L’acqua non è la bevanda che idrata di più

Per rimanere ben idratato, l’acqua non la soluzione migliore. Ronald Maughan, professore alla St. Andrews Medical School in Scozia è autore di uno studio che ha confrontato le proprietà di idratazione di diverse bevande.

I ricercatori hanno analizzato l’urina di 72 volontari per misurare l’impatto di 13 fluidi sul loro corpo.

Dalle loro osservazioni è nato un indice di idratazione delle bevande.

Gli scienziati hanno concluso che se l’effetto idratante dell’acqua è più veloce, è meglio concentrarsi su bevande che contengono un po ‘di zucchero, proteine ​​o grassi per l’idratazione a lungo termine.

I risultati dello studio, pubblicati sull’American Journal of Clinical Nutrition, rivelano che il latte è più idratante della sola acqua. I nutrienti in esso contenuti, tra cui il lattosio, rallentano il passaggio dell’acqua tra lo stomaco e il resto del corpo. La presenza di sodio consente inoltre una ritenzione idrica che riduce il volume di urina rilasciata.

Di conseguenza, nella classifica delle bevande più idratanti, fatta dai ricercatori, l’acqua naturale occupa la decima posizione. È preceduta dal latte, dal succo d’arancia, dal tè.

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Festa dei nonni: la salute in un bicchiere d’acqua

I nonni, una generazione fondamentale nella società, sono più di 12 milioni. Attivissimi, sono diventati decisivi nelle nostre vite.  L’80 per cento di loro si occupa dei nipoti fino a quando compiono 13 anni.

Sicuramente i senior di oggi hanno uno stile di vita più sano e attivo ma un problema spesso diffuso è la scarsa idratazione. Gli anziani tendono a non sentire il bisogno di bere, mentre è fondamentale anche per loro assumere almeno 1,5 litri di acqua al giorno.

Un modo per rendere più gradevole questa sana abitudine è ricorrere all’acqua frizzante.

Secondo una ricerca SodaStream chi possiede un gasatore è portato a bere di più (64%), in media per un italiano un bicchiere al giorno in più del quantitativo solitamente assunto. Il gasatore domestico inoltre evita il costo e il peso delle bottiglie d’acqua comprate al supermercato. Inoltre passare all’acqua del rubinetto è una scelta eco-sostenibile che riduce il consumo e la dispersione nell’ambiente di bottiglie di plastica monouso.

Secondo un dato SodaStream, grazie all’utilizzo dell’acqua del rubinetto e dei gasatori domestici, sono state utilizzate 6 miliardi di bottigliette di plastica in meno dal 2008 a oggi.

Per cui…Il regalo perfetto per i nostri nonni? Un gasatore domestico.

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Acqua: un approccio high tech

La tecnologia ha la soluzione per risolvere il problema della scarsità idrica, sempre più grave a livello mondiale. Gli investitori tematici possono trarre un grande profitto da questa opportunità.

Lo 0,25% del totale.  Questa  è la quantità di acqua utilizzabile al mondo. Il resto è troppo salata, troppo inquinata o ghiacciata. Dato che la popolazione mondiale aumenta, e così pure il ceto medio, la pressione su questa risorsa vitale, ma scarsa, cresce sempre più. Secondo l’UNESCO, entro il 2030, il nostro pianeta dovrà fare i conti con una carenza del 40% di acqua dolce.

Dobbiamo chiaramente fare un passo  avanti con l’acqua. Ciò significa consumare meno, riciclare di più e attingere alle riserve attualmente inutilizzabili.

Per raggiungere questo obiettivo occorrono investimenti sia nel settore pubblico che in quello privato, in programmi educativi per tutte  le età e servono tecnologia  e innovazione per migliorare la produttività dell’acqua come risorsa. La strategia Water di Pictet Asset Management è incentrata sul contributo che gli investimenti e la tecnologia  possono offrire.

Consumare meno

L’agricoltura è uno dei principali campi di applicazione della tecnologia  idrica, dato che l’ammontare di gran lunga maggiore del prezioso liquido è utilizzato in questo settore.

Rappresenta il 70% del consumo totale mondiale,  pari a circa 5.000 km cubi l’anno.

