Muoversi migliora la memoria e l’apprendimento

no studio condotto da neurologi dell’Università dell’Oregon (USA) ha rivelato che un breve set di esercizi fisici migliora la capacità di apprendimento e la memoria stimolando il funzionamento di un gene che aiuta a stabilire le connessioni tra i neuroni.

Per questo studio, gli scienziati hanno misurato in modo molto specifico la risposta cerebrale di alcuni topi sedentari, che erano stati posizionati su delle ruote e avevano corso per poche miglia in due ore.

Questo tipo di esercizio equivalevam in caso di persone, a una partita di basket settimanale o a 4.000 passi al giorno.

I topi con questo esercizio avevano migliorato il lavoro di un gene (Mtss1L) che aiuta a stabilire le connessioni tra i neuroni nell’ippocampo.

Il gene Mtss1L, che si attiva con l’esercizio fisico, promuove la crescita nei neuroni delle spine dendritiche, dove si verificano sinapsi, preparando il cervello per l’apprendimento.

La corsa può aiutare a prevenire gli effetti negativi dello stress e proteggere la regione
Se dormiamo una ragione deve pur esserci. E' opinione comune che il sonno serva per
Bere per dimenticare è un'illusione. In effetti l'alcol non solo non cancella i brutti ricordi,

Animali: i percorsi di apprendimento di alcuni cuccioli

Le vacanze sono agli sgoccioli e tra poco tanti bambini e ragazzi torneranno sui banchi di scuola per riprendere le proprie attività educative. Così come i “cuccioli” di uomo anche i cuccioli di tante specie animali hanno un loro percorso di apprendimento attraverso il quale imparano a muoversi, a nutrirsi, a socializzare: in una sola parola a vivere. Dal gorilla alla tigre, dall’orso polare passando per il panda, il lupo, lo squalo e l’elefante ecco una carrellata sulla scuola della Natura.
GORILLA JUNIOR. I gorilla hanno capacità di apprendimento e di espressione delle emozioni sorprendentemente simili alle nostre! Non è un caso: dopo i bonobo e gli scimpanzé sono i nostri parenti più stretti. I gorilla hanno una tale capacità di apprendere, che in alcuni esperimenti un esemplare  è stato capace di usare più di 1000 segni appresi dalla sua istruttrice e comprendere oltre 2000 parole in lingua inglese. Questa grande capacità deriva dall’alto grado di socialità della specie, che vive in natura in gruppi numerosi di diverse femmine, dominati da un maschio adulto. Oltre che apprendimento per imitazione e associazione, nel gorilla esiste anche l’apprendimento per ragionamento… un po’ come accade nell’uomo. Famosa la storia di un gorilla in Congo che, prima di attraversare un fiume, fu osservato utilizzare un bastone per capire la profondità e la difficoltà dell’azione.
TIGRE JUNIOR. I cuccioli di Tigre, a pochi mesi d’età, cominciano a seguire la madre durante la caccia. Cominciano così ad osservare il suo comportamento in agguato, il suo furtivo avvicinamento alle prede e il suo modo di abbatterle, cimentandosi sempre più spesso in queste operazioni essi stessi finché, all’età di circa due anni, il loro comportamento di predazione si sarà completamente formato. La predilezione per alcune prede e le tecniche di caccia dipenderanno in gran parte proprio dai ‘gusti’ della madre e vengono appresi dai giovani durante il primo anno di vita.
PINGUINO JUNIOR. Tra i genitori più attenti alla crescita dei propri piccoli troviamo certamente i pinguini. Sia padre che madre si prendono cura del pulcino dalla nascita fino a circa 5 mesi, quando le dimensioni del proprio figlio sono simili a quelle degli adulti. È in questo periodo che il giovane comincia ad avvicinarsi alla banchisa e a prendere confidenza con il mare e la caccia, sempre sotto la supervisione e gli insegnamenti dei genitori. I giovani pinguini, in colonie che possono contare anche migliaia di individui, apprendono come tuffarsi e cacciare non solo dai genitori, ma tramite osservazione dei tanti adulti che giornalmente vanno in mare alla ricerca di cibo.
