Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, ricoveri per infezioni

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali – MICI (Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa) colpiscono circa 250mila italiani. Queste patologie (note anche come IBD – Inflammatory Bowel Diseases) hanno un rischio intrinseco di complicanze infettive; un rischio che aumenta con l’avanzare delle patologie stesse, con l’età e con l’uso dei farmaci. La prevenzione, il riconoscimento e la gestione delle complicanze infettive nelle malattie infiammatorie croniche intestinali è dunque di estrema importanza nell’ambito della corretta gestione multidisciplinare del paziente. In questo approccio, il gastroenterologo svolge il ruolo di coordinatore di un team eterogeneo di specialisti, tra cui ricopre rilevanza assoluta anche l’infettivologo.

 

LE INFEZIONI NEI PAZIENTI AFFETTI DA MICI – Il paziente affetto da MICI è riconducibile alla categoria del paziente fragile, cioè quell’insieme di individui con un sistema immunitario compromesso; è il caso di anziani, malati cronici, bambini. In particolare, il paziente affetto da MICI ha un rischio infezione intrinseco e uno estrinseco. “I rischi estrinseci sono dovuti anzitutto al fatto che le MICI colpiscono l’intestino e possono generare malnutrizione, terreno fertile per favorire le infezioni – sottolinea il prof. Alessandro Armuzzi, Segretario Nazionale IG-IBD, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – Università Cattolica di Roma. – Le MICI inoltre rendono il soggetto vulnerabile e maggiormente esposto ad altre malattie: l’avanzare dell’età e la comorbidità sono altri fattori intrinseci che incrementano i rischi di infezione. Infine, bisogna ricordare che circa il 50% dei pazienti con malattia di Crohn e fino al 20% dei pazienti con colite ulcerosa necessitano di intervento chirurgico entro 10 anni dalla diagnosi: l’intervento espone il soggetto a infezioni nel periodo post operatorio. Ci sono poi i rischi estrinseci, legati all’uso di certi farmaci: cortisone, immunosoppressori, farmaci biologici, e le piccole molecole hanno un rischio infettivo legato alla loro assunzione”.

I RISCHI DI TUBERCOLOSI – La tubercolosi in Italia è in costante leggero calo. Ciò non toglie che ogni anno ci siano circa 4mila nuove diagnosi, con un’incidenza nazionale di 6,5 per 100mila abitanti. L’aspetto più preoccupante per un paziente affetto da MICI però è un altro: secondo il rapporto della OMS del 2018, il 23% della popolazione mondiale, circa un miliardo e settecentomila persone, ha una tubercolosi latente. “Se il sistema immunitario reagisce subito bene, infatti, il micobatterio della tubercolosi causa un’infezione senza sviluppare la malattia – spiega il Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT – il batterio è costretto a nascondersi in particolari cellule, i macrofagi, ove resta ‘sotto sorveglianza’ per tutta la durata della vita dell’ospite. Può riattivarsi, causando malattia, in circa il 5-10% dei casi: ciò dipende principalmente dalle condizioni (più povertà, più disagio, più riattivazione), dalla durata della vita (riattivazioni nell’anziano fragile), dall’insorgenza di malattie debilitanti e dalla necessità di assumere farmaci immunosoppressori. È questo il caso delle persone con MICI che, nell’eventualità che siano anche portatori di TB latente devono assumere particolari trattamenti. La dovuta attenzione va anche riservata all’accertamento dello stato di infezione tubercolare prima dell’inizio di terapie immunosoppressive”.

I RISCHI DI EPATITE, SEPSI E ALTRE INFEZIONI – Tra le infezioni virali, quelle a cui il paziente affetto da MICI risulta esposto sono soprattutto l’epatite B e C. Sebbene la ricerca scientifica abbia compiuto significativi progressi, trovando anche terapie in grado di eliminare l’HCV in poche settimane e senza effetti collaterali, resta un ampio sommerso, circa 200mila persone che ancora devono essere sottoposte a trattamento; inoltre, alcune categorie più deboli, come detenuti, tossicodipendenti, migranti, possono costituire un serbatoio del virus.

