Scoperto tumore di 1,7 mln di anni fa

Il tumore esisteva anche nelle epoche preistoriche. Alcuni ricercatori hanno scoperto un tumore maligno risalente a 1,7 milioni di anni fa, nell’osso di un piede. È di gran lunga il tumore più antico mai conosciuto, trovato in una parte del corpo umano, in cui un tumore era mai stato trovato.

Un ricercatore dell’Università di Johannesburg, in Sudafrica ha detto venerdì che i medici tendono a considerare le malattie come il cancro e i tumori in relazione ai moderni stili di vita e all’inquinamento, ma la storia del cancro è più complessa di quanto sia stato presupposto.

I ricercatori descrivendo il ritrovamento dell’osso canceroso sul ‘South African Journal of Science’ hanno detto di aver trovato anche un tumore benigno di circa 2 milioni di anni fa sulla spina dorsale di un giovane ragazzo.

I resti, probabilmente di ominidi, sono stati trovati in una caverna sul sito di Swartkrans, a 50 chilometri da Johannesburg.

L’osteosarcoma in un osso del piede, un metatarso, è stato trovato da un team internazionale di ricercatori guidato dagli scienziati dell’Istituto di Studi sull’Evoluzione dell’Università di Witwatersrand, di Johannesburg, e del Centro Sudafricano per l’Eccellenza nelle Paleoscienze.

Il tumore più antico conosciuto finora aveva ‘solo’ 120.000 anni ed era stato trovato nei resti di un uomo di Neanderthal.

Giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani: a rischio migliaia di bambini non accompagnati

I dati raccolti dalle linee di ascolto europee per i minori scomparsi rivelano che i minori stranieri sono esposti ad un elevato rischio di diventare vittime della tratta, di traffici illeciti e devianti, impiegati nelle maglie della criminalità, del lavoro nero e dello sfruttamento sessuale.

Nel primo semestre del 2016, il 61,9% dei casi gestiti da Telefono Azzurro ha riguardato minori stranieri non accompagnati. Di questi il 92,3% sono di sesso maschile, mentre l’86,2% di loro ha tra i 15 e i 17 anni.

Coerentemente all’analisi di dati internazionali, l’aumento della scomparsa di minori stranieri non accompagnati di età compresa tra i 15 ed i 17 anni sembrerebbe andare nella direzione dei fenomeni di tratta e sfruttamento di esseri umani.

Approfondimenti tematici, infatti, suggeriscono che ragazzi appartenenti a tali fasce di età rappresentino plausibilmente i target d’elezione per i circuiti illegali di criminalità, lavoro minorile, prostituzione, etc. ai quali, purtroppo, i MSNA sono maggiormente esposti per una vulnerabilità sensibilmente aumentata a tali rischi, per loro stessa condizione.

Le regioni dalle quali sono arrivate più segnalazioni di scomparsa sono la Sicilia e la Sardegna, mentre si registra un aumento della frequenza di segnalazioni ricevute dall’estero.

I primi Paesi di origine dei minori per le quali arrivano le segnalazioni sono Somalia, Egitto, Guinea, Etiopia, Gambia e Benin.
A segnalare al servizio sono per lo più Prefetture, Carabinieri e Questure. Un dato che indica la stretta collaborazione con le forze dell’ordine su tutto il territorio nazionale.

Anche secondo quanto riportato da Europol di recente, i minori stranieri non accompagnati sono sempre più presi di mira dai trafficanti e vengono coinvolti in attività criminali e di sfruttamento. La relazione della Commissione europea sui progressi compiuti nella lotta contro la tratta di esseri umani ha inoltre registrato un aggravamento del traffico di minori dovuto all’intensificarsi della crisi migratoria.

In Italia, Telefono Azzurro, in coordinamento con il Ministero dell’Interno dal 2009, gestisce il servizio 116.000, numero unico europeo per minori scomparsi, in quanto membro di Missing Children Europe, il network di 29 Organizzazioni Non Governative attive in 24 Paesi europei, che gestiscono altrettante linee telefoniche per bambini scomparsi. Una linea, attiva 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, con l’obiettivo di offrire un sostegno sempre maggiore ai minori non accompagnati, dal supporto psicologico fino ai consigli per questioni pratiche, legali e sociali.

