Hiv, Epatite C, antibiotico-resistenza e fake news: mille specialisti a Palermo

Aumentano le diagnosi tardive di Hiv in Italia: l’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni . Per quanto riguarda l’Epatite C, vanno fatti emergere circa 300mila soggetti stimati da diagnosticare. Ma l’emergenza è sulle resistenze: l’Italia è prima in Europa per numero di morti legate ad infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici

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Epatite C: da Piazza San Pietro parte il “tour italiano” dell’ambulatorio mobile per screening ematici

L’obiettivo dell’OMS dell’eliminazione dell’Epatite C entro il 2030 è possibile per l’Italia grazie alle nuove terapie, rapide, efficaci e senza effetti collaterali. Ma servono nuove politiche sanitarie, che si concentrino soprattutto su tossicodipendenti e pazienti sottoposti a tatuaggi o piercing

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Epatite C, l’Italia è il paese europeo con la più elevata prevalenza di infezione da HCV

L’Italia è il paese europeo con la più elevata prevalenza di infezione da HCV, con una media stimata dell’1.5% e dati preoccupanti poiché al Sud è superiore al 5%, in pazienti con età superiore ai 65 anni. Sono circa 12mila i decessi annui attribuibili all’infezione da HCV

 

IL SOMMERSO DA SCOVARE – Quattro incontri rivolti agli specialisti per coordinare l’attività e individuare i pazienti che non sanno o non si sono ancora sottoposti alla terapia gratuita per eliminare il virus HCV, una terapia da 8 a 12 settimane, senza effetti collaterali e non tossica per eliminare definitivamente il virus dell’Epatite C e tornare a vivere. Il quadro è allo stesso tempo complesso e confortante: da una parte, persiste un alto numero di pazienti affetti da HCV, a cui si collegano le difficoltà nella ricerca del “sommerso”; dall’altra, si ha grande fiducia nella comprovata efficacia delle nuove terapie per sconfiggere il virus.

Ecco la terza tappa del progetto “HCV: Be Fast, Be Different”. Il convegno, organizzato da AbbVie, è approdato il 27 settembre a Milano, presso il Nhow Hotel. L’iniziativa ha fatto seguito agli incontri tenutisi a Matera e a Roma in primavera, e ha preceduto l’ultimo previsto a Torino il 10 ottobre prossimo. Un momento di riflessione che ha lo scopo di riunire specialisti di vari settori, fra cui epatologi, infettivologi, internisti, per un confronto costruttivo volto a identificare dei percorsi clinici condivisi per l’individuazione e l’invio al trattamento antivirale dei pazienti nei quali l’infezione da HCV non è stata ancora diagnosticata.

 

I NUMERI EPATITE C IN ITALIA CONTINUANO A PREOCCUPARE: 3MILA MORTI L’ANNO PER TUMORE DEL FEGATO – L’Italia è il paese europeo con la più elevata prevalenza di infezione da HCV, con una media stimata dell’1.5% e dati preoccupanti poiché al Sud è superiore al 5%, in pazienti con età superiore ai 65 anni. Ogni anno nel nostro paese, vengono effettuati circa 60mila ricoveri ospedalieri per patologia epatica HCV correlata, con un incremento del 67% dei casi di cirrosi e del 291% dei casi di carcinoma epatocellulare primitivo (HCC). Sono circa 12mila i decessi annui attribuibili all’infezione da HCV e l’epatocarcinoma, di cui la cirrosi epatica da HCV rappresenta una delle cause principali, è responsabile ogni anno di circa 3mila decessi.

Oramai da mesi, sono stati introdotti e resi disponibili in Italia per tutti i pazienti i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) specifici per il trattamento dell’infezione cronica HCV relata, dotati di elevatissima efficacia e di scarsi effetti collaterali. “Questi farmaci hanno rivoluzionato l’approccio nei confronti del trattamento della patologia, consentendo di ottenerne la guarigione in una percentuale di oltre il 95% dei pazienti trattati – evidenzia il Prof. Pierluigi Toniutto, Direttore dell’Unità di Epatologia e Trapianto di fegato presso l’Università di Udine. – Dall’introduzione dei DAA in Italia, sono stati sottoposti a trattamento antivirale circa 200mila pazienti, con un ritmo di circa 35mila pazienti per anno. Negli ultimi mesi si è assistito ad un progressivo calo del numero dei pazienti che accedono al trattamento, che può essere spiegato dal progressivo esaurimento del numero di soggetti con una infezione da HCV già diagnosticata e noti agli ambulatori epatologici. Tuttavia, si stima che esistano ancora circa tra i 250mila sino ai 450mila pazienti con infezione da HCV non diagnosticata e circa 170mila pazienti che nonostante la diagnosi di epatite C sia nota, non sono stati ancora inviati al trattamento. È il cosiddetto “sommerso”, su cui si devono concentrare le azioni per individuare i pazienti da mettere in cura”.

