Punture di insetti e morsi di animali: cosa fare

Dai ragni alle zecche, dalle zanzare alle pulci, dalle cimici agli imenotteri, passando per le meduse e le tracine, fino ad arrivare alle vipere. Al mare come in montagna, in Italia come in Paesi esotici, in estate sono sempre più frequenti le punture di insetti e i morsi di animali che, se non curati correttamente, possono rappresentare un rischio per la salute. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) fornisce, quindi, alcune raccomandazioni utili per affrontare incontri (non proprio desiderati) con insetti e altri animali.

 

“Eruzioni cutanee, reazioni allergiche, e manifestazioni neurologiche come meningoencefaliti sono tutte gravi complicanze che possono presentarsi a seguito di punture di insetti o morsi di animali – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. In ciascun caso, la prima cosa da fare è quella di mantenere la calma: l’agitazione, infatti, accelera il battito cardiaco contribuendo ad una dispersione più veloce del veleno dell’animale in questione. Se non si è correttamente informati, dunque, evitare manovre da ‘manuale di sopravvivenza’ e consultare il medico. Opportuno evidenziare, poi, come il medico debba essere immediatamente contattato nel caso in cui vi siano manifestazioni respiratorie o calo pressorio. In questi casi, un intervento tempestivo può salvare la vita”.

Qui di seguito le raccomandazioni di WAIDID per affrontare brutti con insetti e altri animali

RAGNI

Sebbene il 98-99% dei loro morsi sia innocuo, nei casi restanti il morso comporta ferite necrotiche, tossicità sistemica e, più di rado, la morte. Se la lesione non causa sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono attuare delle semplici manovre di pronto soccorso (es. applicazione di ghiaccio, riposo e sollevamento dell’arto). Nel caso in cui si sviluppi una reazione più grave (allergia o tossicità sistemica), è consigliabile richiedere l’intervento medico immediato. In Italia, le specie il cui morso è di importanza medica per l’uomo sono principalmente tre: Il Loxosceles rufescens, comunemente chiamato “ragno violino” per via di una macchia scura presente sul dorso a forma di violino (Sardegna, Sicilia e isole minori) ; Lycosa tarentula, o tarantola, ragno ricoperto di peli neri e marroni (si trova nel centro e sud italia); Latrodectus mactans, conosciuto anche come “vedova nera”(soprattutto nel Nord America) .

 

ZECCHE

La caratteristica della zecca è quella di inserirsi sottopelle. Per questo la prima cosa da fare è procedere con la sua rimozione attraverso una procedura ben precisa. E’ opportuno afferrare la zecca con una pinzetta dalle punte sottili. Il movimento volto ad estrarre il parassita non dovrà essere deciso, bensì continuo e rotatorio. In alcuni casi, potrebbe rimanere comunque qualche traccia della zecca che andrebbe rimossa, in tempi brevi, mediante un ago sterile. Una volta eliminata, è opportuno disinfettare l’area interessata dal morso e tenerla sotto costante osservazione per un mese. La puntura di zecca può trasmettere all’uomo malattie molto pericolose. Un esempio ne sono la malattia di Lyme (diffusa in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige) e la meningoencefalite da zecche (diffusa in Veneto e, in generale, nell’Europa settentrionale e centro orientale).

 

ZANZARA TIGRE

Nel nostro Paese Aedes albopictus (zanzara tigre, caratterizzata dal corpo nero a bande trasversali bianche sulle zampe e sull’addome), attiva al mattino presto e al tramonto da marzo fino all’inizio di dicembre, è vettore di malattie come la febbre di Chikungunya e la Dengue, che possono manifestarsi con sintomi simil-influenzali o con manifestazioni neurologiche. La terapia è esclusivamente sintomatica.

