La bottiglia che trasforma l’aria in acqua

Un disegnatore industriale austriaco ha inventato Fontus, una bottiglia in grado di ottenere acqua dall’aria, tramite una batteria solare e non solo.

E’ stato il designer industriale austriaco Kristof Retezar a creare questa bottiglia unica che può salvare dalla disidratazione molti avventurieri e ciclisti.

Il dispositivo funziona grazie all’umidità dell’aria, che viene catturata dalla parte superiore della bottiglia. Poi inizia il processo di condensazione, il filtraggio e l’accumulo. Infine, alcune piccole capsule rimineralizzano l’acqua trasformandola in minerale.

Fontus Airo, funziona con una batteria solare che permette la realizzazione del proceso.

Fontus Ryde, appositamente progettata per i ciclisti, invece, si adatta alla moto e utilizza l’aria generata dal movimento per introdurre l’umidità dell’aria nelle sale della condensa del sistema, senza la necessità di fonti di energia supplementari.

Il dispositivo, che libererà dal bisogno di caricare bottiglie pesanti piene d’acqua, può essere acquistato a un prezzo che parte da 165 dollari.

Fontus, oltre che per i ciclisti, potrebbe essere utile per i 2 miliardi di persone che vivono nelle aree dove è impossibile reperire risorse idriche.

Il dispositivo, funziona bene nelle aree dove c’è una elevata percentuale di umidità. Con 20 gradi centigradi e il 50% di umidità nell’aria Fontus può produrre mezzo litro di acqua, ogni ora.

Intervento all’anca: una nuova tecnica

L’intervento all’anca è più eseguito in ortopedia, in Italia e riguarda molti pazienti che hanno tra i 68 e i 75 anni. Ad essere colpite sono soprattutto le donne (ogni 4 pazienti solo 1 è maschio), a causa della menopausa, che con i cambiamenti ormonali contribuisce allo sfaldamento della cartilagine, dando il via al processo degenerativo.

Sono 100mila le protesi che ogni anno aiutano gli italiani a vivere meglio con un’operazione chirurgica che, finora, ha provocato diversi problemi a livello di riabilitazione, di perdita di sangue, di tempi di recupero e di complicazioni.

E’ stata però introdotta una nuova modalità d’intervento, più sicura e più efficace, sicura al 100%, che azzera rischi e degenze settimanali, quella per via anteriore mini-invasiva.

COME AVVIENE TRADIZIONALMENTE L’INTERVENTO – La novità dell’intervento non riguarda i materiali, quanto la parte chirurgica, ossia come viene applicata la protesi. Tradizionalmente questa viene attaccata con una via di accesso laterale o con una via di accesso post-laterale: tutte in due hanno in comune il fatto che bisogna distaccare i muscoli dalla loro inserzione muscolare. Questi vengono ricollocati con una sutura, ma provocano disturbi e perdite ematiche. La ripresa dell’attività muscolare su un tendine che è stato ricollocato può non essere ottimale, provocando anche una zoppia, che potrebbe anche cronicizzarsi con il tempo.

LA NUOVA TECNICA – “Questa nuova tecnica – spiega il Dr. Mario Manili – non comporta il distacco di alcun muscolo, e per questo viene detta via anteriore mini-invasiva. In altri termini, non si aggredisce il muscolo, ma si “evitano”, attraversandoli senza però traumatizzarli. Il tutto avviene tramite un’incisione longitudinale sulla parte anteriore della coscia di circa 10 centimetri, che permette di divaricare i muscoli. I vantaggi principali sono una marcata riduzione del dolore postoperatorio, la scarsa perdita di sangue, senza particolare bisogno di trasfusioni, e la rapida riabilitazione. Il paziente, infatti, riprende a camminare già a distanza di 24 ore, senza o con pochissimo dolore. Si azzera, infine, la possibilità di avere una lussazione post-operatoria.

I PAZIENTI E LE CAUSE – Il trattamento può essere eseguito sulla maggior parte di pazienti, ad eccezione di chi è in eccessivo sovrappeso, per cui si consigliano altre operazioni chirurgiche. Si possono trattare anche i pazienti molto anziani. Cento le operazioni finora eseguite, con il 100% di successo e senza alcuna forma di complicazione e con rapidi riabilitazioni. L’uso delle stampelle si limita a pochi giorni; inoltre si può anche guidare l’auto e si può andare in bicicletta nell’arco di pochi giorni.

L’ARTROSI ALL’ANCA – “L’artrosi all’anca è una patologia della terza età, dai 60 anni in su, anche se nel 3% dei casi colpisce anche soggetti compresi tra i 40 e i 60 anni. I più colpiti – spiega l’ortopedico Mario Manili Socio SIOT – Società di Ortopedia e Traumatologia – Consulente presso il Centro Chirurgico Toscano di Arezzo e la Clinica Villa del Rosario di Roma – sono gli sportivi professionisti: 8 su 10 possono essere vittime di questa malattia. A rischio anche chi per lavoro deve sopportare grossi carichi. La causa è la degenerazione della cartilagine, causata da trauma o microtraumi. La malattia colpisce soprattutto le donne: ogni 4 pazienti solo 1 è maschio. La motivazione sarebbe legata alla menopausa: i cambiamenti ormonali contribuiscono allo sfaldamento della cartilagine, dando il via al processo degenerativo. A causare l’artrosi, inoltre, alcune alterazioni anatomiche del femore, che provocherebbero uno squilibrio e la successiva degenerazione”.

