Italiani e movimento, un rapporto difficile

L’attività motoria è ormai inconfutabilmente riconosciuta come elemento fondamentale per mantenere uno stato di benessere fisico e psicologico. Gran parte degli italiani però la trascura completamente, spesso per mancanza di tempo[iv]. Il movimento che fa bene, tuttavia, si nasconde nelle attività della vita quotidiana e, per giovare dei relativi benefici, non occorre necessariamente essere degli sportivi.

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Chi fa movimento a digiuno brucia il doppio

Alcuni ricercatori hanno scoperto che le persone che fanno esercizio fisico prima di colazione hanno livelli più bassi di insulina e bruciano di più.

Il movimento a stomaco vuoto aiuta a bruciare il doppio del grasso rispetto all’esercizio fisico fatto dopo aver mangiato.

Lo ha rivelato uno studio condotto dai ricercatori delle università di Bath e Birmingham, nel Regno Unito.

Livelli più bassi di insulina aiutano a usare più grasso dai tessuti grassi e dai muscoli come combustibile per il corpo.

Abbiamo scoperto che gli uomini nello studio, che si erano esercitati prima di colazione, avevano bruciato il doppio del grasso rispetto al gruppo che si era esercitato dopo, hanno osservato gli autori del nuovo lavoro.

È importante sottolineare che, sebbene ciò non abbia avuto alcun effetto sulla perdita di peso, il movimento mattutino fatto a digiuno aveva migliorato notevolmente la salute generale dei partecipanti.

Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che i muscoli del gruppo che faceva movimento prima di colazione rispondevano meglio all’insulina rispetto ai muscoli di quelli che si esercitavano dopo, oltre a mostrare maggiori aumenti delle proteine chiave nel trasporto del glucosio dal flusso sanguigno al muscoli.

Il lavoro svolto, hanno spiegato i ricercatori, suggerisce che l’esercizio a stomaco vuoto può aumentare i benefici dell’esercizio fisico per la salute delle persone, senza modificare l’intensità, la durata o la percezione dello sforzo.

Malattie cardiovascolari, l’attività fisica fa bene

Un nuovo studio ha mostrato, per la prima volta, che le persone con malattie cardiovascolari traggono maggiore beneficio dall’esercizio fisico, rispetto alle persone sane.

Rimanere fisicamente attivi può aiutare una persona a vivere più a lungo e l’esercizio fisico regolare può aiutare a prevenire molte condizioni croniche.

Ora, i ricercatori della Seoul National University, nella Corea del Sud, hanno confrontato gli effetti dell’esercizio fisico sul rischio di morte in un gruppo di partecipanti sani e in un altro gruppo di partecipanti con preesistenti malattie cardiovascolari.

Lo studio ha rivelato che gli individui con malattie cardiovascolari avevano tratto i maggiori benefici dall’esercizio fisico rispetto agli individui sani. I malati, più si erano esercitati, meglio era stato.

Il team, guidato dal dottor Sang-Woo Jeong, ha pubblicato i risultati del lavoro sull’European Heart Journal e li ha anche presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2019, tenutosi a Parigi, in Francia.

Il dott. Jeong e colleghi hanno analizzato i dati di 441.798 partecipanti, di cui 131.558 presentavano malattie cardiovascolari preesistenti, mentre 310.240 erano sani. Tutti i partecipanti avevano 40 anni o più, con un’età media di 60 anni.

Seguiti per quasi 6 anni, i partecipanti hanno fornito informazioni sui loro livelli di attività fisica (esercizio aerobico che non includeva le attività quotidiane, come i lavori domestici).

Il dott. Jeong e il suo team hanno scoperto che, in un periodo di 6 anni, i partecipanti con malattie cardiovascolari avevano beneficiato maggiormente dell’attività fisica rispetto ai partecipanti sani.

“Abbiamo scoperto che circa la metà delle persone nello studio non raggiungeva il livello raccomandato di attività fisica nel tempo libero e che un quarto aveva uno stile di vita totalmente sedentario”, ha affermato, comunque, il dott. Jeong, secondo cui, i medici dovrebbero incoraggiare le persone con problemi cardiovascolari a non rinunciare all’esercizio fisico, spiegando che l’attività fisica può giovare alla salute.

Le linee guida ESC 2016 per la prevenzione primaria raccomandano agli adulti sani di tutte le età di fare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata o 75 minuti a settimana di attività fisica aerobica intensa.

Questo potrebbe voler dire che è necessario fare camminate veloci per 30 minuti, cinque volte alla settimana, o una vigorosa attività fisica per 2,5 ore, una volta alla settimana.

 

L’attività fisica rallenta il declino cognitivo negli anziani

Diversi studi scientifici hanno suggerito che l’attività fisica può rallentare l’accumulo di proteine ​​beta-amiloidi e di proteine ​​tau (due meccanismi patologici coinvolti nella malattia di Alzheimer ), ma il movimento può anche limitare il declino cognitivo legato all’età  e, quindi, ridurre il rischio di sviluppare la demenza.