Telefono Azzurro è membro di SUMMIT (Safeguarding Unaccompanied Migrant Minors from going Missing by Identifying Best Practices and Training Actors on Interagency Cooperation), coordinato di Missing Children Europe, con l’obiettivo di ridurre il numero dei minori non accompagnati scomparsi.

Dal 2016, il servizio 116.000 gestito da Telefono Azzurro può contare sul supporto di Fondazione Poste Insieme Onlus, in una collaborazione che mira a sostenere ed estendere l’operatività del numero.

Tratta e sfruttamento: al mondo una vittima su 5 è un bambino o un adolescente.

Sono impressionanti i numeri emersi da un rapporto di Save the Children. In Italia la tratta di esseri umani è la terza fonte di reddito delle organizzazioni criminali. I minori stranieri non accompagnati restano i più vulnerabili: nei primi sei mesi dell’anno sono raddoppiati quelli giunti via mare in Italia (10.524 a fronte dei 4.410 dello stesso periodo del 2015). Tra i più colpiti, ragazze nigeriane e rumene, adolescenti egiziani e minori “in transito”, secondo il Dossier “Piccoli schiavi invisibili” 2016 di Save the Children.

L’Organizzazione attiva una nuova helpline telefonica per aiutare i minori a rischio.

I minori vittima di schiavitù e grave sfruttamento nel mondo sarebbero, secondo le stime, un milione e 200 mila. Una vittima di tratta su cinque è un bambino o un adolescente. Una realtà drammatica, che resta però fortemente sommersa, registrando, al di là delle stime e delle proiezioni, un numero molto inferiore di casi realmente identificati. Basti pensare che gli ultimi dati ufficiali disponibili parlano di 15.846 vittime di tratta accertate o presunte tali in Europa, di cui il 15% è un minore[1]. In Italia, sono 1.125 le persone inserite in programmi di protezione e il 7% di loro ha meno di 18 anni.
Sono questi i principali numeri che fotografano il fenomeno della tratta e dello sfruttamento in Italia e nel mondo che emergono dal Dossier 2016 “Piccoli schiavi invisibili – I minori vittime di tratta e sfruttamento: chi sono, da dove vengono e chi lucra su di loro” di Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti, diffuso oggi alla vigilia della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio.
La maggior parte dei minori vittime di tratta, però, non rientra in queste statistiche: quello della tratta è un fenomeno estremamente complesso, soprattutto in Italia, che spesso coinvolge minori stranieri non accompagnati, cioè senza adulti di riferimento, molti dei quali sono in transito nel nostro Paese e si spostano da una città all’altra, non consentendone l’emersione e il tracciamento reale. Basti pensare che in Italia, tra gennaio e giugno 2016 sono arrivate via mare 70.222 persone in fuga da guerre, fame e violenze. Di queste 11.608 sono minori, il 90% dei quali (10.524) non accompagnati, un numero più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (4.410 da gennaio a giugno 2015).[2] In particolare, questi ultimi rappresentano un potenziale bacino di sfruttamento per coloro che cercano di trarre profitto dal flusso migratorio, speculando in vari modi sulla vulnerabilità dei più piccoli.
Il profilo dei minori vittima di tratta e sfruttamento in Italia vede una presenza significativa di ragazze nigeriane, rumene e di altri Paesi dell’Est Europa, sempre più giovani, costrette alla prostituzione su strada o in luoghi chiusi. Attraverso le attività delle unità mobili e di outreach, Save the Children ha inoltre intercettato gruppi di minori egiziani, bengalesi e albanesi inseriti nei circuiti dello sfruttamento lavorativo e nei mercati del lavoro in nero, costretti a fornire prestazioni sessuali, spacciare droga o commettere altre attività illegali. A destare particolare preoccupazione sono i minori “in transito”, tra i quali spiccano eritrei e somali che, una volta sbarcati sulle nostre coste, in assenza di sistemi di transito legali e protetti, si allontanano dai centri di accoglienza e si rendono invisibili alle istituzioni nella speranza di raggiungere il Nord Europa, divenendo facili prede degli sfruttatori.
