Il calcio per promuovere la costruzione di comunità inclusive

Una ricerca guidata dal Centro Nazionale di Ricerca Sociale greco (EKKE) sulla percezione della connessione esistente tra attività sportiva giovanile e diffusione dei discorsi d’odio ha evidenziato, nei paesi partecipanti al progetto – Italia, Grecia, Serbia e Ungheria – la presenza di polarizzazioni sociali e politiche e una crescente influenza dei partiti estremisti nei percorsi di crescita giovanile. Sono inoltre emersi aspetti – come la crisi economica generale e il rischio di povertà, i flussi di rifugiati e l’esclusione sociale – che si ritiene essere fattori che favoriscono l’aumento di episodi di razzismo. Al centro di un tale clima sociale, il calcio può essere uno spazio dove tornare a costruire il senso di comunità, consolidare l’identità collettiva e dove si possano prevenire e contrastare gli episodi di xenofobia e razzismo.
“Con il blocco delle attività sportive giovanili a causa del Covid19 e le conseguenze psicologiche dell’emergenza che stiamo vivendo sarà fondamentale, non appena la situazione si sarà normalizzata, che i giovani possano ritrovare lo sport non solo come spazio di stabilità per le proprie vite, ma anche come strumento per agire da protagonisti nella costruzione di comunità inclusive” dichiara Daniela Capalbo Project Manager DIALECT per ActionAid Italia.

“DIALECT – Sconfiggere la polarizzazione: costruire comunità fondate sul rispetto reciproco attraverso il calcio” è un progetto che coinvolge 500 giovani di quattro paesi europei – Italia, Grecia, Serbia e Ungheria – usando il calcio come strumento per promuovere la costruzione di comunità inclusive e combattere l’intolleranza e la xenofobia. In Italia il progetto si svolge nel territorio della Città Metropolitana di Napoli e prevede la partecipazione di 150 adolescenti, con background migratorio e non. Dopo un percorso formativo rivolto ad educatori ed educatrici, associazioni sportive e associazioni rappresentative delle comunità in diaspora, a partire dalla prossima primavera e non appena le condizioni di sicurezza sanitaria lo permetteranno, è prevista la realizzazione di un torneo itinerante che percorrerà tutto il territorio cittadino, dall’area nord al centro storico, passando per la periferia occidentale, fino a spingersi all’area Flegrea e al litorale Domizio.
Grazie alla metodologia innovativa Football3 i ragazzi e le ragazze verranno aiutati a sviluppare il fair play promuovendo uguaglianza e rispetto, al fine di costruire comunità inclusive e diffondere strumenti da utilizzare nel tempo per la prevenzione e la lotta alle discriminazioni. In Football3 non ci sono arbitri e allenatori e le regole del gioco vengono discusse e concordate insieme dalle squadre, in collaborazione con giovani mediatori e mediatrici di comunità che saranno accompagnati a migliorare le loro capacità di risoluzione di conflitti diventando un punto di riferimento tra pari. Vince chi ottiene più punti in base alle regole e non in base al numero dei gol segnati. La stessa metodologia consentirà ai rappresentanti della società civile e degli enti locali di identificare e contrastare forme di discriminazione e intolleranza. Inoltre, l’esperienza maturata attraverso il progetto confluirà in un manuale sulla metodologia Football3 e sarà siglato un Protocollo Europeo tra attori della società civile e istituzionali impegnati nella lotta alle discriminazioni e nella promozione dei diritti umani.

 

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