La collezione ECO SOLIDALE di GIOSEPPO

Gli oggetti di artigianato della Collezione Women4Change by Gioseppo sono stati realizzati dalla ONG Ocean Sole Africa a partire dai più di 50.000 kg di ciabatte che ogni anno inquinano le coste del Kenya.
Il ricavato della vendita di questi pezzi andrà al progetto educativo che la Fondazione Esperanza Pertusa di GIOSEPPO sviluppa in Kenya attraverso Youth for Technology Foundation affinché le bambine meno abbienti possano avvicinarsi alla tecnologia ed essere preparate per i lavori del XXI secolo.
Con questa collezione GIOSEPPO contribuisce alla protezione dell’ecosistema marino, alla generazione di occupazione per comunità a basso reddito e all’emancipazione delle bambine africane.

La carenza d’acqua a Nairobi è una minaccia

La capitale del Kenya Nairobi sta attraversando un periodo di carenza idrica che mina fortemente le condizioni di vita di 3 milioni e mezzo di abitanti. L’amministrazione cittadina ha dichiarato che a gennaio 2017 oltre mezzo milione di famiglie non aveva accesso all’acqua. I bassi livelli dello scorso anno hanno lasciato la città in una situazione di enorme difficoltà. La capitale rischia di vivere uno scenario simile a quello di Città del Capo in Sudafrica se le piogge di aprile non basteranno a far risalire i livelli delle riserve.

Il livello della principale riserva d’acqua di Nairobi, in prossimità della diga Ndakaini, era sceso sotto la metà lo scorso anno, arrivando al 40% della capacità massima a febbraio 2017. La difficile situazione ha portato a misure drastiche atte ad evitare una crisi ancora peggiore, quali il razionamento dell’acqua ad uso domestico, iniziato lo scorso gennaio. I quartieri più poveri di Nairobi corrono il rischio più alto, perché la carenza d’acqua aumenta il rischio di epidemie di tifo, dissenteria e colera, che proliferano in contesti igienico-sanitari inadeguati. In Africa, oltre il 60% della popolazione vive in condizioni precarie senza accesso ad acqua pulita e servizi sanitari.

Il risanamento è stato uno dei settori che ha registrato risultati peggiori tra quelli monitorati dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals). I governi devono cambiare prospettive, la società deve saper innovare e le persone devono agire ora. Tutte le parti convolte nel risanamento possono contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 6, ovvero la disponibilità e gestione sostenibile dell’acqua e di strutture igienico-sanitarie adeguate. Il Consiglio Mondiale dell’Acqua fa appello al coraggio di ministri e autorità affinché adottino politiche nuove e radicali sul tema. I ricavi marginali non saranno sufficienti a fornire servizi igienico-sanitari ai tre miliardi di persone che secondo le previsioni si aggiungeranno alla popolazione urbana attuale entro il 2030. I progressi fatti finora non reggeranno il ritmo rapido e inarrestabile di urbanizzazione a cui ci troviamo davanti oggi. Per questo, è logico e necessario focalizzarsi sui servizi igienici nelle aree urbane e sul loro impatto economico e sociale a lungo termine.

“Dobbiamo cercare forme di cooperazione per affrontare la sfida del risanamento, trovando soluzioni tecniche ed economiche vantaggiose per tutte le parti coinvolte e incrementando la volontà politica di dare priorità ai servizi igienico-sanitari. Questo è particolarmente importante in Africa, dove c’è molto lavoro da fare nel campo delle infrastrutture igienico-sanitarie. Dobbiamo perseverare nel tentativo di incoraggiare la cooperazione e lo sviluppo, affinché l’intera regione possa beneficiare dei risultati e continuare sulla strada dello sviluppo insostenibile”, ha spiegato il Presidente del Consiglio Mondiale dell’Acqua Benedito Braga.

In vista del prossimo World Water Forum, il Consiglio Mondiale dell’Acqua ha preparato un rapporto approfondito dal titolo “Aumentare i flussi economici sul risanamento urbano” (“Increasing Financial Flows for Urban Sanitation”), che mette l’accento su soluzioni e politiche atte a migliorare i servizi igienico-sanitari e incoraggiare i finanziamenti necessari. Il rapporto è basato su una serie di casi studio di città affette da problemi di risanamento, come la stessa Nairobi in Kenya ma anche Dakar (Senegal), Durban (Sudafrica) e Bogotá (Colombia). Il rapporto mette anche in luce i problemi legati alla mancanza in otto città dei finanziamenti necessari ad assicurare strutture igienico-sanitarie adeguate. Lo studio con le politiche proposte e i casi studio è stato redatto in quattro lingue (inglese, spagnolo, portoghese e francese), e sarà disponibile online a questo link.