Se da un lato è difficile dare un quadro numerico reale delle vittime di sfruttamento, dall’altro lo è ancora di più quantificare il numero degli sfruttatori. Nel nostro Paese, però, la tratta di persone costituisce la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di armi e di droga.[3] Il numero dei procedimenti a carico degli sfruttatori, e soprattutto quello delle condanne in via definitiva, rimane però piuttosto limitato, per la capacità delle organizzazioni criminali di agire adeguando le proprie strategie per aggirare gli interventi legislativi dei vari Paesi. In Italia, in particolare, dal 2013 al 2015, sono stati denunciati per reati inerenti la tratta e lo sfruttamento un totale di 464 individui, alla maggior parte dei quali viene contestato il reato di riduzione in schiavitù.[4] Per lo specifico reato di tratta di persone sono stati arrestati più di 190 soggetti di nazionalità prevalentemente rumena, albanese e nigeriana. Secondo i dati riportati dal Ministero della Giustizia, il 12% degli autori di reati connessi alla tratta e allo sfruttamento sono di nazionalità italiana.[5]
“Sono tantissimi i minori che raccontano ai nostri operatori di essere vittime di drammatiche forme di sfruttamento, nella maggior parte dei casi assimilabili alla schiavitù, e che anche qui in Italia troppo spesso si affidano a persone senza scrupoli”, spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “È importante che questi ragazzi trovino punti di riferimento affidabili per decidere del loro futuro: per questo motivo, oltre alle nostre attività di protezione dei minori migranti in frontiera Sud, a Roma, Milano e Torino, abbiamo attivato un nuovo servizio di helpline[6] dedicato ai minori migranti, un numero gratuito che risponde in sei lingue, fornendo orientamento legale e psicologico, e che vuole essere un punto di riferimento per tutti i minori che possono trovarsi in situazioni di rischio e per tutti coloro che vogliono aiutarli.”
Le ragazze nigeriane vittime di sfruttamento sessuale
Il numero delle minori e giovani donne nigeriane arrivate in Italia potenzialmente ad alto rischio di sfruttamento è in continuo aumento: nei primi sei mesi del 2016, sono state registrate 3.529[7] donne di nazionalità nigeriana sbarcate sulle nostre coste, tutte molto giovani, e 814 minori non accompagnati, tra cui si registra una significativa presenza di ragazze adolescenti. Questo dato riflette un trend in aumento che ha visto un incremento del 300% degli arrivi di ragazze nigeriane nel nostro Paese tra il 2014 e il 2015.[8] La maggior parte di loro sono adolescenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, con un numero crescente di bambine di 13 anni. Secondo le testimonianze raccolte da Save the Children, le ragazze vengono adescate nel circuito della tratta tramite conoscenti, vicini di casa, compagne di scuola o spesso anche sorelle maggiori già arrivate in Italia. Una volta reclutate, vengono costrette ad un giuramento tramite i riti dello juju o del voodoo, con cui si impegnano a restituire allo sfruttatore il proprio debito, che si aggira tra i 20.000 e i 50.000 euro. Spesso vengono costrette alla prostituzione già durante il viaggio che le porterà in Italia, mentre attraversano il Niger e durante la successiva sosta in Libia, e arrivano nel nostro Paese sotto il controllo dei trafficanti. Molte ragazze vengono dunque indotte alla prostituzione già nelle aree limitrofe ai centri di accoglienza e identificazione, oppure vengono trasferite dai trafficanti in Campania, per essere smistate e distribuite nelle principali città italiane.
Le vittime di tratta devono prostituirsi per ripagare il loro debito allo sfruttatore, ma la cifra aumenta ulteriormente perché le ragazze sono costrette a pagare un affitto sia per il luogo in cui vivono che per il marciapiede, con un costo per quest’ultimo che va dai 100 ai 250 euro al mese. Inoltre il debito cresce in funzione di meccanismi sanzionatori arbitrari messi in atto dagli sfruttatori, che “multano” le ragazze ogni volta che si ribellano alle regole imposte dal sistema di sfruttamento. Le ragazze sono quindi costrette a prostituirsi in qualsiasi condizioni fisica e a costi bassissimi e ad accettare anche rapporti non protetti, con la conseguenza di dover ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, spesso clandestina, ed esponendosi al rischio di malattie sessualmente trasmissibili. Per riuscire a sopportare questa vita, molte ragazze cominciano a fare ricorso a sostanze stupefacenti psicotrope, su induzione dei loro trafficanti.