SQUALO JUNIOR. Gli squali sono pesci predatori, che individuano le proprie prede con l’aiuto di… un organo di senso molto particolare! Già nei giovani squali è stata osservata la capacità di individuare le prede anche a chilometri di distanza. Si è scoperto che non lo fanno grazie all’olfatto, ma grazie ad un organo presente sul fianco, chiamata ‘linea laterale’. Grazie a questo speciale sonar, gli squali sono in grado di avvertire le vibrazioni dell’acqua prodotte da un pesce in difficoltà, e così a localizzarlo e raggiungerlo in breve tempo. Nelle prime settimane di vita i giovani squali hanno modo di fare esperienza e di riuscire così da diventare da adulti tra i più temuti predatori dei mari.
LUPO JUNIOR. Come muoversi sul territorio? Dove si nascondono i pericoli? Dove si può trovare cibo? Sono tutte informazioni che mamma e papà lupo trasmettono ai piccoli, e che saranno utilissime quando i giovani lupi se la dovranno cavare da soli. Per i lupi è fondamentale allenare la “memoria olfattiva”. Infatti è proprio nel primo anno di vita che i giovani cominciano ad esplorare il mondo e a memorizzare tutto tramite il… naso. Grazie al loro fiuto infallibile i lupi si orientano benissimo anche di notte, riuscendo così a muoversi anche decine di chilometri, evitando i maggiori pericoli legati all’uomo e riuscendo a sentire l’odore delle prede anche a lunga distanza. Pochi animali sanno memorizzare gli odori e gli insegnamenti dei genitori  come i lupi.
ORSO POLARE JUNIOR. In un ambiente freddo e difficile come l’Artico, i giovani orsi polari dipendono totalmente dalla madre nei primi mesi di vita. E dai primi mesi si formano l’esperienza necessaria per affrontare un ambiente tanto ostile. Gli orsi sono infatti animali ‘culturali’, che si trasmettono di generazione in generazione le conoscenze. Nascondersi dai pericoli e dalle intemperie e reperire prede può infatti valere la differenza tra la vita e la morte tra i ghiacci. Per questo i piccoli orsi restano quasi due anni con la madre. Più apprendimento significa maggiori possibilità di sopravvivenza.
PANDA JUNIOR. I piccoli Panda nascono in estate e per i primi mesi si muovono solo di qualche metro. Una particolarità di questa specie è infatti la crescita lenta e solo dai 3-4 mesi i piccoli sono in grado di muoversi autonomamente. È da questa età che la madre li accompagna nei boschi di bambù, pianta che costituisce il 99% della dieta degli adulti. Come negli altri Ursidi, anche nel Panda il legame tra cuccioli e madre è forte e duraturo, e i giovani Panda continuano ad apprendere dalla madre fino ai due anni d’età. Solo allora mamma Panda li lascia andare per la loro strada, consapevole che i suoi insegnamenti contribuiranno alla sopravvivenza dei suoi figli.
ELEFANTE JUNIOR. “Un elefante non dimentica mai”… così dice un vecchio detto. Ed è proprio così. Oltre ad avere una socialità spiccata e un intelligenza unica, gli elefanti si distinguono per la loro memoria incrollabile. Si raccontano storie di elefanti ormai anziani che riconoscono i resti dei propri parenti, restando minuti ad accarezzarli anche dopo anni dalla loro morte. Grazie a questa memoria i giovani elefanti non dimenticano nulla di quanto appreso nel gruppo familiare durante i primi anni di vita: un bagaglio di informazioni decisivo per ambienti dove le risorse come acqua e cibo sono rare e spesso stagionali. Una memoria che può significare sopravvivenza.
DELFINO JUNIOR. Il Delfino è una specie dotata di un’intelligenza straordinaria. Solo l’uomo e le grandi scimmie possono essere comparati ai delfini, sia per grandezza del cervello rispetto alla massa corporea, sia per la sua complessità. Grazie a queste caratteristiche il Delfino è in grado di comunicare in maniera unica con i suoi simili. Alcuni studi sembrano dimostrare che i delfini sono in grado addirittura di apprendere il linguaggio familiare, così da distinguersi da tutte le altre famiglie durante le ‘conversazioni’ in mare! Una sorta di apprendimento sociale, un sapere che viene trasmesso da individuo a individuo e da generazione a generazione.
Il video con le riprese di un cane gettato in mare per spaventare uno squalo
In Cina i Panda sono aumentati del 17%, secondo un nuovo studio. Nel 2013, ci
Con solo 100 grammi di peso, 10 cm di lunghezza, la pelle rosata e dei

