I cambiamenti climatici sono una seria minaccia per una parte del mondo

L’Asia meridionale, che ospita un quinto della popolazione mondiale, potrà registrare un aumento insostenibile del caldo umido entro la fine del secolo, se nulla sarà fatto per fermare il riscaldamento globale.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances ha detto che “le ondate di caldo estive con i loro livelli di calore e umidità supereranno il limite necessario agli esseri umani per poter sopravvivere”.

Gli esseri umani, come tutti gli animali, hanno dei limiti fisici. Al di sopra di determinate soglie di temperatura e umidità il corpo non può più funzionare correttamente. Maggiore umidità nell’aria può rendere le temperature più alte e più pericolose, perché l’umidità nell’aria inibisce la capacità del corpo di raffreddarsi sudando.

I ricercatori hanno utilizzato i modelli climatici globali per simulare i cambiamenti di temperatura in tutta la regione in risposta a due diversi scenari climatici: uno in cui le emissioni di gas a effetto serra rimangono costanti e un altro in cui ci sia una certa mitigazione, nel raggiungimento degli obiettivi globali fissati dall’accordo sul clima di Parigi.

I risultati dello studio suggeriscono che la vita di milioni di persone potrà essere messa a rischio nei prossimi decenni, se non si limiteranno le emissioni nocive.

Ma la sopravvivenza di parte della popolazione mondiale potrà essere minacciata non solo dagli effetti del caldo insopportabile sull’organismo, ma anche dalla malnutrizione.

I livelli di anidride carbonica in aumento potrebbero, infatti, avere un effetto collaterale inaspettato anche sulle colture alimentari, diminuendo le sostanze nutritive fondamentali.

Uno studio del 2014 aveva mostrato che i livelli più alti di anidride carbonica nell’atmosfera minacciano il  contenuto di proteine, ferro e zinco in riso, grano, piselli e altre colture alimentari.

Samuel Myers , ricercatore nella Harvard School of Public Health, aveva in seguito voluto quantificare ciò che questi cambiamenti potrebbero significare per le persone di tutto il mondo.

Per fare questo, aveva costruito un database elencando il “consumo pro capite di 225 alimenti in 152 diversi paesi”.

Il lavoro aveva evidenziato le differenze nelle diete in ogni paese, in base all’età e al sesso.

Lo studio pubblicato su ‘Environmental Health Perspectives’ aveva stimato che le diminuzioni previste del contenuto proteico delle colture alimentari potranno mettere circa 150 milioni di persone in più a rischio di carenza di proteine, ​​entro il 2050.

Il grano e il riso non hanno  un alto contenuto di proteine, ma quasi tre quarti della popolazione mondiale usa questi due raccolti come “fonti di proteine ​​primarie”, come dice lo studio, sulla base dei dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

E così, qualsiasi riduzione delle proteine ​​contenute in queste colture potrà causare problemi sanitari, in particolare alle persone più povere dei paesi a basso reddito.

Diciotto paesi dell’Asia e dell’Africa, tra cui India, Bangladesh, Turchia, Egitto, Iran e Iraq, potrebbero risultare carenti di proteine, in futuro.

La carenza di proteine ​​provoca basso peso alla nascita, problemi di crescita e altri problemi che influenzano la salute generale e il benessere.

Questi studi evidenziano l’urgenza per il pianeta di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

 

Credits: Karina Mendoza
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