Le minori della Romania e dell’Est
Le ragazze rumene rappresentano uno dei gruppi nazionali più esposti alla prostituzione forzata, con un preoccupante aumento della quota delle minori tra i 15 e i 17 anni. Spesso provengono da contesti socio-culturali poveri e sono sin da piccole vittime di violenze domestiche e alcolismo. Arrivano in Italia con collegamenti via terra a costo moderato, con il miraggio di poter ottenere lavoro come bariste o cameriere, supportate dal proprio sfruttatore, che spesso si maschera dietro il ruolo di “fidanzato”, creando un rapporto di sottomissione con la vittima dal quale le ragazze faticano a uscire. Oltre ai casi di sfruttamento sessuale, le ragazze rumene sono spesso vittime di sfruttamento lavorativo, in particolare nel settore agricolo, soggiogate dai loro datori di lavoro – tra cui anche cittadini italiani – che ne sfruttano la condizione di necessità per costringerle anche ad avere rapporti sessuali.
I minori di origine egiziana
Secondo le testimonianze raccolte dagli operatori di Save the Children, i minori egiziani arrivati in Italia nel corso del 2016 hanno un’età media inferiore (14-16 anni) rispetto ai connazionali arrivati l’anno precedente (15-17 anni) e sono in aumento i giovanissimi, tra i 12 e i 13 anni. Il viaggio verso l’Italia viene organizzato da un network di persone note alla comunità locale, con i quali vengono stipulati dei veri e propri contratti che prevedono un debito che varia dal 2.000 ai 4.000 euro a seconda delle aree di partenza, con picchi fino a 10.000 euro per coloro che hanno percorso la rotta balcanica.
Il viaggio per raggiungere l’Italia dura in media tra i 7 e i 15 giorni e, poco dopo essere sbarcati sulle nostre coste, i ragazzi si allontanano dalle strutture di prima accoglienza per raggiungere le città del Nord e del Centro Italia (in particolare Roma, Milano e Torino) e una piccola percentuale di loro anche altri Paesi europei. Una volta arrivati in queste città, spesso su indicazione di un adulto, entrano in contatto con le autorità per essere inseriti nelle comunità per minori. In molti casi, questo consente loro di crearsi nuove opportunità di inclusione. Ma per i molti ragazzi che non hanno la possibilità di entrare nel percorso di protezione – in particolare per i neomaggiorenni – si aprono le porte dello sfruttamento e della vita in strada.
Tutti questi ragazzi condividono l’esigenza di dover mandare soldi a casa per pagare il debito contratto dalla famiglia prima della partenza e questo li trasforma in facili reclute del lavoro nero, esponendoli a varie forme di sfruttamento. A Milano e Torino, la maggior parte viene sfruttata in pizzerie, panifici o mercati ortofrutticoli. A Roma, sono tantissimi i minori egiziani che lavorano all’interno dei mercati generali della frutta e verdura, nelle pizzerie, negli autolavaggi o nelle frutterie. Vengono pagati pochissimi euro e a volte non vengono proprio retribuiti, con la scusa che il lavoro svolto costituisca un apprendistato. In alcuni casi, questi ragazzi sono anche vittime di sfruttamento sessuale o coinvolti in attività illegali come lo spaccio di sostanze stupefacenti.
I minori albanesi
I minori non accompagnati albanesi sono al secondo posto per numero di presenze tra le nazionalità più rappresentate in Italia, con 1.453 ragazzi (12,5% sul totale).[9] Si tratta di un dato in crescita rispetto allo scorso anno, dovuto probabilmente alla recente abolizione dei visti di entrata nei Paesi Schengen. Sono ragazzi provenienti da famiglie disgregate con forti difficoltà economiche o con forti disagi nelle figure genitoriali. Le loro principali mete sono l’Emilia-Romagna e la Toscana. Sono a rischio di sfruttamento in attività illegali, spesso anche a causa del contatto con adulti che li fanno diventare preda di atti di bullismo, fino a circuirli e a spingerli a commettere piccoli furti, ricettazioni e spaccio.