Ci sono poi infezioni virali cosiddette opportunistiche, come l’herpes zoster: senza particolari conseguenze per un paziente con un sistema immunitario efficiente, se contratte da un soggetto immunosoppresso possono avere effetti anche molto gravi.

Uno studio ha dimostrato che oltre il 25% dei ricoveri ospedalieri nei pazienti affetti da MICI sono legati a infezioni. “Tali infezioni, – spiega il prof. Spinello Antinori, Professore Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università di Milano – in particolare la sepsi, la polmonite e l’enterite da Clostridium difficile aumentano di quattro volte il rischio di morte. Tuttavia la disponibilità di nuovi strumenti per la diagnosi precoce così come farmaci di nuova generazione permettono di raggiungere percentuali di successo elevate”.

L’IMPORTANZA DEI VACCINI PER I PAZIENTI AFFETTI DA MICI – Le vaccinazioni proposte nel paziente fragile, come quello affetto da MICI, sono molto diverse da quelle per l’infanzia. Oltre che alla protezione individuale, le vaccinazioni destinate al bambino sono necessarie per raggiungere l’immunità di gregge, ossia la copertura del 95% della popolazione, per ridurre la possibilità che un agente infettivo circoli e vada a colpire anche le persone non vaccinate. Nel caso delle vaccinazioni del paziente fragile, l’obiettivo principale è proteggere il singolo individuo immuno-compromesso, una persona fragile che può essere colpita da infezioni più facilmente e in forma più violenta. Inoltre, negli adulti immuno-compromessi, le vaccinazioni attuate in età infantile possono non offrire più copertura. Diventa pertanto utile stabilire con test diagnostici se una persona sia ancora protetta o abbia bisogno di un richiamo vaccinale anche per i vaccini dell’infanzia. “I vaccini possono prevenire le infezioni in pazienti affetti da MICI nella misura in cui si usino i vaccini consigliati dalle Linee Guida nazionali e internazionali – spiega il Prof. Armuzzi. – Oltre alla ovvia profilassi obbligatoria, la profilassi vaccinale annuale contro l’influenza o quella periodica contro lo pneumococco (il batterio che provoca la polmonite) sono particolarmente suggerite, specialmente se siano in corso terapie immunosoppressive. L’ipotesi che si slatentizzi la riacutizzazione di una malattia nel momento del vaccino è totalmente falsa. Le vaccinazioni antiinfluenzale, antipneumococcica, ma anche contro varicella o herpes zoster, sono molto importanti per la prevenzione che possono garantire”.

"Gli italiani con tubercolosi latente sono più numerosi di tutti gli immigrati, e molto più
Una rete globale composta da medici, esperti di salute pubblica, Società Scientifiche, società civile, pazienti,
Necessario un nuovo approccio per la sanità nelle carceri: solo 1 detenuto su 3 non

Alimentazione controllata e Longevità, secondo il Prof. Valter Longo

Alimentazione controllata e longevità è il tema a cui il Prof. Valter Longo si è dedicato negli ultimi 25 anni con studi e ricerche che hanno portato a innovativi risultati come la Dieta della Longevità e il Programma Mima Digiuno (PMD).

Lo scienziato italiano – inserito dal TIME nella lista dei 50 personaggi più influenti del 2018 nell’ambito della salute – prosegue incessantemente il suo lavoro che continua a produrre nuove evidenze scientifiche: secondo una ricerca appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Cell Reports, cicli di Programma Mima Digiuno (PMD) producono effetti positivi negli animali con malattie infiammatorie intestinali.

Nello studio “Fasting-Mimicking Diet Modulates Microbiota and Promotes Intestinal Regeneration to Reduce Inflammatory Bowel Disease Pathology”, il Professor Longo e la sua equipe di ricercatori della University of South California hanno analizzato gli effetti sull’evoluzione dell’infiammazione intestinale in topi con Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) che erano stati sottoposti a 2 cicli di 4 giorni ciascuno di PMD e che successivamente avevano ricevuto una normale alimentazione.