PULCI

Le punture delle pulci degli animali domestici (es. gatti e cani) nell’uomo provocano delle piccole lesioni di tipo eritemato-pomfoide che circondano il punto in cui la pulce ha morso l’ospite. Sembrano prediligere gli arti inferiori. Eventualmente, per ottenere sollievo, è possibile fare impacchi di ghiaccio sulle lesioni. Tuttavia, se i pomfi o le vescicole derivanti dalle punture delle pulci sono particolarmente fastidiose, possono essere utilizzati cortisonici per uso topico. In caso di reazioni allergiche sistemiche, si possono antistaminici per uso topico o sistemico. Fondamentale è la prevenzione con trattamenti antiparassitari negli animali domestici e, in caso di infestazioni da pulci in casa, è opportuna una adeguata disinfestazione effettuata da aziende specializzate.

CIMICI DA LETTO

Comuni negli alberghi, si annidano in punti nascosti tra materassi e cuscini, ma talvolta anche in divani e poltrone. Causano punture molto fastidiose, anche se in pochi giorni spariscono. Chi soffre di allergia alla saliva delle cimici, può sviluppare bolle e lesioni difficili da guarire. Per eliminarle definitivamente, si raccomanda di fare una lavatrice di vestiti e indumenti vari a 90°.

 

IMENOTTERI

Nel caso di punture di api, vespe e calabroni, se ancora presente il pungiglione, è necessario provvedere alla sua rimozione entro 20 secondi controllando che non rimangano residuiImpacchi di ghiaccio, da applicare per almeno 20 minuti, saranno utili per lenire il dolore e diminuire l’infiammazione. Lavare poi con acqua fredda. È utile anche identificare, se possibile, l’insetto responsabile. Nel caso in cui tali precauzioni non siano sufficienti, sarà necessaria la somministrazione di cortisonici per uso topico ed eventualmente antistaminici per via orale.  Va valutata la possibilità di reazioni allergicheSe il paziente presenta orticaria ed edema, potrà essere trattato solo con un ciclo orale di antistaminici e steroidi e dovrà essere tenuto sotto osservazione per almeno 4 ore.Se la situazione si presenta in modo più severo, ovvero con crisi respiratorie o dolori addominali, il farmaco di prima scelta è rappresentato dall’adrenalina.

VIPERA

Le vipere italiane hanno un morso che risulta fatale soltanto nello 0,1% dei casi e quasi sempre la mortalità dipende da complicazioni collaterali come reazioni allergiche, infarti o ictus e non dall’effetto diretto del veleno. Le vipere del Trentino e quelle dell’Appennino tosco-emiliano generalmente hanno un veleno più concentrato. La persona morsa deve evitare qualsiasi movimento perché questo velocizzerebbe la distribuzione del veleno nell’organismo. Per questo, la posizione ideale è quella supina. La porzione di cute interessata deve essere lavata con acqua e sapone, poi disinfettata con soluzioni prive di alcol dal momento che questo aumenta la tossicità del veleno. Se il morso è localizzato nell’arto superiore, è consigliabile sfilare anelli e bracciali o orologi prima della comparsa del gonfiore. Deve essere poi applicato un laccio a circa 5-6 cm a monte della ferita per fermare la circolazione linfatica che veicola il veleno. Attenzione però a non stringere eccessivamente il laccio (deve poterci passare un dito) perché si corre il rischio di bloccare la circolazione sanguigna. Sulla zona del morso può essere applicato del ghiaccioSi possono somministrare bevande eccitanti come the o caffè perché aiutano ad evitare un pericoloso calo pressorio. Indispensabile è il trasporto dell’infortunato al Pronto Soccorso (muovendolo il meno possibile!).

MEDUSA

Le punture di medusa provocano bruciore e prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla. Dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato medicando, poi, la parte con un gel a base di cloruro d’ alluminio. La stessa cura può risultare efficace anche in caso di contatto con le attinie o anemoni di mare. Non usare ammoniaca, limone, aceto, o alcolNon strofinare o grattare perché si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate. Non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli perché la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine. Non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.

