Cibo da stadio tra tailgating e paninari

foto tripadvisorCosa accomuna il calcio al football americano? I due sport più popolari del mondo hanno in comune più di quanto si creda, a partire dal cibo da stadio. In vista dell’appuntamento più visto del pianeta – la LVIII edizione del Super Bowl tra i campioni dei Kansas City Chiefs e dei San Francisco 49ers – i tifosi a stelle e strisce iniziano a preparare i barbecue per la finalissima della Nfl dell’11 febbraio a Las Vegas.

Se in Italia si consuma il rito del #calciomangiato, infatti, oltreoceano c’è il tailgating, l’allegra abitudine di mangiare appoggiati al cofano dell’auto prima della partita.

Il tailgating è un rituale tutto americano: si svolge nei parcheggi limitrofi alle arene, dove i tifosi si ritrovano nell’attesa che inizi il match. Un’abitudine consolidata che, in un misto di eccitazione e scaramanzia, raggruppa migliaia di persone intorno a barbecue sfrigolanti, su cui si cucinano prevalentemente hamburger e hot dog. I parcheggi si trasformano così in camping improvvisati, visibili da lontano per il fumo che si alza dalle griglie.

In Italia niente fai da te. Qui è più comune la presenza dei paninari, i veri eroi non celebrati del contesto sportivo, quelli che la partita non la guardano mai perché preparano il cibo per chi entra ed esce dallo stadio. Figure presenti un po’ in tutta Europa: cambia la farcitura, ma non il rito. Al centro e sud Europa, ad esempio, la combinazione perfetta è il panino con patatine fritte; lo è anche in Italia, dove si prediligono salsicce, salamelle, cotolette e porchetta. Secondo quanto dichiarato dai paninari di San Siro intervistati da Heinz, l’icona mondiale in tema di salse, in uno speciale progetto a loro dedicato nel mese di dicembre*, la metà dei panini venduti è con salamella, cipolla, peperoni, ketchup e maionese, mentre il 30% con porchetta, cipolla e maionese; seguono panini con würstel e piadine o focacce con salumi e hamburger.

#superbowlfood o #calciomangiato che sia, in entrambi i casi si tratta di momenti che completano l’esperienza sportiva, con un altro denominatore comune: le salse, ketchup e maionese su tutte, quell’immancabile tocco che eleva l’esperienza gustativa.

Più di 1,7 milioni persone hanno provato un’alimentazione vegan

I numeri di Veganuary 2024 sono straordinari. A prendere parte all’iniziativa vegan in Italia, secondo YouGov, è stato il 3% della popolazione adulta italiana, con un ulteriore 16% che ha ridotto il consumo di prodotti animali durante il mese. Sulla base di questi risultati e delle attuali stime sulla popolazione italiana, Essere Animali ha calcolato che circa 1,7 milioni di persone in Italia hanno scelto di provare la dieta vegana questo gennaio.

Numerosissimi gli influencer e i content creator che in Italia hanno sostenuto e promosso l’iniziativa sui loro canali. Per fare solo qualche esempio ci sono stati il duo Di Pazza, seguiti da oltre 130 mila persone e autori di ricette vegetali adatte a tutti i gusti, Charley e Anna, con oltre 400 mila follower, proprietari di un rifugio per animali e di un agriturismo, Mrs Veggy, che con le sue ricette veg e spesso gluten-free ha conquistato oltre 175 mila persone, e infine l’immancabile Silvia Goggi, medico specialista in scienze dell’alimentazione e autrice di numerosi libri sull’alimentazione a base vegetale.

Novità di quest’anno della campagna in Italia è stata la creazione di un ricettario speciale destinato esclusivamente agli iscritti con le ricette preferite di diverse personalità del mondo dello sport, cantanti, giornalisti e creator come Florencia Di Stefano-Abichain, speaker radiofonica di Radio Deejay e conduttrice, Rosita Celentano, attrice e conduttrice televisiva, il duo comico Le Coliche, la giornalista Roberta Ferrari e sua figlia Iris Ferrari, youtuber.

Ma anche tra le aziende italiane è cresciuto l’interesse per Veganuary e nel 2024 si è raggiunto il record di adesioni. Quest’anno sono state più di 100 le imprese che hanno deciso di aderire promuovendo la campagna con il lancio di nuove opzioni a base vegetale e offerte sui loro prodotti veg. Tra queste ci sono supermercati, catene di ristoranti, servizi di delivery come ALDI Italia, Deliveroo, Flower Burger, Pizzium, Rossopomodoro; produttori di alternative vegetali com come KoRo, Alpro e Dreamfarm, ma anche marchi del beauty tra cui tra cui Lush e Aveda, app e addirittura una casa editrice.

«È incredibilmente stimolante vedere quanto la partecipazione e l’influenza di Veganuary continuino a crescere anno dopo anno. Man mano che le persone diventano più consapevoli dell’importante impatto che le nostre scelte alimentari hanno sulla salute del nostro Pianeta, diminuiscono anche i pregiudizi nei confronti dell’alimentazione vegetale, percepita sempre di più come parte della soluzione alla crisi climatica che il mondo sta affrontando. L’approccio giocoso, non giudicante e accessibile di Veganuary ha poi indubbiamente avuto un ruolo fondamentale nel coinvolgere un numero così grande di persone», afferma Brenda Ferretti, campaign manager di Essere Animali, partner ufficiale di Veganuary in Italia.

