Smartphone e adolescenti

Da abitudine a dipendenza, il passo è breve. Anzi brevissimo. Questo è il rischio principale a cui vanno incontro adolescenti e preadolescenti, ormai sempre più precoci nell’uso di smartphone e tablet e sempre più connessi. Il principale rischio, ma non l’unico. Troppe ore chini sullo schermo possono far perdere ore preziose di sonno, irritare gli occhi, provocare dolori al collo e alle spalle, rendere distratti e disattenti. Non che internet e i social network siano del tutto negativi, anzi in alcuni casi possono rappresentare un aiuto per favorire le relazioni sociali con i coetanei, ma un’iperattività concentrata sugli smartphone può diventare dannosa per la salute psicofisica.

A certificarlo sono una serie di recenti studi scientifici condotti in tutti il mondo, che la Società Italiana di Pediatria ha raccolto e esaminato in un Position Statement che sarà presentato in occasione del 75° Congresso Italiano di Pediatria che si apre oggi a Bologna. Già lo scorso anno la SIP si era espressa con un documento ufficiale sul corretto uso dei media device (cellulare, smartphone, tablet, pc ecc.) nei bambini sino a 8 anni di età. Il nuovo Position Statement riguarda invece i preadolescenti e gli adolescenti, in particolare la fascia di età 11-17 anni.

La maggior parte delle ricerche è stata condotta negli Usa e in Paesi asiatici come Cina e Corea, che per primi hanno sperimentato la diffusione su ampia scala delle tecnologie digitali, ma anche i possibili rischi dell’iperconnessione, come isolamento sociale e vera e propria dipendenza. A tal proposito in Corea – dove la dipendenza da smartphone è riconosciuta come una vera e propria patologia al pari di quella dall’alcol o dalla droga – l’8,4 degli adolescenti ne è affetto.

E in Italia? Pochi studi hanno indagato questi aspetti, ma certo è che le nuove tecnologie sono in rapidissima ascesa tra i giovanissimi. Secondo dati Istat riferiti al 2018 (1) l’85% degli adolescenti tra 11 e 17 anni usa quotidianamente il telefonino, il 72% naviga su internet tutti i giorni, percentuale che solo 4 anni fa era del 56%. Le più frequenti utilizzatrici sono le ragazze (l’87,5% usa il telefono tutti i giorni).  L’accesso a internet è fortemente trainato dagli smartphone, solo il 27% si connette dal pc, percentuale che nel 2014 era del 40%. Circa il 60% dei ragazzi controlla lo smartphone come prima cosa appena svegli e come ultima cosa prima di addormentarsi (2).  Il 63% (tra 14 e 19 anni) usa lo smartphone a scuola durante le lezioni; il 50% dichiara di trascorrere dalle 3 alle 6 ore extrascolastiche al giorno con lo smartphone in mano (3).

Ma allora come si devono comportare mamme e papà con figli adolescenti e preadolescenti troppo telefono-dipendenti? Quali i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione?

“Servono dialogo e regole chiare” spiega il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani.“Raccomandiamo ai genitori di mantenere sempre una comunicazione efficace con i propri figli, perché una buona relazione contribuisce a favorire un corretto uso delle tecnologie digitali. Ma è indispensabile anche stabilire regole e limiti chiari nell’utilizzo dei media devicemai a tavola, mai mentre si fanno i compiti, a meno che non siano di ausilio per lo studio, mai nei momenti in cui la famiglia è riunita, mai prima di andare a dormire”.

 

“Regole – aggiunge Elena BozzolaSegretaria Nazionale SIP – che valgono prima di tutto per i genitori i quali dovrebbero dare il buon esempio. Genitori e pediatri dovrebbero inoltre fare attenzione ad alcuni campanelli d’allarme tra i quali frequenti mal di schiena, mal di testa, modifiche nei ritmi del sonno, bruciore e lacrimazione degli occhi, mancanza di interessi e incapacità di staccarsi dallo smartphone. Inoltre, i pediatri dovrebbero utilizzare i controlli pediatrici come momento per approfondire questi aspetti, facendo domande sulla vita online dei ragazzi, incoraggiandoli a coltivare le relazioni “vere” e informandoli sulle possibili conseguenze di un uso improprio dello smartphone. E’ molto importante fare rete tra genitori e pediatri con l’obiettivo di sostenere e proteggere i nostri ragazzi”.

