Andare a piedi o in bici ha un buon impatto sulla salute

I ricercatori dell’Università di Otago hanno studiato l’impatto sulla salute di un minor numero di viaggi in auto.

L’autrice principale dello studio, Anja Mizdrak, ha detto che camminare o andare in bicicletta, anziché in auto, per viaggi brevi, porterebbe a risparmi sui costi sanitari, mentre i guadagni nell’ambito della salute sarebbero paragonabili a quelli derivanti da una tassa sul tabacco. Significherebbe anche una riduzione delle emissioni di carbonio prodotte dal trasporto su strada.

“Passare brevi viaggi a piedi e in bicicletta è un buon modo per integrare l’attività fisica nella vita quotidiana e ridurre le emissioni di carbonio associate all’uso del veicolo”, ha affermato Mizdrak.

Lo studio, pubblicato su PLOS ONE, ha stimato gli impatti sulla salute, i cambiamenti nei costi del sistema sanitario e le emissioni di gas serra associati all’aumento dell’andare a piedi o in bicicletta in Nuova Zelanda, paese in cui più della metà dei viaggi in auto effettuati dalla popolazione è inferiore a 5 km, mentre il 12 percento è inferiore a 1 km.

L'aumento delle emissioni di carbonio potrebbe rendere le colture alimentari di base, come il grano
L'Asia meridionale, che ospita un quinto della popolazione mondiale, potrà registrare un aumento insostenibile del
Si è parlato molto dello scandalo Volskwagen che ha causato ripercussioni su tutto il settore

Cibo più povero con l’inquinamento ambientale

L’aumento delle emissioni di carbonio potrebbe rendere le colture alimentari di base, come il grano e il riso, meno nutrienti e mettere, così, in pericolo la salute di centinaia di milioni di persone tra le più povere del mondo, dice un nuovo studio apparso su Nature Climate Change.

Delle colture coltivate nei campi aperti con elevati livelli di anidride carbonica hanno fino a 17 per cento livelli più bassi di proteine e minerali, come ferro e zinco, rispetto a quelle cresciute in mezzo a meno inquinamento.

La ricerca ha previsto che nel 2050, quasi 300 milioni persone potrebbero non avere abbastanza zinco o proteine nel cibo, mentre 1,4 miliardi donne e bambini potrebbero avere una carenza di ferro, a causa delle emissioni di carbonio.

Entro la metà del secolo, le aree a più alto rischio saranno quelle che comprendono alcuni dei paesi più poveri del mondo: l’India, l’Africa, il Medio Oriente e il Sud-Est asiatico, che basano l’alimentazione sui cereali più vulnerabili agli effetti del carbonio, come il frumento e il riso.

Le emissioni di carbonio e il riscaldamento globale incidono sulla produzione alimentare anche attraverso condizioni meteorologiche estreme, come la siccità e le alluvioni, ha detto Matthew Smith, della Harvard Chan School of Public Health di Boston, uno degli autori dello studio.

L’anidride carbonica fa in modo che le piante crescano più velocemente e creino un minor numero di micro-nutrienti, ha spiegato..

 

Alcuni ricercatori giapponesi hanno scoperto che l'anormale apporto di zinco alle cellule polmonari contribuisce allo
Un gruppo di ricerca nella Tufts University di Boston, ha scoperto che il sistema immunitario
Un recente studio sostiene che il cancro al seno può essere rilevato con un semplice

I cambiamenti climatici sono una seria minaccia per una parte del mondo

L’Asia meridionale, che ospita un quinto della popolazione mondiale, potrà registrare un aumento insostenibile del caldo umido entro la fine del secolo, se nulla sarà fatto per fermare il riscaldamento globale.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances ha detto che “le ondate di caldo estive con i loro livelli di calore e umidità supereranno il limite necessario agli esseri umani per poter sopravvivere”.

Gli esseri umani, come tutti gli animali, hanno dei limiti fisici. Al di sopra di determinate soglie di temperatura e umidità il corpo non può più funzionare correttamente. Maggiore umidità nell’aria può rendere le temperature più alte e più pericolose, perché l’umidità nell’aria inibisce la capacità del corpo di raffreddarsi sudando.

I ricercatori hanno utilizzato i modelli climatici globali per simulare i cambiamenti di temperatura in tutta la regione in risposta a due diversi scenari climatici: uno in cui le emissioni di gas a effetto serra rimangono costanti e un altro in cui ci sia una certa mitigazione, nel raggiungimento degli obiettivi globali fissati dall’accordo sul clima di Parigi.

I risultati dello studio suggeriscono che la vita di milioni di persone potrà essere messa a rischio nei prossimi decenni, se non si limiteranno le emissioni nocive.