 

I Love Poke: due nuove proposte

In occasione di Veganuary 2024, I Love Poke presenta due appetitose novità vegan friendly: il poke “Save The Ducks” e i tacos “Vegan Crispy Duck”, ricette perfette per stuzzicare la curiosità e il palato dei tanti che, ogni anno, approfittano del “gennaio vegano” per scegliere un’alimentazione healthy e scoprire alternative di origine vegetale. Ingrediente protagonista di entrambe le proposte è, infatti, la nuova proteina Vegan Duck di Planted il cui sapore intenso e caratterizzato da un’irresistibile nota BBQ, evoca quello di uno dei più preziosi protagonisti della cucina asiatica, l’anatra, portando sfumature aromatiche e consistenze inedite nella proposta I Love Poke.

Per le proposte plant-based I Love Poke collabora con orgoglio con Planted, food tech Svizzera produttrice di proteine vegetali 100% naturali che rappresentano una valida alternativa alla carne in termini di gusto, salute, valori nutrizionali, ma con un impatto positivo sull’ambiente e senza sfruttamento animale.

Nella bowl “Save The Ducks”, in particolare, la personalità decisa della Vegan Duck Planted viene valorizzata dall’abbinamento con riso integrale, cavolo rosso, carote, cetrioli, salsa BBQ e anacardi, per un’esperienza di gusto dalle spiccate vibrazioni esotiche, date dall’insolito equilibrio tra le note affumicate e agrodolci di proteine vegetali e salsa con quelle fresche e croccanti delle verdure. Nei tacos “Vegan Crispy Duck”, invece, l’aromaticità della Vegan Duck Planted viene valorizzata dall’abbinamento con cavolo rosso, mayo vegana e mandorle.

“Save the ducks” e “Vegan Crispy Duck” saranno disponibili dal 15 gennaio in tutti gli store I Love Poke in Italia, andando a completare un menu già ricco di proposte. La nuova poke bowl, inoltre, nasce come omaggio al film Searchlight protagonista di questa stagione cinematografica “Chi Segna Vince” nelle sale italiane dall’11 gennaio: coinvolgente commedia diretta dal vincitore dell’Academy Award® Taika Waititi e distribuita da The Walt Disney Company Italia che racconta l’improbabile ed “eroica” storia vera della Football Federation of American Samoa. Un racconto che celebra quel desiderio di rinascita e rinnovamento che I Love Poke ha saputo condensare nel motto che l’ha reso famoso: Love Yourself, Eat Healthy.

Da sempre attento all’aspetto nutrizionale, il format pioniere del poke hawaiano in Italia, infatti, promuove uno stile di vita sano e sostenibile arricchendo costantemente il menu con alternative plant based, e rinnovando con regolarità le proprie proposte in base alla stagionalità di frutta e verdura. Una scelta ispirata dai principi che guidano la vision di I Love Poke e di Rana Edwards, nutrizionista e Co-Founder del brand.

Blue Monday: Cortilia e il Kit della Felicità

Ebbene sì, Gennaio è arrivato. Il mese più temuto dell’anno fa capolino, invitando tutti a rimettersi in carreggiata dopo gli eccessi delle festività e cercare di mettere a terra quei buoni propositi accumulati da anni. Ma come se questo non bastasse, a rincarare la dose ci pensa anche il Blue Monday: il giorno più triste dell’anno, che cade ogni 15 gennaio.

E se questa atmosfera di lenta ripartenza mista a lacrime e pentimento preoccupa, non possiamo che arrenderci alla cruda verità: solo il cibo può riportare il buonumore! Nonostante le infinite abbuffate natalizie, infatti, mangiare i propri piatti del cuore è una coccola che ognuno si può e deve concedere per ritrovare il sorriso, soprattutto in vista dei prossimi giorni! Cortilia, leader nella spesa online di qualità, non può che acconsentire, e ha deciso di consigliare una selezione dei migliori prodotti, rinomati per aumentare le endorfine.

Ecco, quindi, il Kit della Felicità per ritrovare la serenità rimanendo in forma e ottimizzare i tempi in cucina!

Frutta secca e cioccolato: bye bye tristezza!
Questi due alimenti, oltre a essere deliziosi, favoriscono la produzione di triptofano, l’ormone del buon umore. Un boost di energia e serenità, ideale per trovare la giusta carica e la motivazione necessaria per abbandonare il piumone al mattino! Il modo ideale per gustarli? Utilizzarli come topping per yogurt e porridge: basterà prendere il Mix di Frutta secca BIO, aggiungere qualche scaglia di cioccolato fondente dell’Ecuador e spargere il tutto sopra, per una colazione che si prende cura della linea senza compromettere il gusto!

Hot n’ Fun
Afrodisiaco, acceleratore del metabolismo e stimolatore delle endorfine. Il peperoncino possiede tutte le caratteristiche per far ritrovare il sorriso in men che non si dica! Dare una marcia in più ai propri primi piatti sarà un gioco da ragazzi con i trancetti di tonno piccanti o la polvere di peperone crusco.
Un altro suggerimento? Lasciarlo macerare nell’olio di oliva come accompagnamento di crostini, pizza e focacce.