1 Indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo. Intervento del Presidente Istat in Commissione Parlamentare Infanzia e adolescenza, 27 marzo 2019

2 Rapporto Annuale Censis 2018

3 Osservatorio Nazionale Adolescenza, gennaio 2017

 

FOCUS SUL POSITION STATEMENT DELLA SIP

COSA EMERGE DALLE RICERCHE

·       DIPENDENZA rischio tre volte maggiore per le ragazze Il rischio dipendenza si configura quando si usa lo smartphone in maniera compulsiva. Ma come riconoscerla distinguendola dalla semplice abitudine? Attualmente pochi Paesi classificano la dipendenza da internet e quella da smartphone come vere e proprie patologia e ne hanno identificato i tratti riconoscibili, tra i quali ansia e irritabilità dopo un periodo di astinenza, tentativi falliti di spegnere il telefonino, compromissione delle relazioni sociali (si veda il test con i criteri diagnostici di seguito).  La dipendenza è favorita dal facile accesso agli smartphone in qualunque momento della giornata e in ogni luogo in cui ci si trovi ed è associata a sbalzi d’umore, isolamento, perdita del controllo, ansia, astenia e depressione. Internet spesso rappresenta un rifugio soprattutto per i soggetti più timidi e con difficoltà a instaurare relazioni con i coetanei: evidenze scientifiche hanno confermato che la dipendenza dagli smartphone può essere causata soprattutto da noia e solitudine. In generale, le ragazze sono le più esposte, il rischio per loro è 3 volte maggiore rispetto ai ragazzi perché trascorrono più tempo sui media device soprattutto alla ricerca di maggiori relazioni sociali. In tale contesto, i genitori svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione di questo tipo di dipendenze fornendo sostegno e educazione affettiva.  Una buona relazione genitore-adolescente contribuisce a prevenire il rischio di dipendenza diminuendo il livello di ansia sociale spesso diffuso tra i ragazzi. Quando l’isolamento diventa patologico si parla di un fenomeno chiamato Hikikomori che in Italia coinvolge circa 120 mila adolescenti che trascorrono su internet oltre 12 ore al giorno, mostrando sintomi importanti di patologie psichiatriche.

·       SONNO si perdono sino a 6 ore e mezzo a settimana L’uso di smartphone prima di dormire ha un impatto negativo sul ritmo circadiano del sonno perché causa eccitazione e difficoltà ad addormentarsi: studi recenti dimostrano che l’uso dei media device prima di dormire riduce la durata totale del sonno di ben 6 ore e mezzo durante la settimana scolastica. Un utilizzo di 5 o più ore dei media device aumenta il rischio di dormire meno rispetto a chi li utilizza solo un’ora al giorno. Recenti ricerche confermano inoltre, che il sonno è fondamentale per il funzionamento mentale e fisico del nostro organismo e che quando è insufficiente o non adeguato è correlato all’insorgenza di malattie cardiovascolari, disfunzioni metaboliche e diabete. Inoltre, una scarsa qualità del sonno causa conseguenze negative nella vita dei ragazzi come stanchezza, depressione, disturbi dell’alcool, disturbi ossessivo-compulsivi, abuso di sostanze, risultati scolastici scadenti.

·       APPRENDIMENTO rischio distrazione nello studio Secondo evidenze scientifiche, l’uso eccessivo di smartphone, a meno che non sia finalizzato a ricerche inerenti allo studio, può determinare un approccio superficiale all’approfondimento, una minore concentrazione e una maggiore tendenza alla distrazione, con conseguenti scarsi risultati scolastici.