TRACINA (O PESCE RAGNO)

Tipiche dei fondali sabbiosi da 2 a 50 metri di profondità, può capitare che, passeggiando o giocando sul bagnasciuga, si poggi inavvertitamente una mano o un piede sui suoi aculei. Questi penetrano nella pelle e rilasciano una tossina che provoca un dolore immediato molto intenso, il punto di inoculazione del veleno si arrossa e si gonfia. Talvolta possono comparire formicolii, perdita di sensibilità nella parte interessata dalla puntura, nausea, vomito e febbre. Per alleviare il dolore bisogna sciacquare la parte colpita con acqua dolce. Procedere, eventualmente, con la rimozione degli aculei conficcati nella pelle. Poi, considerando che il calore distrugge il veleno e ne blocca la diffusione, è utile mettere il piede sotto la sabbia molto calda (o anche acqua calda): questo dona un’immediata sensazione di sollievo. Evitare assolutamente di applicare ghiaccio o ammoniaca.

Il veleno della tracina non è considerato “pericoloso” per l’uomo, anche se il dolore intenso può sfociare in nausea, vomito e qualche linea di febbre, soprattutto nei più piccoli.

 

Gli scarafaggi sono sempre piu’ resistenti agli insetticidi

Gli scarafaggi stanno diventando sempre più un problema, sono molto difficili da eliminare e stanno sviluppando una resistenza a un certo numero di insetticidi, secondo un nuovo studio pubblicato nella rivista Scientific Reports.

Lo studio ha scoperto, in particolare, che gli scarafaggi tedeschi, gli insetti più comuni al mondo, stanno intensificando le loro difese contro i veleni progettati per ucciderli.

I ricercatori hanno testato diversi insetticidi per un periodo di 6 mesi, per assicurarsi di eliminare gli insetti che avevano sviluppato una resistenza a uno di essi.

Gli scienziati sono stati apparentemente in grado di tenere a bada le popolazioni di scarafaggi tramite la rotazione degli insetticidi, ma non sono stati capaci di ridurne il loro numero, con gli insetti superimmuni che possono trasmettere la loro resistenza alla prole.

Michael Scharf della Purdue University, che ha guidato lo studio dice che “gli scarafaggi i quali sviluppano la resistenza a più classi di insetticidi in una sola volta rendono il controllo di questi parassiti quasi impossibile solo con le sostanze chimiche”.

Scharf dice che la resistenza all’interno di una singola generazione di scarafaggi a volte aumenta di quattro o sei volte e questo si combina con il fatto che una singola femmina di scarafaggio può produrre da 200 a 300 figli nella sua breve vita.

Il team di Scharf ha concluso che, comunque, la questione è peggiore nelle aree a basso reddito e in altri luoghi in cui non è disponibile un’efficace disinfestazione.

Diversificare i metodi di trattamento dei parassiti dovrebbe includere metodi fisici, come l’utilizzo di trappole.

West Nile, Chikungunya e Zika: è necessario un nuovo piano nazionale

Malattie vettoriali: è auspicabile che si inizi a lavorare in tempi brevissimi, al fine di poter ottenere  risultati significativi già nel prossimo anno

L’estate 2018 è iniziata con un aumento delle segnalazioni di punture di zecche. Nel bellunese i casi di infezioni da virus dell’encefalite da zecche riportati a luglio avevano superato il numero delle diagnosi degli anni precedenti, tanto da indurre la Regione Veneto a rendere gratuita la vaccinazione.  Ai primi di luglio, i casi di infezione da virus West Nile, trasmessa dalla zanzara comune, Culex pipiens,  erano già più numerosi di quelli segnalati in tutto l’anno scorso. Al 23 agosto erano stati diagnosticati 103 casi di malattia neuro invasiva, tre volte il numero medio di casi – 32 – osservato negli ultimi cinque anni. L’anno scorso, di quest’epoca, i casi segnalati erano in tutto 13.

