Digital Stress in un mondo che corre veloce

In un mondo che corre veloce, i social network ci “riempiono” la vita e i rapporti sociali diventano più online che offline

 

A cura di Carlo Messori, General Manager UM – Universal McCann Italia

 

 

Mail, tweet, squilli, notifiche… siamo circondati da stimoli provenienti da tutte le parti e siamo immersi in una vita parallela, fatta principalmente di relazioni ed amicizie che viaggiano via social network.

Questa non è più una novità, anche se fatichiamo a rendercene conto. Ecco perché IPG WAREHOUSE, la piattaforma che analizza ricerche ed approfondimenti legati a temi sociali e di attualità, ha deciso di parlare di Digital Stress, ossia l’affaticamento causato dalle molteplici interazioni che gestiamo sui device digitali. Lo spunto è la nona edizione di Wave, la ricerca globale dedicata ai social media denominata The meaning of Moments,condotta da UM, centro media del gruppo IPG Mediabrands. Lo studio si basa su dieci anni di analisi del contesto social globale con 54.000 persone intervistate in 79 Paesi del mondo solo nella ultima edizione. L’analisi dei Momenti più rilevanti nella vita delle persone si è basata su ben 60 miliardi di interazioni online, un numero non da poco per la ricerca proprietaria UM.

L’analisi evidenzia numerosi spunti, per esempio l’85% degli utenti online a livello globale dichiara di gestire attivamente il proprio profilo social, un dato in incremento rispetto alle precedenti edizioni. L’impatto di questa esposizione ai social è dirompente: molti utenti sentono l’esigenza di essere sempre connessi ed informati su tutto ciò che accade sui social. Questo comporta il manifestarsi del Digital Stress o stress digitale nel momento in cui le persone si allontanano momentaneamente dalle attività social. Molte persone, proprio a causa della gestione costante dei profili online, si sentono fuori dal mondo se non ricevono continuamente aggiornamenti e contenuti.

Immagine da Wave 9

L’85% degli utenti utilizza la messaggistica istantanea per rimanere in costante contatto con famiglia e amici e si aspetta la stessa interattività ed immediatezza nelle relazioni online. Viviamo in un mondo sempre più multitasking in cui le persone si trovano a svolgere più azioni contemporaneamente, come ad esempio rispondere al telefono, scrivere al pc e leggere una mail sul tablet allo stesso momento. Incuriosisce molto lo studio portato avanti dall’Università di Stanford che, a questo proposito, ha messo in guardia gli utenti digitali multitasking dal compiere tutte queste azioni contemporaneamente. Secondo i ricercatori, il nostro cervello sembrerebbe non prestare sufficiente attenzione a tante azioni svolte nello stesso momento.

Tornando a Wave 9, vengono evidenziati alcuni aspetti interessanti: il 50% degli intervistati dichiara di essere preoccupato di “perdere qualcosa di ciò che accade nel mio social network” (FOMO – fear of missing out) mentre il 60% delle persone si sente stressato e in ansia quando non può accedere ad Internet. Una recente ricerca dell’azienda Apple, analizzata anche sul Wall Street Journal, ha evidenziato come si arrivi ad utilizzare il proprio dispositivo mobile fino a 80 volte al giorno, un dato che sorprende alcuni, ma non sorprende per niente altri.

Altro aspetto su cui riflettere è che le persone propense a considerare i social network come luogo di divertimento o svago sono diminuite del 37% rispetto al 2010 e, al contrario, sono aumentati del 40% gli utenti che li considerano come piattaforma di promozione di sé stessi.

In Wave 9, the Meaning of Moments sono stati identificati e descritti i 138 momenti più rilevanti nella vita delle persone e sono stati individuati i sentimenti e i consumer need ad essi associati. Lo studio dei Moments è alla base della filosofia e dell’approccio UM: individuare i momenti più rilevanti nella relazione tra le audience e i brand è di vitale importanza per massimizzare l’impatto dell’attività di comunicazione.

Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile considerare gli strumenti tecnologici e più in generale le piattaforme virtuali come fonti di stress, invece il nostro millennio è caratterizzato da una vera e propria invasione ed intossicazione da tecnologie. Il contesto digitale è enormemente influente. Il 53% degli utenti dei social media concordano sul fatto di essere influenzati da opinioni condivise online, una percentuale che aumenta al 60% nella fascia di età tra i 25 ed i 34 anni. Ma non tutte le piattaforme hanno lo stesso ruolo. Facebook, per esempio, è considerato la piattaforma per eccellenza della quale si parla tra gruppi di amici (60% a livello mondiale). Twitter, invece, è maggiormente percepito come una piattaforma che influenza l’opinione pubblica mondiale (45%).