 

Epatite C: sempre più disattesa la strategia globale OMS

La ricerca del “sommerso” e il ruolo delle Regioni tra i temi caldi in questa fase: un paziente su 2 non è stato ancora trattato

L’ipotesi di un’eventuale equivalenza dei farmaci preoccupa la comunità scientifica e gli specialisti

ALLEANZA CONTRO L’EPATITE – Si tiene mercoledì 18 settembre a Roma, presso la Sala Pavillon della Residenza di Ripetta, la Conferenza Stampa “Alleanza contro l’Epatite 2019”, organizzata da MA Provider, promossa da AISF – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e da SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, con il patrocinio di EpaC onlus, e realizzata con il contributo non condizionato di AbbVie e Gilead.

Da parte delle istituzioni c’è massimo impegno ad ascoltare le esigenze di clinici e pazienti per non perdere un’occasione storica – dichiara il Senatore Raffaele Mautone, componente della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato. Fino ad oggi abbiamo supportato gli sforzi della ricerca e l’implementazione delle nuove terapie; auspichiamo ora un prosieguo di questo percorso, sia per la salute dei singoli, sia per la Sanità pubblica”.

DAL “SOMMERSO” AL PASSAGGIO ALLE REGIONI, “LE SPINE” ATTUALI DI POLITICA SANITARIA. “Se i costi della terapia passassero dal fondo per i farmaci innovativi a completo carico delle Regioni, le stesse si troverebbero a sostenere ulteriori costi diretti, senza che si sia ancora investito a sufficienza per l’emersione del sommerso, eccezion fatta per le società scientifiche che hanno intrapreso campagne di comunicazione” sottolinea il Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT. “Bisogna rammentare che il grosso del sommerso risiede nelle fasce d’età al di sopra dei 50 anni, nelle quali si è fino ad oggi fatto veramente molto poco”.

In Italia, nonostante l’ottimo lavoro finora svolto, si stima che vi siano ancora circa 200mila pazienti con infezione da HCV che debbano essere individuati e trattati, e l’emersione del sommerso continua quindi a rappresentare una sfida fondamentale per poter mirare a raggiungere l’eradicazione dell’infezione nel nostro paese – evidenzia il Dott. Salvatore Petta, Segretario AISF. – Tuttavia, oltre alle classiche “sacche” di infezione presenti presso i SerD e gli istituti di detenzione è estremamente importante focalizzare la nostra attenzione sul bacino dei pazienti seguiti presso i Medici di Medicina Generale. Tale percorso virtuoso ovviamente per essere efficiente necessita di una corretta informazione/formazione dei MMG e dell’organizzazione di un sistema di rete che permetta una facile collocazione dei pazienti individuati ai centri autorizzati al trattamento”.

LA “PRESUNTA” EQUIVALENZA DEI FARMACI PREOCCUPA GLI SPECIALISTI. “Ci si potrebbe infatti dover confrontare con una possibile equivalenza dei farmaci in corso di valutazione da AIFA – sottolinea il Prof. Massimo Galli. –. La disponibilità in Italia di tre diversi trattamenti farmacologici ha consentito in questi anni di scegliere e utilizzare lo schema terapeutico più adatto a ciascun paziente. L’eventuale affermazione di equivalenza tra le combinazioni farmacologiche pangenotipiche disponibili toglierebbe ai medici la discrezionalità necessaria per attuare la scelta terapeutica migliore per ciascun paziente. Va inoltre ricordato che i farmaci in questione non prevedono la stessa durata di trattamento, sono ampiamente diversi da un punto di vista chimico e per meccanismi d’azione e presentano profili di sicurezza differenti. Poterli usare tutti ha dato grandi risultati. Lasciateci quindi curare in scienza e coscienza senza inutili limitazioni”.

In merito all’eventuale equivalenza terapeutica proposta per i due regimi antivirali pangenotipici disponibili per il trattamento dell’infezione da HCV, bisogna prestare molta cautela –conclude il Dott. Salvatore Petta. – Tali regimi contengono principi attivi appartenenti a classi terapeutiche differenti, hanno profili di sicurezza diversi in alcune sottopopolazioni di pazienti, e vengono somministrati con schemi terapeutici che differiscono per durata in funzione del genotipo virale di HCV e della severità della malattia di fegato. Pertanto, mentre fino ad ora la possibilità di sfruttare al meglio le opportunità offerte dai differenti farmaci ha permesso in “real life” di ottenere risultati eccellenti ovvero di guarire l’infezione da HCV in più del 95% dei pazienti trattati, l’applicazione in tale contesto clinico del principio di equivalenza, qualora approvata da AIFA, potrebbe inficiare quanto di eccellente fatto finora con potenziale ricaduta negativa sia dal punto di vista clinico che farmaco-economico”.