I dati ottenuti hanno dimostrato scientificamente come questi cicli di PMD producano importanti effetti, con un chiaro miglioramento dei sintomi associati alla patologia: è stata rilevata una maggior rigenerazione dell’epitelio intestinale, grazia alla attivazione delle cellule staminali, un miglior controllo della risposta immunitaria e un aumento delle popolazioni intestinali “buone”, in particolare di Lactobacilli e di Bifidobatteri.

“I risultati ottenuti dagli studi precedenti e quelli della più recente ricerca pubblicata su Cell Reports – ha affermato il Prof. Valter Longo –  indicano che cicli di PMD incidono positivamente sui marcatori di infiammazione sistemica nell’uomo e fanno ben sperare che possano produrre benefici anche per i pazienti con malattie infiammatorie intestinali, come il Morbo di Chron e la colite ulcerosa. A tal fine, la Clinica di Genova sta sviluppando uno studio clinico randomizzato che prevede l’impiego di PMD in pazienti con MICI, proprio con l’obiettivo di determinarne l’efficacia e la sicurezza nell’uomo”.

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) comprendono una serie di patologie caratterizzate da infiammazione acuta e cronica a carico dell’intestino, i cui più comuni sintomi sono dolori addominali, dissenteria, malassorbimento dei nutrienti e, a volte, anemia. Queste patologie sono molto presenti nei Paesi più industrializzati, dove i pazienti sono aumentati fino a 20 volte negli ultimi 10 anni, e sono in costante crescita. In Italia si calcola che circa 200.000 persone oggi ne siano affette.

"Le malattie infiammatorie croniche intestinali hanno il picco di incidenza tra i 20 e i
Fare un mini-digiuno per 5 giorni, ogni 3-6 mesi, sotto controllo medico, può aiutare a
Tre o quattro giorni di digiuno possono stimolare il sistema immunitario, anche negli anziani o

Malattia di Crohn, in arrivo nuove terapie

“I dati ufficiali mostrano 40mila pazienti in Lombardia affetti da colite ulcerosa o da Crohn, un aumento notevole rispetto ai precedenti 26mila. Ai farmaci biologici presto si affiancheranno cure a base di stem cell” spiega il prof. Maurizio Vecchi del Policlinico di Milano

NUOVE TERAPIE PER LA MALATTIA DI CROHN – Le terapie per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI o, secondo l’acronimo inglese, IBD, Inflammatory Bowel Disease), ossia la Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn, sono sempre più innovative. In particolare, recentemente è stato registrato anche in Italia un farmaco anche per la malattia di Crohn che ha un nuovo target terapeutico, in quanto agisce più a monte del processo infiammatorio responsabile della malattia, garantendo un esito di remissione della patologia in due anni nel 75% dei casi. “Ma la ricerca è in continuo divenire” afferma il prof. Maurizio Vecchi. “L’innovazione è legata alla potenzialità della manipolazione della flora batterica, il cosiddetto microbiota (batteri presenti nell’intestino), e all’uso delle stem cell (cellule staminali), che permettono di riparare i tessuti che sono lesionati dall’infiammazione e dalle ulcere. Sono progetti ancora in fase sperimentale, ma alcune di queste cellule arriveranno in commercio tra non molto. In breve, ciò significa che stiamo passando dalle terapie biologiche alla manipolazione di cellule batteriche, flora batterica o cellule umane per riequilibrare lo stato infiammatorio“.