Il bambino non apprende? Prova con un po’ di cannella

Se un bambino ha difficoltà a memorizzare, l’aggiunta di un pizzico di cannella al latte o nel pasto del mattino può contribuire a migliorare la sua capacità di apprendimento.

Lo ha rivelato uno studio fatto su dei topi, il quale ha trovato che il consumo regolare di cannella ha migliorato la memoria e l’apprendimento degli animali.

Il ricercatore Kalipada Pahan, professore all’Università Rush di Chicago, negli Stati Uniti, autore di uno studio pubblicato sul Journal of Neuroimmune Pharmacology dice che alcune persone sono nate con una buona capacità di apprendimento, mentre altre trovano difficile imparare nuove cose.

“Comprendere i meccanismi del cervello che conducono allo scarso apprendimento è importante per lo sviluppo di strategie efficaci per migliorare la capacità di apprendimento e di memoria”, ha spiegato  Pahan.

Un ruolo centrale in questi meccanismi lo detiene l’ippocampo, una piccola struttura del cervello che produce, organizza e archivia i ricordi, ha spiegato lo studioso.

Studi precedenti, fatti dallo stesso gruppo, avevano dimostrato che l’ippocampo di coloro che hanno difficoltà con l’apprendimento ha meno proteine ​​CREB, che svolgono un ruolo nella memoria e nell’apprendimento, e più proteine GABRA5, che svolgono un ruolo nella trasmissione dei messaggi tra le cellule cerebrali.

In questo studio, i ricercatori hanno visto che aggiungendo cannella al cibo dei topi, il loro corpo  metabolizzava benzoato di sodio, una sostanza chimica utilizzata come terapia farmacologica per le lesioni cerebrali.

Ciò determinava un aumento dei livelli di CREB, riducendo quelli di GABRA5 e migliorava la plasticità delle cellule nervose nell’ippocampo degli animali.

Tutti questi cambiamenti avevano notevolmente migliorato la memoria e la capacità di apprendimento degli animali nello studio.

Entro un mese i topi memorizzavano altrettanto bene di chi aveva una migliore capacità di apprendimento.

“Siamo riusciti, con l’aiuto della cannella a invertire i cambiamenti biochimici, cellulari e anatomici nel cervello di coloro che avevano scarsa capacità di apprendimento”, ha detto il dottor Pachan.

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B2M: la proteina che fa perdere la memoria

Una proteina che si accumula nel sangue sarebbe legata alla perdita di memoria e della capacità di apprendimento negli anziani, secondo un nuovo studio americano.

Questa molecola chiamata B2M (microglobulina beta-2) è stata identificata dai ricercatori della University of California a San Francisco come la parte del sangue che influenza negativamente le funzioni cognitive e la loro rigenerazione negli adulti.

Lo studio pubblicato sulla rivista ‘Nature Medicine’ dice che i livelli della B2M sono superiori nel sangue delle persone anziane.

Degli esperimenti fatti sui topi hanno mostrato che un’iniezione di B2M nel sangue o direttamente nel cervello di un animale ancora giovane ha effetti negativi sull’apprendimento e la memoria, riducendo il processo di rinnovamento dei neuroni.

La buona notizia è che gli effetti negativi della proteina sul declino cognitivo sono potenzialmente reversibili.

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