Parallelamente, il Consiglio Mondiale dell’Acqua sta preparando l’ormai imminente World Water Forum. L’evento rappresenterà un vertice internazionale dove si discuteranno i problemi legati all’acqua e si proporranno soluzioni a quelli più urgenti, quali l’aumento di flussi di investimento sul risanamento urbano. Il World Water Forum si terrà nella capitale del Brasile Brasilia dal 18 al 23 marzo 2018 e avrà come tema la condivisione dell’acqua (“Sharing Water”), dato il ruolo che riveste l’acqua nell’unire comunità e abbattere barriere. Il Consiglio Mondiale dell’Acqua invita tutti a partecipare al più grande evento al mondo sul tema dell’acqua, che riunirà capi di stato, ministri, decision maker di alto livello, esperti e professionisti del settore, enti locali e ricercatori. Il World Water Forum, fondato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, mette l’acqua al centro dello sviluppo globale e invita tutti ad agire, perché dare un futuro all’acqua significa dare un futuro a tutta l’umanità.

Aveva il pene di un metro e cinque chili di testicoli: operato

Davvero inusuale e imbarazzante la situazione di Horace Owiti Opiyo, un keniano di 20 anni, che aveva la dimensione dei suoi genitali fuori dal comune, tanto che essi gli impedivano di condurre una vita normale e lo esponevano a risate e prese in giro.

Il problema è stato risolto il mese scorso, dopo un’operazione riuscita. Ma fino all’intervento, il giovane aveva dovuto vivere gran parte della sua vita con grandi disagi.

I problemi erano iniziati quando il ragazzo aveva 10 anni. I suoi testicoli erano cresciuti rapidamente, tanto che in breve tempo il giovane aveva dovuto lasciare la scuola e le attività pubbliche, perché era vittima di continue prese in giro.

Inoltre non poteva sedersi, tanto meno camminare o alzarsi in piedi.

Un suo vicino, Duncan Otieno, un bel giorno, ha deciso di scattargli alcune foto e di pubblicarle su Facebook, nella speranza che diventassero virali e potessero aiutare il giovane.

E così è stato: un medico della zona si è offerto volontariamente di aiutare il 20enne.

All’ospedale Jaramogioginga Odinga, a Opiyo è stata diagnosticata una elefantiasi scrotale.

Si trattava di un linfedema, patologia che provoca il gonfiore dei tessuti. In questo caso dei genitali.

L’elefantiasi scrotale può essere causata dalla puntura di una zanzara che inietta delle larve nel sangue.

Le larve maturano e diventano vermi parassiti invasivi che bloccano il sistema di drenaggio del corpo e causano gonfiore e ispessimento della pelle.

I medici per aiutare il giovane hanno programmato due operazioni: una per ridurre il volume scrotale ed eliminare la massa in eccesso, un’altra per ricostruire il pene con una dimensione e una forma più normali.

‘Dopo l’operazione, sono rimasto sorpreso dal fatto che il mio corpo fosse così leggero’ ha detto Opiyo, dopo l’intervento. ‘Ora sono libero, posso nuotare, correre, giocare a calcio’, ha spiegato .

Horace Owiti Opiyo, fino a qualche giorno fa, aveva i genitali più grandi del pianeta. Il suo membro misurava un metro, mentre i suoi testicoli pesavano circa cinque chilogrammi.

Kenya: oltre 70.000 bambini malnutriti rischiano di morire

In Kenya quasi 73.000 bambini sono gravemente malnutriti a causa della siccità e della conseguente mancanza di cibo e rischiano di morire se non riceveranno urgentemente gli aiuti necessari.

Sono gli allarmanti risultati di una indagine condotta dai Dipartimenti della Sanità delle contee del Kenya, da Save Children e Unicef insieme ad altre otto organizzazioni umanitarie impegnate sul campo.

L’indagine dimostra che nella sola contea di Turkana i tassi di malnutrizione acuta, la più pericolosa forma di malnutrizione, sono quasi quadruplicati in un solo anno, passando dal 2,3% nel 2016 all’8,3% nell’anno in corso. Nel Sud Turkana, il 12% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta, un dato senza precedenti. Livelli di malnutrizione acuta molto elevati si registrano anche a East Pokot (5,8%), Mandera (5,2%), Sambura (3,8%) e West Pokot (3,2%), contee nelle quali si assiste a un gravissimo deterioramento della nutrizione e della sicurezza alimentare.

