Gravidanza, come viverla bene in estate

Mani e piedi spesso gonfi; sudorazione eccessiva, sensazione di disagio, oltre a stress e stanchezza costante: vivere una gravidanza nei mesi estivi non è sicuramente facile.

 

A tutela della salute delle future mamme e di quella del loro bambino, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili consigli per vivere al meglio il grande caldo dell’estate e alleviare gli effetti delle temperature elevate.

“Durante il giorno è fondamentale idratare il corpo – afferma la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – bevendo tra i due e i tre litri d’acqua: la disidratazione può infatti aumentare il rischio di infezioni delle vie urinarie. Bisogna, quindi, bere regolarmente, preferendo liquidi a basso contenuto di zuccheri, mentre deve essere limitato il consumo di tè, caffè, bevande gassate, molto fredde e alcoliche”.

In gravidanza, l’aumento di peso e i cambiamenti ormonali possono provocare cali di pressione e la sensazione di avere le gambe pesanti. Ilcaldo, che determina la dilatazione dei vasi sanguigni, rende infatti più difficile il flusso di sangue nelle vene.

 

“Per migliorare questa condizione – prosegue la Dottoressa Galliano – consiglio alle future madri di tenere le gambe sollevate mentre si dorme, camminare molto e di scegliere scarpe basse. Può essere molto utile fare un bagno in acqua tiepida alla fine della giornataTra gli sport, il nuotoè quello più raccomandato, poiché l’acqua alleggerisce la pressione sul nervo sciatico esercitata dal peso del pancione. Vanno benissimo anche la cyclette, da praticare durante le ore meno calde della giornata, ma anche le lunghe passeggiate sul bagnasciuga, che stimolano il ritorno venoso. Le donne incinte devono inoltre proteggere la propria pelle con una crema solare ad elevato fattore protettivo e coprire la testa con un cappello”.

“Durante lo stato interessante – prosegue la Dottoressa Galliano – evitate pasti abbondanti, preferendo una dieta equilibrata, ricca di acqua, fibre, vitamine e sali minerali: nel menu devono essere presenti insalate, verdura e frutta – soprattutto anguria e melone – oltre a pesce e latte. Accanto a questi alimenti le donne in gravidanza non devono dimenticare di fare un’abbondante colazione, ricca di zuccheri e proteine”.

Altri due aspetti da non trascurare durante la gravidanza nel periodo estivo sono la stanchezza e il tipo di abbigliamento.

“Suggerisco un piccolo riposo almeno una o due volte al giorno, abbinato alla lettura e all’ascolto della musica – conclude l’esperta – mentre dal guardaroba devono essere eliminati gli abiti troppo stretti i e i materiali sintetici che fanno sudare: è certamente più opportuno dare spazio a tessuti naturali e traspiranti come lino o cotone”.

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Al Salesi di Ancona, nuovo sportello per i neo genitori

È stato inaugurato oggi all’interno del reparto materno-infantile dell’Ospedale Salesi di Ancona il nuovo sportello del progetto “Marche, Fiocchi in Ospedale” di Save the Children per accompagnare e sostenere i futuri e i neo genitori nel delicato momento della nascita di un figlio.

Ascolto e orientamento, consulenze piscologiche e sociali, sostegno materiale, mediazione linguistica e culturale, gruppi di confronto e di mutuo aiuto tra i genitori: numerosi i servizi di cui mamme e papà potranno usufruire gratuitamente grazie al progetto.
Uno sportello, il 12° del progetto “Fiocchi in Ospedale” di Save the Children in Italia, realizzato in partenariato con l’Associazione Patronesse del Salesi e in collaborazione con Regione Marche, Comune di Ancona, Azienda Ospedali Riuniti di Ancona e Fondazione Ospedale Salesi Onlus, che oggi hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per assicurare la sostenibilità nel tempo del progetto e contribuire così al benessere dei bambini e delle bambine nei primissimi giorni di vita.

Obiettivo dell’iniziativa, in particolare, quello di garantire il sostegno di cui hanno bisogno ai futuri e ai neogenitori in condizione di fragilità socio-economica e prevenire e affrontare il disagio piscologico delle mamme prima e dopo il parto.