Lo stress digitale rappresenta una delle nuove condizioni provocate dalla continua connessione e volontà di condivisione virtuale che modifica molte delle dinamiche a cui siamo sempre stati abituati finora.

L'uso dei social network, come Facebook, Instagram e Twitter, rende i giovani più ansiosi e
La modella e stilista statunitense Amber Rose, ha pubblicato una sua foto in cui appare
Non solo noiosa letteratura da sorbirsi in classe, ma letteratura coinvolgente, pensata per il web con #furioso16tw

L’uso dei social rende i giovani ansiosi

L’uso dei social network, come Facebook, Instagram e Twitter, rende i giovani più ansiosi e paurosi, secondo un nuovo sondaggio fatto nel Regno Unito.

L’indagine, che ha coinvolto oltre 10.000 giovani di età compresa tra i 12 e i 20 anni, suggerisce che il cyberbullismo è diffuso in Rete.

Un giovane su tre ha dichiarato nell’intervista, di aver vissuto la paura del cyberbullismo.

Secondo l’indagine, fatta da Ditch the Label, organizzazione non profit contro il bullismo, il 40 per cento dei partecipanti si sente male se nessuno mette un ‘mi piace’ su un selfie e il 35 per cento lega la sua autostima al numero di seguaci.

Il sette per cento dei giovani utenti della Rete ha dichiarato di essere stato oggetto di bullismo sulle app per foto di Facebook.

Ha ricevuto molestie il 6 per cento dei giovani su Facebook, il 5 per cento su Snapchat e il 2 per cento su Twitter.

Quasi la metà (il 47 per cento) dei giovani ha dichiarato di aver detto cose cattive sui social media e molti hanno offerto solo una versione modificata della loro vita.

In un mondo che corre veloce, i social network ci “riempiono” la vita e i
La modella e stilista statunitense Amber Rose, ha pubblicato una sua foto in cui appare
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Amber Rose quasi nuda sui social

La modella e stilista statunitense Amber Rose, ha pubblicato una sua foto in cui appare semi-nuda (con solo un reggiseno e senza slip) sui social network.

La compagna di Kanye West lo ha fatto per SlutWalk, un movimento che ha avuto inizio nel 2011 in risposta alla posizione di un giudice dell’Ontario il quale aveva detto che “le donne dovrebbero evitare di vestirsi come troie, se non vogliono essere vittime di violenza”.

Il termine SlutWalk identifica una serie di manifestazioni contro la violenza sulle donne. Slut in inglese vuol dire troia.

La foto che venerdì Amber aveva pubblicato sui social, con la didascalia, “#Amberroseslutwalk”, è stata rimossa dopo pochi minuti, ma ha fatto lo stesso in tempo ad essere vista da milioni di fan.

Il prossimo Amber Rose SlutWalk Festival, è previsto per l’1 ottobre 2017 a Los Angeles.

In un mondo che corre veloce, i social network ci “riempiono” la vita e i
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L’Orlando furioso sbarca su Twitter

Non solo noiosa letteratura da sorbirsi in classe, ma letteratura coinvolgente, pensata per il web con #furioso16tw
Tradurre l’Orlando furioso su Twitter, in occasione dei 500 anni dalla sua prima pubblicazione, è la sfida che MuseoFerrara ha raccolto insieme alla Società Dante Alighieri di Roma. 
 
Una sfida giocosa per diffondere con immediatezza i passaggi di grande umanità dei quali è stato capace Ludovico Ariosto nel suo poema.
Il progetto proseguirà con il coinvolgimento di più persone e personalità possibili del panorama intellettuale sino al prossimo 18 novembre.
Sostengono attivamente la trovata culturale i profili del Comune di Ferrara, del Comitato Nazionale del Mibact per le celebrazioni ariostesche nonché di Palazzo dei Diamanti, dove continua la mostra “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”. Non a caso, il progetto scanzonato si domanda e domanda ai lettori italiani cosa vedesse Ariosto quando li teneva ben aperti. 
 
 
In un mondo che corre veloce, i social network ci “riempiono” la vita e i
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