Carboidrato che passione!
Mai sentito dire: “Sei triste? Mangia la pasta!”? Non è uno scherzo, ma è stato scientificamente provato che i carboidrati, specialmente quelli presenti nella pasta, possono migliorare l’umore grazie alla combinazione di triptofano e vitamine del gruppo B presenti naturalmente in questo alimento.1

Per ritrovare il buonumore basterà mettere a bollire l’acqua e pesare una porzione (o anche due in base al livello di tristezza) di Pasta BIO o di ravioli integrali agli spinaci, ideali per chi desidera un piatto sfizioso e allo stesso tempo salutare, realizzato con ingredienti controllati e di alta qualità.

Inoltre, per rendere il ritorno in ufficio più agevole e risparmiare tempo in cucina, Cortilia offre una deliziosa selezione di primi piatti pronti, come le orecchiette alle cime di rapa o gli gnocchi al pomodoro con pesto e pomodori: un’alternativa sana e molto più gustosa dei soliti panini preriscaldati del bar.

Con queste premesse, Gennaio non fa più così paura, benché meno il Blue Monday: il segreto è concedersi il piacere di gustare nuovi sapori, sperimentando in cucina (con Cortilia al proprio fianco!).Blue Monday: Cortilia e il Kit della Felicità

Ecco i superfood che saranno trendy nel 2024

Fine anno, è tempo di riassunti, classifiche e previsioni per il futuro: mentre l’oroscopo non è mai troppo esplicito sui mesi a venire, quando parliamo di food trend sappiamo già con chiarezza – grazie ai social – quali saranno i superfood più di tendenza per il prossimo anno. A raccontarli è CiboCrudo, il principale brand italiano di cibo plant-based, biologico e crudista, che ha sovrapposto i trend di TikTok e Instagram con gli studi scientifici e gli argomenti più dibattuti dagli esperti del settore. Il risultato? Mentre il 2023 è stato l’anno delle alghe, dei semi più disparati e delle erbe ayurvediche nella dieta degli italiani nel 2024 faranno il loro ingresso frutti insoliti, nuovi grani antichi e alternative al caffè fatte con i funghi.
1. La chlorella, trendy e verdissima
Prosegue il trend del cibo verde e instagrammabile: ormai abituati ad avocado, tè matcha e (da ultima) alla moringa, il 2024 sarà l’anno della chlorella, alga verde unicellulare che cresce in acqua dolce. È invisibile a occhio nudo, ma la ricchezza dei suoi nutrienti è chiarissima: fonte proteica completa, oltre a ferro, vitamina C e preziosi omega-3. Viene scelta da chi vuole aiutare l’organismo a depurarsi, rafforzare la funzione immunitaria e abbassare il colesterolo, tenere sotto controllo la pressione, ridurre i livelli di glucosio nel sangue e aumentare la resistenza fisica. Come usarla? Basta sciogliere mezzo cucchiaino di polvere di chlorella in un bicchiere d’acqua, magari aggiungendo il succo di mezzo limone e qualche foglia di menta fresca per avere un drink bello e buono, oppure un verdissimo e goloso smoothie, in cui aggiungiamo banane, zucchero di canna e yogurt.

2. Il cacao, tutto intero
Se i più attenti a un’alimentazione sana hanno già da tempo inserito nella propria dieta il burro di cacao, come alternativa ai grassi animali, il 2024 sarà l’anno di consacrazione del cacao in tutti i suoi componenti. La polpa del frutto del cacao, ad esempio, da sottoprodotto (normalmente si usano solo le fave) sta diventando una risorsa per i marchi alimentari, che la useranno sempre di più per produrre acqua di cacao, gelatine e marmellate.

3. Il caffè, ma fatto con i funghi
Si conferma, anche per il 2024, la tendenza a trovare alternative al caffè che possano dare la stessa energia senza tante controindicazioni: se nello scorso anno abbiamo visto fare capolino l’erba di orzo e quella di grano, il trend in arrivo dagli States vede affermarsi il mushroom coffee, il caffè fatto con i funghi. Siamo già oltre i 40 milioni di visualizzazioni su TikTok: si tratta di infusioni con polveri di funghi funzionali che vengono mescolati con spezie (e magari anche caffè vero e proprio). Le varietà più comuni utilizzano il reishi, il chaga – ottimo per gli effetti antiossidanti e antinfiammatori e perché aiuta a tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue e il colesterolo cattivo – il cordyceps e il cardoncello.

4. Frutti insoliti a colazione
Popolarissimi diventeranno alcuni frutti insoliti. Il primo è il Camu Camu: questa piccola bacca acida proveniente dalla foresta amazzonica è una delle fonti naturali più ricche di vitamina C. Contiene anche potenti antiossidanti e sostanze fitochimiche. Tipicamente disponibile sotto forma di polvere, può essere aggiunto a frullati, yogurt o succhi. Molto trendy sarà, poi, il Baobab: il frutto di questo albero africano è ricco di vitamina C, potassio, carboidrati e fibre. Contiene anche antiossidanti e fibre prebiotiche. Disponibile sotto forma di polvere, può essere aggiunto a frullati, succhi e smoothies o utilizzato per prodotti da forno come muffin e biscotti.

5. L’Africa è di moda
Sempre dal continente africano arriva un altro alimento ad oggi sconosciuto ai più. Parliamo del Teff: alimento base nella cucina etiope, è ricco di proteine, fibre, calcio, ferro e manganese; è fonte di rame, magnesio, potassio, fosforo, zinco, selenio e lisina, un aminoacido spesso carente in altri cereali. Presenta un indice glicemico relativamente basso e può essere utilizzato per preparare zuppe e porridge, aggiunto ai prodotti da forno (come farina) o per preparare l’injera, il tradizionale pane usato come base per lo zighinì.