In seguito alle elezioni di due settimane fa in Kenya, le organizzazioni umanitarie chiedono urgentemente ai governi nazionale e locali – che sono responsabili della gestione della risposta alla siccità, in coordinamento con le agenzie umanitarie – di dare in questo momento priorità assoluta ai fondi per rispondere alla crisi in corso e a mettere in atto interventi specifici, tra cui programmi alimentari per raggiungere le persone più vulnerabili e prevenire morti evitabili.

“La siccità sta mettendo a rischio la vita di decine di migliaia di bambini e famiglie, tra cui i bambini sotto i cinque anni e le madri in gravidanza o in fase di allattamento, che sono i soggetti più vulnerabili”, dichiara Francis Woods, Direttore in Kenya di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

“Nelle zone più colpite dalla siccità, le famiglie hanno perso il bestiame, da cui dipendono per il loro sostentamento, per il cibo, per il latte. Molte di loro riescono a sopravvivere con fatica, con appena un pasto al giorno quando riescono a reperirlo. Molte donne, inoltre, non possono più allattare i loro bambini perché sono troppo malnutrite per produrre il latte sufficiente”, ha aggiunto Francis Woods.

Dall’indagine emerge infatti che in Kenya circa 40.000 donne incinte e in fase di allattamento risultano attualmente malnutrite – un dato che fa registrare un incremento del 20% rispetto allo scorso anno –  con gravi rischi per la loro vita e per quella dei loro bambini.

“La situazione generale della malnutrizione in Kenya continua a essere molto preoccupante, e in alcune contee i livelli di malnutrizione fanno registrare peggioramenti. In più, ci apprestiamo a entrare nella stagione in cui le piogge saranno meno frequenti e questo potrebbe portare a un ulteriore deterioramento della situazione. Le recenti elezioni dovrebbero rappresentare un’opportunità per invertire la rotta di questa tragedia che sta colpendo molte parti del Paese. Pertanto chiediamo con forza al nuovo governo nazionale e ai governi locali di agire subito per prevenire la morte di tanti bambini”, afferma Patrick Mweki, Direttore di Action Against Hunger in Kenya e Somalia.

Nonostante i trasferimenti di denaro da parte del governo, molte famiglie nelle regioni settentrionali del Paese non riescono a soddisfare il fabbisogno alimentare giornaliero raccomandato. Una recente indagine sul costo dell’alimentazione nella contea di Turkana, condotta da Save the Children e Unicef, dimostra che anche le famiglie benestanti non possono più permettersi tre pasti al giorno a causa dell’aumento dei prezzi dei beni alimentari dovuto alla minore disponibilità di cibo.

“La comunità internazionale deve mettere a disposizione maggiori fondi per supportare il governo del Kenya e le agenzie umanitarie che operano sul campo con l’obiettivo di impedire che questa situazione già molto critica possa ulteriormente aggravarsi e mettere a rischio la vita di tanti bambini e delle loro mamme”, afferma François Batalingaya, Direttore di World Vision in Kenya.

Attualmente in Kenya più di 420.500 bambini sotto i cinque anni e oltre 39.000 donne in gravidanza e in fase di allattamento hanno urgente bisogno di trattamenti per la malnutrizione acuta. In totale, sono 3,4 milioni le persone che necessitano di aiuti immediati, un numero in forte crescita negli ultimi mesi (erano 2,7 milioni lo scorso gennaio). Come dimostra quel che sta accadendo nella vicina Somalia, il rischio è che gli alti tassi di malnutrizione si combinino con i focolai di malattie causati dalla mancanza di acqua pulita, e molti bambini possano perdere la vita sia per la fame che per le complicanze correlate, come ad esempio la diarrea.

 

Ciak! Kibera: i sogni prendono forma negli slum dell’Africa

Un gruppo di artisti italiani sta girando un cortometraggio nella baraccopoli di Kibera (Nairobi), coinvolgendo gli ex bambini di strada nell’ideazione e nella realizzazione. Un progetto dell’associazione Cherimus, in collaborazione con Amani for Africa e Koinonia

 “Ciak! Kibera” è il nome di un progetto artistico, che unisce due parole e due mondi apparentemente inconciliabili. Kibera è il più grande slum dell’Africa e girare un film al suo interno può sembrare una follia.

