Terapie Car-T contro i Linfomi non Hodgkin

“I Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo sono neoplasie che con la terapia corrente si riesce a guarire all’incirca nel 50-60% dei casi; per il restante 40% dei casi, la terapia di salvataggio ed il trapianto autologo di cellule staminali riesce a guarire una percentuale limitata di questi pazienti, circa il 10%”, spiega il Prof. Antonello Pinto, Direttore SC Ematologia Oncologica, Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS, Fondazione “G. Pascale”.

Le Advanced Therapy Medicinal Product (ATMP) rappresentano una pietra miliare nella medicina: si basano su terapie innovative, quali l’ingegneria tissutale, le terapie geniche e quelle cellulari. Queste terapie sono potenzialmente applicabili in molteplici aree, dall’oncologia alle malattie gastrointestinali; rappresentano un’importante opzione per patologie ad oggi incurabili o su cui risulta difficile intervenire. L’interesse per le ATMP è dovuto principalmente al loro alto valore clinico: sono terapie spesso curative, e comunque in grado di trattare patologie senza alternative. L’alto potenziale pone la necessità di garantire, da un lato, l’accesso omogeneo dei pazienti sul territorio e, dall’altro, la sostenibilità economica. Ricerca, sviluppo e produzione delle ATMP in Italia possono rappresentare un elemento di valore competitivo per il nostro Paese.

LA TAPPA DELL’ATMP FORUM A NAPOLI – Il convegno “Accesso alle Terapie Avanzate: innovazione e prospettive future in Regione Campania”, seconda tappa del roadshow regionale dell’ATMP Forum, si è tenuto martedì 15 ottobre a Napoli. L’iniziativa, organizzata da MA Provider con il contributo non condizionato di Gilead, Celgene, Novartis e Takeda, è nata con l’obiettivo di comprendere le implicazioni delle ATMP e valutare come implementare un modello di successo da un punto di vista gestionale, organizzativo e di cura del paziente a livello regionale. Napoli infatti si configura come uno dei principali centri propulsivi a questo proposito.

L’USO DELLE CAR-T CELL NEI LINFOMI – Le CAR-T cell rappresentano una delle nuove frontiere dell’immunoterapia. Si tratta di un approccio diverso rispetto all’immunoterapia che consiste nell’ingegnerizzare i linfociti T del paziente facendogli esprimere un nuovo recettore chimerico (CAR) in grado di veicolarli verso un antigene (CD19) presente alla superficie delle cellule tumorali dei linfomi a fenotipo B. L’espressione di tale recettore chimerico, che una volta legatosi alle cellule tumorali attiva direttamente il potenziale citotossico dei linfociti CAR, superando i meccanismi di evasione immunitaria della neoplasia. Le CAR-T possono essere impiegate nel trattamento di due patologie, i Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo e il mieloma multiplo.

Il quadro attuale è molto stimolante per quanto riguarda la terapia dei linfomi – spiega il Prof. Antonello Pinto, Direttore SC Ematologia Oncologica, Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS, Fondazione “G. Pascale”. – In particolare, si è oggi accumulata una notevole mole di dati consolidati circa l’efficacia della terapia CAR-T nei linfomi non-Hodgkin aggressivi a grandi cellule, mentre sono in via di rapido sviluppo le esperienze nel campo della terapia del mieloma multiplo. Le due situazioni sono diverse anzitutto dal punto di vista clinico: i Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo sono neoplasie che con la terapia corrente si riesce a guarire all’incirca nel 50-60% dei casi; per il restante 40% dei casi, la terapia di salvataggio ed il trapianto autologo di cellule staminali riesce a guarire una percentuale limitata di questi pazienti, circa il 10%. Resta quindi un 30-40% di pazienti per i quali sono oggi utilizzabili questi nuovi approcci terapeutici. I dati attualmente disponibili, basati su 3 studi clinici relativi alle CAR-t per i linfomi non Hodgkin a grandi cellule, dimostrano che circa il 40% dei pazienti che ha ricevuto il trattamento CAR-T a oltre 2 anni dalla terapia è rimasto in remissione di malattia ed è quindi potenzialmente proiettato verso la guarigione. Questo risultato è significativo: senza questa terapia, la prognosi per la stessa tipologia di pazienti era mediamente oscillante tra i 6 e i 12 mesi. Se questi pazienti raggiungeranno la piena guarigione è ancora troppo presto per dirlo, ma i risultati clinici fin qui evidenziati sono estremamente incoraggianti”.

