American Airlines elimina il supplemento bagaglio per l’attrezzatura sportiva e gli strumenti musicali

Il picco di traffico della stagione estiva si avvicina e American Airlines ha annunciato modifiche alle norme che riguardano il supplemento bagaglio per il trasporto di attrezzatura sportiva e strumenti musicali.

A partire dal 21 maggio 2019, American ha eliminato il supplemento bagaglio previsto per la comune attrezzatura sportiva e gli strumenti musicali. Le nuove norme, musica per le orecchie dei musicisti che volano con American, offrono inoltre ai passeggeri la possibilità di mantenere il loro stile di vita attivo e salutare, indipendentemente da dove li portano i loro viaggi e senza dover pagare alcun costo aggiuntivo per il trasporto dell’attrezzatura.

I passeggeri possono registrare la comune attrezzatura sportiva e gli strumenti musicali come un normale bagaglio, rimanendo entro le dimensioni e il peso consentiti. Si prega di fare riferimento ai dettagli della nuova policy per ulteriori informazioni.

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Agli italiani non piacciono i lunghi voli

Per molti le vacanze si sono concluse, perciò si è potuto tracciare un bilancio sulle loro preferenze, anche riguardo ai voli in aereo.

Un nuovo sondaggio, condotto da un sito web di comparazione voli in concomitanza con la fine delle vacanze estive, ha scoperto i cinque motivi più gettonati per cui ai passeggeri italiani non piace volare oltre le quattro ore, con la sensazione di costrizione e l’evitare i bagni degli aerei in cima all’elenco dei motivi per cui non si avventurerebbero troppo lontano da casa. A confronto, i turisti britannici, francesi, tedeschi e spagnoli sembrano molto più preparati a viaggiare più lontano per raggiungere posti da sogno.

Il team di www.Jetcost.it ha condotto la ricerca come parte di uno studio in corso sulle attitudini dei viaggiatori europei per quanto riguarda le abitudini vacanziere. 2.390 britannici dai 18 anni in su, i quali hanno tutti affermato di aver volato all’estero almeno una volta negli ultimi due anni, sono stati interrogati in merito ai loro pensieri e attitudini riguardanti i voli, e 1.000 persone provenienti da Germania, Spagna, Italia e Francia – con una ripartizione equa tra i quattro paesi – sono stati interrogati sulla massima durata che sopporterebbero di un volo.

Inizialmente, a tutti gli interessati è stato chiesto: “Ti piace volare?”.
A questa domanda la maggior parte di essi, il 44%, ha affermato che volare non li disturba, mentre la restante parte dei rispondenti ha risposto “no, non mi piace” (37%) e “sì, adoro volare” (19%). A tutti quelli che hanno risposto di no, è stato chiesto il perché e le risposte più comuni sono state: “non mi piacciono le turbolenze” (32%) e “ho paura di volare/dell’altezza” (31%).

Successivamente, a tutti è stato chiesto: “La durata del volo gioca un ruolo fondamentale nella scelta della meta delle vacanze?”. Quasi due terzi dei rispondenti, il 64%, ha detto di sì. Secondo il sondaggio, a tutti i rispondenti è stato poi chiesto quale fosse la durata massima del volo che avrebbero preso per una vacanza. Le risposte medie sono state le seguenti:

Germania – 15 ore e 36 minuti

Francia – 12 ore e 37 minuti

Spagna – 8 ore e 59 minuti

Regno Unito – 6 ore e 11 minuti

Italia – 4 ore e 12 minuti

Per andare un po’ più a fondo, è stato poi chiesto perché la durata del volo fosse importante. Una volta fornito un elenco di possibili risposte e detto di selezionare tutte quelle pertinenti, i cinque risultati più gettonati sono stati i seguenti:

1. Dopo un po’ soffro la sensazione di costrizione – 45%

2. Preferisco evitare di utilizzare i bagni degli aerei ove possibile – 41%

3. In caso di emergenza, mi piacerebbe poter essere a casa il giorno stesso – 28%

4. I lunghi viaggi mi annoiano – 22%

5. Ho paura della trombosi venosa profonda – 17%

Secondo i risultati, il 28% dei rispondenti ammette di discutere con il proprio partner sulla distanza da percorrere per viaggiare. Un ulteriore 11% ammette di essersi spinto oltre la propria distanza ideale e di aver avvertito come se il viaggio più lungo avesse smorzato la vacanza.

Antoine Michelat, co-fondatore di Jetcost.it, ha rilasciato i seguenti commenti riguardanti le scoperte dello studio: “È un peccato sentire che così tanti italiani non volerebbero più a lungo di 4 ore, in modo particolare se si considerano le fantastiche destinazioni che sono molto più lontane: America, Australia, Nuova Zelanda, Cina e così via. È comprensibile che ci preoccupiamo di cose come la sensazione di costrizione, i bagni a bordo e il rischio di avere una trombosi venosa profonda, ma queste paure sono tipicamente facili da superare. Se ci si annoia facilmente, ci si può sempre intrattenere a chiacchierare con i compagni di viaggio e lasciarsi trasportare dalle loro storie, stringendo potenzialmente delle fantastiche nuove amicizie”.