·       DISATTENZIONE + 5% gli incidenti causati dagli smartphone Un’iperattività concentrata sugli smartphone è associata a una maggiore distrazione cognitiva e disattenzione che occasionalmente mette in pericolo la stessa vita degli utenti. Per esempio, come emerge dai recenti dati dei CDC americani (Centers for Disease Control and Prevention), gli Stati Uniti hanno registrato nel 2018 un aumento del 5% degli incidenti mortali che coinvolgono gli adolescenti: tra le cause, un utilizzo improprio dello smartphone da parte dei ragazzi impegnati ad ascoltare musica, giocare o rispondere ai messaggi mentre camminavano o attraversavano la strada. Anche qui l’esempio dei genitori è fondamentale per i figli: gli adolescenti con genitori che solitamente parlano al telefono mentre guidano hanno maggiori probabilità di ripetere i comportamenti.

·       VISTA attenzione a bruciore e occhio secco L’esposizione a tablet e smartphone può interferire anche con la vista. L’uso continuo dello smartphone può causare il disturbo di secchezza oculare. Il ragazzo può avvertire una sensazione di corpo estraneo nell’occhio e/o bruciore oculare, sintomatologia del tutto simile a quella dell’occhio secco. Per di più gli smartphone sono utilizzati a una distanza ravvicinata a causa del loro piccolo schermo, inducendo quindi fatica oculare, abbagliamento e irritazione. L’eccessivo uso degli smartphone a breve distanza può influenzare lo sviluppo di una condizione chiamata “esotropia acquisita concomitante”. Ovvero può causare una tipologia di strabismo che si verifica quando appare una forma di diplopia che coinvolge dapprima solo la visione lontana e poi anche quella ravvicinata.

·       MUSCOLI occhio a collo e a spalle L’uso eccessivo dello smartphone può provocare dolori articolari e muscolari. Alcuni studi internazionali hanno evidenziato che il 70% degli adolescenti manifesta dolore al collo, il 65% alla spalla e dolore al polso e alle dita nel 46% dei casi. I disturbi muscolo-scheletrici legati agli smartphone possono essere influenzati da molti fattori, tra cui la dimensione degli schermi, il numero di messaggi di testo inviati e le ore al giorno trascorse sugli smartphone. Alcuni ricercatori hanno scoperto che l’invio di messaggi di testo è uno dei fattori che contribuisce maggiormente allo stress della colonna vertebrale cervicale e del collo negli utenti iperconnessi, ovvero quelli che trascorrono più di 5 ore al giorno.

·       ASPETTI POSITIVI un aiuto per le relazioni fra coetanei

L’uso di smartphone ha anche degli aspetti positivi che riguardano le interazioni sociali. In particolare, alcune ricerche hanno osservato che l’interazione online potrebbe servire agli adolescenti a uscire dalla timidezza e dall’isolamento e a relazionarsi con gli altri. Hanno anche suggerito che gli adolescenti, in particolare le ragazze, usano internet come un’opportunità per stabilire relazioni senza preoccuparsi di come gli altri valutano il loro aspetto fisico. Per gli adolescenti che si sentono isolati e depressi, internet e smartphone possono fornire un aiuto per migliorare l’umore, sentirsi più autonomi e indipendenti, essere accettati dai coetanei e aumentare l’autostima.

 

                                  Le 5 raccomandazioni dei Pediatri SIP

  1. Parla con tuo figlio – è importante favorire una comunicazione aperta tra genitore e adolescente, spiegando ai ragazzi cosa vuol dire un utilizzo positivo e intelligente dei media device, prestando attenzione ai contenuti che vengono pubblicati e letti e ricordando loro che è indispensabile proteggere la privacy online per tutelare se stessi e la propria famiglia

 

  1. Comprendi, impara e controlla – il genitore dovrebbe monitorare il tempo che il proprio figlio spende su tablet, smartphone e pc, imparando per primo le tecnologie a disposizione per poterle comprendere per quanto è possibile, giocando insieme a lui e condividendo per quanto possibile le attività sui media device

 

