I ricordi non hanno prezzo

Siamo davvero così legati ai nostri ricordi più cari? O potremmo tranquillamente farne merce di scambio? Per capire se e quanto siamo realmente disposti a separarci dai nostri ricordi più preziosi, lastminute.com ha proposto ad alcuni passanti di rimuoverli dalla loro memoria in cambio di una somma di denaro. Il risultato?

ricordi non hanno prezzo.

Un sondaggio, condotto da lastminute.com a margine dell’esperimento, conferma infatti che il 62% degli italiani preferisce conservare i propri ricordi più cari ad ogni costo! E in particolare, tra i ricordi assolutamente indelebili ed inestimabili a cui gli italiani non rinuncerebbero nemmeno per tutto l’oro del mondo, ci sono quelli relativi alla famiglia e all’amore (57%), alla propria infanzia (48%) e ai viaggi (36%).

Per il 60% degli italiani i viaggi rappresentano i momenti più speciali: non è dunque un caso che più della metà degli italiani preferirebbe ricevere sotto l’albero di Natale un “viaggio” piuttosto che un oggetto fisico. Un’opportunità per creare nuovi ricordi indimenticabili da custodire nel cuore.
E a proposito di cuore…

Italiano latin lover? 

Affascinanti e rubacuori, certo, ma anche molto romantici: secondo l’indagine lastminute.com gli uomini italiani sono decisamente sentimentali e molto legati ai ricordi d’amore, anche più delle donne! Il 36% degli uomini rivela infatti che tra i ricordi più preziosi c’è il matrimonio o il primo rapporto con il partner attuale, contro rispettivamente il 33% e il 30% delle donne. La luna di miele è un momento indelebile per gli uomini (27%), un pò meno per le donne (22%). E il primo bacio? Per i maschi nel 41% è un ricordo incancellabile, contro il 37% delle donne.

 

5 consigli per preservare i propri ricordi
Ma come fare a imprimere i propri ricordi più a lungo nella mente? lastminute.com, in collaborazione con la neuroscienziata Dr Hannah Critchlow, rivela cinque modi per conservare al meglio i ricordi e fare breccia nel cuore delle donne!

 

1. Se avete appena avuto un’esperienza fantastica e volete mantenere vivo il ricordo, è essenziale dormire bene la sera. Il sonno aiuta a consolidare i ricordi del giorno precedente e rafforza anche le emozioni ad essi associate.

2. Secondo un vecchio detto, il rosmarino è buono per la memoria e la tradizione è confermata dalla scienza: gli studi hanno dimostrato che uno dei composti dell’erba (1,8-cineolo) provoca un aumento dei neurotrasmettitori con proprietà di potenziamento della memoria. Provate ad annusare un  rametto di rosmarino ad intervalli regolari (ndr oppure a posizionare un batuffolo di cotone imbevuto di olio essenziale al rosmarino sotto il cuscino).

3. L’esercizio è vitale per la conservazione della memoria: alcuni studi indicano infatti che aiuta a stimolare la nascita di nuove cellule cerebrali coinvolte nella formazione di nuovi ricordi.

 

4. Dai tempi della scuola sarà stato detto che parlare o ripetere ad alta voce un concetto ad altre persone aiuta ad imprimerlo meglio nella mente. Il discorso è valido anche per i ricordi, in particolare quando si parla con nuove persone. Interagire e discutere delle vostre esperienze con nuove conoscenze aiuta le cellule cerebrali a formare circuiti completamente funzionali nel cervello, cementando le esperienze che volete ricordare.

 

5. Attenzione allo stress: se è vero che un po’ aiuta ad aumentare la potenza del cervello, troppo può danneggiare le connessioni e portare alla perdita di ricordi. La cosa migliore da fare è prendersi quindi una meritata pausa dallo stress della vita, magari proprio organizzando un bel viaggio.

 

 

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Bere per non aiuta a dimenticare, anzi…

Bere per dimenticare è un’illusione. In effetti l’alcol non solo non cancella i brutti ricordi, ma li rafforza, secondo un nuovo studio, fatto dai ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora (Usa).

Sulla rivista Translational Psychiatry, in cui sono stati pubblicati i risultati dello studio, i ricercatori dicono che se si cerca di “annegare” i dispiaceri con l’alcol, più difficile diventa la cancellazione dalla memoria dell’esperienza traumatica.