In un nuovo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica JAMA Neurology, i ricercatori hanno valutato l’effetto dell’attività fisica per prevenire il declino cognitivo correlato all’accumulo di proteine ​​beta-amiloidi e all’atrofia cerebrale.

Lo studio è stato condotto su 182 persone, in media avevano 73,4 anni, di cui 56,6% donne, senza compromissione cognitiva al momento dell’inclusione nello studio.

Tutti i partecipanti sono stati seguiti per diversi anni, in media per un periodo di 6 anni. All’inizio dello studio, i ricercatori hanno trovato un’associazione tra attività fisica e rischio cardiovascolare, ma nessun legame tra lo sport e il livello di proteina beta-amiloide.

Col passare degli anni, i ricercatori hanno osservato che una maggiore attività fisica era significativamente associata a un minor rallentamento del declino cognitivo e a una minor perdita di volume del cervello. Questa relazione era indipendente dal rischio cardiovascolare dei partecipanti. Allo stesso tempo, anche un minor rischio cardiovascolare era associato a un declino cognitivo più lento e a una minore atrofia cerebrale.

L’esercizio fisico allontana l’Alzheimer negli anziani

L’esercizio fisico regolare non è solo buono per la memoria con l’avanzare dell’età, ma sembra anche aiuti a prevenire lo sviluppo dei segni fisici dell’Alzheimer, in coloro che sono a rischio di malattia, afferma un nuovo lavoro, condotto tramite tre ricerche.

Per giungere a questa conclusione, nella prima ricerca, gli studiosi hanno esaminato 317 partecipanti iscritti nel registro del Wisconsin per la prevenzione dell’Alzheimer.

Nel secondo studio, i ricercatori hanno analizzato 95 persone, sempre iscritte al registro, a cui erano stati assegnati dei punteggi in base al rischio poligenico, ossia relativo al fatto che possedessero determinati geni associati all’Alzheimer.

Allo stesso modo, il terzo studio ha esaminato la risonanza magnetica di 107 individui del registro che erano stati invitati a correre su un tapis roulant per determinare la loro efficienza nell’assorbimento dell’ossigeno, una misura della forma fisica aerobica.

La partecipazione al registro comprendeva una valutazione iniziale dei fattori biologici, di salute e di stile di vita, associati alla malattia di Alzheimer, e valutazioni ogni due o quattro anni.

Tutti i partecipanti avevano completato un questionario sulla loro attività fisica ed erano stati sottoposti a test neuropsicologici e a scansioni a cerebrali per misurare diversi biomarcatori associati alla malattia di Alzheimer.

I ricercatori hanno confrontato i dati degli individui di età inferiore ai 60 anni con gli adulti più anziani e hanno riscontrato una diminuzione delle capacità cognitive e un aumento dei biomarcatori associati alla malattia di Alzheimer, negli individui più anziani.

Tuttavia, gli effetti erano significativamente più deboli negli adulti più anziani che avevano riferito di essersi impegnati in almeno 30 minuti di esercizio fisico moderato, per cinque giorni alla settimana.

Complessivamente, questi studi suggeriscono che l’effetto negativo dell’invecchiamento e del rischio genetico sui biomarcatori e sulla cognizione della malattia di Alzheimer, possono essere ridotti negli adulti fisicamente attivi e più anziani a rischio di malattia, rispetto ai coetanei meno attivi, hanno detto i ricercatori.

Gli esercizi che contrastano i geni dell’obesità

Il sovrappeso e l’obesità portano migliaia di persone a iniziare una dieta e a fare esercizio fisico, tutte cose che non si seguono facilmente  e che spesso non generano i risultati attesi.

Gli esercizi fisici che vengono eseguiti, le diete prescritte e i fattori genetici hanno alcune implicazioni. E sebbene i risultati possano essere raggiunti, alla fine, per alcuni il processo è più semplice che per altri.

Un gruppo di scienziati dell’Università Nazionale di Taiwan, ha condotto uno studio, analizzando gli esercizi che più aiutano nella perdita di peso, anche le persone geneticamente inclini all’obesità.

In questo studio, pubblicato su PLOS Genetics, sono stati esaminati 18.424 adulti cinesi, le cui età andavano dai 30 ai 70 anni, tenendo conto dell’interazione della genetica con l’esercizio fisico eseguito.

Sono stati utilizzati dati come l’indice di massa corporea, la percentuale di grasso corporeo e il rapporto vita-fianchi.

E’ emerso che cinque esercizi sono più efficaci per perdere peso nelle persone con una maggiore predisposizione genetica all’obesità:

– Correre
– Camminare senza fermarsi
– Camminare intensamente
– Arrampicarsi
– Fare Yoga

Altri sport, come il ciclismo, il nuoto o la danza, non sarebbero invece così efficaci in persone con predisposizione all’obesità.

Tuttavia, lo studio sottolinea che la regolarità influisce anche sul raggiungimento dei buoni risultati e non esclude la pratica abituale di qualsiasi esercizio fisico, oltre a una dieta messa a punto da un medico nutrizionista.