Per quello che concerne il mieloma multiplo la situazione è differente – prosegue il Prof. Pinto – Si tratta infatti di una neoplasia curabile ma non guaribile. Con le terapie di prima linea i pazienti si avvicinano a lunghe sopravvivenze, anche di 8-10 anni, ma la gran parte di questi va incontro a una recidiva. La situazione è diversa anche dal punto di vista regolatorio. Mentre nei linfomi ci sono già due prodotti registrati e rimborsabili, il processo di registrazione della CAR-T cell da impiegare nei pazienti del mieloma multiplo è ancora lungo, e affinché venga compiuto l’attesa può essere ancora lunga diversi mesi”.

IL PROGETTO ATMP FORUM – Il progetto ATMP Forum nasce il 6 luglio 2017 da MA Provider in collaborazione con il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale (Novara), con l’obiettivo comune di rafforzare e implementare il ruolo primario che l’Italia ha giocato nello scenario ATMP. “L’iniziativa di oggi a Napoli rappresenta un’importante tappa in un percorso ancora in svolgimento: il supporto dato dalle istituzioni locali dimostra come l’implementazione di questo progetto stia proseguendo attraverso una concertazione che coinvolge molteplici attori in tutto il Paese, con un approccio che ci permette di guardare con ottimismo al Sistema-Italia – sottolinea Elena Paola Lanati, Direttore ATMP Forum. – Le ATMP costituiscono un’opportunità di crescita per tutto il sistema sanitario nazionale e sono uno strumento radicalmente innovativo di cura. L’ATMP Forum è stata la prima iniziativa in Italia ad occuparsi di terapie avanzate, anche tramite il portale ufficiale Atmpforum.com, che vuole essere una fonte di informazione e continuo aggiornamento sul tema”.

Poi conclude: Il prossimo 24 ottobre sarà presentato a Roma, sempre presso l’Auditorium del Ministero della Salute, il “Secondo Report italiano sulle ATMP: come rendere attrattiva l’Italia nella ricerca e produzione delle ATMP”. Queste terapie rappresentano una speranza per pazienti affetti da gravi malattie oggi incurabili e hanno dato già prova di efficacia in popolazioni selezionate; il costo superiore allo standard va quindi messo in relazione al valore generato per i pazienti da un trattamento ‘’one shot’’, e all’effetto nel lungo periodo, diventando perciò sovrapponibile se non inferiore al costo di terapie croniche”.

A Roma il convegno “Dieta giapponese e prevenzione oncologica”. Proprio la dieta giapponese, insieme a quella
Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha pubblicato il report Supporting Women With Cancer, presentando
Una nuova imbarcazione, per l’esattezza una Dragon Boat, da destinare sia a uso sportivo ma

La dieta giapponese previene il cancro

A Roma il convegno “Dieta giapponese e prevenzione oncologica”. Proprio la dieta giapponese, insieme a quella mediterranea, è dal 2014 riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Tra i principali benefici, una più alta aspettativa di vita e la riduzione di malattie cardiovascolari, diabete e cancro della prostata

Italia e Giappone promuovono la salute a tavola. La dieta giapponese previene patologie oncologiche, in particolare il cancro della prostata

“L’alimentazione giapponese presenta due vantaggi: il primo, la presenza di cibi con estrogeni deboli genera un’azione protettiva; il secondo, la scarsità di grassi saturi, che risultano dannosi per il colesterolo” spiega il Prof. Andrea Tubaro, Professore di Urologia, Università degli Studi “La Sapienza”

 

UN CONVEGNO DEDICATO ALLA CUCINA GIAPPONESE E AI SUOI EFFETTI BENEFICI – A Roma, martedì 8 ottobre, ha avuto luogo il convegno “Dieta giapponese e prevenzione oncologica”, organizzato da MA Provider con il contributo non condizionato di Astellas. L’incontro è l’occasione giusta per evidenziare l’importanza dell’alimentazione nella prevenzione e nella lotta alle patologie oncologiche, con specifico riferimento al carcinoma prostatico.