LE ISTANZE DELL’ASSOCIAZIONE PAZIENTI.EpaC onlus ritiene fondamentale, in questo momento, sintetizzare e sottolineare le proposte condivise di ACE alle Istituzioni, con il solo e unico fine di accelerare la presa in carico dei numerosi pazienti con malattia avanzata ancora viremici ai quali si potrebbe garantire un incremento dell’aspettativa di vita, se solo curati in tempo – afferma Ivan Gardini, Presidente EpaC onlus. – I punti principali su cui EpaC onlus vuole concentrare l’attenzione sono i seguenti:

1. La realizzazione in tempi brevi di un PDTA nazionale per l’eliminazione dell’infezione da HCV inclusivo di linee di intervento nazionali omogenee, ma declinabili e adattabili alle esigenze organizzative di ogni singola regione.

2. Istituzione di un fondo sanitario ad hoc per assicurare risorse destinate all’acquisto di farmaci anti-HCV, adeguate al numero di pazienti da trattare per raggiungere gli obiettivi dell’OMS, ma anche ad attività di screening e di linkage-to-care, incluse le relative attività accessorie, quali:

· programmi di formazione e informazione del personale medico e alla popolazione,

· possibilità di disporre in carceri e SerD di personale specializzato e autorizzato che consenta la gestione in loco dei pazienti sia in termini di screening che di trattamento,

· screening delle popolazioni a rischio,

· creazione di network che consentano un agile referral e linkage-to-care dei pazienti, ad esempio dai MMG ai centri prescrittori,

· l’ampliamento dei centri autorizzati alla prescrizione dei farmaci,

· la semplificazione dei percorsi di diagnosi,

· attività di comunicazione verso la popolazione e/o stakeholders.

3. La condivisione ufficiale dei punti 1 e 2 sopra da parte della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, unitamente all’impegno di elaborare urgentemente Piani Regionali di eliminazione dell’epatite C e dotarli delle risorse necessarie, anche attingendo da eventuali risorse avanzate – al 31 dicembre 2019, del fondo innovativi non oncologici.

Non esistono più scuse – conclude Ivan Gardini. – Abbiamo i farmaci che curano definitivamente una infezione trasmissibile e, non essendo disponibile un vaccino, l’eliminazione dell’infezione passa attraverso la cura del maggior numero di pazienti; abbiamo le risorse, ormai quasi inutilizzate per mancanza di strategie adeguate, abbiamo strutture, medici specialisti apprezzati in tutto il mondo, abbiamo tutto. Ogni paziente che si aggrava è di fatto una sconfitta del SSN”.

Epatite C, quattro punti per andare verso l’eliminazione del virus

Individuare il ‘sommerso’ nelle popolazioni speciali, ma anche negli ultra cinquantenni, usando la chiamata attiva al test secondo modelli validati e cocto-efficaci; utilizzare di tutti i farmaci disponibili, per massimizzare il risultato terapeutico; rinnovare e mantenere il fondo dei farmaci innovativi; rendere i test gratuiti e facilmente accessibili, come per l’HIV” questi i punti-chiave fissati dal Prof. Massimo Galli Presidente della SIMIT per raggiungere l’ambizioso obiettivo dell’eradicazione dell’HCV nella popolazione italiana

RISULTATO STORICO, MA RESTA IL “SOMMERSO” – C’è la cura e si può guarire. Gli straordinari risultati della ricerca scientifica hanno prodotto terapie in grado di eradicare il virus dell’Epatite C in tempi rapidi e senza effetti collaterali. “Abbiamo curato tantissime persone. Ora dobbiamo porci l’obiettivo di curare l’intero paese – afferma il Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali) – Il percorso è sicuramente complicato, ma far emergere il sommerso e curare più persone possibile vuol dire ridurre in maniera sostanziale la circolazione del virus, fino a minimizzarne l’ulteriore diffusione. Virtualmente, cancellarlo dal Paese. Il risultato già ottenuto è rilevantissimo: 185mila persone, di cui il 97-98% è perfettamente guarito dal virus, sono già state curate. Siamo al secondo posto tra i paesi industrializzati per numero di trattamenti eseguiti, dopo gli Stati Uniti, una nazione ben più popolosa della nostra”.