L’alcol stimola la creazione sinapsi tra le cellule cerebrali, intensificando così i ricordi ed esacerbando la sensazione di paura.

“L’alcol altera la chimica del cervello e questo rende difficile sostituire con nuovi ricordi quelli traumatici”, hanno detto i ricercatori.

Un farmaco a breve termine e un a terapia comportamentale, permette, invece ai pazienti di dimenticare in modo corretto gli eventi traumatici.

Il recupero non significa dimenticare quello che è successo, ma imparare a non avere reazioni fisiche ed emotive acute quando l’esperienza è richiamata alla mente.

Gli esperti dicono che le persone con la sindrome di stress post-traumatico spesso si sentono depresse o addirittura spaventate. E’ perciò necessario superare questo stato che può aggravarsi  e dare luogo a patologie croniche.

 

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Dopo un trauma, meglio non dormire

“Non andare a letto arrabbiato”, dice un antico consiglio. Ora, un nuovo studio ha dimostrato che un brutto evento vissuto prima di andare a dormire si fissa nella memoria e diventa più vivido e forte dopo una notte di sonno.

Il nuovo studio fatto da un team internazionale di ricerca è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications.

Gli scienziati hanno condotto una ricerca su 73 soggetti. E’ emerso che i ricordi negativi sono molto più difficile da cancellare dopo il sonno.

Il ricercatore Liu Yunzhe, che ha condotto la ricerca nell’università di Pechino, sospetta che l’insonnia dopo un’esperienza traumatica possa essere una sorta di meccanismo di difesa della memoria.

“L’insonnia non permette che i ricordi traumatici siano memorizzati”,  ha affermato.

Nello studio, le scansioni cerebrali fatte sui partecipanti hanno rivelato che i ricordi erano immagazzinati nella parte del cervello riguardante la memoria a lungo termine.

I ricordi di eventi negativi o traumatici spesso si rimuovono più difficilmente di quelli delle esperienze positive o neutre, ha detto il team di ricerca. Ma possono, in una certa misura, essere coscientemente controllati.

Secondo Liu nella vita quotidiana le persone possono avvantaggiarsi di queste nuove scoperte, ad esempio non andando a letto arrabbiate.

La privazione di sonno, subito dopo esperienze traumatiche, inoltre, può impedire il consolidamento del ricordo del trauma, hanno scritto gli autori dello studio.

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Nel morbo di Alzheimer i ricordi possono essere recuperati

I malati di Alzheimer potrebbero non aver perso i loro ricordi, ma avere solo difficoltà ad accedervi, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nature’.

Lo studio, condotto su dei topi dallo scienziato giapponese Susumu Tonegawa, premio Nobel per la medicina 1987, ha mostrato che stimolando specifiche aree del cervello con della luce blu i ratti recuperano i ricordi che prima erano inaccessibili.

Tonegawa e i colleghi del Massachusetts Institute of technology, negli USA, hanno utilizzato dei topi modificati geneticamente, che avevano sintomi simili a quelli del morbo di Alzheimer, una malattia degenerativa del cervello che colpisce milioni di adulti in tutto il mondo.

Gli animali sono stati collocati in una scatola in cui una bassa corrente elettrica nel terreno, provocava una sensazione sgradevole, ma non pericolosa, con delle scosse elettriche.

Il topo che ricordava, quando veniva messo nella stessa scatola 24 ore più tardi, era paralizzato dalla paura, ma i topi con malattia di Alzheimer non mostravano alcuna reazione, suggerendo che non avevano alcun ricordo dell’esperienza.

Quando gli scienziati hanno stimolato specifiche aree del cervello negli animali, le cellule “engramma” collegate alla memoria, utilizzando una luce blu, i ratti hanno ricordato lo shock.

Attraverso la stimolazione ripetuta con la luce, inoltre, gli scienziati sono stati in grado di aumentare il numero delle sinapsi a livelli paragonabili a quelli dei topi sani.

“I ricordi dei topi erano stati recuperati in un ambiente naturale”, ha detto Tonegawa.

“È una buona notizia per i malati” ha detto il premio Nobel per la medicina, spiegando, però, che la tecnica, presumibilmente, funziona solo per pochi mesi nel ratto, o per due o tre anni negli esseri umani, fino a quando la malattia procede in modo tale da eliminare i recuperi.

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