L’obesità danneggia il cervello degli adolescenti

Un nuovo studio che ha utilizzato delle risonanzea magnetiche ha trovato danni nel cervello degli adolescenti obesi.

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L'obesità è di solito associata a un aumentato rischio di altre patologie (malattie cardiache, diabete

Lo stress cronico altera il sistema della dopamina

L’esposizione a lungo termine alle avversità può alterare il sistema della dopamina nel cervello , secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista eLife.

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Recentemente è stato trovato che ogni volta che ci si stressa, viene rilasciata nel corpo
Lo stress cronico impedisce di dimagrire. Esso stimola la produzione di una proteina che riduce
Lo stress cronico favorisce l'infarto e l'ictus, innescando una sovrapproduzione di globuli bianchi, le cellule

Dalle nanoparticelle una speranza per l’ ictus

Gruppi di nanoparticelle circa 15.000 volte più piccole di una testa di spillo potrebbero portare farmaci vitali al cervello, offrendo nuove speranze ai pazienti nelle prime fasi di un ictus.

Una nuova ricerca, condotta da un team di ricercatori dell’Università di Manchester, ha trovato che minuscole vescicole chiamate liposomi – di soli 100 nm di diametro – possono entrare attraverso la barriera ematoencefalica danneggiata a seguito di un ictus.

Questi liposomi possono offrire un modo per portare farmaci vitali nell’area di un organo lesionato per fermare ulteriori danni.

Il cervello è l’unico organo nel corpo dei mammiferi ad avere un proprio sistema di sicurezza, una fitta rete di vasi sanguigni e di barriere che consentono l’ingresso dei nutrienti essenziali e blocca le altre sostanze potenzialmente dannose. Tuttavia, questa barriera blocca anche i farmaci salvavita, rendendo difficile il trattamento di una serie di patologie, tra cui l’ictus.

Lo studio, condotto sui topi, ha mostrato che i liposomi possono potenzialmente trasportare dei farmaci salvavita attraverso la barriera encefalica.

I nanomateriali potrebbero essere in grado di facilitare il trattamento dell’ictus, proteggendo i neuroni.

Nei giorni successivi a un ictus, quando i neuroni sono morti, i liposomi, in grado di penetrare nel cervello, potrebbero promuovere la riparazione dei neuroni.

Le nanoparticelle sono presenti oggi in molti prodotti alimentari, di bellezza e anche in medicina.
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Alcuni additivi presenti come nanoparticelle nei dolci non sono senza pericoli, secondo una nuova ricerca

Troppo sale innesca l’Alzheimer

Secondo una nuova ricerca, ridurre il sale potrebbe aiutare a prevenire il morbo di Alzheimer. Infatti, il condimento alimenterebbe lo sviluppo di gruppi di proteine, i grovigli tau, che si raccolgono nel cervello e causano la malattia.

Gli scienziati hanno anche scoperto che i cibi trasformati e i pasti pronti potrebbero portare alla demenza.

L’autore di un nuovo studio, il professor Costantino Iadecola, italiano che lavora alla Weill Cornell Medicine di New York, e uno dei principali neurologi del mondo, ha dichiarato: “I risultati dello studio identificano un percorso precedentemente sconosciuto che collega abitudini alimentari e funzione cognitiva”.

Quando i topi utilizzati nella ricerca sono stati alimentati con cibo salato, questo ha innescato una “cascata” di reazioni chimiche che è culminata in maggiori livelli di tau. Gli animali sono diventati meno capaci di riconoscere i nuovi oggetti e faticavano nel test del labirinto.

Il professor Iadecola ha riferito che nello studio “a partire da 12 settimane di dieta ad alto contenuto di sale, i topi hanno mostrato difficoltà nel riconoscere nuovi oggetti e hanno sviluppato un deficit nella memoria spaziale per il labirinto”.

La mancanza di consapevolezza spaziale è uno dei principali sintomi nelle prime fasi della demenza.

Troppo sale ha ridotto nei topi la produzione di ossido nitrico (NO) che aiuta a mantenere la materia grigia sana aumentando il flusso sanguigno nel cervello. Questo ha attivato un enzima chiamato CDK5 che è fondamentale per produrre tau. Quando l’ossido nitrico è stato dato ai roditori il danno cognitivo è stato invertito.

I ricercatori hanno curato i topi mettendo arginina nella loro acqua, un aminoacido che trova in tutte le forme di vita.

I risultati del nuovo lavoro, pubblicati su Nature, potrebbero portare al trattamento dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer con farmaci a base di ossido nitrico.

Evitare l’assunzione eccessiva di sale e mantenere la salute vascolare può comunque aiutare a scongiurare la demenza negli anziani, ha detto l’autore dello studio, il primo ad aver identificato un nesso causale tra l’eccessivo consumo di sale e il morbo di Alzheimer.

Il prof. Iadecola ha sottolineato che ai topi è stata somministrata da 8 a 16 volte la normale quantità di sale, che corrisponde a 3 – 5 volte il consumo di sale raccomandato per l’uomo di sei cucchiaini, o quattro – cinque grammi, al giorno.

Fattori di rischio vascolare, tra cui un consumo eccessivo di sale, sono stati a lungo associati a malattie cerebrovascolari e a danno cognitivo. Una dieta ricca di sale è un fattore di rischio indipendente per ictus e demenza ed è stata collegata alla malattia cerebrale dei piccoli vasi che sta alla base della compromissione cognitiva vascolare, una condizione associata a un ridotto flusso sanguigno cerebrale.

Ma i nostri dati forniscono un legame precedentemente non riconosciuto tra abitudini alimentari, disfunzione vascolare e patologia tau, ha detto il prof. Iadecola.

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