  1. Stabilisci limiti e regole chiare – occorre limitare il tempo di utilizzo di smartphone, tablet e pc durante il giorno o nei fine settimana, stabilendo orari precisi di divieto per esempio durante i pasti, i compiti e le riunioni familiari. Considerare i media come un’opportunità per tutta la famiglia per vedere insieme film o condividere contenuti social o messaggi in chat e video

 

  1. Dai il buon esempio – come genitore l’esempio è fondamentale, per questo mamme e papà dovrebbero limitare per primi l’utilizzo di smartphone quando si è in famiglia e durante i pasti; è importante inoltre che i genitori scelgano sempre contenuti appropriati e linguaggi adeguati sui social network

 

  1. Fai rete – è indispensabile la collaborazione tra genitori, pediatri e operatori sanitari per tutelare e sostenere i ragazzi attraverso campagne di informazione che forniscano una maggiore consapevolezza degli aspetti positivi ma anche dei rischi che presenta l’uso eccessivo dei media device

 

 

SEI DIPENDENTE DA SMARTPHONE?

I criteri diagnostici per riconoscere la dipendenza da smartphone negli adolescenti (elaborati da studi della Corea del Sud)

Utilizzi in maniera errata lo smartphone se presenti 3 o più dei seguenti sintomi:

• Difficoltà a resistere all’impulso di utilizzare lo smartphone

• Irritabilità e ansia durante un periodo di astinenza da smartphone

• Uso dello smartphone per un periodo più lungo di quanto vorresti

• Desiderio persistente e/o tentativi falliti di abbandonare o ridurre l’uso dello smartphone

• Incapacità a staccarsi dallo smartphone

• Uso eccessivo e prolungato degli smartphone nonostante la conoscenza di un problema fisico o psicologico causato dall’iperconnessione.

 

Hai già un danno se hai 2 o più dei seguenti sintomi:

• l’uso eccessivo di smartphone comporta persistenti o ricorrenti problemi fisici o psicologici

• l’uso dello smartphone avviene in una situazione di pericolo fisico (ad es. uso di smartphone mentre si guida o si attraversa la strada) o di rischio di altre conseguenze sulla vita quotidiana

• l’uso eccessivo dello smartphone compromette le relazioni sociali, i risultati scolastici o le prestazioni lavorative

• l’uso eccessivo di smartphone “ruba” il tuo tempo

 

I 10 campanelli d’allarme per genitori e pediatri per riconoscere il rischio di dipendenza da smartphone negli adolescenti

1.    Aumento o perdita di peso

2.    Mal di testa e mal di schiena

3.    Disturbi visivi o problemi agli occhi

4.    Modifiche nei ritmi del sonno

5.    Scarsa igiene personale

6.    Connessione online che sostituisce i rapporti dal vivo

7.    Mancanza di interessi nelle attività della vita quotidiana e incapacità di parlare di cose diverse da quelle che si vedono in internet

8.    Scarsi risultati scolastici

9.    Sintomi da astinenza quando il dispositivo è inaccessibile

10. Controllo compulsivo delle informazioni online

 

 

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Depressione e disturbi neuropsichiatrici in aumento tra i bambini e gli adolescenti

Depressione e disturbi neuropsichiatrici aumentano non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini e gli adolescenti. Secondo l’OMS nel mondo dal 10 al 20% di bambini e adolescenti soffre di disturbi mentali. Le patologie neuropsichiatriche sono diventate la causa principale di disabilità nei giovani e il suicidio è diventata la seconda causa di morte tra i 15 e 29 anni.

 

Sul tema si confrontano gli esperti al 74° Congresso della Società Italiana di Pediatria in una Tavola Rotonda dedicata alle emergenze neuropsichiatriche.

 

Parlare di salute mentale in adolescenza significa occuparsi di ragazzi invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabiliha affermato Filomena AlbanoAutorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) che ha promosso un’indagine sulla salute mentale degli adolescenti.  “Abbiamo rilevato la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori dello stesso ambito territoriale, la carenza di servizi e strutture dedicati e di personale con esperienza specifica. Ma soprattutto è emersa la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio, che andrebbero sostenute adeguatamente e valorizzate come risorsa. È stata infine manifestata l’esigenza di interventi precoci e tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età”.