6. Nuovi grani (antichi)
Altre alternative ai grani tradizionali sono pronte ad arrivare ufficialmente sulle nostre tavole per non andare più via. Il grano saraceno, ad esempio, che pur grano non è – è una poligonacea – sta per diventare più popolare che mai: autentico superfood, è un’ottima fonte di proteine, carboidrati e fibre ed è naturalmente privo di glutine. Ingrediente tradizionale dei soba noodles, si può trovare sempre più spesso anche nelle bevande a base vegetale, nei crackers e nei muesli, e può essere portato a tavola anche come cous cous. Accanto a lui troveremo l’amaranto: grano antico ricco di sostanze nutritive, è una fantastica fonte di fibre, proteine, manganese, magnesio, fosforo e ferro. Può essere cucinato come un cereale, preparato come popcorn o utilizzato in pasticceria in qualità di farina senza glutine.

“Make hummus not war”, il linguaggio della cucina contro le barriere

Anche per merito delle sue grandi proprietà nutrizionali, che offrono un alto contenuto di vitamine e proteine, l’hummus è la preparazione mediorientale che, più di altre, è riuscita a valicare i confini e raggiungere l’Occidente. Grande il successo che ha riscosso negli ultimi decenni con vendite che nel 2020 hanno raggiunto i 2,62 miliardi di dollari e previsioni di crescita fino al 2028 di 6,60 miliardi, secondo i dati del Market Research Report 2021. Ed è a questo grande protagonista della cultura gastronomica popolare – entrato a gran voce nelle nostre case e negli scaffali dei supermercati – che Gambero Rosso dedica la copertina di dicembre, prendendo in prestito una delle frasi più presenti sui muri di Tel Aviv e Betlemme, ‘fate l’hummus non la guerra’, “per ricordare – come scrive nel suo editoriale Marco Mensurati, diretto del Gambero Rosso,– una volta in più a noi stessi che la materia di cui ci occupiamo abitualmente, il cibo e il vino, è prima di tutto un incredibile e potentissimo strumento di comunicazione capace di mettere in connessione persone, generazioni, popoli”.

La nuova copertina è una vera rivoluzione per il giornale icona dell’enogastronomia italiana, che storicamente ha dedicato al Natale il numero di dicembre in modo più tradizionale, con classifiche di panettoni, pandori e bollicine per accompagnare al meglio le feste. Ed è così che protagonista da prima pagina diventa quel piatto di cui palestinesi e israeliani si contendono l’origine, a base di ceci, tahina di sesamo e aglio, capace di trasformarsi nel simbolo del conflitto politico o, finalmente, in un collante capace di colmare i divari culturali tra Libano, Palestina, Siria, Giordania, Israele, Egitto, spingendosi fino a Turchia e Grecia.

La cucina ha la straordinaria capacità di unire, anche in tempo di conflitto, e far superare le disuguaglianze tra i popoli: lo dimostra la bellissima storia di amicizia tra lo chef palestinese Sami Tamimi e il suo collega israeliano Yotam Ottolenghi. La loro ricetta dell’hummus simboleggia la possibilità di un punto di incontro anche tra due popoli così apertamente in conflitto. Racconta Tamimi al Gambero “attraverso il cibo, gli individui possono intraprendere conversazioni significative, abbattendo barriere e trovando punti in comune, anche in situazioni difficili”. Anche se, prosegue, “Quando gli israeliani affermano che l’hummus è un loro piatto, dobbiamo porci la domanda su come una nazione che esiste solo da 75 anni possa effettivamente rivendicare un piatto che è stato preparato e consumato per centinaia di anni da molti paesi del Medioriente”.

E tuttavia la sua esperienza con Ottolenghi restituisce fiducia e speranza su come la cucina, anche attraverso ricette popolari come l’hummus, possa aiutare a trasformarsi nella più potente arma unificante – e mai divisiva – a disposizione di ognuno.

La birra è una bevanda inclusiva

Una bevanda sinonimo di tradizione e cultura, convivialità e relax, gusto e leggerezza, ma non solo: la birra è considerata una “bevanda inclusiva” da 9 italiani su 10 perché adatta a tutti, senza alcuna distinzione di genere, età, provenienza o stili di vita. Una concezione che si inserisce in un contesto, come quello attuale, nel quale la “Diversity & Inclusion” rappresenta un tema di crescente importanza per i consumatori, amanti della birra compresi.

Sono queste le principali evidenze emerse dalla più recente indagine condotta da BVA Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB) di AssoBirra, la fotografia periodica sul mondo birrario italiano attraverso lo sguardo dei consumatori, dei principali player della filiera birraria e della stessa AssoBirra. Un’edizione che accende i riflettori sulle tematiche DEI (Diversity, Equity and Inclusion) analizzando il ruolo della birra e l’impegno della stessa filiera per una sempre maggiore inclusività, coinvolgendo Mathieu Schneider, Project Director dei Brewers of Europe, l’organizzazione che rappresenta gli interessi di oltre 10.000 birrifici europei.