LE MALATTIE VETTORIALI – È probabile che le condizioni climatiche delle ultime stagioni abbiano favorito localmente un aumento delle attività dei vettori, zanzare e zecche, che ha avuto come conseguenza un significativo incremento delle malattie da essi trasmesse. Al di là, però, delle condizioni climatiche di un singolo ciclo stagionale, questi fenomeni sembrano inquadrarsi in un contesto assai più vasto e complesso. Malattie trasmesse da insetti ematofagi si stanno estendendo in gran parte del mondo in aree mai precedentemente toccate. È  quanto è già accaduto per tre virus africani come  West Nile, Zika e Chikungunya. 

Il virus West Nile era sconosciuto in America fino al 1999, quando si è manifestato per la prima volta a New York, per poi diffondersi in pochi anni in tutti gli USA, in Canada, in Messico e iniziare ad estendersi verso l’America Centrale e Meridionale. Il ceppo giunto a Queens nel 1999 è risultato lo stesso che nello stesso anno era stato isolato in Israele.  Zika ha causato epidemie in Polinesia e poi nelle Americhe, assumendo le connotazioni di un’emergenza globale. Nelle Americhe il ceppo implicato è risultato lo stesso che aveva causato un’epidemia nella Polinesia francese. Chikungunya  in pochi anni si è adattato ad un nuovo vettore, Aedes albopictus e ha causato epidemie in aree geografiche mai toccate in precedenza.  Nel 2013 si è spinto per la prima volta in America, ove, dopo essere inizialmente sbarcato su un’isola caraibica, si è reso responsabile di  epidemie in 45 paesi del continente americano causando milioni di casi.  Anche in questo caso il ceppo originario, come per West Nile o Zika, il ceppo che ha dato inizio alla ‘invasione’ era stato trasportato da persone o zanzare infette scese da un aereo in luoghi dove le condizioni climatiche e la presenza di insetti vettori compatibili hanno consentito l’espansione della malattia.

I CASI DI CHIKUNGUNYA E DENGUE IN ITALIA – Secondo il parere motivato di chi analizza scientificamente il fenomeno, ci troviamo di fronte quindi ad una situazione in cui fattori legati alla globalizzazione si sono associati a variazioni climatiche favorenti l’estensione dell’areale di distribuzione dei vettori. In Italia, l‘estate scorsa si era chiusa con l’epidemia di Chikungunya a Roma, ad Anzio e in Calabria, la seconda in dieci anni, resa possibile dalla presenza di Aedes albopictus, la zanzara tigre  che si è ormai radicata in tutto il paese. Una zanzara teoricamente in grado di trasmettere anche il virus Zika e il virus Dengue, per i quali sembra avere una capacità vettoriale limitata, che non le ha a oggi consentito di essere in grado di causare epidemie sostenute da questi virus nell’area mediterranea.

Il fatto che un’epidemia di Chikungunya si sia verificata in Italia ‘solo’ due volte in dieci anni (o per meglio dire solo due volte da quando una mutazione del virus gli ha consentito di utilizzare anche la zanzara tigre come vettore) dipende dall’impossibilità della zanzara di trasmettere il virus alla propria progenie. Perché un’epidemia si verifichi in Italia bisogna pertanto che una persona o una zanzara infette arrivino da un’area in cui è in corso l’epidemia. Le zanzare tigre ‘italiane’ penseranno poi al resto, amplificando la diffusione del virus. I ceppi che hanno causato le due epidemie italiane, diversi tra loro, sono arrivati entrambi dal subcontinente indiano, una distanza che hanno dovuto necessariamente coprire in aereo.