La guarigione garantita dalle nuove terapie per l’HCV implica che il paziente torni sano: è uno dei pochi casi in medicina in cui si guarisce da una malattia cronica – evidenzia il Prof. Alessio Aghemo, membro del Comitato Coordinatore AISF (Associazione Italiana per lo Studio del fegato) – I pazienti presenti nei nostri centri sono stati trattati, ma resta una quota che non afferisce ai centri e non è seguita. Queste persone pur malate non possono accedere alla terapia: è su di loro che dobbiamo lavorare, aumentando il tasso di diagnosi e accelerando il percorso dalla diagnosi al trattamento”.

Per vincere l’Epatite C occorre far emergere il “sommerso”: bisogna innanzi a tutto fare in modo che le persone si interroghino sulla possibilità o meno di aver potuto incontrare il virus e sulla opportunità di accertare il proprio stato, anche attraverso campagne come quella proposta da SIMIT. Per l’emersione del sommerso è però necessario che si provveda alla chiamata attiva per anno di nascita delle persone sopra i 50 anni d’età. Vari possibili modelli, di cui è già stato calcolato il rapporto tra costo e vantaggio per il sistema, possono trovare applicazione nelle diverse aree del paese. È inoltre necessario provvedere a interventi specifici in popolazioni chiave come i tossicodipendenti e i carcerati. Agli immigrati devono essere applicati gli stessi criteri d’accesso al test e alle cure riservati al resto ella popolazione, prestando particolare attenzione alle nazionalità provenienti da paesi ad alta endemia di HCV.

USARE TUTTI I FARMACI DISPONIBILI – La ricerca del sommerso non è l’unica questione su cui gli specialisti premono per accelerare in vista dell’obiettivo dell’eliminazione del virus. La disponibilità in Italia di tre diversi trattamenti farmacologici ha consentito di scegliere ed utilizzare lo schema terapeutico più adatto a ciascun paziente. Ciò ha consentito il 3-4% in più di successi rispetto a paesi dove ai medici non è consentita la stessa possibilità di scegliere. SIMIT e AISF rivendicano di poter curare al meglio e non ritengono che il concetto di equivalenza farmacologica possa trovare applicazione in questo caso se non ad inaccettabile scapito della qualità delle cure.

Noi specialisti di SIMIT e di AISF siamo contrari all’applicazione alla cura di questa malattia del criterio della cosiddetta equivalenza, cioè alla restrizione della disponibilità gratuita per il cittadino con HCV di un solo farmaco o di un solo gruppo di farmaci, rispetto alle tre alternative che abbiamo oggi. Usufruendo di tutte queste tre possibilità a disposizione siamo arrivati ultimamente al 99% di successi; quasi il 5% in più rispetto a paesi che impongono restrizioni nella scelta. Ciascuno degli schemi terapeutici disponibili si adatta meglio a pazienti diversi e diversamente complessi. Il clinico deve poter scegliere al meglio tra le diverse opportunità da cui il paziente può trarre vantaggio”.

Evidenziati altri due punti-chiave per favorire il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo. È opportuno che il fondo per i farmaci innovativi venga prorogato per un triennio, con minori aggiustamenti dei criteri di accesso al trattamento, volti a facilitarne l’estensione. È poi necessario che il test per HCV sia gratuito e facilmente accessibile in tutte le Regioni (come già accade per il test per HIV).

LA CONFERENZA STAMPA AL SENATO – In occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti che cade il 28 luglio, istituzioni, specialisti, economisti, servizio pubblico, mondo dell’impresa si sono ritrovati per una conferenza stampa di lancio della Campagna Sociale per l’eliminazione dell’Epatite C al Senato della Repubblica, presso la Sala Caduti Nassirya di Palazzo Madama. Per l’occasione, presentato anche lo spot di sensibilizzazione sull’HCV: patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute,  è già in onda su tutti i canali radio e tv della Rai, su Rai Social e Rai web. Tra i partner presenti all’evento anche Ferrovie dello Stato Italiane, che ha aderito alla campagna e contribuirà ad amplificarne il messaggio diffondendo lo spot attraverso i propri canali, e Farma Magazine, la voce delle farmacie in Italia, che ha dedicato alla campagna la copertina e un ampio articolo nel suo organo di stampa disponibile in oltre 1 milione di copie presso 17mila farmacie in Italia.

Bisogna stanare il sommerso facendo conoscere questa patologia attraverso campagne di informazione supportate dalla politica – sottolinea Pierpaolo Sileri, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato. – Conoscendo il sommerso si riduce la trasmissione della malattia e si può debellare la malattia, con grandi vantaggi sotto diversi aspetti: dal punto di vista clinico si eviterebbero trattamenti complicati, come trapianti o interventi chirurgici per epatocarcinoma; ma ci sarebbe anche un risparmio che garantirebbe di reinvestire i fondi nel Sistema Sanitario Nazionale”.