La percentuale di pazienti che vengono trattati con farmaci biologici si attesta tra il 10 e il 20% del totale, una cifra inferiore a quella osservata in altri paesi europei forse perché in Italia si è un po’ restii a utilizzare farmaci più nuovi. I farmaci biologici riescono ad ottenere una buona risposta terapeutica in una percentuale variabile tra il 50 e il 70%: numeri elevati se si considera che i pazienti trattati sono refrattari alle altre terapie. Le stem cell per la cura delle fistole perianali hanno ottenuto la registrazione in alcuni paesi europei, ma non in Italia, dove le prove della loro efficacia non sono state considerate ancora sufficienti. Le terapie con trapianto fecale sono in fase di sperimentazione, sino ad adesso con risultati non omogenei. “L’entrata in commercio di queste nuove terapie dipenderà da 1) se raggiungeranno un’evidenza di efficacia sufficiente,  2) che tempi saranno necessari per svolgere gli studi adatti a queste dimostrazioni” spiega il prof. Vecchi. “In sostanza, mentre l’uso delle cellule staminali potrebbe divenire disponibile in 1 anno o 2, probabilmente prima di avere disponibile il trapianto fecale bisognerà attendere un po’ di più“.

 

LE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI IN LOMBARDIA – Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino, ossia la Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn, compaiono frequentemente tra i 20 e i 30 anni, impattando in maniera significativa sulla qualità di vita dei soggetti affetti. In Italia si stima che siano affette da colite ulcerosa o malattia di Crohn tra le 200 e le 250mila persone; in Europa i dati ufficiali ci dicono che ne soffrono in oltre due milioni. I dati più recenti sulle esenzioni mostrano che probabilmente in Lombardia ci sono circa 40mila pazienti affetti da colite ulcerosa e/o malattia di Crohn. “Questa stima è molto superiore a quella precedente di 26mila soggetti” dichiara il professor Maurizio Vecchi. “Per questo deve essere valutata con cautela: l’incremento di queste patologie sembrerebbe davvero eclatante. Le malattie infiammatorie croniche intestinali presentano delle difficoltà diagnostiche e terapeutiche. Tuttavia, sono in corso grandi innovazioni. La cosiddetta ricerca traslazionale ha fatto in modo che dal banco di laboratorio si portassero al letto del malato dei farmaci con efficacia davvero notevole“. In passato, infatti, queste malattie registravano una mortalità superiore a quella della popolazione generale. Oggi il rischio di mortalità si è ridotto grandemente e non è più differente da quello dei soggetti di controllo.

IL CONGRESSO – Si terrà lunedì 12 e martedì 13 novembre presso l’Università di Milano il «Second Young Gastroenterologist’s Day & “Milestones And Breakthrough In Ibd” Meeting». Confronto, attualità e futuro. Verranno seguiti due percorsi: anzitutto, l’approccio generale della gastroenterologia, dall’impatto dello screening del carcinoma colo-rettale in Regione Lombardia all’approccio diagnostico e terapeutico della NASH, al peso delle patologie gastrointestinali nella sanità europea. Il secondo filone sarà focalizzato sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali e sulle manifestazioni extra-intestinali sistemiche e di altri apparati. “L’ampliarsi delle opzioni terapeutiche espone potenzialmente i pazienti ai rischi legati all’immunosoppressione” dichiara il prof. Maurizio Vecchi, Direttore di Unità Operativa Complessa al Policlinico di Milano e della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Digerente dell’Università di Milano. “Pertanto, la moderna gestione delle malattie si deve basare sull’impiego di team multidisciplinari, capaci di affrontare le molteplici necessità del paziente. Il Congresso sarà appunto focalizzato su questi aspetti e sulle maggiori novità in campo diagnostico e terapeutico“.

Una vittoria a tinte tricolori per la terza edizione degli Innovation in Politics Awards, l’annuale premio
Con le loro voci incantano i più importanti teatri d’opera del mondo. Ora, il tenore Francesco Meli, e
Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer. Oggi
Italia, corre l'anno 1969. Un anno inquieto e travagliato si annida sotto il manto delle

80mila italiani affetti da Malattia di Crohn

“Le malattie infiammatorie croniche intestinali hanno il picco di incidenza tra i 20 e i 30 anni di età. Quello che è emerso ultimamente è che il 20% degli affetti da queste malattie hanno un esordio della malattia da giovanissimi, nella fascia d’età tra i 10 e i 18 anni”, spiega il Prof Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI, secondo l’acronimo italiano, o IBD – Inflammatory Bowel Diseases – secondo quello anglosassone) sono patologie infiammatorie croniche dell’intestino caratterizzate nel loro decorso dall’alternarsi di fasi di riacutizzazione e di remissione con danno intestinale progressivo e si distinguono in due tipi principali: la Malattia di Crohn (MC) e la Colite Ulcerosa (CU).