DIVERSITÀ E INCLUSIONE: CONSUMATORI SEMPRE PIÙ ATTENTI

Dal CIB di AssoBirra emerge come il tema “Diversity & Inclusion” sia conosciuto da quasi tutti i partecipanti all’indagine (87%) e associato prevalentemente all’accettazione e alla valorizzazione delle differenze (39%), all’inclusione sociale (35%) e al riconoscimento dell’unicità individuale (19%). Tra i target, la Generazione Z è la più informata (93%), seguita dai Millennials. Il 36% del campione dichiara di essere personalmente toccato dalle tematiche DEI e, scendendo più nel dettaglio, la Gen Z lo è in misura maggiore rispetto agli altri (50%).

LA BIRRA, UNA BEVANDA INCLUSIVA: ECCO PERCHÉ

L’89% degli intervistati da BVA Doxa per AssoBirra considera la birra una bevanda inclusiva, un’opinione trasversale a tutte le fasce di età in quanto condivisa dalla Generazione Z, dai Millennials e dalla Gen X. Tra le motivazioni, in primis la sua ampia reperibilità in tutti i Paesi del mondo (87%), seguita dalla capacità di creare un ambiente di socializzazione rilassato e aperto (86%). Non è un caso che per il 36% dei rappresentanti della Gen Z e dei Millennials la birra sia infatti la bevanda della condivisione per eccellenza. Apprezzati particolarmente anche la bassa gradazione alcolica (82%) e il rapporto qualità-prezzo tra i più convenienti in assoluto (81%), che rendono la birra una bevanda perfettamente adattabile a ogni contesto e stile di vita. Per circa il 60% dei consumatori la birra si distingue, inoltre, come un elemento che rispecchia le tradizioni locali e il cui consumo di ampie varietà diventa veicolo per sperimentare anche le diversità culturali.

“La terza edizione del nostro CIB evidenzia tra gli altri un aspetto particolarmente innovativo intrinseco alla birra, una bevanda radicata nella tradizione e nel nostro patrimonio culturale, che si rivela essere anche una risorsa preziosa per affrontare le sfide emergenti nella società contemporanea, tra cui quelle legate a diversità e inclusione. La birra, in quanto elemento in grado di unire passato e futuro, diventa uno strumento per promuovere lo sviluppo sociale e l’integrazione” commenta Andrea Bagnolini, Direttore Generale di AssoBirra. “I dati di questa ricerca confermano come per i consumatori, la birra rappresenti socializzazione e promozione della diversità, in grado di unire generazioni diverse e influenzare positivamente una varietà di pensieri naturalmente differenti: una qualità rara, su cui continuare ad investire per il progresso collettivo”.

ALCUNI PREGIUDIZI E GAP DA COLMARE

Le evidenze emerse dal CIB di AssoBirra sono tuttavia un punto di partenza e non di arrivo. Emergono infatti, ancora alcuni pregiudizi, ad esempio nell’identificare il target a cui la birra sembra più adatta: il 57% degli intervistati la ritiene una bevanda che si addice maggiormente agli uomini e solo il 43% pensa che sia più adatta alle donne. Un “gender gap” che si rafforza nella percezione da parte della Gen X (58% vs 39%) ma che coinvolge anche Gen Z (55% vs 41%) e Millennials (59% vs 42%). Alcune differenze emergono anche per quanto concerne le fasce di età: per la Gen Z la birra è infatti più adatta agli individui dai 25 ai 44 anni, per Millenials e Gen X il target si allarga invece ai soggetti fino ai 54 anni.

L’IMPEGNO DELLA FILIERA

Rendere la filiera sempre più inclusiva è un percorso inevitabilmente subordinato all’impegno dei player del comparto. In questa direzione, sono diverse le iniziative che secondo gli intervistati le aziende e i produttori di birra potrebbero intraprendere. Tra queste, la più importante è garantire un’informazione trasparente sui processi di produzione e sulla provenienza degli ingredienti, dimostrando un impegno per la qualità e la responsabilità (50%). O ancora, offrire una sempre più vasta gamma di birre (senza glutine, a bassa gradazione alcolica, a basso contenuto di zuccheri) per rispondere a esigenze nutrizionali specifiche (48%), così come porre impegno nella sostenibilità ambientale e sociale (44%), proporre programmi educativi sulla birra e sul processo di produzione per sensibilizzare i consumatori sulla varietà di birre e sulle tradizioni birrarie di tutto il mondo (39%), organizzare eventi e serate tematiche dedicate al tema della diversità (38%).

LA PAROLA ALL’ESPERTO

La sensibilità crescente degli amanti della birra verso le tematiche DEI permea sempre più l’intera industria a livello europeo, grazie anche e soprattutto all’impegno concreto e decennale messo in campo in questa direzione dai Brewers of Europe, l’organizzazione più rappresentativa dell’industria birraria in Europa, portavoce degli interessi comuni di oltre 10.000 birrifici e il cui scopo è quello di promuovere il ruolo positivo della birra e del settore birrario in Europa.