Ma la sopravvivenza di parte della popolazione mondiale potrà essere minacciata non solo dagli effetti del caldo insopportabile sull’organismo, ma anche dalla malnutrizione.

I livelli di anidride carbonica in aumento potrebbero, infatti, avere un effetto collaterale inaspettato anche sulle colture alimentari, diminuendo le sostanze nutritive fondamentali.

Uno studio del 2014 aveva mostrato che i livelli più alti di anidride carbonica nell’atmosfera minacciano il  contenuto di proteine, ferro e zinco in riso, grano, piselli e altre colture alimentari.

Samuel Myers , ricercatore nella Harvard School of Public Health, aveva in seguito voluto quantificare ciò che questi cambiamenti potrebbero significare per le persone di tutto il mondo.

Per fare questo, aveva costruito un database elencando il “consumo pro capite di 225 alimenti in 152 diversi paesi”.

Il lavoro aveva evidenziato le differenze nelle diete in ogni paese, in base all’età e al sesso.

Lo studio pubblicato su ‘Environmental Health Perspectives’ aveva stimato che le diminuzioni previste del contenuto proteico delle colture alimentari potranno mettere circa 150 milioni di persone in più a rischio di carenza di proteine, ​​entro il 2050.

Il grano e il riso non hanno  un alto contenuto di proteine, ma quasi tre quarti della popolazione mondiale usa questi due raccolti come “fonti di proteine ​​primarie”, come dice lo studio, sulla base dei dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

E così, qualsiasi riduzione delle proteine ​​contenute in queste colture potrà causare problemi sanitari, in particolare alle persone più povere dei paesi a basso reddito.

Diciotto paesi dell’Asia e dell’Africa, tra cui India, Bangladesh, Turchia, Egitto, Iran e Iraq, potrebbero risultare carenti di proteine, in futuro.

La carenza di proteine ​​provoca basso peso alla nascita, problemi di crescita e altri problemi che influenzano la salute generale e il benessere.

Questi studi evidenziano l’urgenza per il pianeta di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

 

L'invecchiamento è uno dei processi biologici più importanti che colpiscono il corpo, ma rimane relativamente
Man mano che si invecchia, perdere peso diventa più complicato, soprattutto perché la perdita dei
Mangiare funghi può calmare la fame e dare una maggiore sensazione di pienezza rispetto che

Quando la governance conta: il caso Volkswagen

Si è parlato molto dello scandalo Volskwagen che ha causato ripercussioni su tutto il settore e minato la fiducia nelle imprese europee e nel loro modello di governance.

L’aver installato nei motori diesel, durate i test, un software atto a monitorare e regolare il funzionamento del motore così da ottenere una sorta di “modalità provvisoria”, grazie alla quale il motore funziona al di sotto della velocità e della potenza normale, sembra aver scoperchiato il vaso di pandora.

Come è possibile che un organizzazione così grande e di tale importanza possa commettere un così grave errore di giudizio?

Le ragioni commerciali.

Per quanto ancora non si conoscano i responsabili della frode, sono numerose le voci che si rincorrono sulle ragioni di tale scelta da parte del management.

Una cosa è sicura: Volkswagen ha spinto molto sui motori diesel e soprattutto nel mercato statunitense ha speso parecchio per rendere appealing questo tipo di motore ai consumatori americani. La tecnologia diesel utilizza il carburante in modo più efficiente, risparmiando le emissioni di anidride carbonica; ma tale vantaggio è raggiunto bruciando il combustibile a temperatura più alta e, di conseguenza, emettendo nell’atmosfera una quantità di ossidi di azoto più dannosi per lo smog e il verde cittadino.

Per questo negli Usa gli standard su questo secondo tipo di emissioni (ossidi di azoto) sono molto più elevati che in Europa, dove ci si concentra per lo più sull’impatto ambientale a livello globale.

Volkswagen non è riuscita a sviluppare (per mancanza di capacità o, più probabilmente di investimenti) una tecnologia in grado di contenere questo effetto e pertanto ha trovato il modo di aggirare il problema.

Sebbene a livello di prezzo il marchio Volkswagen sia a premio rispetto ai concorrenti, quando si guardano i profitti, si nota come i margini siano incredibilmente più contenuti perciò per espandersi l’unica via percorribile era quella di aumentare le quote di mercato in America.

Le responsabilità della governance.

A prescindere dalle ragioni commerciali, è sfuggito a molti che in fondo c’è stato – e vedendo le prime reazioni della casa automobilistica c’è tutt’ora – un problema di governance da parte del management della società. Già prima dello scandalo, Volkswagen era prezzata al di sotto dei propri concorrenti: nella classifica stilata da MSCI sugli standard di corporate governance, la casa tedesca si collocava nella parte più bassa.