In aumento i tumori del cavo orale

In crescita i tumori del cavo orale, con circa il 5% degli italiani colpiti ogni anno e 43.000 nuovi casi, tra cui sempre più giovani (40%), in un un contesto in cui gli altri tumori sono in diminuzione.

Tra le cause, innanzitutto una diagnosi tardiva che di per sé provoca 8.000 morti in più l’anno e una percentuale che raggiunge il 63% di tumori scoperti in stadio avanzato. E poi, la scarsa propensione degli italiani alle visite odontoiatriche, registrata dall’ultimo Rapporto ISTAT e causata nell’85% dei casi da costi ritenuti troppo alti.

Se ne è discusso a Roma, nel corso del 23° Congresso Nazionale del Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche della Sapienza Università di Roma, in un Simposio dedicato al tema dei tumori maligni del cavo orale.

“Il numero globale di nuovi casi è in aumento e la sopravvivenza a cinque anni resta attualmente ancora bassa – ha dichiarato la Prof.ssa Antonella Polimeni, Direttore del Dipartimento Testa Collo del Policlinico Umberto I, Sapienza Università di Roma e Presidente del Congresso”.

“Per invertire il trend di incidenza è necessario far convergere le migliori energie sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e sul trattamento multispecialistico. La figura specialistica dell’odontostomatologo – ha aggiunto Antonella Polimeni – ricopre un ruolo di ‘sentinella’ nell’intercettare immediatamente non solo i fattori di rischio carcinogeni ma anche le lesioni precancerose o già neoplastiche in fase iniziale”.

Tra i principali fattori di rischio del tumore del cavo orale, prima di tutto fumo e alcool, per l’80%; il restante 20% è costituito da scarsa igiene orale, da uno scorretto posizionamento di protesi dentarie, da una dieta povera di frutta e verdura, da infezione da Papillomavirus (HPV), quest’ultima trasmissibile sessualmente.

“Eppure questo tipo di tumori – aggiunge all’unanimità il Tumor Board del progetto MoMax (Medicina Orale e Maxillo Facciale) del Policlinico Umberto I della Sapienza Università di Roma – con un aumento in controtendenza rispetto ad altri carcinomi, il cui numero generalmente va diminuendo, dovrebbero essere i primi ad essere diagnosticati, proprio per la ‘facilità’ con la quale è possibile riconoscere i sintomi che fanno scattare il campanello di allarme”.

Il MoMax rappresenta la prima task force ospedaliera in Italia, pensata per intercettare precocemente i tumori del cavo orale. Nel Centro operano sinergicamente diverse specialità: patologo orale, protesista, chirurgo maxillo-facciale, otorinolaringoiatra, radioterapista, oncologo, radiologo e psicologo.

Moda: contro lo sfruttamento indossa un capo al contrario

Si può protestare contro lo sfruttamento lavorativo anche indossando un capo al contrario. Ciascuno può cambiare le cose in meglio, scegliendo con consapevolezza. E’ per questo che Princess Handle With Care si è unito al movimento Fashion Revolution per il Fashion Revolution Day del 24 aprile.

Fashion Revolution Day è una presa di coscienza sul significato legato all’acquisto di un capo di abbigliamento, una presa di coscienza finalizzata alla realizzazione di un futuro più etico e sostenibile per l’industria della moda, nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

Scegliere con consapevolezza ciò che acquistiamo e che indossiamo può contribuire a creare un mondo diverso. Ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose in meglio e ogni momento è quello buono per cominciare. Quello giusto potrebbe essere proprio il Fashion Revolution Day del 24 aprile.

Basterà indossare un indumento al contrario, scattare una foto e postarla sui social chiedendo ai brand: #whomademychlothes?

Per ricordare a tutti noi cosa c’è dietro al mercato dell’industria della moda. Non solo bellezza e glamour, ma un mondo nascosto fatto di sfruttamenti e illegalità.

Princess Handle With Care sostiene il Fashion Revolution perché parte fonadamentale del brand sono la difesa dell’ambiente, delle donne, dei più deboli, di chi non ha la voce grossa e cerca di far valere propri diritti.

Una lotta per una moda che sia finalmente etica, contro il fast fashion a poco prezzo, che utilizza schiavi nelle fabbriche, che adopera materiali tossici ed inquinanti, che sulla pelle delle persone ha enormi guadagni fornendo prodotti di qualità bassissima e anche nocivi per la salute di chi compra…

Non essere più complice ed aiutaci in questa battaglia: indossa un indumento al contrario, scatta una foto e postala sui social chiedendo ai brand: #whomademychlothes?

La Princess ti ha risposto e queste sono le foto di chi produce per il suo marchio.

L’appuntamento è per il 24 aprile. Nessuno di noi può mancare

www.princesshandlewithcare.it

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