A fare il punto sui principali traguardi e obiettivi futuri della filiera birraria europea in materia di “Diversity & Inclusion” è Mathieu Schneider, Project Director dei Brewers of Europe: “La diversità è uno dei punti di forza della birra, che si riflette nella vasta gamma di ingredienti e processi di produzione. Nessun’altra bevanda alcolica offre una tale varietà di scelte: riflettere questa peculiarità attraverso politiche DEI rispettose favorisce l’inclusione e l’apprezzamento della birra da parte di un pubblico più ampio, promuovendo di conseguenza socializzazione e benessere. Per l’industria birraria, la DEI diventa un acceleratore di crescita e di benessere per la birra, i birrifici e le persone”. E, approfondendo progetti e iniziative nel concreto, racconta: “Un esempio è l’iniziativa ‘Proud to be Clear’, un impegno lanciato nel 2015 e che in meno di tre anni ha portato a risultati notevoli: nell’ottobre 2022, infatti, circa il 95% delle birre vendute in lattina e in bottiglia riportavano gli ingredienti nelle etichette e l’88% di queste anche indicazioni sull’energia utilizzata, in conformità con la normativa europea. I Brewers of Europe hanno inoltre mobilitato tutto il settore con iniziative che hanno coinvolto esperti in seminari e conferenze, oltre ad aver sviluppato una piattaforma web pensata come hub per raccogliere le pratiche più significative adottate dai produttori di birra europei e dai partner della filiera. Le tematiche DEI continueranno ad essere una priorità e saranno infatti un punto centrale dei nostri prossimi eventi di punta, come il Congresso EBC e il Brewers Forum 2024”.

A conclusione, Andrea Bagnolini commenta: “AssoBirra è fortemente impegnata a promuovere la diversità e l’inclusione nella filiera birraria italiana, seguendo la strada tracciata dai Brewers of Europe. Crediamo, infatti, nell’importanza di un settore sempre più inclusivo, in cui la diversità sia un valore accolto e condiviso. Le aziende associate hanno da anni fatto proprio questo impegno, operando a livello sistematico a 360 gradi, mentre come Associazione abbiamo creato nell’ultimo anno un gruppo di lavoro dedicato a queste tematiche, con l’obiettivo di ragionare insieme su azioni concrete da mettere in campo per promuovere un settore sempre più aperto, equo ed inclusivo”.

L’ Abruzzo ha due nuovi Presìdi Slow Food

Esistono luoghi in cui i Presìdi Slow Food hanno una ragion d’essere ancora più potente: le aree interne. Paesi e terre alte in cui la salvaguardia va ben oltre il prodotto in sé, rigenerando economie rurali minate dallo spopolamento e dalla conseguente perdita di biodiversità. Qui, recuperare le colture significa ripristinare terreni abbandonati ma anche restituire al futuro memorie contadine a rischio di totale dimenticanza. È quanto successo con la pastinaca di Capitignano e la cipolla di Bagno, i due nuovi Presìdi istituiti nella fascia interna dell’Aquilano: un tubero e un bulbo mai del tutto scomparsi dagli orti dei contadini che oggi puntano a rigenerare l’agricoltura locale.

La pastinaca di Capitignano, radice della memoria

Il legame degli abitanti di Capitignano con la loro terra ha radici ben profonde e un nome preciso: pastinaca. Sulle origini di questo tubero c’è chi parla di archeologia orticola, sarebbe stato diffuso infatti in tutta Europa dai Romani, importandolo dalla Germania. A Capitignano, la pastinaca ha sviluppato nei secoli un ecotipo a sé, diverso dagli altri presenti sul mercato per il sapore dolce, il colore più tendente al giallo e la presenza di ramificazioni laterali.

Nel borgo montano di circa 600 abitanti ricompreso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la pastinaca non è mai mancata dagli orti domestici. La sua coltivazione si è progressivamente ridotta, a causa dell’introduzione della patata in zona a partire dal ‘500, ma anche della gestione delicata della pastinaca: il terreno deve essere morbido e drenato, le piantine vanno prima diradate e poi, una volta raccolte, pulite con cura. Ma, come una madeleine proustiana, dalla memoria dei locali non era mai scomparsa del tutto.

«L’abbiamo fatta riassaggiare ai nostri compaesani perché tanti non ricordavano nemmeno che sapore avesse», racconta Noemi Commentucci, giovane produttrice. «Ma la memoria gustativa ha fatto la sua parte: molti di loro sono tornati bambini, richiamando gesti e sapori di famiglia». Come il cenone della vigilia di Natale, che secondo la tradizione a Capitignano prevede sette portate vegetali, pastinaca inclusa. La famiglia Commentucci è stata fra i primi promotori del percorso di recupero del tubero, continuando a coltivarlo e proporlo agli ospiti del loro agriturismo. Oggi il Presidio riunisce alcune decine di produttori: «speriamo che sia l’occasione per rilanciare la coltivazione anche in paese», conclude Noemi.

Alla ricerca del tesoro (quasi) perduto: la cipolla di Bagno

Arriva da Bagno, frazione della città dell’Aquila, il nuovo Presidio dedicato alla cipolla, il secondo nella regione dopo la cugina bianca piatta di Fara Filiorum Petri, nel Chietino. Leggermente schiacciata, dalla buccia dorata e la polpa compatta e bianca, quasi trasparente, la cipolla di Bagno ha un sapore dolcissimo tanto che un tempo veniva data ai bimbi come merenda, cotta sotto la brace, aperta e spolverata di zucchero.

«La cipolla è da sempre una specialità rinomata nella zona: gli anziani produttori erano gelosi dei semi, li custodivano come un tesoro e li scambiavano solo tra di loro» ricorda la produttrice Anna Ciccozzi. Anna racconta che ancora oggi il legame con il bulbo è molto forte. I coltivatori continuano a irrorare la cipolla solo con l’acqua dei due laghi locali San Raniero e San Giovanni «perché è più pulita», e nessuno permette ad altre varietà di cipolla coltivate in zona di andare in fioritura, per scongiurare il rischio di ibridazione. Da diverso tempo, è Anna a seminare la cipolla di Bagno sui suoi terreni per poi distribuire mazzetti di bulbilli ai quattro coltivatori aderenti al Presidio e a chi ne fa richiesta.