Per noi è una vera soddisfazione supportare questa iniziativa che fa conoscere meglio la cucina giapponese – ha dichiarato Akihiko Uchikawa, Vice Capo Missione dell’Ambasciata del Giappone in Italia. – La peculiarità della nostra alimentazione è parte della nostra identità culturale.  Auspichiamo dunque che la cucina giapponese, buona, salutare e sicura, possa aggiungere varietà alle raffinate cucine mediterranea e italiana, suscitando un maggior interesse anche per altri aspetti della cultura giapponese”.

DIETA MEDITERRANEA E DIETA GIAPPONESE A CONFRONTO – Al fianco della rinomata e apprezzata dieta mediterranea, sta crescendo una maggiore attenzione verso la cucina dell’Estremo Oriente. Nonostante si differenzino per gli alimenti e i metodi di preparazione, dieta mediterranea e giapponese condividono molti dei nutrienti necessari per una vita lunga e sana. Entrambe sono considerate da numerosi studi le forme di alimentazione più sane; dal 2014 sono poi state riconosciute patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Tra i principali benefici, si riscontrano una più alta aspettativa di vita e la riduzione di malattie cardiovascolari, diabete e cancro. L’aspettativa di vita è di 79 anni per la dieta mediterranea e di 85 per quella giapponese. Si possono inoltre individuare i seguenti tassi di riduzione di rischio di determinate malattie: per l’ictus del 25% con la dieta mediterranea e del 22% con quella giapponese; per il cancro del 35% con la mediterranea e del 27% con la giapponese; per il Morbo di Parkinson del 46% con mediterranea e del 50% con la giapponese. Sorprendono soprattutto i dati relativi al cancro della prostata, in merito ai quali emerge un’incidenza maggiore nei Paesi occidentali (ad esempio, del 40% negli Stati Uniti). In Giappone, i numeri mostrano un calo rilevante, attestandosi a un’incidenza del 10%.

Su questo aspetto si è soffermato uno studio pubblicato dai ricercatori del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati su “Biology and Reproduction”: i benefici della “dieta giapponese” nella prevenzione del cancro della prostata sono dati dalla produzione di una molecola chiamata Equol, prodotta dall’intestino quando digerisce la soia, che risulterebbe in grado di bloccare l’azione di un ormone maschile, il DHT, che è collegato all’ipertrofia prostatica e al tumore. Inoltre, alcuni studiosi del dipartimento di Epidemiologia della Columbia University suggeriscono la «dieta del Sol Levante», povera di grassi, anche dopo l’accertamento del tumore, in quanto può influire anche sul decorso del tumore prostatico.

IL PARERE DEGLI SPECIALISTI – La prevenzione primaria permette di impedire lo sviluppo di una neoplasia. Non sempre è possibile, ma nel caso del tumore della prostata alcuni fattori sembrano realmente ridurre il rischio: tra questi, proprio l’alimentazione. “Dal punto di vista clinico, l’alimentazione giapponese risulta efficace nella prevenzione secondo una duplice prospettiva – ha spiegato il Prof. Andrea Tubaro, Direttore UOC Urologia, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Professore di Urologia, Università degli Studi “La Sapienza”. – Anzitutto, la dieta giapponese è ricca di cibi come tofu, edamame, germogli di soia, caratterizzati da estrogeni deboli, cioè sostanze di derivazione naturale con una debole attività estrogenica; l’assunzione fin dall’infanzia di cibi con estrogeni deboli genera un’azione protettiva sul tumore della prostata. In secondo luogo, è molto povera di grassi saturi, che sono dannosi per l’organismo poiché innalzano i livelli del colesterolo, la cui alterazione può generare complicanze di tipo cardiovascolare”.

«Noi siamo quello che mangiamo»: questa affermazione divenuta oggi assioma, è confermata da evidenze sperimentali ed epidemiologiche sempre più importanti e significative. “È ormai assodato che esista un rapporto bidirezionale tra i nostri geni e i nutrienti che assumiamo con la dieta – ha sottolineato Marco Silano, Responsabile Unità Operativa Alimentazione, nutrizione e salute, Istituto Superiore di Sanità. – Il patrimonio genetico determina la risposta di ciascun individuo ai nutrienti. Parallelamente, gli stessi nutrienti modificano l’espressione dei geni (epigenetica), silenziando alcuni e attivandone altri. L’effetto epigenetico si verifica non solo nell’arco di tutta la vita, ma inizia durante il periodo fetale, oltre ad avere anche una trasmissione transgenerazionale.