I CASI DI WEST NILE IN ITALIA – Completamente diversa è la situazione per quanto riguarda West Nile. In questo caso il vettore, la comune zanzara Culex pipiens, può trasmettere il virus alle sue uova e quindi alla futura progenie. Fattori climatici, precipitazioni, temperatura estiva si sono dimostrati in grado di influenzare la capacità delle uova deposte di superare l’inverno, di favorire la proliferazione delle popolazioni di zanzare e di consentire l’incremento dell’ibridazione tra il biotipo di Culex che punge quasi esclusivamente l’uomo e quello che punge quasi solo gli uccelli. Diverse specie dei quali costituiscono il vero serbatoio della malattia, poiché nell’uomo non viene raggiunta la viremia  sufficiente da consentire alla zanzara di assumere pungendolo una quantità di virus utile a ritrasmettere l’infezione. Gli ibridi, che pungono indifferentemente l’uomo e gli animali serbatoio, sarebbero quindi le vere truppe d’assalto di West Nile, e le condizioni che favoriscono il loro sviluppo l’elemento cruciale di rischio per la popolazione umana.

A portare il virus West Nile in Italia non sono gli aerei, ma gli uccelli migratori. La presenza di West Nile di genotipo1 è nota in Italia dal 2008. In uno studio in donatori di sangue del milanese i campioni prelevati nel 2009 erano tutti negativi, mentre in quelli prelevati nel 2011 vi era una prevalenza di anticorpi specifici per virus West Nile dello 0,58%, a suggerire sia una introduzione recente del virus, sia un numero non trascurabile di infezioni asintomatiche. Il ceppo ora prevalente in Italia appartiene al genotipo 2, il che significa che nel nostro paese vi è stata un’ulteriore introduzione di questo virus, successiva alla prima e sempre verosimilmente dovuta ad uccelli migratori.

In condizioni favorevoli, Culex resta attiva fino ad ottobre. Negli ultimi cinque anni il picco dei casi si è registrato in agosto, con un importante numero di segnalazioni anche in settembre e nel 2016 qualche caso è stato osservato anche in ottobre e all’inizio di novembre. È quindi probabile che il fenomeno in atto non sia concluso e che altri casi si stiano verificando o si possano verificare nell’immediato futuro. Come è noto, per West Nile non esiste ancora un vaccino e non disponiamo di farmaci efficaci. Le misure che possono essere impiegate si limitano pertanto ai presidi di protezione degli ambienti domestici (zanzariere, insetticidi) ed individuali (repellenti per insetti).

Quanto sta accadendo dimostra la necessità improcrastinabile di un’intensificazione della lotta ai vettori, visto che quanto è stato posto in atto finora non ha evidentemente sortito il risultato auspicato e che è altamente verosimile che condizioni climatiche come quelle di quest’anno possano ripresentarsi nel prossimo futuro. Notizie di questi giorni testimoniano inoltre l’incremento delle segnalazioni di Aedes koreicus, che sta estendendo la sua distribuzione in Italia settentrionale e che rappresenta un ulteriore esempio di radicazione nel nostro territorio di specie di insetti ematofagi subtropicali o tropicali potenzialmente pericolosi per la salute umana.

UN NUOVO PIANO E LA RETE INFETTIVOLOGICA A PRESIDIO DELLA SALUTE – In questa situazione SIMIT ritiene indispensabile l’applicazione rigorosa dei piani di intervento e delle linee guida del Ministero della  Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità e la loro ulteriore integrazione in un piano nazionale di lotta ai vettori che tenga conto delle recenti esperienze, che disponga delle risorse necessarie e la cui realizzazione coordinata non lasci spazio a mancanze che localmente possano compromettere il risultato generale. Va infatti ricordato che la lotta ai vettori non consente ‘flessibilità locali’ nella sua applicazione, perché la mancata o insufficiente attuazione in un’area può compromettere il risultato anche in aree contigue.  In considerazione delle difficoltà e dei limiti delle azioni tardive sulle zanzare adulte, è auspicabile che su questo piano si inizi a lavorare in tempi brevissimi, al fine di poter ottenere  risultati significativi già nel prossimo anno.

Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT

 

Oltre 5 milioni di italiani ogni anno vengono punti dagli imenotteri

L’estate è anche tempo di punture di insetti. Essere punti non solo è fastidioso, ma può anche rivelarsi molto grave.

