Artrite, i cibi da evitare

Il consumo di prodotti lattiero-caseari dovrebbe essere evitato dalle persone che soffrono di artrite. Il contenuto proteico nei latticini può irritare i tessuti attorno alle articolazioni. E’ meglio sostituire i prodotti lattiero-caseari con verdure come spinaci, noci, burro, tofu e fagioli.

I pazienti con artrite dovrebbero anche limitare il consumo di sale nella loro dieta. Non solo il sale, ma anche gli alimenti con conservanti extra dovrebbero essere evitati. Possono anche provocare infiammazione alle articolazioni.

La carne rossa, ricca di acidi grassi omega-6, a sua volta, può scatenare dolori e infiammazioni articolari. I pazienti con artrite dovrebbero limitare l’assunzione di questa carne a una volta alla settimana.

Pure i carboidrati raffinati, come pane bianco, pasta bianca, cracker …causano un picco di glucosio nel sangue, che aumenta l’infiammazione nel corpo.

Pure i cibi fritti sono infiammatori e sono fatti con oli ricchi di acidi grassi omega-6. Vanno consumati con moderazione, perché  l’eccesso di cibi fritti interrompe l’equilibrio degli acidi grassi omega-6 e omega-3 nel corpo, il che può aumentare l’infiammazione e quindi peggiorare l’artrite.

Tra i cibi più infiammatori figura anche l’alcool, che andrebbe eliminato dalla dieta quasi definitivamente.

Psoriasi: non solo una questione di pelle

Il reumatologo come supporto al dermatologo nella diagnosi di psoriasi; l’artrite psoriasica e l’importanza della diagnosi precoce; la qualità di vita dei pazienti con psoriasi e le diverse comorbidità, tra cui quelle articolari. Di questo ed altro si è discusso a Milano nel corso dell’evento dal titolo‘Psoriasi non solo una questione di pelle’.

Organizzato dal Corriere Salute con il contributo non condizionante di Novartis, ha visto la partecipazione del Professor Antonio Costanzo, responsabile Dermatologia di Humanitas e docente di Humanitas University, e del Professor Carlo Francesco Selmi, responsabile Reumatologia e Immunologia Clinica di Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano.

Obiettivo del convegno, fare luce sull’associazione fra psoriasi ed artrite psoriasica ed analizzare la medicina delle malattie infiammatorie croniche della pelle in maniera multidisciplinare.

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle e degli annessi (unghie e follicolo pilifero). Circa il 30% dei pazienti psoriasici può sviluppare nel tempo un’artrite. Nell’artrite psoriasica l’infiammazione interessa le piccole articolazioni delle mani e dei piedi o le grandi articolazioni (gomiti, ginocchia e caviglie) ma anche altre sedi come la colonna causando un mal di schiena che peggiora con il riposo.

La psoriasi compromette la qualità di vita quanti ne sono affetti e nella gestione della patologia non vanno sottovalutati l’entità del dolore e le limitazioni ai movimenti.

A tutto questo ­- informa il Professor Antonio Costanzo, responsabile Dermatologia di Humanitas e docente di Humanitas University – si deve aggiungere che l’interessamento cutaneo determina spesso problemi di natura psicologica. È importante sapere che dalla psoriasi non si guarisce – sottolinea l’esperto – ma che gli enormi sviluppi della ricerca in questo specifico settore oggi ci consentono di tenere sotto controllo la quasi totalità delle manifestazioni cliniche della malattia. I pazienti devono affidarsi alle competenze dei Medici Specialisti, diffidando di chi propone cure facili e risolutive. Se tenuta sotto controllo, possiamo fare molto perché la patologia non crei particolari problemi alla vita di relazione di quanti ne sono affetti”.

Gestire la malattia psoriasica è ormai sempre più un tema multidisciplinare, poiché un solo specialista non è sufficiente per la gestione della patologia. Quando si tratta di malattie complesse come la psoriasi è necessario fare scelte condivise con il paziente, soprattutto quando affetto da artrite psoriasica. In questi casi è necessario affrontare la cura del malato in maniera combinata tra dermatologo e reumatologo, poiché visitare da due punti di vista diversi consente di prendere decisioni cliniche e terapeutiche che permettono un eccellente controllo di tutti i sintomi. La medicina delle malattie infiammatorie croniche è, dunque, sempre meno “un solo uomo al comando”.