 

Per i sistemi sanitari le urgenze psichiatriche in età evolutiva rappresentano un campo di intervento relativamente nuovo e i dati disponibili sulle caratteristiche sociodemografiche e cliniche di questi pazienti sono scarsi o limitati a specifiche categorie (suicidi). “In Italia – sottolinea Antonella Costantino, presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, SINPIA – abbiamo registrato un aumento delle richieste di servizi trasversale a tutti i disturbi neuropsichici, con un incremento medio del 7% ogni anno. L’aumento complessivo degli utenti di neuropsichiatria infantile negli ultimi 5 anni è stato pari al 45%.  Negli ultimi 2 anni vi è stato un aumento delle emergenze psichiatriche degli adolescenti, con + 21% degli accessi in Pronto Soccorso e +28% di ricoveri annui. E’ importante che il ricovero avvenga nei reparti di degenza di neuropsichiatria infantile, ma purtroppo continuano a mancare drammaticamente le risorse per i servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA). A tutt’oggi solo il 30% dei ricoveri avviene in reparti di NPIA, il 27% in Pediatria, il 20% in reparti di Psichiatria per adulti”.

 

Quali le cause di questo incremento? “Certamente contribuiscono una molteplicità di fattori: culturali, neurobiologici, sociali, ambientali e condizioni intrafamiliari” spiega Simone Rugolotto, Presidente della Sezione Regionale Veneto della SIP. “L’adolescenza è un periodo critico perché in quegli anni avviene una riorganizzazione dell’identità. Nella maggior parte dei casi,una crisi psichiatrica acuta avviene in ragazzi che avevano già presentato un disturbo psichiatrico nell’infanzia, come ad esempio disturbi della condotta, disturbo da deficit di attenzione con iperattività o autismo, ma a volte si può trattare dell’esordio di un disturbo psicotico o di un disturbo bipolare che aveva dato pochi segni di sé”.

 

“Le emergenze psichiatriche in adolescenza – continua Simone Rugolotto – coinvolgono un numero molto rilevante di specialisti e necessitano di un lavoro quindi multidisciplinare: il pediatra di famiglia, il neuropsichiatra infantile, il medico di pronto soccorso, il pediatra ospedaliero, lo psichiatra, l’intensivista pediatra, infermieri, educatori, insegnanti, i familiari, terapeuti privati, servizi sociali che possono fare parte integrante nel progetto terapeutico durante la degenza e prima e dopo di essa.

 

Ad oggi invece le risposte sono frammentate e disomogenee. “E’ per questo motivo – spiega Ciro Paolillo presidente eletto della Academy of Emergency of Medicine and Care – che 13 società scientifiche hanno attivato un gruppo di lavoro intersocietario per la redazione di linee di indirizzo per le emergenze comportamentali in adolescenza nell’ottica di migliorare le risposte e renderle maggiormente omogenee e appropriate in tutti i contesti regionali”.

 

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Anoressia: in aumento tra gli adolescenti

La prova costume, la dieta e gli allenamenti sempre più intensi per arrivare più o meno pronti alla fatidica prova costume non creano solo ansie e insicurezze negli adulti, che spesso si sentono costretti a inseguire una forma fisica perduta a causa di cattive abitudini acquisite nel corso degli anni, ma coinvolgono un numero sempre crescente di adolescenti. I numeri parlano chiaro: c’é un aumento dei disturbi alimentari tra i giovani. Sono oltre tre milioni le persone che ne soffrono in Italia e fra questi, 2,3 milioni sono adolescenti, che sempre più frequente lottano con anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata. “In questo momento in Italia, come in tutto il resto del mondo, stiamo assistendo a un’epidemia sociale, che riguarda fasce di popolazione sempre più estese e, in maniera preoccupante, le ragazze già dai 12 anni di età”, spiega Nan Coosemans, family coach che da circa vent’anni lavora nel mondo dello sviluppo personale a contatto con bambini e adolescenti aiutandoli nel proprio percorso di crescita personale e autrice del libro ‘Quello che i ragazzi non dicono’ (Sperling & Kupfer).