I minori in transito: eritrei e somali
Tra i minori entrati in contatto con Save the Children, uno dei gruppi più esposti al rischio di abuso e sfruttamento è rappresentato dai minori non accompagnati in transito in Italia per raggiungere altri Paesi del Nord Europa. Si tratta di bambini e adolescenti giovanissimi che sin dall’inizio del loro viaggio subiscono trattamenti disumani e degradanti, spesso vere e proprie forme di tortura, e che vengono scambiati tra gruppi di trafficanti come avviene nel mercato della droga o delle armi. L’arrivo in Europa non significa per loro la fine dello sfruttamento ma un nuovo inizio, poiché la strada che devono percorrere per raggiungere il Paese di destinazione e la necessità di rendersi “invisibili” li rende ancora più vulnerabili.
Tra i minori in transito, i gruppi principali sono quelli degli eritrei e dei somali. Tutti e tre questi gruppi compiono lunghissimi viaggi prima di arrivare in Italia, attraverso rotte molto diverse, ma tutti sono vittime di sfruttamento e abuso una volta arrivati nel Paese, mentre cercano di pianificare i loro spostamenti verso il Nord Europa, anche a causa della necessità di reperire ulteriore denaro per pagare i trafficanti che li porteranno oltre frontiera.
“Consideriamo indispensabile che l’Europa attivi subito la procedura della “relocation” almeno per i minori soli e più vulnerabili: è indispensabile garantire ai ragazzi che devono raggiungere familiari in altri paesi europei un percorso legale e protetto. È davvero inaccettabile che questi minori una volta giunti in Europa debbano mettersi nuovamente nelle mani dei trafficanti, alimentando il mercato dello sfruttamento,” commenta Raffaela Milano.
Il profilo degli sfruttatori
Per la prima volta, il dossier approfondisce il profilo non solo delle vittime, ma anche degli “offender”, cioè gli sfruttatori. Il profilo degli sfruttatori è molto vario e va dal singolo fino alle organizzazioni criminali, che gestiscono la tratta di persone come attività propedeutica e funzionale a traffici illeciti più lucrativi, come ad esempio quello di droga. I gruppi transnazionali più complessi hanno cellule in tutta Europa e riescono a spostare e gestire un numero notevole di persone, arrivando a muoverle da un Paese all’altro del continente, a seconda della domanda di lavoro forzato o di prostituzione che si creano di volta in volta.
Nel caso degli sfruttatori individuali, particolarmente frequente per le ragazze rumene e dell’Europa orientale costrette alla prostituzione, spesso la condizione di subordinazione e assoggettamento viene messa in atto da una persona con cui la vittima ha una relazione di parentela (cugine o sorelle) o un vincolo sentimentale. Il vincolo di dipendenza affettiva, emotiva ed economica tra sfruttatore e vittima fa sì che quest’ultima non percepisca con chiarezza lo sfruttamento in atto. Lo stato di prolungato sfruttamento, l’asservimento psicologico, la continua frequentazione di connazionali coinvolti nel traffico di persone, nonché la normalità che assume la violenza nella vita quotidiana, fa sì che le ragazze nel tempo vengano indotte a partecipare al business della prostituzione, assumendo anche dei ruoli attivi.
Le reti informali giocano un ruolo importante nel fenomeno del traffico di persone. In generale, queste tipologie di reti non perseguono l’obiettivo finale di sfruttare i migranti dopo il loro arrivo a destinazione, eppure sono frequenti i casi in cui i migranti, soprattutto le donne e i minori, durante o dopo il viaggio, si trovano intrappolati in forme di grave sfruttamento. Come risulta dalle testimonianze dei minori stranieri non accompagnati giunti in Italia, queste reti vengono attivate solitamente dalla stessa famiglia o da un conoscente del ragazzo e lavorano sostanzialmente come una sorta di ‘agenzia di viaggio’.
È il caso emblematico dei minori egiziani, le cui famiglie contraggono un debito nei confronti dei trafficanti che deve essere ripagato una volta giunti in Italia. La necessità di onorare il debito contratto è molto sentita dai ragazzi egiziani, in quanto sono consapevoli che se la loro famiglia rimane insolvente potrà incorrere in problemi di natura penale, pressioni sociali o anche violenze da parte dei trafficanti stessi.
Nel traffico dei giovani afgani, la figura dell’intermediario, chiamata anche garante, ha invece il compito di tenere i rapporti con il trafficante allo scopo specifico di tenere bloccato il pagamento finché il minore non giunge al Paese di destinazione.
Per i viaggi via mare, tra le altre figure tipiche del traffico di persone, vi è quella dello scafista. Come riportato sia dai minori egiziani che da quelli afgani, si può trattare addirittura di loro pari costretti ad adempiere a questo compito per pagarsi una parte del viaggio. L’utilizzo dei minori per la traversata garantisce ai trafficanti di non esporsi al pericolo del viaggio via mare o al rischio di venire arrestati e incriminati dalle autorità italiane.
Le organizzazioni criminali che gestiscono la tratta di persone perseguono invece lo scopo specifico dello sfruttamento e assoggettamento delle vittime, al fine di trarne dei benefici economici o altri vantaggi. Questi modelli organizzativi son ben inseriti nel territorio italiano: è il caso dei boss nigeriani che, in accordo con le mafie locali, gestiscono oggi importanti segmenti del traffico e dello spaccio di droga tramite una elevata capacità di controllo sul territorio e sulle persone[10].