È quello che sta facendo l’Associazione di arte contemporanea Cherimus, in collaborazione con Amani for Africa, grazie a un bando di cooperazione internazionale vinto con un progetto artistico, dove la creatività possa funzionare come motore di sviluppo sociale.

Nairobi, capitale del Kenya, è una città di più di tre milioni di abitanti, ma più di un milione di questi vivono in slum, baraccopoli e bidonville. Kibera, un’area situata a sud della metropoli, è popolata da più di 700mila persone, qualcuno dice 1,2 milioni.

Il progetto “Ciak! Kibera” si concretizza in una serie di workshop dedicati all’arte, alla musica, alla comunicazione e alle tecnologie multimediali e si rivolge a un gruppo di giovani residenti nelle periferie della capitale.

L’esperienza si concluderà a fine aprile con la realizzazione di un cortometraggio artistico, ispirato al lavoro svolto nei workshop. Alcuni degli alunni che partecipano al lavoro sono ex bambini di strada che hanno intrapreso un percorso di recupero e di reinserimento. Il soggetto del racconto è infatti derivato proprio dai sogni dei bambini, dalle loro aspirazioni ed è il prodotto, trasfigurato dall’impronta degli artisti italiani coinvolti, del loro modo di vedere il mondo. Un’operazione difficile e delicata insieme, che richiede molto rispetto per una realtà di cui si conoscono solo i contorni più tragicamente pittoreschi, come le baracche di lamiera, la povertà, l’inquinamento e la diffusione delle droghe anche fra i più piccoli, che aspirano colla agli angoli delle vie.

«Con questo progetto  – spiega Emiliana Sabiu, fondatrice di Cherimus e a capo del gruppo di lavoro – vogliamo allontanarci il più possibile dai cliché legati alla povertà e all’Africa, attraverso l’arte vogliamo esaltare i talenti ed evidenziare le potenzialità che questa città e i giovani con cui stiamo lavorando sanno esprimere».

Il lavoro si svolge in gran parte presso la comunità di Kivuli, fondata nel 1997 dalle associazioni Koinonia e Amani, che accoglie bambini con un passato di vita sulla strada e che organizza attività di formazione. Qui si sono tenuti i primi workshop e si girano alcune scene del cortometraggio, mentre tutti gli esterni vengono girati tra le baracche di Kibera, proprio dove molti di questi bambini hanno passato i loro primi anni di vita.

Il progetto artistico s’inserisce quindi in un contesto molto difficile dal punto di vista sociale ed è per questo che si è scelta una forma espressiva che permettesse di compiere un salto anche dal punto di vista figurativo, rispetto alla durezza della realtà circostante. Per conferire un’aura “onirica” al video, infatti, si è scelto di girarlo in stop-motion, sotto la direzione di Andrea Canepari, regista specializzato in questa tecnica, che richiede moltissimo tempo, ma al contempo permette di ottenere effetti visivi strabilianti senza l’uso di effetti speciali. Così come i sogni stessi, da cui tutto nasce.

Il gruppo di giovani coinvolti hanno età molto diverse, dai 14 ai 27 anni, molti di essi vengono da esperienze di vita difficili, alcuni sono profughi da altri Paesi. Molti sono studenti, altri hanno già una professione, anche nel mondo dell’arte e della comunicazione, altri ancora sono alla ricerca di un equilibrio interiore prima ancora che una soluzione di vita.

L’approccio differenziato che è stato adottato, grazie alla presenza oltre che degli artisti visuali anche di un regista, un musicista, un giornalista e un fotografo, ha messo in luce gli interessi dei partecipanti, tentando di incanalare la loro creatività in un prodotto finito e al contempo offrire loro strumenti per migliorare i propri talenti. Il cortometraggio è così un’occasione anche per trasferire competenze, dalla scrittura, alla realizzazione di un video, fino alla creazione di una colonna sonora.

 

Accanto al cortometraggio, pensato sia per il circuito dell’arte sia per quello del cinema, sarà realizzato un documentario che racconti il backstage del progetto, mostrando la realtà esterna in cui si colloca e le difficoltà che un lavoro creativo di questo tipo incontra in un contesto estremo come quello delle periferie di Nairobi.

Papa Francesco: la corruzione rende un paese diabetico

Il Papa in Kenya ha visitato una delle baraccopoli più povere, quella di Kangemi.

Ha parlato nella Chiesa di San Giuseppe Lavoratore, nel quartiere molto povero di Kangemi a Nairobi, dove più di 100.000 persone vivono in povertà.