«Con il passare degli anni, insieme ai contadini più anziani stava scomparendo anche il prodotto. Oggi è importante tramandarlo con tutto il suo bagaglio di usi e memorie, perché sia ricchezza e opportunità per le nuove generazioni», conclude la coltivatrice.

Tra gli obiettivi dei due gruppi di produttori, c’è anche quello di valorizzare i trasformati. Per la cipolla si pensa a creme che consentano di ovviare alla deperibilità del prodotto, più veloce rispetto ai bulbi convenzionali; per la pastinaca sono già stati sperimentati i patè ottenuti dai fittoni, per ridurre al minimo lo spreco.

A L’Aquila il lancio ufficiale con degustazione guidata

«Da sempre Slow Food pone la difesa della biodiversità al centro dei suoi progetti con l’obiettivo di tutelare la straordinaria ricchezza del nostro Pianeta, ma dal 1999 l’Associazione ha dato vita a uno degli strumenti più significativi: i Presìdi Slow Food», afferma Silvia De Paulis, referente dei Presìdi Slow Food dell’Aquilano.

«Abbiamo raccolto la voce di due Comunità, quella di Bagno e quella di Capitignano, che con tenacia, amore e tanto sacrificio, hanno conservato due diverse varietà orticole strettamente legate al loro territorio e alle loro tradizioni, la cipolla di Bagno e la pastinaca di Capitignano. Li abbiamo incontrati, ascoltati e abbiamo compreso che era la strada giusta da percorrere insieme, con il sostegno concreto del Gal Gran Sasso Velino, da sempre vicino a noi per progetti di valorizzazione e tutela delle produzioni di piccola scala. Saremo al loro fianco per difendere e tutelare i loro sforzi, anche nella speranza che nuove generazioni di agricoltori siano disposte a impegnarsi con loro per un’agricoltura più pulita e sostenibile, capace di generare un giusto reddito a chi voglia intraprendere questa strada».

Il debutto dei due nuovi Presìdi è in programma venerdì 17 novembre al palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila, nell’ambito dell’apertura di Cibaq – Cibi della tradizione aquilana, la manifestazione dedicata a celebrare e promuovere la biodiversità dei Presìdi della provincia. Nella mattinata la presentazione ufficiale, nel pomeriggio un laboratorio di degustazione a cura di Slow Food Abruzzo in collaborazione con l’Istituto Alberghiero “L. da Vinci” dell’Aquila.

Torna il Festival Food&Book a Montecatini Terme

Torna a Montecatini Terme, dal 26 al 29 ottobre, Food&Book, la manifestazione con scrittori e autori che nei loro libri raccontano il cibo e chef che il cibo lo presentano con le loro ricette e spesso in libri di successo. L’affascinante cornice liberty della città toscana ospiterà la nona edizione del festival che quest’anno si svilupperà in più sedi: le Terme Tettuccio, sede tradizionale di Food&Book;le Terme Tamerici e il Palazzo del Turismo, edificio del secolo scorso che dopo anni di inutilizzo è stato recuperato dall’Amministrazione Comunale.

In questa edizione si punterà sui giovani, in particolare sugli studenti degli Istituti alberghieri e agrari, i quali una volta diplomati saranno impegnati nella valorizzazione del grande patrimonio agroalimentare del nostro Paese: numerosi gli incontri e i workshop a loro rivolti, curati da esperti come Valentina Tepedino (produzioni ittiche), Duccio Caccioni (ortofrutta), Fabiola Pulieri (olio).

L’occupazione nel settore agroalimentare e alberghiero sarà il tema su cui si svilupperà un convegno in programma venerdì 27 ottobre in cui si parlerà del futuro del lavoro in tale ambito, della ristorazione e di quali saranno le professionalità più richieste, con argomentazioni sulle difficoltà di trovare personale adeguato, fattore che rischia di frenare la crescita, e una parentesi dedicata alle innovazioni e all’Intelligenza artificiale.

A discutere di questi temi sarà un parterre d’eccezione moderato dalla giornalista Rai Paola Guarnieri: interverranno infatti Riccardo Monti, dirigente scolastico dell’Istituto Alberghiero Martini di Montecatini Terme che farà gli onori di casa; Licia Cianfriglia, relazioni istituzionali di ANP; Chiara Rivella, responsabile delle risorse umane di Autogrill; Gabriele Belsito, responsabile delle risorse umane di Eataly; Alessandro Porzio e Dario Balestriere, rispettivamente hotel manager e responsabile recruiting di Grimaldi Lines, e rappresentanti degli Istituti alberghieri e agrari.

Nella serata di venerdì è in programma, al Castello La Querceta, sede dell’Istituto Alberghiero Martin, una cena di gala in omaggio a Eduardo De Filippo che con la sua compagnia, appena costituita insieme ai fratelli Peppino e Titina, proprio a Montecatini nel 1931, a soli 31 anni, mise in scena al Teatro Palazzo uno dei suoi primi spettacoli.

Tutti conoscono Eduardo come protagonista delle scene teatrali, meno per la sua poesia e per l’interesse per il buon cibo. Così lo chef Marcello Leoni e lo chef Pietro Parisi di Palma Campania proporranno una cena riprendendo alcune ricette del celebre drammaturgo.