Ma come e dove hanno origine questi meccanismi che scatenano i disturbi alimentari in età adolescenziale? La Family Coach illustra alcune delle cause più comuni di certi comportamenti:

1)       Da piccoli vengono spesso ‘iniziati’ al gioco con Barbie e Superman, due figure molto popolari e ‘innocue’ che creano però una sorta di ancoraggio fuorviante, “Un’immagine di perfezione irreale a cui il cervello rimanderà costantemente quando ci si riferisce alla forma fisica”, spiega la Coosemans;

2)       A rafforzare questa idea interviene il modello fornito dai media: TV, giornali, pubblicità, tutto mostra fotomodelle, attori, veline, presentatori ecc. con fisici scultorei, capelli perfetti, protesi e ritocchi di ogni sorta. “Questo bombardamento quotidiano contribuisce a imprimere nel cervello immagini false e irraggiungibili, da cui ci si sente sempre più distanti, contribuendo a creare una frustrazione crescente”;

3)       I messaggi pubblicitari: delle creme per ‘rimodellare’ il corpo in poi, il messaggio di sottofondo che i ragazzi percepiscono è quello di non essere mai all’altezza;

4)       Il potere degli “amici: i ragazzi e le ragazze crescono e spuntano le ‘forme’. Cominciano a guardarsi intorno, e a fare inevitabili paragoni con gli amici. “Vogliono avere jeans della stessa marca, sentirsi parte del ‘branco’, accettati e anche ammirati. Capita così che quando ritengono i propri canoni estetici lontani dai ‘parametri  di riferimento’ si sentano esclusi, demoralizzati, tagliati fuori e finiscano per mettere in discussione il proprio valore intrinseco”.

5)       L’insicurezza dei genitori: spesso sono i genitori stessi a trasmettere le proprie debolezze, che trovano terreno fertile nella testa dei figli e causano traumi difficili da sradicare.

6)       Non sottovalutare l’influenza degli ormoni: gli adolescenti sono insicuri per definizione, “Quando ci si mette anche il corpo e intervengono i cambiamenti ormonali, si trasformano in spietati auto-critici”, precisa ancora Coosemans.

7)       La difficile gestione delle emozioni: per usare una semplice metafora, gli adolescenti trascorrono gli anni critici come se fossero sulle montagne russe. Capita spesso che il cibo diventi un conforto, con reazioni e approcci diversi: si mangia per consolarsi o si smette perché ci si sente infelici. “Una cosa è certa: una scarsa autostima è sempre una delle cause alla base dei disturbi alimentari”.

I genitori però nella maggior parte dei casi si trovano spiazzati di fronte a questi problemi e non sanno come aiutare i ragazzi. Coosemans a questo proposito formula alcuni consigli utili per spronare i figli a uscire dal momento difficile e a riprendere un rapporto equilibrato con la propria immagine:

1)       Per prima cosa è assolutamente necessario evitare di fare commenti rispetto alle persone intorno, evitando soprattutto di trasmettere il messaggio che la bellezza sia un merito e una chiave sicura per la felicità. “Frasi come Lui è grasso, fa schifo’, così come ‘lei è bella e magra’, non fanno che ribadire al figlio che deve essere in un certo modo per andare bene ed essere accettato”.

2)       “Piuttosto – suggerisce la coach – è una buona abitudine parlare di salute, di quanto sia importante mangiare sano e  seguire semplici regole per un’alimentazione equilibrata. Il focus principale deve restare la salute, essere attraenti è una diretta conseguenza”.

