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Lavoro domestico: meno badanti o più lavoro “nero”?

I dati annuali INPS sui lavoratori domestici hanno evidenziato un trend di crescita avviato nel 2020 a seguito del lockdown e della procedura di emersione per gli stranieri e proseguito anche nel 2021, portando il numero complessivo di lavoratori a oltre 961 mila (+1,9% rispetto al 2020 e +12,0% rispetto al 2019).

Tuttavia, come sottolineato nel Rapporto annuale 2022 dell’Osservatorio DOMINA sul lavoro domestico, è prevedibile che l’effetto “sanatoria” si esaurisca rapidamente, come accaduto in occasione delle precedenti procedure di emersione. Il fatto di limitare la procedura a pochi settori (nel 2020 lavoro domestico e agricoltura), fa sì che molti lavoratori di altri settori entrino in quei comparti per poter beneficiare della procedura, salvo poi cambiare settore dopo la regolarizzazione.

Per poter capire meglio questo fenomeno, l’Osservatorio DOMINA ha ottenuto dall’INPS una fornitura personalizzata sui dati relativi al I semestre 2022. Confrontando questi dati con quelli degli anni precedenti (sempre al I semestre), emergono alcune indicazioni significative: dopo un aumento tra il 2019 e il 2021 (con oltre 100 mila domestici in più), al primo semestre 2022 il numero di lavoratori è diminuito di oltre 80 mila unità (-9,3%).

L’analisi delle caratteristiche dei lavoratori evidenzia come tutti i gruppi hanno registrato un aumento tra il 2019 e il 2021 e un calo nel 2022.

A livello di genere, gli uomini hanno registrato una diminuzione più intensa (-19,4%) rispetto alle donne (-7,6%). In questo caso possiamo affermare che ad incidere sia stata proprio la regolarizzazione, con molti uomini entrati nel settore proprio per beneficiare della procedura. Lo stesso si evince dall’andamento per cittadinanza, con gli stranieri in calo più intenso (-9,8%) rispetto agli italiani (-8,2%).

Un altro dato disponibile grazie alla fornitura personalizzata dell’INPS riguarda il saldo tra attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro. Da questa prospettiva si vede nuovamente l’aumento straordinario registrato nel 2020 (saldo +123 mila), mentre nel 2021 si è registrato un saldo negativo per -20 mila rapporti di lavoro. Nel 2022, con dati riferiti naturalmente solo ai primi sei mesi, il saldo è negativo per -20.283 rapporti.

La dinamica mensile consente di evidenziare i picchi massimi seguiti al lockdown (marzo 2020) e alla seconda ondata della pandemia (ottobre-novembre 2020). In generale, comunque, si nota un calo significativo nel mese di dicembre (2019, 2020 e 2021), momento in cui probabilmente molti rapporti di lavoro vengono chiusi.

Tra i motivi delle cessazioni di rapporto di lavoro, oltre il 40% dei rapporti si conclude per il licenziamento del lavoratore. Un quarto si risolve invece con le dimissioni del lavoratore, mentre appena un decimo dipende dalla scadenza del contratto (a tempo determinato).

Infine, un ultimo elemento interessante riguarda il libretto famiglia, ovvero lo strumento più utilizzato durante la pandemia per la gestione dei lavoratori domestici, in particolare grazie al “bonus baby sitting”.

In effetti, la dinamica mensile evidenzia un uso straordinario di questo strumento tra febbraio e settembre 2020: se nel 2019 si registrava una media mensile di 8.712 lavoratori, nel 2020 la media ha sfiorato i 100 mila al mese, con picchi di oltre 300 mila lavoratori nel mese di giugno.

Dopo una lieve ripresa nella primavera 2021, il libretto famiglia è tornato rapidamente ai livelli pre-pandemia, con una media per il 2022 di 12 mila lavoratori al mese (per un importo complessivo di poco meno di 13 milioni di euro nel I semestre 2022), segno che l’utilizzo di questo strumento era dipeso quasi esclusivamente dalla presenza del bonus.

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA “i dati relativi al I semestre 2022 sui lavoratori domestici e sulle famiglie datori di lavoro confermano il prevedibile calo dei lavoratori domestici, dopo l’incremento registrato durante la pandemia. In particolare, la diminuzione dipende soprattutto dalla fine della procedura di emersione dei lavoratori extra-comunitari, che aveva visto molti (soprattutto uomini) entrare nel settore solamente per beneficiare della regolarizzazione. Questo dimostra ancora una volta l’efficacia solo parziale dei provvedimenti di emergenza, a cui sono invece preferibili interventi strutturali – come gli sgravi alle famiglie”.

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