Nelle Marche quasi 57 mila famiglie (l’8,8% del totale) vivono con meno di 651 euro al mese (1)  –  sottolinea infatti Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro –, mentre a livello nazionale quasi 1 donna su 5 (il 16%) soffre di disagi di natura psicologica durante e dopo la gravidanza, che nei casi più gravi possono sfociare in quella che è nota come sindrome depressiva post partum, con rischi molto alti per la salute e per il benessere del bambino.

“Il disagio psicosociale che può accompagnare i genitori, e in particolare le mamme, durante la gravidanza e dopo il parto, specie se aggravato da altre condizioni di vulnerabilità, può essere molto pericoloso, oltre che per la persona che lo vive, anche e soprattutto per il benessere del bambino o della bambina. Ề dunque fondamentale coglierne tempestivamente i segnali e supportare i neogenitori in un percorso integrato (non solo clinico, ma anche sociale ed educativo), favorendo il dialogo dei servizi e il passaggio ospedale-territorio, riducendo l’isolamento del nucleo e rafforzandone la capacità di cura. Per questo siamo orgogliosi che il progetto Fiocchi in Ospedale ad Ancona nasca grazie al coinvolgimento diretto di attori istituzionali e realtà territoriali che, aderendo a un protocollo d’intesa comune, si sono impegnati in prima persona a mettere a disposizione competenze e risorse per migliorare la tutela dei diritti di bambini e bambine fin dalle prime ore di vita”, ha dichiarato Francesca Romana Marta, Responsabile nazionale del progetto Fiocchi in Ospedale di Save the Children.

L’Ospedale Salesi di Ancona, nel cui reparto materno-infantile sarà attivo lo sportello del progetto “Fiocchi in Ospedale” il martedì, il giovedì e il venerdì dalle ore 15 alle ore 19 – è considerato un polo d’eccellenza nel Centro Italia in ambito pediatrico e materno-infantile. Tuttavia, anche al Salesi come nel resto della Regione Marche e dell’Italia, il 2018 ha segnato una pesante riduzione delle nascite. Basti pensare che la Regione con una riduzione del 5% rispetto al 2017 è scesa, per la prima volta, sotto le 10 mila nascite.

“Il progetto di Save the Children – ha sottolineato l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Ancona, Emma Capogrossi – va ad intercettare un segmento delicato, quello dei neo genitori e dei papà e mamme in attesa, che l’Amministrazione comunale di Ancona ha sempre tenuto presente nelle politiche per la famiglia e supportato costantemente anche attraverso progetti condivisi con istituzioni e associazioni. Le necessità, come è emerso dalla valutazione che è stata fatta a monte del progetto, sono molteplici e mutevoli e perciò la rete è la condizione migliore per mettere in campo risorse, competenze e strumenti e dare perciò risposte concrete e tempestive alle coppie che affrontano questo cambiamento, soprattutto se sono in condizioni di fragilità”.

“Abbiamo sostenuto con convinzione il progetto fin da quando ci è stato proposto. Quell’entusiasmo iniziale è ancora vivo, tanto che ci impegneremo da subito a collaborare con Save the Children e tutti gli altri partner perché il lavoro comune possa dare i suoi frutti migliori e durare nel tempo”, ha affermato Stefania Giacchè, Presidente dell’Associazione Patronesse del Salesi.

“Siamo onorati di ospitare Fiocchi in Ospedale al Salesi, un progetto destinato a coprire uno spazio vuoto nel nostro setting assistenziale perinatale. Save the Children e tutti i nostri partner istituzionali e del volontariato ci offrono una buona pratica che vogliamo far diventare parte sostanziale, a regime, del percorso nascita”, ha detto Michele Caporossi, Direttore Generale Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Ancona.

“La Fondazione Salesi darà una forte collaborazione a questo progetto anche perché sarà per noi il completamento di una attività già in essere di sostegno alle mamme sole e/o prive della rete parentale e di supporto durante la degenza del post parto. È importante ed è una fortuna che ci sia anche l’attenzione non solo dell’Azienda ma di tutta la comunità che vive intorno al Salesi e lo sostiene da tanto tempo”, è il commento di Carlo Rossi, Direttore Fondazione Ospedale Salesi Onlus.