Le raccomandazioni di Save the Children
Nel rapporto, l’Organizzazione delinea una serie di raccomandazioni chiave per garantire una più rapida emersione, identificazione e assistenza ai minori vittime di tratta e sfruttamento e la piena attuazione dei loro diritti. “Finalmente è stato approvato in Italia il primo Piano Nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani; ora è indispensabile passare all’attuazione del piano, prevedendo specifici interventi per le vittime minorenni”, afferma Raffaela Milano. “Per prevenire i rischi di sfruttamento chiediamo inoltre al Parlamento di approvare, senza ulteriori indugi, il disegno di legge sul sistema nazionale di accoglienza e protezione dei minori stranieri non accompagnati,[11] che finalmente ieri ha ripreso il suo iter alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dopo un lungo periodo di stallo. Un sistema di protezione organico e diffuso su tutto il territorio nazionale, può rappresentare una risposta concreta per ridurre i rischi di tratta e sfruttamento per i minori in arrivo.”

I progetti di Save the Children per la protezione dei minori a rischio di tratta e sfruttamento
Tra i principali progetti d’intervento, Save the Children ha avviato nel 2012 il progetto Vie d’Uscita,[12] volto a rafforzare la protezione dei minori vittime di tratta e sfruttamento sessuale attraverso percorsi di accoglienza e reinserimento sociale, con l’attivazione di borse studio e/o lavoro, e l’accompagnamento all’autonomia abitativa. Vie d’Uscita prevede inoltre la realizzazione di attività di primo contatto con i minori vittima di tratta e sfruttamento attraverso: informativa, consulenza legale, accompagnamento ai servizi territoriali e socio sanitari, mediazione linguistica e socio-culturale. Nel corso del 2015 sono state raggiunte più di 350 ragazze, e ad oggi il progetto continua a garantire l’accoglienza ed il supporto a minori e neomaggiorenni in condizioni di forte vulnerabilità. Vie d’Uscita nasce grazie al sostegno delle Profumerie La Gardenia, a cui si è aggiunto dal 2013 il contributo delle Profumerie Limoni. A partire da settembre 2014 il progetto ha ottenuto supporto anche da L’Orèal Paris.
Dal maggio 2008, Save the Children è impegnata in un programma rivolto ai minori in arrivo via mare in Sicilia, Puglia e Calabria. In particolare, Save the Children svolge attività di informazione, consulenza legale e mediazione culturale per i minori migranti in tutte le aree di sbarco della frontiera Sud, identifica i loro bisogni di protezione, contribuisce a far conoscere le condizioni di accoglienza e a sviluppare un sistema efficace per l’identificazione, la protezione ed il referral dei minori stranieri.
A Roma, Milano e Torino, l’Organizzazione opera attraverso il progetto Civico Zero, che include unità mobili di strada e centri diurni a bassa soglia volti a rintracciare, fornire supporto, orientamento e protezione a minori stranieri e neo-maggiorenni in condizioni di marginalità sociale e a rischio di devianza, sfruttamento e abuso. A Roma è operativo anche il centro notturno “A28” per i minori migranti in transito realizzato in partnership con Intersos.
Nel luglio 2016, Save the Children ha lanciato una Helpline telefonica dedicata a fornire supporto e orientamento ai minori stranieri non accompagnati in Italia, informazioni sui loro diritti, assistenza legale e psicologica, attivazione di contatti con i servizi sul territorio. L’Helpline vuole essere anche un riferimento per i familiari, residenti in Italia e in altri Paesi, per gli operatori di strutture e comunità, per operatori pubblici, volontari e cittadini. Il servizio telefonico multilingue (italiano, arabo, inglese, francese, tigrino, somalo, farsi) è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 11 alle ore 17, e risponde al numero verde 800 14 10 16 (per Lycamobile: 351 2 20 20 16).