L’irrigazione di precisione è una delle innovazioni che mirano a tutelare la risorsa idrica, sia riducendo il consumo idrico nell’agricoltura, sia limitando il quantitativo di fungicidi, erbicidi e pesticidi necessari, in modo tale da ridurre l’inquinamento dell’acqua.

La nuova tecnologia  IoT basata su sensori,  ad esempio, è in grado di stabilire esattamente quando occorre  irrigare e in che quantità. Ciò riduce il consumo di acqua e aumenta il rendimento del raccolto.

Su scala più ridotta, gli irrigatori intelligenti, controllati attraverso una app per smartphone, possono ridurre il consumo idrico per il giardinaggio domestico. Queste  tecnologie  costituiscono già un grande  business. Si prevede che entro il 2025 il mercato dei sistemi di micro-irrigazione  triplicherà  le sue dimensioni fino a raggiungere 14,9 miliardi di dollari.

Riciclare di più

Oltre a utilizzare meno acqua, dobbiamo riciclarne di più. Le società del settore privato sono pronte  alla sfida, con un mercato del recupero delle acque reflue che cresce del 20% l’anno. Qui il problema tecnologico consiste nell’eliminare i micro-inquinanti, che possono causare problemi ambientali e di salute. Se possiamo ripulirle, tuttavia,  le acque di scarico diventano una risorsa formidabile.

Grazie ai progressi  della chimica analitica, siamo adesso in grado di misurare le concentrazioni fino a particelle  per migliaia di miliardi, l’equivalente di una goccia di impurità in 500.000 barili di acqua. Ciò offre un livello di attendibilità superiore per la qualità dell’acqua trattata, addirittura spalancando la porta alla possibilità che l’acqua riciclata diventi idonea al consumo umano,  invece che solo per uso industriale.

Nuove prospettive di vita

Occorre innovazione non solo per creare nuovi impianti, ma anche per mantenere quelli esistenti. L’invecchiamento delle infrastrutture è un problema importante. Nei soli Stati Uniti, 6400  miliardi di litri di acqua potabile  trattata vanno sprecati ogni anno a causa delle perdite  della rete idrica, per un costo pari a 2,6 miliardi di dollari. La tecnologia  può aiutarci ad individuare più rapidamente le anomalie, offrendo nuove prospettive di vita alle vecchie tubature.

Sovente i contatori dell’acqua intelligenti possono essere il primo punto di partenza, in quanto saranno in grado di registrare le variazioni nell’uso dell’acqua. A Barcellona, ad esempio, i clienti dotati di contatore intelligente  sono avvisati tramite  email o telefono quando vengono rilevati consumi  maggiori o perdite, Questo strumento ha aiutato  la città a ridurre di un quinto il consumo idrico pro capite.

Per ottenere l’effetto massimo, i dati dei contatori intelligenti devono essere amalgamati, uniti alle informazioni provenienti da altri sensori e analizzati per identificare problemi esistenti o futuri. Qui entrano in gioco società come Visenti, con sede  a Singapore. La piattaforma IoT di Visenti può gestire i dati sui flussi, sul volume totale,  sulla pressione e sulla qualità dell’acqua, fornendo  informazioni in tempo reale e inviando avvisi in caso di anomalie.

Gli ispettori di rete robotici, come quelli progettati da Pure Technologies, sono un’altra linea di difesa, soprattutto per condutture di grosso calibro. La società di proprietà di Xylem ha anche sviluppato SmartBall, un dispositivo natante in grado di misurare l’attività acustica al fine di rilevare le perdite.

Insieme, queste tecnologie  comprovate, e quelle nuove attualmente in fase di sviluppo,  possono contribuire a garantire che vi sia sufficiente  acqua pulita sul pianeta. In quanto investitori, abbiamo l’opportunità di essere in prima linea in questa ondata nuova e in rapida crescita.

da Pictet Asset Management (a cura di Cédric Lecamp e Marc-Olivier Buffle)

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Goccia a goccia dal cielo cade la vita

Alcuni dei più importanti musei europei ed extraeuropei – tra i quali l’Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford, il L.A. Mayer Museum of Islamic Art di Gerusalemme, il Benaki Museum di Atene, il Museo de La Alhambra di Granada, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il MUCIV – Museo delle Civilta’ di Roma – hanno messo a disposizione le loro preziose opere per realizzare una grande mostra che racconta il rapporto tra acqua e Islam, dalle sue radici più antiche ai suoi tanti complessi sviluppi, sino alle necessità più recenti.