3)       Mangiate bene a casa, fate sport, siate l’esempio giusto per i vostri figli. “Se il ragazzo non vede coerenza fra messaggio e comportamento si sentirà legittimato a seguire ciò che gli fa più comodo e lo mette meno alla prova”;

4)       Se pensi che tuo figlio sia grasso (o grassa) non esprimerlo mai perché crei le fondamenta per un pensiero pericoloso, oltre che dannoso. “Piuttosto mettiti in posizione d’ascolto, cerca di andare a fondo delle cause che lo hanno portato al sovrappeso, fallo sentire amato e apprezzato a prescindere e offrigli il tuo aiuto concreto: fissa con lui un appuntamento dal dietologo, coinvolgilo nella spesa e nella preparazione dei piatti, fallo sentire parte attiva del suo stesso cambiamento. Così facendo creerai un meccanismo che da adulto sarà in grado di ripetere e gestire da solo”, aggiunge Coosemans.

5)       Esamina da chi o cosa tuo figlio è influenzato: chi ha un impatto sulla sua visione del mondo oltre a te? Chi sono i ‘pari’ con cui si confronta quotidianamente? Cosa o chi lo fa sentire inadeguato? In che modo? “Non suggerisco mai ai genitori di prendere i figli e sottoporli a un interrogatorio, quanto piuttosto di osservarli da vicino e sviluppare sensibilità per i dettagli, i campanelli d’allarme, i segnali. Se si pone attenzione, si avverte che i ragazzi dicono molto di più di quanto non esprimano a parole”.

6)       Spiega come funziona veramente il mondo dei media, cosa c’è dietro alla scelta delle immagini delle pubblicità. “I ragazzi rimangono molto colpiti se, ad esempio, si spiega loro che dietro alla scelta di una modella magrissima c’è un piano di marketing da parte delle aziende che, per guadagnare soldi, creano delle campagne in cui sembra “figo” essere scheletrici. I  ragazzi non sopportano l’idea di essere raggirati”;

7)       Mostra a tua figlia – o figlio – le sue potenzialità e quelle del suo corpo e aiutala a lavorare sull’immagine di sé in modo positivo. Lo sport è il mezzo migliore per lavorare sul proprio corpo e raggiungere obiettivi di cambiamento realistici, oltre che di beneficio in termini agonistici.

8)       Evita di ripetere frasi come “Amore ma che dici, sei bellissima”, che non fanno che peggiorare la situazione quando i ragazzi non si sentono abbastanza belli o in pace con il proprio corpo. “Meglio piuttosto mostrare che prendiamo la questione sul serio, dicendo ad esempio “Mi dispiace che tu ti senta così” e spingendoli ad aprirsi e a spiegare come vedono se stessi, cosa vorrebbero migliorare, cosa pensano non vada bene”.

 

Nan Coosemans, formatrice e mamma di due adolescenti, lavora da quasi vent’anni nel campo della crescita personale. Nel 2010 ha fondato Younite®, un’organizzazione di formazione che opera a livello nazionale e interna­zionale sviluppando programmi scolastici, workshop e campus dedicati agli adolescenti e alle famiglie. È co-fondatrice di Youth Awareness Development Academy (YADA), un master in NLP, TLT, VT® e Family Therapy. Insieme alla squadra di Younite® ha lavorato con migliaia di ragazzi di età compresa fra i dieci e i vent’anni.

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Adolescenti: preoccupa il nuovo gioco del deodorante

Un nuovo gioco impazza tra i più giovani. E’ detto Deodorant Challenge e consiste nel vaporizzare il deodorante vicino alla pelle, il più a lungo possibile.

Questa prova di dolore-resistenza provoca ustioni severe.

La “sfida deodorante” porta l’adolescente a resistere quanto più può al dolore col risultato di restare gravemente bruciato dal freddo.

La pratica può lasciare cicatrici permanenti se non si fa un innesto cutaneo.

Il gioco pericoloso viene dagli Stati Uniti e si è diffuso gradualmente l’Europa.

Alcune madri hanno denunciato la pratica in Rete, mostrando le foto delle ustioni dei loro ragazzi.

Il medico britannico Almas Ahmed, 32 anni, di Bradford, ha sviluppato un sistema per proteggere
Alcuni medici brasiliani stanno testando un nuovo trattamento per le ustioni di secondo grado. Essi
Una importante innovazione medica è stata messa a punto nella Bath University (Regno Unito). Si