Alla luce del rapporto tra cibo e geni, le diete tradizionali, quali la mediterranea e la giapponese, presentano uno stretto legame tra la popolazione, il territorio e le tradizioni culturali, a cui i geni “protettivi” nei confronti delle malattie cronico-degenerative si sono selezionati nel tempo”.

IL PUNTO DI VISTA DEI NUTRIZIONISTI – “La presenza di fibre, acidi grassi mono e poli-insaturi, sali minerali e un’elevata quantità di sostanze antiossidanti forniscono all’organismo una protezione contro i processi infiammatori e contro l’invecchiamento cellulare. Svolgono inoltre un ruolo fondamentale nella prevenzione di malattie metabolico-croniche, quali patologie cardiovascolari, diabete mellito e patologie tumorali, tra cui il tumore della prostata. – ha evidenziato Silvia Migliaccio, Medico Specialista in Scienze della Nutrizione Umana, Segretario Generale Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione.

IL NEED DEL PAZIENTE – “Il nostro obiettivo è far conoscere e informare pazienti, familiari e cittadini sulla prevenzione del tumore della prostata, anche in termini di stili di vita frutto di una corretta alimentazione – ha affermato l’avvocato Maria Laura De Cristofaro, Presidente di Europa Uomo Italia Onlus. – Diffondiamo le raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che ha svolto uno studio molto approfondito sul rapporto fra alimentazione e tumori: occorre limitare il consumo di carne rossa, bevande dolci e alcool. Allo stesso tempo, è fondamentale l’attività fisica quotidiana. Iniziative come il presente convegno ci offrono un’importante opportunità per svolgere la nostra missione di sensibilizzare e informare correttamente la popolazione”.

IL RUOLO CRUCIALE DELLA RICERCA FARMACEUTICA – “La nostra azienda sostiene e incoraggia iniziative di questo genere perché permettono di garantire una crescita della consapevolezza in ogni individuo del valore di un corretto stile di vita nella prevenzione di alcune patologie – ha spiegato l’Amministratore Delegato di Astellas Giuseppe Maduri. – Custodiamo un patrimonio variegato e prezioso quale quello della cultura giapponese, che può essere condiviso generando benefici diffusi. Il nostro impegno infatti è volto a migliorare la salute dei pazienti, interpretandone i bisogni e intervenendo laddove necessario con farmaci innovativi e affidabili”.

"I Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo sono neoplasie che con la terapia corrente si
Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha pubblicato il report Supporting Women With Cancer, presentando
Una nuova imbarcazione, per l’esattezza una Dragon Boat, da destinare sia a uso sportivo ma

Donne e tumori: solo il 20% ritiene di aver ricevuto un supporto sufficiente

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha pubblicato il report Supporting Women With Cancer, presentando i risultati di un’indagine condotta a livello globale che ha coinvolto 4.585 donne in 23 Paesi. L’indagine ha rilevato che solo una donna su cinque (il 20%) a cui è stato diagnosticato un tumore ritiene di aver ricevuto un supporto sufficiente riguardo alla gestione delle responsabilità familiari o all’adeguamento della propria condizione lavorativa al mutato stato di salute; il 45% era consapevole dei segni e dei sintomi di un tumore prima della diagnosi e quasi la metà (47%) non aveva mai partecipato ad un programma di screening oncologico. Inoltre, i risultati hanno fatto emergere come esistano margini di miglioramento sia per aumentare la conoscenza su tutti i tipi di tumore e sui relativi fattori di rischio, sia per accrescere la consapevolezza relativa all’accesso ai programmi di screening ed ai servizi di supporto alle donne. Infine, un quarto delle donne (25%) ha percepito di essere stato stigmatizzato maggiormente rispetto agli uomini a causa della malattia.