Oltre 5 milioni di italiani ogni anno vengono punti dagli imenotteri, ma si stima che da 1 a 8 su 100 sviluppi una reazione allergica.

Le punture degli imenotteri possono provocare reazioni indesiderate da lievi a molto gravi nei soggetti che sono allergici al loro veleno. Le reazioni allergiche generali/sistemiche (dall’1% all’8,9%) sono le più pericolose, solitamente insorgono entro mezz’ora dalla puntura e possono manifestarsi con uno o più sintomi quali: orticaria, prurito diffuso, malessere, gonfiore, vertigini, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, mancanza del respiro, stordimento, confusione mentale, abbassamento della pressione sanguigna, perdita di coscienza e shock anafilattico.

“Tutte le persone che, dopo una puntura, in pochi minuti hanno manifestato uno o più sintomi sistemici, quali orticaria, vertigini, difficoltà di respiro, oppure una reazione locale molto estesa (>10 cm di diametro) della durata di almeno 24 ore devono rivolgersi alla specialista allergologo per una diagnosi e terapia appropriata”, ha detto la dott.ssa M. Beatrice Bilò, Presidente AAIITO, Associazione Italiana Allergologi Immunologi Ospedalieri e Territoriali.

“Laddove necessario, lo specialista prescriverà la terapia antistaminica, cortisonica, l’adrenalina autoiniettabile e/o l’immunoterapia specifica”, ha aggiunto l’esperta.

L’autoiniettore di adrenalina è uno strumento medico “salvavita” che consente di iniettare l’adrenalina in circa 10 secondi, in modo da “limitare” i sintomi delle reazioni allergiche più gravi, come lo shock anafilattico. Il paziente dovrà sempre portarlo con sé e sapere come e quando utilizzarlo.

L’immunoterapia specifica è l’unica terapia risolutiva ovvero in grado di regolare la risposta immunitaria nei soggetti allergici, proteggendoli da successive reazioni nel lungo termine. Questa terapia è consigliata a bambini e adulti che hanno avuto reazioni generali/sistemiche e che presentino test cutanei e/o sierologici positivi ed ha una efficacia protettiva dell’Immunoterapia superiore al 90%.

“In Italia, prima in tutta Europa, è partita per il secondo anno la campagna di informazione “Punto nel Vivo” sulla allergia al veleno di imenotteri – ha annunciato la Presidente AAITO – Questa campagna, promossa da esperti del settore e patrocinata da Federasma e Allergie Onlus, ha in programma una serie di azioni e strumenti di comunicazione, che partendo da Facebook come canale di comunicazione semplice e fruibile al servizio di tutto il pubblico, arrivano fino all’informazione e formazione dei professionisti della salute che sono coinvolti nel percorso diagnostico e terapeutico dei pazienti allergici a veleno di imenotteri”.

Femmina con pene e maschio con vagina

Alcuni ricercatori svizzeri, brasiliani e giapponesi hanno scoperto in Brasile uno scarabeo femmina dotata di pene, mentre il maschio ha una specie di vagina.

Se le inversioni di ruoli sessuali esistenti negli animali sono note in biologia, questo è l’unico esempio di inversione dei genitali, secondo lo studio pubblicato su ‘Current Biology’.

L’accoppiamento di questo insetto alato, della specie Neotrogla, piccolo (misura da 2,7 a 3,7 millimetri) e simile a una mosca, dura tra 40 e 70 ore e il maschio si trova sotto la femmina. Durante questo tempo, la femmina affonda il suo pene chiamato ‘gynosome’ nella camera genitale del maschio, dove riceve nutrimernto e sperma.

Una volta dentro il maschio, la membrana dello gynosome si gonfia e lega i due insetti, al punto che è impossibile separarli senza strappare l’addome del maschio.

A riposo, il membro chiamato gynosome è all’interno dell’addome della femmina.