Il rapporto Piccoli Schiavi Invisibili è disponibile alla pagina: www.savethechildren.it/pubblicazioni

Bambini in vacanza: 10 consigli

E’ agosto ed è scattato il grande esodo. Molti si stanno mettendo in viaggio, talora con i bambini piccoli. I viaggi con la propria famiglia  sono occasioni uniche per creare ricordi preziosi e indelebili, dice onefinestay, il pioniere dell’ospitalità che offre agli ospiti la possibilità di soggiornare in meravigliose case boutique, che vengono arricchite con i servizi tipici di un hotel, diventando così perfette anche per i viaggiatori più esigenti, ossia i bambini

“Siamo sinceri, mentre le vacanze con la famiglia possono essere un momento magico, viaggiare con i bambini a volte è davvero complicato. Noi sappiamo ciò che è importante, sia che i vostri figli siano bambini o adolescenti, la cosa fondamentale è la serenità di mamma e papà. I nostri ospiti possono rilassarsi”, ha dichiarato Miranda Cresswell, Director of Brand di onefinestay.

Onefinestay ha stilato un decalogo di consigli dedicati a coloro che amano viaggiare  e regalare ai propri cari solo il meglio. Eccoli:

1.       CHI BEN COMINCIA… I lunghi spostamenti sui mezzi di trasporto sono spesso motivo di capricci da parte dei più piccoli e di stress per i più grandi. Quando dovete decidere quale sistemazione fa al caso vostro, assicuratevi non solo della bellezza e dell’accoglienza degli spazi, ma anche che il vostro punto di partenza sia in una posizione comoda e strategica rispetto alle attrazioni che avete pianificato di visitare

2.       A OGNUNO IL PROPRIO SPAZIO. I bambini hanno bisogno dei loro momenti ricreativi, ma anche i genitori hanno voglia di attimi di relax, dopo una giornata intensa fatta di visite e scoperte. Scegliere una sistemazione che coniughi spazi comuni, come la cucina e il salotto, e altri separati, come le camere da letto, permetterà a ciascuno di godersi sia la compagnia che qualche momento per sè

3.       QUANDO UNA CUCINA PUO’ SALVARE UNA VACANZA. Mangiare colazione, pranzo e cena seduti a un ristorante può diventare davvero faticoso se si viaggia con i bambini, che spesso mal tollerano le lunghe attese e sono disorientati dal trovare a tavola solo pietanze che non conoscono. Quello che salverà davvero la vostra vacanza sarà avere una cucina attrezzata, in modo da poter preparare almeno quello di cui i vostri piccoli proprio non possono fare a meno.