Durante il convivio l’attore Gino Manfredi illustrerà questo aspetto poco conosciuto di De Filippo e reciterà la poesia’O Rraù mentre la cantautrice Patrizia Cirulli, che recentemente ha lanciato un album in cui ha musicato le poesie di Eduardo, anticiperà un brano dello spettacolo che si terrà sabato sera alle Terme Tettuccio.

Domenica 29 ottobre, la giornata conclusiva del festival sarà aperta da un incontro sul tema “Gli oli extravergini italiani: come valorizzarli a tavola e in azienda” rivolto ad aziende olivicole (e non solo) per sviluppare attività turistiche.

Con Fabiola Pulieri e il senatore Dario Stefàno, promotore della Legge sull’enoturismo, autori del libro Oleoturismo – Opportunità per imprese e territori, interverranno il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra, il presidente del Frantoio Cooperativo di Montecatini Alessandro Benedetti, il professor Antonello Senni che parlerà di nutrigenomica e aspetti nutrizionali dell’olio Evo. A presiedere l’incontro sarà il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Montecatini Terme, Alessandro Sartoni.

Nel corso della giornata saranno organizzati banchi di assaggio dell’olio della Valdinievole e degustazioni guidate.

Tanti gli incontri e gli eventi in programma a Food&Book, come il Piatto dello Chef con Simone Malucchi, le cene con gli scrittori, le presentazioni di libri che si terranno nelle diverse sedi del Festival con gli autori Adriana Assini, Francesca Romana Barberini, Ernesto Di Renzo, Anna Maria Gehnyei, Leonardo Gori, Marianna Jajac, Alice Lupi, Fabiola Pulieri, Silvia Scapinelli, Antonello Senni, Dario Stefàno, Marco Vichi, Stefania Viti, Giampaolo Zuliani.

Infine, tra le iniziative collaterali, sabato 28 ottobre saranno organizzate due visite guidate gratuite alla mostra al Mo.C.A dedicata a Galileo Chini, artista poliedrico vero e proprio maestro di un liberty con influenze orientali dovute alla sua permanenza a Bangkok dove realizzò le decorazioni del Palazzo Imperiale del Re Rama V.

L’ingresso alle Terme Tettuccio durante Food&Book e tutti gli eventi inseriti nel programma del Festival sono gratuiti, ad eccezione del Piatto dello chef, della Cena di Gala e della Cena con lo scrittore.

Vendita di caffè in crescita anche nel comparto digitale

In occasione della Giornata internazionale del caffè (1° ottobre), nata per volontà dell’International Coffee Organization nel corso di Expo Milano 2015, idealo – portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa – ha condotto un’indagine sulle preferenze degli amanti del caffè nel Bel Paese, scoprendo come la vendita di caffè sia sempre più in crescita anche nel comparto digitale.

Due dati su tutti: rispetto allo scorso anno, l’interesse online nei confronti del caffè è aumentato del +169%, mentre quello legato a cialde e capsule è cresciuto del +113%[1]. Risultati che evidenziano come l’e-commerce del beverage sia un settore sempre più in crescita in Italia.

Secondo idealo, nella storica sfida tra moka e macchina per il caffè espresso – dunque tra tradizione e innovazione – sta continuando a vincere la seconda: quest’anno, l’interesse nei confronti delle macchine per caffè espresso ha coinvolto il 25% della platea, quello nei confronti della moka – invece – ha interessato solo il 5%, seppur in crescita rispetto allo scorso anno. Continuano a interessare molto, invece, le macchine da caffè a capsule (28%, le più desiderate nella categoria) e le macchine da caffè a cialde (12%)[2].

Restando in tema sfide, nel corso dell’ultimo anno le cialde hanno battuto le capsule, in dettaglio le prime hanno interessato circa due terzi della platea rispetto alle seconde[3]. Così come il caffè in grani ha avuto la meglio sul caffè già macinato, anche perché quasi sempre disponibile in confezioni risparmio da 1 kg[4].

A differenza dello scorso anno, l’inflazione ha colpito anche il mondo online della preparazione del caffè, registrando in media prezzi più alti di circa il +10%. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, le macchine per caffè espresso sono arrivate a costare il 13% in più, mentre le macchine da caffè a cialde e quelle per caffè lungo l’11% in più. Incrementi anche sulle caffettiere Moka che sono arrivate a costare circa il 5% in più[5].

Tuttavia, gli effetti dell’inflazione possono essere pressoché annullati grazie all’utilizzo della comparazione prezzi. Il mercato e-commerce, infatti, continua a consentire risparmi sostanziosi. Basti pensare che nel corso dell’ultimo anno l’acquisto di una macchina per caffè espresso ha potuto garantire risparmi online fino al 20%, quindi quasi 140 euro in meno, così come l’acquisto di cialde e capsule online ha consentito risparmi medi fino al 15%[6],[7].

“Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un incremento importante del mercato online del food & beverage in Italia ed il segmento caffè rappresenta un boost di particolare valore per questa crescita– ha commentato Antonio Pilello, responsabile della comunicazione di idealo per l’Italia – Quest’anno anche l’e-commerce del caffè è stato colpito dall’inflazione, motivo per cui l’utilizzo di un comparatore prezzi risulta essenziale per identificare gli eventuali ribassi e spendere meno. Anche l’utilizzo dei filtri di ricerca è importante, per esempio quello che consente di individuare le confezioni risparmio da 1kg o più.”

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