 

Le interviste alle donne italiane hanno rivelato importanti bisogni non soddisfatti anche nel nostro Paese: il 51% delle donne intervistate era a conoscenza dei segni e sintomi del tumore prima della diagnosi, una percentuale maggiore rispetto alla media globale, ma comunque da migliorare. Inoltre, è emersa una sottovalutazione dei rischi associati a tumori non considerati femminili, tra cui quello al colon retto e al polmone. Più di una donna italiana su tre, poi, non ha mai partecipato ad un programma di screening oncologico in grado di migliorare la diagnosi precoce.

Belén Garijo, CEO Healthcare e membro dell’Executive Board di Merck dichiara: “Oltre a rendere accessibili i farmaci più efficaci, ci impegniamo ad accompagnare e a sostenere le donne affette da tumore durante il loro difficile percorso. Questo studio ci fornisce nuove informazioni sugli innumerevoli aspetti della vita di una donna che cambiano dopo una diagnosi di cancro e che devono essere presi in considerazione per migliorare la loro salute e la qualità della vita”.

Ideata in collaborazione con l’Union for International Cancer Control (UICC), l’indagine ha rivelato che un terzo delle donne (34%) ha riferito di non aver ricevuto alcun sostegno dal proprio datore di lavoro a seguito della diagnosi e meno della metà di quelle in età fertile (45%) ha affermato di aver ricevuto consigli in materia di pianificazione familiare dal proprio specialista. Nonostante le sfide affrontate, solo il 42% delle intervistate ha avuto accesso a servizi di supporto, facendo emergere come la conoscenza relativa alle attività di sostegno e alle risorse educative disponibili per le donne affette da cancro potrebbe essere bassa, e la necessità, di  servizi più adatti agli effettivi bisogni delle donne.

In Italia, la stragrande maggioranza delle donne intervistate (85%) dichiara di non aver ricevuto sufficiente supporto per gestire le responsabilità familiari o lavorative (81%). Solo il 32% ha avuto accesso a servizi di supporto e al 52% delle donne non è stato offerta dal proprio specialista una consulenza sulla preservazione della fertilità o sulla pianificazione familiare.

L’indagine ha inoltre mostrato la necessità di una maggiore sensibilizzazione per quanto riguarda i tumori nelle donne. Risultano infatti sottovalutati i fattori di rischio associati a tipi di tumore che non sono generalmente considerati “tumori delle donne”, come quello ai polmoni e al colon-retto. Anche le donne anziane e quelle nei Paesi a reddito basso o medio sono risultate meno consapevoli dei segni e dei sintomi del cancro prima della diagnosi, rispetto a quelle nei Paesi ad alto reddito. I risultati hanno fatto emergere come sia necessaria una maggiore attenzione, indipendentemente dal reddito e dal livello di istruzione, per migliorare la comprensione e il riconoscimento da parte delle donne dei segni, sintomi e fattori di rischio del cancro, in particolare per quelli in cui le donne sono ad alto rischio.

Cary Adams, CEO dell’UICC, ha affermato: “Dobbiamo migliorare tutti gli strumenti a nostra disposizione per aumentare la consapevolezza delle donne sui sintomi del tumore. Non solo quella relativa alle neoplasie femminili, ma anche di altri tipi come il tumore del polmone, del colon-retto o dello stomaco. L’UICC invita la comunità oncologica mondiale ad attivarsi per aiutare le donne a comprendere meglio i segni e i sintomi dei tumori e permettere così che si presentino alla diagnosi ad uno stadio che migliori le loro possibilità di sopravvivenza.”

La diagnosi precoce del tumore è riconosciuta come lo strumento in grado di aumentare le possibilità di successo di un trattamento e l’indagine ha evidenziato la necessità di una maggiore consapevolezza e comprensione dei programmi di screening oncologici e del ruolo che svolgono. Per le donne che non hanno partecipato a programmi di screening, i tre motivi più significativi sono stati: non prendere sul serio i loro sintomi (52%); temere una diagnosi (38%) e ritardare una visita al proprio medico a causa dei costi (29%). Le donne di età compresa tra i 18 e i 40 anni hanno avuto maggiori probabilità di subire ritardi nella diagnosi (49%) rispetto ad altri gruppi di età, soprattutto a causa del fatto che i sintomi non sono  stati presi sul serio (43%).