Con l’avvio dello sportello nell’Ospedale Salesi di Ancona, sale a 12 il numero di spazi del progetto “Fiocchi in Ospedale” attivati da Save the Children sul territorio nazionale, dopo quelli già presenti a Bari, Milano, Napoli, Pescara, Roma, Sassari e Torino, con più di 26 mila adulti e 20 mila bambini che dal 2012 sono stati raggiunti grazie alle diverse attività. Attorno a questi spazi, l’Organizzazione supporta inoltre 20 progetti della Rete Fiocchi in Ospedale, nata con l’obiettivo di collegare realtà già attive sul territorio, quali associazioni, istituzioni, servizi e realtà locali, impegnate nella tutela del benessere dei bambini e delle bambine fin dal momento della gravidanza.

Famiglia o carriera? Nel 2019 è ancora possibile doversi porre questa domanda? Sì, soprattutto se
Martedì 29 gennaio, alle ore 10:30, presso la Sala Scozia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni
Una dieta sana ed equilibrata aiuta a mantenere la capacità riproduttiva. «Attenzione a intolleranze alimentari,

Maternità e lavoro: la storia di tre mamme

Famiglia o carriera? Nel 2019 è ancora possibile doversi porre questa domanda? Sì, soprattutto se si è donna. Ma non tutte, per fortuna, scelgono una a discapito dell’altra. E proprio a pochi giorni dalla festa dedicata a tutte le mamme, Copernico, osservatorio privilegiato sul mondo dello smart working, ha voluto fare un punto con tre donne, tre mamme che hanno scelto entrambe le cose: famiglia e lavoro. Valeria Fassio, consulente legale di Lavoix, dopo la terza maternità in tre anni ha deciso di cercare un posto smart, per poter avere orari flessibili e la possibilità di lavorare da casa. “Era il 2014 – racconta – e sono andata alla ricerca di un capo che concepisse questo metodo: l’ho trovato solo negli stranieri. Oggi però le cose sono cambiate anche in Italia e le aziende cominciano ad aprirsi a questa metodologia lavorativa che è il massimo per una mamma”.

 

Valeria si sveglia due ore prima dei bambini, lavora da remoto, poi prepara la colazione e accompagna i figli a scuola prima di tornare a casa e rimettersi al PC. Il pomeriggio lo dedica ai bambini e ricomincia a lavorare intorno alle 6, quando torna a casa il marito, oppure dopo cena. Due giorni a settimana, invece, va a Milano negli uffici di Copernico. “Una delle condizioni chieste al mio datore di lavoro, in fase di assunzione, era un ufficio vicino alla stazione e all’interno di una struttura funzionale con segreteria e reception che potessero raccogliere posta e comunicazioni da consegnarmi i giorni che ero lì”. E in più, quando è a Milano, Valeria incontra altre persone che lavorano negli uffici di Copernico, fa networking, partecipa ad alcuni incontri e fa vita di azienda. Così ha raggiunto un buon equilibrio tra vita privata e lavorativa.

 

È questione di tempo 

Sabrina Ronca, HR di Alphaomega, si è trasferita da Milano a Pescara, la città del compagno, quando è nato suo figlio. “Ero sicura di dover lasciare il mio lavoro, invece la mia azienda mi ha offerto la possibilità di lavorare 3 giorni da Milano e 2 da casa. Sono riuscita a gestire il periodo dell’allattamento e oggi riesco a dedicare le giuste attenzioni a mio figlio. Certo, non è semplice, ma per noi donne è la soluzione per poter passare il tempo con i nostri bambini”.

 

Il work-life balance è un’esigenza di tutti, soprattutto delle generazioni più giovani: a parità di stipendio o anche essendo meno retribuite, le persone ambiscono ad avere un buon equilibrio nella propria vita e a poter dedicare le giuste attenzioni alla famiglia. E proprio il tempo è il beneficio che le mamme smart preferiscono fra tutti quelli che si ottengono attraverso il lavoro flessibile.

