L’importanza del cordone ombelicale

A trent’anni dal primo trapianto con cellule staminali cordonali si celebra il World Cord Blood Day (WCBD)

Informare sulla natura delle terapie con le cellule staminali e sull’importanza del sangue cordonale: questo l’intento della Giornata Mondiale del Cordone Ombelicale che vedrà mobilitazione a livello mondiale delle più importanti società ed enti pubblici e privati che si confronteranno attraverso eventi e convegni per presentare i traguardi raggiunti dal settore nell’ultimo periodo.

L’evento si fa promotore dell’educazione e della divulgazione del valore del sangue cordonale a livello globale: una chiaro intento culturale volto a sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema tanto importante, quanto delicato. Considerato ancora per i più un tabù, la Giornata Mondiale del Cordone Ombelicale si pone l’importante obiettivo di rendere noto quanto il sangue cordonale e le cellule in esso contenute stiano contribuendo a cambiare progressivamente e positivamente il mondo della medicina.

La divulgazione scientifica è la parte essenziale della missione di questa ricorrenza: usare il sangue cordonale non è più fantascienza o solo “speranza”, WCBD sarà l’occasione per riflettere sulla pratica di conservazione di questa preziosa risorsa naturale.

Ad oggi sono stati oltre 35.000 i trapianti effettuati grazie al sangue cordonale in tutto il mondo per 80 diverse malattie potenzialmente letali come la leucemia, il linfoma e l’anemia falciforme. Come confermano le ultime ricerche, le cellule staminali cordonali si stanno rivelando importanti nel campo della medicina rigenerativa nei trattamenti, ancora sperimentali, delle lesioni del midollo spinale, della paralisi cerebrale, dell’autismo, del diabete di tipo 1.

In Italia oltre il 95% dei cordoni viene gettato come un rifiuto speciale, sprecando un prezioso materiale biologico dalle enormi potenzialità terapeutiche. Il momento del parto è l’unica occasione in cui è possibile prelevare le cellule staminali in modo semplice e non invasivo né per la mamma né per il nascituro. Attualmente le cellule staminali possono essere conservate in una banca privata – familiare oppure possono essere donate in una banca pubblica, per dare la possibilità di cura alle persone che necessitano del trapianto: è stato dimostrato che il sangue del cordone ombelicale può essere conservato per più di 20 anni senza perdere la sua capacità proliferativa.

Trent’anni sono passati dal primo trapianto con le cellule staminali cordonali: nel 1988 ebbe luogo questo  importante intervento che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui guardiamo al nostro corpo. Si tratta del caso del paziente Matthew Farrow affetto da Anemia di Fanconi. All’età di 5 anni è stato curato grazie al sangue cordonale prelevato dalla sorella che dalla diagnosi prenatale è risultata non affetta dalla malattia. Il paziente è completamente guarito e gode tutt’ora, di ottima salute ed è tra i principali promotori  e sostenitori dell’utilizzo del sangue cordonale.
A suggellare l’importanza della di questa seconda edizione vi è la collaborazione dei più importanti enti operanti nel settore al livello mondiale. Il World Cord Blood Day è promosso dalla Fondazione Be the Match, la comunità di professionisti WMCDA, l’ente no profit internazionale Cord Blood Association, l’AABB Center for Cellular Therapies e la fondazione FACT (Foundation for accreditation of cellular therapy). Il Gruppo Famicord rinnova la sua partnership per la Giornata Mondiale del Cordone Ombelicale.
Alcuni ricercatori hanno scoperto come un numero inaspettatamente elevato di mutazioni nelle cellule staminali dei
Una terapia applicata alle cellule staminali può contribuire a promuovere la crescita dei capelli secondo
Un recente studio condotto da alcuni ricercatori britannici su donne che avevano subito diversi aborti

Preservare la giovinezza con le staminali

Alcuni ricercatori hanno scoperto come un numero inaspettatamente elevato di mutazioni nelle cellule staminali dei muscoli comprometta la rigenerazione cellulare.

Quando si invecchia, la funzione muscolare diminuisce. Quindi, secondo i ricercatori, questa scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci per costruire dei muscoli più forti anche in età avanzata.

Per lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, i ricercatori hanno esaminato il numero di mutazioni che si accumulano nelle cellule staminali del muscolo (cellule satellite).

“Ciò che sorprende di più è l’alto numero di mutazioni: abbiamo visto come un sano settantenne abbia accumulato più di 1.000 mutazioni in ciascuna cellula staminale del muscolo e che queste mutazioni non siano casuali ma che ci siano alcune regioni che sono meglio protette”, ha detto la coautrice dello studio Maria Eriksson, docente al Karolinska Institutet, in Svezia.

Le mutazioni si verificano durante la divisione cellulare naturale e le regioni che sono meglio protette sono quelle che sono importanti per la funzione o la sopravvivenza delle cellule. I ricercatori sono stati in grado di sapere che questa protezione, comunque, diminuisce con l’età

“Possiamo dimostrare che questa protezione diminuisce quanto più si invecchia, indicando una compromissione della capacità della cellula di riparare il proprio DNA e questo è qualcosa che dovremmo essere in grado di influenzare con nuovi farmaci”, ha affermato la Eriksson.

Lo studio è stato condotto utilizzando delle cellule staminali singole coltivate per fornire del DNA sufficiente per il sequenziamento dell’intero genoma.