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Disagi nei voli? Si può chiedere il rimborso

Voli con lunghi ritardi, cancellati o andati in overbooking? Forse non sai che è possibile chiedere il rimborso.

E’ stata presentata a Roma la sfida di una nuova azienda di servizi legali che permette il rimborso di ingenti somme per coloro che hanno dovuto sopportare disagi a causa del loro volo.

Secondo un calcolo, gli italiani possono ancora reclamare 270 milioni di euro effettuando semplicemente il log in sul sitowww.claimit.eu laddove con pochi click e in otto lingue sarà possibile compilare un modulo e inviarlo in pochi minuti ai legali della società. Il servizio è interamente gratuito e Claim it solo a successo conseguito e a rimborso avvenuto avanzerà la richiesta di un 25% di commissione.

Claim it è nata dall’idea dell’imprenditore belga-olandese Ralph Pais nel 2012, quando decise di esaminare con maggior attenzione i diritti dei passeggeri dei voli. I risultati degli studi furono sorprendenti: circa 3 miliardi di euro non vengono reclamati in Europa, una somma consistente dunque, che spetta a milioni di persone. Solo il 7 per cento dei passeggeri indennizzabili rivendica i propri diritti.

Claim it si impegna con la sua attività a tutelare quei passeggeri ignari dei propri diritti. Non si avvale soltanto degli specialisti legali dell’azienda, ma lavora a stretto contatto con studi legali di elevata reputazione nella maggior parte delle capitali europee, assicurando così i migliori risultati.

Secondo la legge europea, i passeggeri i cui voli hanno subito più di tre ore di ritardo, sono stati cancellati o sono andati in overbooking, hanno diritto ad un risarcimento pari a € 250, € 400 o € 600 a passeggero a seconda della tratta aerea. L’ammontare di tali risarcimenti è fisso, indipendentemente dal costo del biglietto. Se la tratta è fino a 1500 km (per esempio, Londra – Malaga) si ha diritto a €250,00. Se la tratta è fra i 1500 e i 3500 chilometri (per esempio, Manchester – Roma) si ha diritto a €400,00. Se la tratta è maggiore di 3500 km (per esempio, Londra – New York) si ha diritto a €600.

Le norme hanno anche effetto retroattivo, e per l’Italia potranno inoltrare la richiesta di risarcimento tutti i passeggeri che hanno avuto un volo cancellato o in ritardo negli ultimi 3 anni. In Belgio il termine è di 1 anno mentre per il Regno Unito sono 6 gli anni a disposizione.

Circa 1,1 milioni di italiani si sono trovati su uno degli 8400 voli che, negli ultimi tre anni, hanno subito più di tre ore di ritardo o che sono stati cancellati – ha detto Abraham Moszkowicz, uno dei più prestigiosi avvocati d’Olanda, che ha escluso per ora l’interesse della società per l’applicazione della formula di Claim it ad altri settori, quali ad esempio il ferroviario – Il 97% di questi passeggeri non ha sporto alcun reclamo per essere rimborsato: l’ammontare che resta da reclamare è quindi di 270 milioni di euro.

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Gli aerei sono pieni di germi, che non sono dove si pensa

Gli aeroporti e gli aerei sono pieni di germi, ma le parti più contaminate di essi non sono quelli tradizionalmente considerate impure, secondo una nuova ricerca.

La zona più inquinata in aereo è il vassoio in cui si appoggia il cibo, quindi si consiglia di evitare di farci toccare il pane o il cucchiaio e di disinfettarsi le mani con panni speciali, prima di toccare gli alimenti.

Per quanto riguarda gli aeroporti, le zone più inquinate sono i pulsanti degli sciacquoni d’acqua e le maniglie delle porte dei servizi igienici.

Una ricerca condotta per conto del team dei microbiologi del sito TravelMath ha analizzato dei campioni provenienti da cinque aeroporti e da quattro aerei durante il volo, trovando che i vassoi e i tavolini per il cibo dell’aereo sono i più contaminati.

Poi ci sono i pulsanti per sistemi di ventilazione che sono sopra la testa dei viaggiatori, il pulsante per lo sciacquone del gabinetto e la fibbia della cintura di sicurezza.

Al contrario, le superfici dei bagni sono risultate pulite, presumibilmente perché disinfettate continuamente.

Per Travelmath i vassoi del cibo sono i più contaminati perché probabilmente il personale della compagnia aerea avendo poco tempo tra i voli non riesce a pulire bene questo materiale.

Anche se lo studio non specifica quali tipi di batteri siano stati trovati, Travelmath ha detto che in tutti i campioni prelevati dagli aeroporti e dagli aerei non è stata rilevata la presenza dell’e. coli, che può essere particolarmente infettivo.

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