 

Secondo la ricerca 2018 dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l’introduzione dei modelli di lavoro smart è infatti ormai diventata una scelta strategica dettata dalla volontà delle aziende di incrementare il livello di soddisfazione delle proprie risorse, con conseguenti ricadute positive sul business: rispetto alla media degli altri lavoratori, gli smart worker sono più soddisfatti dell’organizzazione del lavoro (39%, contro il 18%) e del rapporto con i colleghi (40% contro il 23%). Ma non solo, lo smart working fa crescere anche la produttività di circa il 15% e riduce del 20% l’assenteismo.

 

Elisa Boccaccini, responsabile comunicazione di Machiavelli Music, lavora nella sede Copernico di Torino e apprezza le possibilità di networking degli uffici smart: “Una mamma che lavora passa la maggior parte del suo tempo a casa o in ufficio; spazi come questi di Copernico ti permettono di incontrare gente, fare nuove conoscenze: è un luogo stimolante”.

 

Del resto, le aziende che scelgono di spostare la propria sede o alcuni team in spazi smart come Copernico hanno abbracciato un modo di concepire il lavoro completamente nuovo, aperto, flessibile e rivoluzionario. Ma non sono le uniche: sempre di più, anche in Italia, grandi e piccole realtà stanno virando verso iniziative, organizzazione degli spazi e mentalità tipiche dello smart working.

 

L’Italia diventa smart

Dopo alcuni anni di diffidenza e resistenza, anche l’Italia e le sue aziende si sono aperte al lavoro flessibile. Nel 2018 gli smart worker erano ormai 480mila, in crescita del 20%, inoltre più della metà delle grandi imprese e l’8% delle PMI ha iniziative concrete di smart working, grazie anche alla legge sul Lavoro Agile dello scorso anno.

 

Philips ad esempio ha aperto nel 2018 la nuova sede a Milano, Sarca 235, con spazi strutturati attraverso working corner, ciascuno composto da isole con postazioni lavorative libere, meno aree dedicate al singolo e più luoghi aperti che favoriscono concentrazione, creatività e collaborazione. E in aggiunta, ha promosso iniziative per migliorare le condizioni lavorative dei suoi dipendenti, tra cui l’eliminazione del sistema di timbratura dell’orario, il programma Women@Work per lo sviluppo della leadership al femminile e lo sviluppo del progetto “Io lavoro Smart”, grazie al quale le persone possono lavorare da remoto un giorno alla settimana. C’è poi il caso di Ubi Banca che ha intrapreso la trasformazione aziendale, dando la possibilità di lavorare 5 giorni al mese da casa (o da remoto) che possono anche essere concentrati tutti nella stessa settimana, garantendo gli orari d’ufficio. Anche Mars Italia ha puntato sul raggiungimento di un buon work-life balance eliminando i sistemi di timbratura, inserendo l’orario flessibile e dotando tutto il personale di laptop e iPhone di ultima generazione con accesso a qualunque sistema aziendale.

 

Smart working: un gioco da ragazze

A sfruttare le possibilità (e avere i benefici) del lavoro flessibile sono soprattutto le donne. E non è un “caso”. Un’indagine su oltre 1.000 lavoratori in Australia ha rilevato che le donne sono più inclini del 10% agli orari di lavoro flessibili perché le aiutano concretamente a destreggiarsi tra obblighi professionali e personali. Al contrario, molti uomini hanno detto che lo smart working avrebbe potuto avere ripercussioni negative per loro. Secondo Valeria Fassio: “Per gli uomini è una modalità di lavoro più difficile, ma non tanto perché non sappiano gestirsi: forse non saprebbero mettere un freno, inizierebbero a lavorare prima e finirebbero dopo”.  Anche un recente studio tedesco sullo smart working che conferma i benefici del lavoro agile sull’equilibrio della vita lavorativa e familiare di una donna, nega che siano gli stessi per gli uomini che, invece, lavorando da casa con orari flessibili non avrebbero a disposizione più tempo per la famiglia.

 

Intanto altre risposte del governo sembrano arrivare: la Legge di Bilancio 2019 ha stabilito che le donne lavoratrici nei tre anni dopo il congedo di maternità e i lavoratori con figli disabili dovranno avere la priorità nell’accesso allo smart working.