4.       TUTTI FUORI! Convincere i più piccoli a visitare una città a discapito del mare o della montagna non è sempre facile. Questo non vuol dire che debbano per forza rinunciare al divertimento all’aria aperta. Scegliete una casa con terrazzo, giardino o, perché no, piscina. E perché non scegliere una casa proprio di fianco a un bel parco? L’accordo tra le parti sarà così equo se i ragazzi acconsentiranno a prestare la loro attenzione durante le visite, in cambio di momenti di puro svago al loro ritorno a casa.

5.       COSTRUIRE RICORDI. Ciò che davvero resterà impresso nella memoria dei vostri ragazzi, più dei monumenti e dei luoghi meravigliosi che farete loro scoprire, saranno i momenti trascorsi insieme. La vacanza, infatti, serve anche a questo: a creare quegli attimi di vita famigliare di cui la routine, lo stress e gli impegni di tutti i giorni ci privano. Quando siete in vacanza, non trascurate questo aspetto. Potreste, ad esempio, rispolverare un gioco da tavola o di carte e passare una serata in salotto a giocare tutti insieme, o sedervi comodamente sul divano e concedervi la visione del vostro film preferito.

6.       SAPPIATE CHIEDERE AIUTO. Non è solo la gestione della vacanza che molte volte stressa i genitori, quanto la pianificazione e la ricerca che precede il soggiorno. Trovare la sistemazione che concili esigenze e desideri di tutti non è di certo cosa semplice. Lasciatevi aiutare, onefinestay ad esempio mette a disposizione dei suoi ospiti un servizio assistenza attivo 24ore su 24, che in base alle vostre richieste vi aiuta a scegliere la casa: vi basterà chiedere e vi sarà suggerito. Inoltre gli esperti consulenti di viaggio onefinestay non solo possono darvi consigli sulla casa, ma anche sul quartiere

7.       SPAZIO A CIO’ CHE CONTA. Viaggiare con dei bambini vuol dire riempire le valigie di giocattoli e oggetti dai quali i più piccoli non intendono separarsi, neanche in vacanza. Se lo spazio che resta è poco, è necessario ottimizzarlo. Scegliete una sistemazione che vi  fornisca il più possibile: onefinestay ad esempio equipaggia tutte le case di soffici asciugamani, prodotti da bagno e lenzuola e ogni cucina ha tutto il necessario, dagli utensili agli elettrodomestici. Così il (poco) spazio per voi nei bagagli, sarà davvero tutto per voi

8.       CONDIVIDERE E’ CIO’ CHE CONTA. Le vacanze sono il momento perfetto per riunire la famiglia e gli amici, con cui il tempo da condividere è sempre troppo poco. Affittare una grande casa, in cui si possa tornare la sera tutti insieme, anche se durante il giorno gli itinerari sono diversi, è la soluzione perfetta per far sì che le vacanze diventino davvero un momento indimenticabile. D’altronde, come dice un famoso romanzo “Che cos’è la felicità se non una casa, con dentro le persone che ami”?.

9.       INSEGNATE AI VOSTRI FIGLI A VIAGGIARE. I veri viaggiatori lo sanno, viaggiare non è solo fare i bagagli e partire. Uno degli insegnamenti più preziosi che potete regalare ai vostri figli è quello di apprezzare ciò che è diverso,  di immergersi in una nuova cultura e portarne un po’ con sé una volta a casa. Già da piccoli, insegnate ai vostri bambini a non essere semplici turisti e a vivere per un po’ come vivono le persone del luogo che stanno visitando

10.   SIATE CURIOSI. Siete abituati a insegnare ai vostri figli che la troppa curiosità non è una qualità, ma in viaggio questa regola non vale. Se scegliete di soggiornare in una casa ricordatevi che siete ospiti in un luogo arredato e vissuto da persone che la hanno resa quello che è, riempiendola di storie e dettagli. Fate attenzione ai particolari e ricordatevi che il viaggio di scoperta inizia dal luogo in cui soggiornate.

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