Nel nostro Paese, tra le barriere che hanno ritardato l’accesso agli screening, la scarsa consapevolezza della necessità di sottoporsi ai controlli diagnostici e la paura della diagnosi.

Il programma Supporting Women With Cancer è stato condotto a sostegno dell’iniziativa Healthy Women, Health Economies, che riunisce pazienti, governi, professionisti del mondo sanitario, datori di lavoro e altri stakeholder che intendono  offrire supporto al miglioramento della salute delle donne, in modo che possano prosperare e integrarsi e contribuire alla crescita delle loro comunità. Merck si impegna a sostenere le pazienti in tutti gli aspetti della vita, incluse la fase post-diagnosi e la terapia, collaborando con il mondo dell’oncologia affinché si individuino soluzioni in grado di trasformare queste intuizioni in risultati significativi per le donne affette da tumore. Nel rapporto sono illustrate diverse raccomandazioni su come raggiungere questo obiettivo.

Il rapporto completo Supporting Women With Cancer è disponibile a questo link.

"I Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo sono neoplasie che con la terapia corrente si
A Roma il convegno “Dieta giapponese e prevenzione oncologica”. Proprio la dieta giapponese, insieme a quella
Una nuova imbarcazione, per l’esattezza una Dragon Boat, da destinare sia a uso sportivo ma

Dragon Boat: una barca a uso riabilitativo per le donne operate al seno

Una nuova imbarcazione, per l’esattezza una Dragon Boat, da destinare sia a uso sportivo ma soprattutto a uso riabilitativo per le donne in rosa operate al seno.

Acquistata dalla Lega Navale Italiana Sezione di Falconara Marittima con il contributo della Mutua sanitaria Cesare Pozzo e dell’Università Politecnica delle Marche, la barca sarà inaugurata domenica 15 Settembre 2019 alle ore 10.00 alla Base Nautica in via Monti e Tognetti a Falconara Marittima (AN).

Il progetto nasce per mettere a disposizione della
neonata squadra di Dragonesse operate al seno
che si stanno preparando ai prossimi impegni nel
circuito LILT, un’imbarcazione modello Dragon Boat
di capacità inferiore (dieci posti) a quella già in
dotazione per agevolare gli allenamenti nelle
giornate in cui la presenza delle partecipanti non è
sufficiente a completare la squadra.

La stessa imbarcazione, inoltre, sarà utilizzata nel
circuito riservato alle gare tra i vari Gruppi
Universitari.

Nella foto: Stefano Cherri (Presidente Lega Navale di
Falconara); Daniele Montali (Vice Presidente Lega Navale
di Falconara), Mirella Fava (Coordinamento Donne
CesarePozzo); alcuni soci della Lega Navale e alcune
componenti della squadra di dragonesse

La Dragon Boat è un’imbarcazione di origine
orientale simile a una canoa a forma di drago, lunga
circa dieci metri, utilizzata sia a titolo sportivo con propria federazione, FIDB afferente al CONI e
sia a livello amatoriale in virtù delle sue caratteristiche tecniche vicine alla canoa.
Da oltre vent’anni, inoltre, su intuizione del medico canadese Don Mckenzie, la Dragon Boat ha anche un utilizzo riabilitativo per le donne di tutto il mondo operate di tumore al seno, costituendo una tipologia di riabilitazione alternativa, fuori dagli schemi tradizionali, che
raccomandavano un limitato uso del braccio dopo l’intervento. Inoltre, lo stare in squadra ha da
sempre sortito benefici psicologici notevoli sulle donne accomunate dallo stesso percorso di malattia.

Il Coordinamento Donne della Mutua sanitaria Cesare Pozzo ha voluto fortemente sostenere il progetto della Lega Navale Italiana sezione di Falconara Marittima, con la volontà di portare avanti un programma itinerante su scala nazionale volto alla divulgazione e al sostegno della prevenzione, della cura e della riabilitazione in ambito oncologico come quella svolta sulle Dragon Boat.

"I Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo sono neoplasie che con la terapia corrente si
A Roma il convegno “Dieta giapponese e prevenzione oncologica”. Proprio la dieta giapponese, insieme a quella
Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha pubblicato il report Supporting Women With Cancer, presentando