I NUMERI, IN ITALIA E IN EUROPA – Si stima che oltre 5 milioni di persone nel mondo siano affette da MICI, di cui circa 1.6 milioni nel Nord America e quasi 3 milioni in Europa. In Italia, pur mancando dati epidemiologici nazionali, vengono stimate oltre 200mila persone affette da colite ulcerosa o malattia di Crohn. “Il problema – spiega il Prof. Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD, Ospedale Presidio Columbus – Fondazione Policlinico Gemelli – Università Cattolica  è che in Italia manca ancora un registro nazionale, quindi si può dare solo una stima dei malati. Con buona approssimazione si può dire che il 40% di questi 200mila è affetto dalla malattia di Crohn, mentre il restante 60% da colite ulcerosa. Le malattie infiammatorie croniche intestinali hanno il picco di incidenza tra i 20 e i 30 anni di età. Quello che è emerso ultimamente è che il 20% degli affetti da queste malattie hanno un esordio della malattia da giovanissimi, nella fascia d’età tra i 10 e i 18 anni”.

LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE – Sarà presentata venerdì 28 settembre, ore 18, presso l’NH Collection Roma Palazzo Cinquecento, la nuova campagna di sensibilizzazione di IG-IBD. “Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione, a livello generale e mediatico, relativamente a queste malattie – spiega il Prof. Armuzzi – Per l’occasione abbiamo chiesto al nuotatore, campione italiano a livello internazionale, Simone Sabbioni di essere nostro testimonial, in quanto esempio di come si possa comunque giungere, nonostante tali malattie, a grandi risultati sportivi, e alla realizzazione di importantissimi obiettivi. Sebbene queste patologie, quando non gestite in maniera costante e seria, limitino in maniera pesante la vita di chi vi è affetto, una corretta informazione e un intervento immediato non provocherà effetti sulla qualità della vita, né a livello sociale né affettivo”.

LE CAUSE – I meccanismi alla base dello sviluppo delle MICI non sono ancora completamente noti, ma si pensa che il maggior ruolo sia attribuibile, in soggetti suscettibili dal punto di vista genetico, ad unaalterata risposta immunitaria nei confronti del microbiota, cioè quell’insieme di microorganismi presenti all’interno dell’intestino, che viene alterato da fattori ambientali ancora poco conosciuti. “Alla base di questa malattia, allo stato attuale della ricerca scientifica, è un misto di concause: c’è innanzitutto una predisposizione genetica, quindi un background di fondo “fertile”. Da studi genetici, infatti, si è visto che sono presenti, in oltre 160 geni, piccole mutazioni che, nell’insieme, favoriscono la suscettibilità alla malattia. Ma ci sono anche fattori ambientali, ancora non bene identificati, come alimentazione e inquinamento. Tutti questi elementi modificano di fatto la flora batterica dell’intestino, stimolando una risposta immunitaria. Da questa nasce l’infiammazione, che con il tempo si cronicizza, provocando così i sintomi di questa malattia”.

I SINTOMI – I sintomi predominanti delle MICI sono: la diarrea, i dolori addominali, la presenza di sangue nelle feci, la febbre, l’astenia e la perdita di peso, sintomi che tendono a variare in base al tipo di patologia. In alcuni casi si possono associare manifestazioni extra-intestinali tra cui le manifestazioni articolari (spondiloartrite), cutanee (eritema nodoso, pioderma gangrenoso, psoriasi), oculari (episclerite ed uveite) ed epatiche (colangite sclerosante).

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali – MICI (Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa) colpiscono circa 250mila
Alimentazione controllata e longevità è il tema a cui il Prof. Valter Longo si è dedicato
"I dati ufficiali mostrano 40mila pazienti in Lombardia affetti da colite ulcerosa o da Crohn,