 

Creare in maniera sostenibile, a lungo termine. Questa è una delle sfide principali imposte dalla
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Frutta, verdura e carboidrati integrali: la fertilità si preserva anche a tavola

Una dieta sana ed equilibrata aiuta a mantenere la capacità riproduttiva. «Attenzione a intolleranze alimentari, obesità e alcolici», osserva Marina Bellavia specialista del centro Procrea

La prevenzione della fertilità inizia dagli stili di vita. E i cibi che si mettono in tavola possono aiutare a mantenere in buona salute la propria capacità riproduttiva. In una società dove una coppia su cinque soffre di problemi di infertilità (dati OMS), è bene quindi prestare attenzione alle proprie abitudini. «Evitare il fumo, l’eccesso di alcol e l’uso di droghe: sono le prime raccomandazioni che rivolgiamo alle coppie che sono alla ricerca di un figlio», premette Marina Bellavia, ginecologa, specialista in Medicina della riproduzione del centro per la fertilità ProCrea di Lugano. «L’alimentazione rientra tra le abitudini di vita che influiscono sulla nostra fertilità. Pur non essendoci delle ricette miracolose, sono diversi gli studi che indicano un’alimentazione equilibrata quale primo passo per conservare la propria capacità fertile».
Una ricerca della Harvard School of Public Health ha scoperto un calo dei problemi di infertilità nelle donne alla ricerca di un figlio che seguivano una dieta sana: chi segue regimi alimentari corretti riduce del 66% il rischio di infertilità per problemi di ovulazione. In una equilibrata alimentazione rientra anche l’assunzione di caffè. Nessuna controindicazione davanti al consumo di un paio di tazze al giorno, ma le donne che consumano più di cinque caffè al giorno, secondo uno studio danese della Fertility Clinic di Aarhus, avrebbero il 50% di probabilità in meno di ottenere il successo con una fertilizzazione in vitro.
Cosa mettere in tavola? In generale le raccomandazioni riguardano: «Evitare i grassi saturi, preferire pane, pasta e riso integrali, assumere proteine vegetali – dice Bellavia -. Una dieta corretta deve tener conto di prodotti stagionali e prevedere l’assunzione regolare di frutta e verdura. Sul fronte maschile viene raccomandata l’assunzione di antiossidanti – come per esempio ciliege, cioccolato fondente, carote e the verde – che permettono di combattere quello stress ossidativo determinato da colesterolo, diabete, fumo, che può danneggiare il processo di spermatogenesi, ovvero la produzione di spermatozoi».
Dalla tavola possono derivare anche problemi di infertilità. «Le intolleranze alimentari sono correlate alla capacità fertile», sottolinea la specialista di ProCrea. «Possono causare una diminuzione delle probabilità di impianto dell’embrione, aborti ricorrenti e ritardo di crescita intrauterina. Infatti, l’assunzione di cibi non tollerati provoca un’infiammazione cronica e quindi una risposta immunologica esagerata che può essere dannosa per la maturazione degli ovuli». Inoltre, «una problematica di malassorbimento, anche se non percepito dalla paziente, può portare ad un deficit di vitamina D e K, di ferro, acido folico e altri oligoelementi essenziali all’organogenesi del feto». Non solo. «Sovrappeso e obesità aumentano l’infertilità. Nell’uomo provocano la riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi e aumentano in maniera significativa il danno al DNA dei gameti. Nella donna c’è un aumento dell’incidenza di aborti spontanei e si hanno importanti modifiche a livello follicolare, con alterazione dei livelli di ormoni chiave che possono influenzare negativamente l’ovulazione».
Per questo è fondamentale seguire un’alimentazione salutare, «ma anche fare dell’attività fisica: la sedentarietà è nemica della fertilità». Conclude Bellavia: «Da non dimenticare il fattore età che, in particolare nella donna, influisce in modo determinante sulle possibilità di avere una gravidanza».

Mani e piedi spesso gonfi; sudorazione eccessiva, sensazione di disagio, oltre a stress e stanchezza
È stato inaugurato oggi all’interno del reparto materno-infantile dell’Ospedale Salesi di Ancona il nuovo sportello
Famiglia o carriera? Nel 2019 è ancora possibile doversi porre questa domanda? Sì, soprattutto se