Luminarie con materiale di riciclo, concorso aperto

Aperte le iscrizioni al concorso artistico dedicato al rispetto dell’ambiente, al risparmio energetico e all’eco-design

In palio premi da 2.000 €, 1.000 € e 500 € per i primi tre classificati. Iscrizioni aperte fino al 15 novembre

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Dare nuova vita a residui di produzione, ideare prodotti creativi e originali e offrire opportunità
L’economia circolare non solamente si può toccare, sfogliare e persino mangiare, ma fa pensare. Perpetua Recorder
“Mineracqua, insieme alla Federazione europea delle acque in bottiglia – EFBW – è sempre più

I cambiamenti climatici provocano la Solastalgia

E’ stata definita Solastalgia la depressione che coglie dopo il deturpamento dell’ambiente in cui si vive.

Secondo gli esperti, i cambiamenti climatici causeranno conseguenze sulla salute mentale.

La Solastalgia sarebbe una sorta di depressione e potrebbe colpire i giovani bombardati dalle informazioni scoraggianti sull’ambiente e dalle persone colpite dal cambiamento nel loro habitat.

Nel 2050, si stima che 150 milioni di persone dovranno migrare a causa dei cambiamenti climatici.

Più di un decennio fa il filosofo dell’Università di Newcastle, Glenn Albrecht, coniò il termine “Solastalgia”, con lo scopo di descrivere l’angoscia che, associata a cambiamenti nell’ambiente vicino a casa, potrebbe deprimere o generare ansia nelle persone.

Il termine è passato inosservato per diversi anni, ma è stato riscoperto quando sono apparsi, in tutta la loro evidenza, i cambiamenti climatici.

Sebbene non sia un termine ufficiale, la comunità medica sta già parlando di disturbi mentali che potrebbero verificarsi a causa della desertificazione, della crescita dei mari e dell’aumento dei fenomeni naturali catastrofici.

Alcuni chiamano questa condizione “depressione verde”, lutto climatico, panico climatico.

L’au­stra­lia­no Glenn Albrecht, clas­se 1953, aveva coniato il neo­lo­gi­smo Solastalgia poiché non trovava un termine adatto per descrivere l’angoscia provocata dai cambiamenti ambientali.

Il termine, viene dal la­ti­no so­la­cium che si­gni­fi­ca con­for­to a cui si aggiunge il suf­fis­so al­gia che in­di­ca una sofferenza.

Alcuni ricercatori hanno trovato che un composto presente nel vino rosso può curare la depressione
Un recente studio pilota ha scoperto che il consumo di alimenti locali, con un minor
Le persone ansiose potrebbero essere attenuati col cibo e con gli integratori probiotici, secondo un

Un nuovo bicchiere di vetro riciclato dalla birra Ichnusa

Il nuovo bicchiere di vetro riciclato è il simbolo del rispetto di Ichnusa verso il territorio

e racconta la storia di impegno verso una terra preziosa e antica.

 

Attenzione costante verso il territorio e amore per la propria terra. Nasce da qui il simbolo che racconta il rispetto di Ichnusa verso la Sardegna: un bicchiere in vetro riciclato. Creato anche grazie a scarti e rimanenze di bottiglie provenienti dal Birrificio di Assemini, il bicchiere in vetro riciclato di Ichnusa racconta gli oltre cent’anni che legano il marchio alla sua terra.

Il vetro ambrato e spesso sottolinea tutto il “peso” di una birra espressione di un popolo libero e fiero, e di una terra forgiata dalla natura e dal tempo. Il fondo riporta le parole chiave “riuso, impegno e rispetto” che incorniciano la silhouette dell’Isola e raccontano l’anima del marchio e della Sardegna che Ichnusa celebra con questo bicchiere. 

Perché quello che unisce Ichnusa alla sua isola è un legame profondo, fatto di impegno costante nel tempo e scelte responsabili, che cominciano proprio dall’attenzione che il Birrificio di Assemini ripone verso l’ambiente e una produzione più sostenibile.