“Abbiamo raggiunto questo risultato nel tessuto muscolare scheletrico, che è assolutamente unico. Abbiamo anche scoperto che c’è una sovrapposizione molto piccola di mutazioni, nonostante le cellule siano posizionate l’una vicino all’altra, rappresentando un carico mutazionale estremamente complesso”, ha osservato la ricercatrice.

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I capelli ricrescono stimolando le staminali

Una terapia applicata alle cellule staminali può contribuire a promuovere la crescita dei capelli secondo un nuovo studio i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Cell Biology.

Gli scienziati dell’Università della California, a Los Angeles, negli Stati Uniti, hanno scoperto un nuovo modo per attivare le cellule staminali nel follicolo pilifero, cosa che potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci per promuovere la crescita dei capelli.

Le cellule staminali del follicolo dei capelli sono cellule di lunga durata nel follicolo pilifero. Sono presenti nella pelle e producono i capelli durante tutta la vita di una persona.

Sono normalmente inattive, ma si attivano rapidamente durante un nuovo ciclo di capelli, cioè quando si verifica una nuova crescita.

La quiescenza delle cellule staminali del follicolo pilifero è regolata da molti fattori. In alcuni casi le cellule non riescono ad attivarsi e ciò causa la perdita dei capelli.

I ricercatori  hanno scoperto che il metabolismo delle cellule staminali del follicolo dei capelli è diverso da quello delle altre cellule della pelle.

Il metabolismo cellulare coinvolge la ripartizione delle sostanze nutritive necessarie per la divisione delle cellule, l’energia e la risposta all’ambiente. Il metabolismo usa enzimi che alterano questi nutrienti per produrre “metaboliti”.

Le cellule staminali del follicolo dei capelli consumano il glucosio nutritivo, una forma di zucchero, dal flusso sanguigno, elaborano il glucosio per produrre eventualmente un metabolita chiamato piruvato. Le cellule possono quindi inviare il piruvato ai loro mitocondri, le parti della cellula che creano energia, o possono convertire il piruvato in un altro metabolita chiamato lattato.

I ricercatori hanno provato a diminuire geneticamente l’entrata del piruvato nei mitocondri per vedere se questo inducesse le cellule staminali del follicolo dei capelli a fare più lattato e se ciò attivasse le cellule e facesse crescere i capelli in modo più rapido.

Il team di ricerca ha bloccato la produzione di lattato geneticamente nei topi e ha dimostrato che questo ha impedito l’attivazione delle cellule staminali del follicolo pilifero. Al contrario, ha aumentato geneticamente la produzione di lattato nei topi e questo ha accelerato l’attivazione delle cellule staminali del follicolo dei capelli, aumentando il ciclo di crescita.

Una volta che abbiamo visto come l’alterare la produzione del lattato nei topi abbia influenzato la crescita dei capelli, possiamo cercare potenziali farmaci che potrebbero essere applicati alla pelle e hanno lo stesso effetto, hanno detto i ricercatori che hanno identificato due prodotti che, applicati alla pelle dei topi, hanno influenzato le cellule staminali del follicolo pilifero, in modi distinti, per promuovere la produzione di lattato.

Il primo farmaco, chiamato RCGD423, attiva un percorso di segnalazione cellulare chiamato JAK-Stat, che trasmette informazioni dall’esterno della cellula al nucleo della cellula stessa. La ricerca ha dimostrato che l’attivazione di JAK-Stat porta ad una maggiore produzione di lattato e questo a sua volta provoca l’attivazione delle cellule staminali del follicolo e a una crescita più veloce dei capelli.

L’altro farmaco, chiamato UK5099, blocca il piruvato dall’entrare nei mitocondri, questo impone la produzione di lattato nelle cellule staminali del follicolo pilifero e accelera la crescita dei peli nei topi.

 

Alcuni ricercatori hanno scoperto come un numero inaspettatamente elevato di mutazioni nelle cellule staminali dei
Un recente studio condotto da alcuni ricercatori britannici su donne che avevano subito diversi aborti

Aborti ricorrenti: poche cellule staminali nell’endometrio

Un recente studio condotto da alcuni ricercatori britannici su donne che avevano subito diversi aborti ha scoperto un fattore comune che potrebbe spiegare il fenomeno e aiutare ad avere un adeguato trattamento.

Gli aborti successivi, più di 3 prima della 12esima settimana di gravidanza, è un fenomeno che colpisce tra il 2 e il 5% delle donne.

Sebbene molte cause fossero note finora, come una malformazione uterina o dei disturbi dei ormonali, restava difficile spiegare con certezza la causa nella metà dei casi di aborto ricorrente.

Il recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Warwick nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista ‘Stem Cell’ dice che analizzando dei campioni di mucosa uterina, ossia di endometrio, prelevati da 183 donne che avevano avuto tre aborti spontanei consecutivi, è emerso che tutti questi campioni avevano un tasso troppo basso di cellule staminali, anche prima della gravidanza, cosa che aveva causato l’invecchiamento precoce di questa mucosa e non consentito lo sviluppo delle cellule deciduali necessarie per l’impianto dell’embrione nell’utero.

“Possiamo immaginare di correggere queste anomalie prima che le pazienti cerchino di avere un altro bambino”, ha detto lo studio.

Questo dovrebbe iniziare con un migliorato screening delle donne a rischio attraverso un test dell’endometrio per misurare la presenza di cellule staminali e, se necessario, fornire vari mezzi medici per rafforzare le cellule endometriali, come iniezioni o farmaci molto specifici.

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