. Nei mesi successivi invece appena si notano alcuni segnali (non succhia più con forza, chiude gli occhietti) si deve staccarlo dal seno e metterlo nel lettino.

 

4.       Rispettare l’orario dei pasti durante il giorno. Anche se il bambino va al nido cercare di mantenere gli stessi orari del pranzo, merenda e cena, adeguando i nostri orari ai suoi.

 

5.       Mai usare il tablet o altri dispositivi elettronici dopo cena. Spegnere tutto almeno un’ora prima dell’addormentamento. La luce dei device riduce la produzione della melatonina che favorisce l’addormentamento. Mantenere tutti gli apparecchi elettronici, inclusa la televisione, il computer e il cellulare fuori dalla stanza da letto.

 

6.       Non dare troppo cibo o acqua prima di dormire. Evitare il latte o altri liquidi compresa la camomilla durante i risvegli, preferire piuttosto l’utilizzo di un oggetto consolatorio per riaddormentarsi, come il ciuccio per esempio.

 

7.       Regolare con attenzione l’esposizione alla luce. Per il sonnellino pomeridiano mantenere la luce dell’ambiente; ridurre l’esposizione il più possibile per la notte; potenziare la luce appena svegli. Il nostro ritmo sonno veglia, come quello dei nostri figli, è governato dall’alternanza della luce e del buio.

 

8.       Evitare sostanze eccitanti dopo le ore 16. No a tè, solo deteinato in caso, no a bevande contenenti caffeina e no alla cioccolata.

 

9.       Favorire un’alimentazione equilibrata. Con un adeguato introito di liquidi durante il giorno. Preferire cibi contenenti fibre e triptofano che è un precursore della melatonina, come carni bianche, pesce azzurro, verdure verdi, legumi e cereali.

 

10.   No ai bambini nel lettone. Abituarli all’autonomia vuol dire anche lasciarli dormire nel proprio ambiente. Nei casi di risveglio, riportarli sempre nel loro lettino. Un metodo che può funzionare è promettere un premio al bambino se non va nel letto dei genitori.

Consigli degli esperti intervenuti al 74° Congresso della Società Italiana di Pediatria, SIP.

 

Per gli studenti di tutta Italia stanno per riaprirsi le porte della scuola. L’estate e
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I bambini amano il lettone

2 bambini su 3 preferiscono dormire con il papà, ma al risveglio cercano sempre la mamma.

La mamma è sempre la mamma, soprattutto al risveglio. E’, infatti, la prima persona che 4 bambini su 5 cercano appena aprono gli occhi. Per buona pace dei papà, la cui compagnia, però, è preferita da 2 figli su 3 nel momento di mettersi a letto.

Sono questi i risultati di una ricerca di PerDormire, brand italiano leader nella produzione di materassi e sistemi letto, realizzata in occasione della festa della mamma 2018, sui nuovi trend del riposo nel Bel Paese, condotta su un campione di 800 famiglie italiane equamente suddivise tra nord, sud e centro Italia.

Nel dettaglio, la ricerca di PerDormire ha evidenziato che la pratica del co-sleeping, già molto diffusa all’estero, è sempre più frequente anche in Italia. Ben 1 coppia su 2 del Bel Paese, infatti, dichiara di accoglier i propri figli nel “lettone”. Una tendenza che si protrae anche dopo i 5 anni di età dei bambini in 1 caso su 5, con addirittura delle eccezioni che raggiungono picchi di 13 anni.

Questa abitudine, vista fino a pochi anni fa come una debolezza da parte dei genitori, è stata sdoganata negli ultimi anni da diversi studi internazionali. In particolare, una ricerca, condotta dalla Stony Brook University di New York, ha dimostrato che il co-sleeping aiuta il bambino a sentirsi coccolato dalle carezze e dall’odore dei genitori, e non incide sullo sviluppo psicologico e relazionale del piccolo. Lo studio ha tenuto in osservazione quasi mille coppie che erano solite praticare il bed-sharing con i propri figli, dimostrando che “i pargoli non accusavano alcun disagio in nessun aspetto della loro vita”.

Sempre secondo lo studio di PerDormire, la pratica del co-sleeping risulta ben accetta dai genitori italiani perché nel 54% dei casi ammettono di non riuscire a trascorrere abbastanza tempo con i propri figli durante il giorno, quindi lo ritengono un gesto di affetto per dimostrare la propria vicinanza. Passando alla differenza di genere, sono i figli maschi (58%) a desiderare di più di dormire di fianco a mamma e papa, mentre più autonome risultano le femmine che, per il 72% del campione intervistato, non hanno alcun problema a dormire da sole nella propria cameretta.

Alla luce dei risultati della ricerca, PerDormire, in occasione del week end della festa della mamma, metterà a disposizione, nei suoi 99 punti vendita presenti su tutto il territorio nazionale, i Personal Trainer del sonno che offriranno consulenze gratuite e presenteranno tutte le novità di prodotto adatte a garantire al meglio il riposo dei bambini, anche in un letto condiviso.

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