Ha denunciato “l’eccesso di ingiustizia” che emerge dalle baraccopoli delle grandi città africane, frutto della corruzione e dell’accaparramento da parte di pochi.

Nella sua ultima tappa in Kenya, prima di partire per l’Uganda, il Pontefice
di fronte ai fedeli di Kangemi, ha denunciato le “nuove forme di colonialismo”, che relegano i paesi africani ad essere “parti di una macchina e di un ingranaggio gigante”.

Ha deplorato aspramente “la mancanza di accesso alle infrastrutture e ai servizi di base”, oltre alla “ingiusta distribuzione terre”.

L'”emarginazione urbana” – ha detto papa Francesco – nasce dalle “ferite provocate dalle minoranze che concentrano il potere, la ricchezza e sperperano egoisticamente, mentre la crescente maggioranza deve rifugiarsi nelle periferie abbandonate, inquinate, scartate”.

Il Papa ha pure invitato i giovani kenyoti a non cedere allo “zucchero” della corruzione. “Un male che c’è anche in Vaticano”.

La corruzione – ha spiegato il Pontefice parlando a braccio in spagnolo – “è dolce, ci piace, è facile, e poi finiamo male”, così tanto zucchero provoca il diabete e “il nostro paese finisce diabetico”.

“Se non volete corruzione nel vostro paese, iniziate voi. Se non iniziate voi la persona che vi sta vicina non inizia”, ha osservato Bergoglio.

“La corruzione ci ruba l’allegria ci toglie la pace, il corrotto non vive in pace”, ha detto il Pontefice ai giovani, spiegando che “la corruzione non è un cammino di vita, ma un cammino di morte”.

Il pontefice argentino, poi, in Kenya, ha anche scatenato un applauso fragoroso quando ha detto addio in swahili: “Mungu awabariki” (“Dio vi benedica”).

Con un breve volo, il Pontefice si è, quindi, recato in Uganda, seconda tappa del suo tour africano, atterrando all’aeroporto di Entebbe.

Circa il 47% degli ugandesi, vale a dire più di 17 milioni di abitanti sono cattolici. L’Uganda è anche uno dei paesi africani in cui le istituzioni sociali della Chiesa cattolica sono più attive.
Domenica, il Papa volerà a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, paese da anni devastato dalla guerra civile.

(Con Ansa, Ascanews e Afp)

Il Papa a Nairobi: conflitto e terrorismo nascono dalla povertà

E’ iniziato il viaggio del Papa in Africa, il Pontefice è atterrato in Kenya, accolto dalle autorità del Paese.

“Violenza, conflitto e terrorismo si alimentano con paura e disperazione” che “nascono da povertà e frustrazione”, ha detto il Papa nel suo primo discorso a Nairobi, in Kenya, di fronte al presidente Uhruru Kenyatta e alle altre autorità.

“La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità – ha osservato ancora – deve essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita” del Kenya.

E’ un viaggio quello di papa Francesco che desta preoccupazione per l’insicurezza politica e il rischio attentati.

Alle preoccupazioni sui possibili attacchi contro di lui, Papa Francesco ha risposto con il suo tipico umorismo dicendo che “più delle persone” gli “fanno paura le zanzare”.

Durante il volo diretto a Kenya, prima tappa di un tour che porterà il Pontefice anche in Uganda e nella Repubblica Centrafricana, Bergoglio ha detto scherzando ai giornalisti di stare attenti in questo primo viaggio in Africa e di mettere lo spray anti-zanzare.

Sull’aereo in Pontefice come al solito ha salutato, uno ad uno, i giornalisti e i cameramen, tra cui c’erano quattro keniani.

Il Pontefice era partito mercoledì da Roma alle 7.30, diretto a Nairobi.

Gli 007 francesi avevano ripetutamente avvertito il Vaticano del rischio altissimo a cui si stava esponendo il Pontefice andando in questi tre paesi dove c’è violenza e instabilità politica.

Bergoglio, oltretutto, ha anche deciso di anticipare l’inizio del Giubileo della Misericordia aprendo la Porta Santa il 29 novembre, nella cattedrale di Bangui, una settimana prima rispetto all’apertura della porta di San Pietro, l’8 dicembre prossimo.

Questo richiamerà gente nella Repubblica Centrafricana ponendo ancora maggiori problemi di sicurezza.

(Ansa e Agi tra le fonti. Foto da citizentv.co.ke)