Da sempre, in Sardegna, Ichnusa sostiene e utilizza il Vuoto a Buon a Rendere, il formato che, in un’ottica di economia circolare, permette il riutilizzo della stessa bottiglia fino e oltre i vent’anni. Per sostenere crescita e diffusione di questo formato, dal 2019 è attiva nel Birrificio di Assemini una nuova linea di confezionamento interamente dedicata alle bottiglie di vetro a rendere.

Significativo anche l’impegno del marchio a una gestione puntuale di tutte le risorse.  Negli ultimi cinque anni (2013-2018), il Birrificio ha tagliato del 60% le emissioni di CO2, del 36% i consumi di energia termica e del 22% quelli di energia elettrica. Per dare un’idea, l’energia che il birrificio è riuscito a risparmiare negli ultimi 5 anni equivale al consumo annuo di un paese di medie dimensioni. Alta anche l’attenzione al consumo di acqua: una risorsa preziosa nella produzione della birra che il Birrificio Ichnusa utilizza in modo responsabile, registrando un taglio del 12% rispetto al 2013.

Il bicchiere in vetro riciclato, simbolo dell’amore di Ichnusa per la Sardegna, sarà disponibile – in edizione limitata – come omaggio per tutti coloro che effettueranno un acquisto di Ichnusa nella grande distribuzione dal 1 agosto al 30 settembre 2019. Sul sito dedicato www.inostribicchieri.it tutte le informazioni per ricevere i bicchieri direttamente a casa.

Ma l’attenzione di Ichnusa all’ambiente si inserisce in un disegno più ampio, che coinvolge dipendenti del Birrificio, partner e popolazione locale in un’iniziativa – chiamata #ILNOSTROIMPEGNO – che ha visto impegnato il Birrificio in diverse tappe su tutto il territorio; appuntamenti in cui la Birra di Sardegna ha invitato i propri partner – Legambiente, Cagliari Calcio, Dinamo Basket – e la comunità a unirsi in una grande squadra e “sporcarsi le mani” per pulire il territorio dai rifiuti abbandonati.  

Dal 1912 Ichnusa racconta con orgoglio e passione la sua terra, difendendola con la stessa fermezza granitica del carattere del suo popolo. Sinonimo stesso di Sardegna, ne incarna valori e anima, un’anima fatta di istinto, cuore e fierezza.

Ichnusa, l’impronta divina che diede forma e vita alla Sardegna. Da qui prende il nome la birra che, da oltre cent’anni, accompagna il popolo sardo. Dal 1912 Ichnusa unisce tradizione e innovazione, cogliendo il meglio del passato ma con lo sguardo sempre volto al futuro.

La forza di Ichnusa affonda le sue radici nell’origine geografica e nel forte legame con l’isola, consolidato nel corso degli anni con molteplici attività e manifestazioni volte a coinvolgere e valorizzare il territorio. Della Sardegna Ichnusa conserva l’istinto, il cuore, la fierezza. Una birra controcorrente, fedele alla tradizione ma orgogliosa di seguire una strada soltanto sua.

Ichnusa, Ichnusa Cruda, Ichnusa Limone e Ichnusa Non Filtrata sono le quattro referenze della birra di Sardegna.

Domenica 28 luglio ad Aritzo è in programma  la prima edizione del Gennargentu Trail, manifestazione
Nell'ambito di “Cinema delle terre del mare. Festival itinerante per cinefili in movimento”    Itinerari di
Piatti monouso, un tubo corrugato usato per gli impianti elettrici, le comuni buste per la