Alcuni investitori istituzionali fanno notare è che nel board manca l’eterogeneità in termini di profili geografici, professionali e caratteriali.

Su 20 membri del consiglio di amministrazione, 17 provengono dalla Germania o dall’Austria. La maggior parte di loro è rappresentante degli azionisti più importanti, ossia le famiglie Piëche e Porsche, lo Stato di Bassa Sassonia e il Qatar, mentre gli azionisti privati hanno rappresentanza quasi nulla.

La verità purtroppo è che il concetto di “public company” non ha realmente ancora permeato la cultura europea. La cultura aziendale è sempre stata negli ultimi anni impostata a coprire i problemi e accentrare le decisioni, tenendo in poca considerazione le opinioni discordanti e la creazione di valore nel lungo periodo.

I segnali di allarme.

Che sulle emissioni le procedure non fossero trasparenti al 100% era abbastanza chiaro da diverso tempo. Il governo tedesco aveva ammesso a inizio gennaio di essere a conoscenza del fatto che i test potevano essere manipolati.

In California nel 2014 erano stati fatti dei test da alcune associazioni indipendenti sulle macchine Volkswagen proprio per dimostrare che i motori erano estremamente ecologici. Ma quando gli esiti dei test mostrarono come le emissioni fossero ben al di sopra di quanto dichiarato, la casa tedesca si scusò adducendo a generiche ragioni tecniche.

Infine, è da tempo che chi monitora le emissioni in Europa continua a sostenere che la quantità di anidride carbonica misurata nell’atmosfera è il 40% più alta di quanto dovrebbe essere secondo le dichiarazioni delle compagnie produttrici.

Gli effetti.

Tutto ciò potrebbe aprire la strada all’inquietante scenario “lo fanno tutti…quindi”.

Ma finora le altre case automobilistiche hanno negato di aver intrapreso pratiche simili esprimendo al contempo preoccupazione per il fatto che questo possa implicare un ripensamento generale del motore diesel, vanificando anni di spese ingenti per ricerca e sviluppo e mettendo a rischio l’industria automobilistica europea.

L’impatto per il settore automotive può essere devastante.

Quello su cui tutti sono d’accordo è che i test europei, così come sono strutturati, non hanno più modo di esistere e vanno ripensati profondamente.

A nostro avviso, questa vicenda dovrebbe portare ad una revisione della governance e ad una maggior consapevolezza che le società europee sono penalizzate oggi (e giustamente a questo punto) da una governance tendenzialmente inefficace che non permette alle organizzazioni di manifestare il loro vero potenziale.

L’impatto sui mercati.

Per Volkswagen, le conseguenze sono ancora tutte da valutare. La casa ha annunciato di aver accantonato 6,5 miliardi di euro per le spese dovute allo scandalo.

Le prime dichiarazioni parlavano di 11 milioni di veicoli a rischio e tra costi operativi, danno d’immagine, multe dai regolatori, spese legali e class action la cifra accantonata sembra decisamente inadeguata.

L’unica certezza, è che paradossalmente non è ancora possibile quantificare nulla.

Le spese legali saranno sicuramente dolorose, ma i danni operativi saranno ancora più gravi. Tolto l’accantonamento di 6,5 miliardi di euro annunciato, la casa dispone ancora di circa 13 miliardi di disponibilità liquidi, più altri asset facilmente liquidabili.

Dal punto di vista operativo, lo scandalo può compromettere l’attività dell’azienda per diversi anni a venire principalmente per tre motivi:

· La società ha perso la fiducia dei consumatori e degli investitori; ci vorranno diversi anni per riuscire a recuperarla e nel mentre VW perderà certamente quote di mercato;

· in termini di prezzi, lo scandalo probabilmente abbatterà il premio che il marchio Volkswagen aveva rispetto ai concorrenti;

· le spese di ricerca e sviluppo per rendere i motori diesel al passo con la normativa abbasseranno i margini dei produttori di automobili.

Questi effetti sono già stati largamente scontati dal mercato: come si evince dal grafico sotto, il titolo azionario ha perso più di un terzo del proprio valore, perdendo 33 miliardi di capitalizzazione.
E i CDS, che riflettono la probabilità di default della società, sono esplosi, salendo di ben 226 punti base.

(da MoneyFarm.com)

The Volkswagen I.D. R Pikes Peak in full livery testing in
Volkswagen, la casa automobilistica tedesca, molto nota anche per le sue auto dei anni 60
Ora Volkswagen permette di fare gli ordini per la sua nuova "Caddy Beach", l'auto che