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Crescono i casi di polmoniti

“Nelle ultime due settimane i casi sono risaliti. Siamo passati da quasi 27mila casi di inizio novembre a circa 45mila nell’ultima settimana. È ovvio che vi sia un aumento della circolazione virale. L’altro dato ovvio è che questa circolazione è fortemente sottostimata perché il sistema di monitoraggio, soprattutto dopo che è stato abrogato l’obbligo di isolamento dei soggetti positivi, poggia su base volontaria. Quindi nessuno prescrive più tamponi, ognuno se li fa per conto proprio e li comunica solo quando decide di comunicarlo”.

Lo ha dichiarato Nino Cartabellotta, Presidente fondazione GIMBE, durante la trasmissione radiofonica “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus.

“È chiaro che le persone giovani, che non hanno problemi, nella peggiore delle ipotesi stanno a casa quattro, cinque giorni, spesso anche con febbre alta. Ma le persone anziane vanno anche in ospedale”, ha proseguito Cartabellotta.

“Stiamo vedendo un incremento dei posti letto, di ricoverati in area medica che sono passati da circa 3mila e cinque a quasi 4mila e otto. Non si tratta di un danno diretto del sars-cov2, ma si tratta un un’infezione in persone che sono già fragili. Quei quadri di polmonite brutta da covid non esistono più, omicron è molto più lieve e il vaccino ha fatto diciamo il suo lavoro.

Ma è importante considerare che i decessi invece stanno crescendo, siamo passati dai 148 settimanali a fine ottobre, a 235 nell’ultima settimana. L’invito a vaccinarsi è rivolto soprattutto alle persone anziane e fragili, in particolare al sud siamo allo 0% di copertura sulle fasce a rischio”, ha ribadito Cartabellotta.

“Ci sono però due ordini di problemi”, ha spiegato il professore. “La distribuzione dei vaccini alle regioni e il modello organizzativo della distribuzione all’interno della stessa regione. Tutta la catena, dalla distribuzione alla somministrazione, risente di differenza regionali e di ritardi che sono assolutamente inaccettabili, perché si sapeva che prima o poi il virus avrebbe ripreso a circolare”.

Sul nuovo “super virus” proveniente dalla Cina che attacca i polmoni e colpisce i bambini, Cartabellotta ha poi detto, “Qui va fatta una rassicurazione sia semantica sia microbiologica. Intanto il batterio di cui si parla, perché non è un virus, è il mycoplasma pneumoniae che storicamente viene etichettato come un batterio che da polmoniti atipiche, anche prima del covid, e atipiche significa che non è una polmonite classica che si verifica con il cosiddetto addensato polmonare”, ha spiegato.

“Quello che noi sappiamo è che il mycoplasma pneumoniae è un batterio intracellulare sensibile ad alcuni antibiotici. L’impressione generale è che la diffusione di questo batterio in Cina, e adesso anche in Francia, sia un po’ legata all’abuso di antibiotici che abbiamo fatto durante il periodo covid.

Tenendo conto che la Cina, avendo allentato molto dopo i paesi europei il lockdown e tutte le misure restrittive, potrebbe avere questo rimbalzo di tipo immunologico soprattutto nelle fasce dei bambini più piccoli che di fatto si trovano scoperti da tutta una serie di anticorpi naturali. C’è assolutamente da stare tranquilli perché il mycoplasma pneumoniae ha anche altri antibiotici che hanno effetto. Ma questa è l’occasione per ribadire di non utilizzare antibiotici a caso senza specifica prescrizione medica”, ha tenuto a precisare il professore.

E sulla carenza di Azitromicina, “Oggi non mi pare che vengano segnalate delle carenze di questo antibiotico, quindi da questo punto di vista siamo tranquilli”.

Possono, infine, questi dati sulle poche vaccinazioni esser stati anche il frutto della disinformazione messa in atto da parte dei no-vax? “La risposta è sì – ha dichiarato Cartabellotta – oggi questa reticenza nei confronti del richiamo ha cause diverse. Una è sicuramente quella della diffidenza alimentata dai no-vax che sono pochi ma, attraverso i canali di moltiplicazione delle loro informazioni e bufale, trovano persone che nell’incertezza non sanno cosa fare e l’effetto di moltiplica. Il secondo è il fenomeno della stanchezza vaccinale. In una situazione del genere, è evidente che ci si sia stancati di questi richiami, però adesso si parla di un solo richiamo annuale raccomandato per le popolazioni a rischio.

La terza cosa – ha aggiunto Cartabellotta -è che ci sono dei problemi organizzativi nelle regioni. Andiamo dal quasi 10% della Toscana a regioni, come l’Abruzzo, che stanno sotto l’1%. Quando c’era il generale Figliuolo che gestiva tutto dal centro, le differenze nord-sud si erano appianate. Adesso che ogni regione è tornata a gestione ordinaria, le differenze tra nord e sud, purtroppo, sono evidenti”, ha concluso Cartabellotta

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