Ambiente, 24mila tonnellate di rifiuti elettronici raccolti

Quasi 24 mila tonnellate di rifiuti elettronici gestiti con un tasso di recupero superiore al 97% e un impegno nell’Uno contro Uno che è valso 300 tonnellate nel 2018. Sono questi i principali dati contenuti nel Rapporto sociale di Ecolight, consorzio nazionale no profit impegnato da dieci anni nella gestione dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti. Punto di riferimento per quasi 1.800 aziende, Ecolight l’anno scorso ha confermato i risultati dell’anno precedente, indicando però strade innovative per la raccolta della spazzatura hi-tech, soprattutto in vista degli obiettivi europei che proprio a fine 2019 si innalzeranno ancora. «Il Rapporto sociale del consorzio è un documento che guarda al futuro, alle sfide che abbiamo davanti e prova a indicare delle soluzioni», premette il presidente di Ecolight, Walter Camarda. «La strada da percorrere è quella del coinvolgimento, così come “coinvolgere” è il titolo che abbiamo voluto dare al nostro Rapporto sociale. Il pacchetto relativo all’economia circolare, che è stato vagliato dal Parlamento UE proprio l’anno scorso, non deve essere visto come un mero elenco di prescrizioni, ma un percorso da fare. Affinché la visione circolare possa trovare concretezza è indispensabile che ciascuno faccia il proprio compito fino in fondo».
Ecolight lo ha fatto. «Il consorzio ha servito oltre 3 mila punti di prelievo in tutta Italia, dagli oltre 700 in Lombardia fino ai 19 del Molise», ricorda il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio. «Un’azione capillare e puntuale, come testimoniato dal grado di efficienza del servizio che è stato superiore al 98%. A questi si aggiungono gli oltre 2.500 ritiri che sono stati fatti presso i punti vendita nel rispetto di quanto previsto dall’Uno contro Uno e che hanno permesso la raccolta di 300 tonnellate di RAEE. Nell’anno i consumatori hanno lasciato in negozio più di 42 mila elettrodomestici non più funzionanti al momento dell’acquisto di un altro elettrodomestico di equivalente funzionalità». Sul fonte dell’Uno contro Zero, che prevede la possibilità per i consumatori di lasciare le piccole apparecchiature elettroniche non funzionanti nei negozi di grandi dimensioni (quelli con più di 400 mq di superficie di vendita dedicata al materiale elettronico) senza alcun obbligo di acquisto , Ecolight ha effettuato 132 missioni, arrivando a ritirare 460 kg di RAEE, prevalentemente piccoli elettrodomestici e cellulari rotti.
Nell’ottica di attuare l’economia circolare, la sfida è duplice, in particolare in vista del target europeo previsto per il 2019. «Entro la fine di quest’anno, l’Italia è chiamata a raccogliere il 65% delle apparecchiature immesse calcolato sulla media dei tre anni precedenti», ricorda Dezio. «Un obiettivo importante, visto che partiamo dal 40% registrato nel 2017. Ma è un obiettivo che si può raggiungere attraverso due strade: la prima, un potenziamento della raccolta, andando incontro ai cittadini, sensibilizzandoli sulla necessità di conferire in modo differenziato non solamente frigoriferi e forni, ma anche e soprattutto smartphone, frullatori e lampadine non più funzionanti; la seconda, un freno ai canali di raccolta paralleli. Si stima che almeno due terzi dei RAEE prodotti siano gestiti al di fuori del sistema, senza che vi sia un controllo sulla filiera, sul recupero e sul riciclo».
I rifiuti elettronici sono del resto una risorsa importante. Come testimoniato dall’attività di Ecolight, sono riciclabili per oltre il 97% del loro peso. Il consorzio ha infatti inviato a recupero più di 8.570 tonnellate di ferro, oltre 6.500 tonnellate di materie plastiche, quasi 2.000 tonnellate di vetro e 1.000 tonnellate di metalli non ferrosi. «È il primo passo di un’economia circolare concreta nella quale crediamo profondamente», conclude Dezio.

 

23mila tonnellate di rifiuti elettronici al riciclo in un anno. Ecolight cresce del +14% anche
Ecolight e Leroy Merlin hanno raccolto più di 24 tonnellate di rifiuti elettronici con le
Continua la campagna per incentivare una corretta raccolta dei piccoli rifiuti elettronici. Anche i punti