La goccia d’acqua che lasciò la sua casa, l’oceano,

Quando vi fece ritorno

trovò un’ostrica ad aspettarla

e divenne una perla.

Rumi

 

 Mā’, due lettere in arabo. Comincia tutto da lì.

 

A partire dalle affermazioni del Corano e della letteratura successiva, si illustra lo sviluppo storico dei tanti ruoli e significati ricoperti dall’acqua e l’incarnazione dei suoi significati nell’arte e nei manufatti islamici.

Tra l’acqua e il mondo islamico esiste infatti un rapporto antico e intimo. Le ragioni climatiche lo spiegano solo in parte: vi è un’eredità antica di culture e civiltà precedenti, un senso religioso profondo e tante complesse ragioni sociali e culturali. L’acqua appartiene ai nostri sogni più profondi: evoca la maternità, la pulizia, la purità, la sensualità, la nascita e la morte. Questo naturalmente vale per ogni civiltà, ma nell’Islam tale serie di idee ha trovato un suo senso più profondo, facendo dell’acqua uno dei cardini stessi dell’esistenza umana: un cardine tanto spirituale quanto sociale ed estetico.

 

La mostra è una narrazione attraverso immagini, reperti, libri e miniature: tecnologia, vita quotidiana e arte, che per secoli si sono rispecchiate nelle tante diverse fruizioni dell’acqua.

Grazie ai prestiti concessi dalle più importanti istituzioni europee ed extraeuropee, da autorevoli collezionisti privati e alle preziose opere custodite al MAO, l’esposizione testimonia la varietà e la ricchezza di manufatti legati al tema e all’uso dell’acqua. Tra gli oltre 120 manufatti esposti, vi saranno bocche di fontane siriane, una brocca iznik del XII secolo, tappeti che coprono un arco temporale che va dal XVI al XIX secolo, una coppa in vetro iraniana del IX-X secolo, uno spargiprofumo del XII secolo proveniente dall’India, oltre a numerosi manoscritti.

Verranno raccontate le canalizzazioni siriane, i giardini di Spagna e i bagni di Istanbul. Ma non solo. Vi sarà spazio anche per guardare all’eredità islamica nel mondo europeo: dal cinquecento sino all’orientalismo ottocentesco – nelle vetrine troveranno spazio straordinari oggetti “trasformati”, come il vaso d’arte fatimide del X-XI secolo con montatura di manifattura fiorentina del 1555 diventato un reliquiario o oggetti ispirati al mondo islamico, come il catino da barbiere di manifattura veneta – fino a scoprire che tanto di quel passato non ci è solo vicino, ma ci appartiene intimamente.

 

L’allestimento giocherà con il suono e il movimento dell’acqua, così da far immergere opere e visitatori in un paesaggio di armonie sonore e visive. Richiamando impianti e simboli, la mostra si suddivide in quattro tematiche principali. Un percorso scandito da grandi temi, che servano a sottolineare le caratteristiche comuni di tale relazione, pur mostrando l’importanza delle varie differenze culturali e regionali dei mondi islamici.  Il percorso comincerà dalla fruizione religiosa: la parola del Corano, il pellegrinaggio, la preghiera, la purificazione. E per questa via il pubblico entrerà poi nella seconda sala, per una necessaria sosta nell’hammam, nel bagno inteso come luogo di purificazione e aggregazione, per sottolinearne il senso religioso, igienico e sociale. Poi si seguiranno i percorsi dell’acqua sino all’interno delle case e dei palazzi, nella vita quotidiana, tra sostentamento e convivialità, per affrontare infine il tema dell’approvvigionamento, degli acquedotti e delle fontane. Per questa via sarà inevitabile uscire infine negli spazi aperti, quelli dell’agronomia e del giardino, per parlare di campagne, di oasi e degli spazi domestici o pubblici adibiti alla coltivazione e alla ricreazione. Tecnologia, vita quotidiana e arte, che per secoli si sono rispecchiate nelle tante diverse fruizioni dell’acqua. Per non dimenticare quanto tutto questo parli al presente, visto che l’acqua è oggi forse il bene più fragile e conteso e che troppa parte del mondo musulmano lotta e soffre per l’accesso a quella risorsa.

 

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