Quando parliamo di artrite psoriasica, la diagnosi precoce riveste un ruolo fondamentale: “Sappiamo che già dopo pochi mesi dall’inizio dei sintomi – afferma ilProfessor Carlo Francesco Selmi, responsabile Reumatologia e Immunologia Clinica di Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano – questa malattia ha già causato alcuni danni irreversibili. Ecco perché sono cruciali una diagnosi e un trattamento precoce. Nel 75% dei casi l’artrite psoriasica segue la psoriasi e dunque il suo biomarcatore è proprio la psoriasi mentre gli esami di laboratorio sono quasi sempre normali. La diagnosi di artrite psoriasica tarda, in media, 7 anni, mentre nel caso della psoriasi arriva dopo circa 4 anni. Nonostante siamo molto lontani da una gestione adeguata dei pazienti, l’artrite psoriasica oggi è una malattia verso la quale esistono armi che fino a pochi anni fa potevamo solo sognare. Abbiamo infatti a disposizione strumenti terapeutici che consentono ai pazienti di condurre una vita normale”.

Artrite: uno stile di vita sano può aiutare

Lo scorso 12 ottobre è stata celebrata la Giornata Mondiale dedicata all’Artrite, per sensibilizzare a livello mondiale su una patologia che può essere molto invalidante.

L’artrite è una malattia infiammatoria, cronica e autoimmune che colpisce le donne più degli uomini. È caratterizzata dall’infiammazione delle articolazioni, cosa che causa dolore a chi ne soffre.

Esistono diversi tipi di artrite, tuttavia i due tipi più comuni sono l’artrosi e l’artrite reumatoide.

Gli esperti, per contrastare l’artrite consigliano di mantenere un peso adeguato in modo da non esercitare troppa pressione sulle articolazioni. Altre raccomandazioni per prevenire o combattere la malattia sono l’esercizio fisico e una dieta sana.

Se non esiste una dieta specifica per curare l’artrite, ci sono alimenti che aiutano a ridurre l’infiammazione, consumando ad esempio cibi contenenti antiossidanti.

Con gli antiossidanti il ​​corpo previene che i radicali liberi influenzino le cellule, prevenendo l’artrite. Si trovano in alimenti come noci e semi, mirtilli, fragole e altri frutti rossi, fagioli, spinaci e persino cioccolato fondente.

Le persone con artrite beneficiano di un supplemento extra di vitamine (come la vitamina D) e altri nutrienti. Gli alimenti ricchi di vitamina D includono latte, arance, noci e salmone, che pure ne contiene, anche se in piccole quantità.

Alcuni altri nutrienti consigliati sono quelli contenenti gli acidi grassi omega 3 presenti nel pesce e nelle verdure a foglia verde, l’acido folico (presente in spinaci, broccoli, lenticchie e arance) e il calcio (latticini, mandorle o latte di mandorle e broccoli).

Sono invece da consumare sporadicamente zucchero, grassi e cibi lavorati. Il consumo di carni può essere utile, ad esempio caso dell’artrite reumatoide, ma l’apporto eccessivo può essere nocivo.

Le carni rosse come la carne di manzo e di maiale, sono ricche di purine, che producono acido urico, il quale può essere conservato nelle articolazioni e sviluppare la gotta. È meglio mangiare carne rossa, solo una o due volte alla settimana.

Anche piccoli disagi psicologici favoriscono le malattie croniche

Convivere con ansia, depressione e stress, a livelli intensi per un lungo periodo, può avere un impatto sulla salute fisica a lungo termine. Ma anche essere esposti a bassi livelli di stress psicologico mette a repentaglio il benessere.

Anche bassi livelli di stress danneggiano la salute a lungo termine dicono i ricercatori dell’Università di Southampton, nel Regno Unito, che hanno fatto lo studio insieme ai colleghi dell’Università di Edimburgo, sempre nel Regno Unito, cercando di verificare se l’esposizione a un disagio psicologico basso o moderato, che includa sintomi di ansia e depressione, possa aumentare il rischio di sviluppare una malattia cronica.

I risultati dello studio , che sono stati pubblicati sul Journal of Psychosomatic Research, indicano che non c’è bisogno di sperimentare molto disagio perché la salute fisica sia messa in pericolo. Un piccolo disagio sarà sufficiente.

Nel nuovo lavoro, i ricercatori hanno analizzato i dati rilevanti raccolti di 16.485 adulti per un periodo di 3 anni, usando lo UK Household Longitudinal Study, che raccoglie i dati riguardanti lo stato di salute, il benessere e le condizioni di vita, tra le altre cose, dei cittadini del Regno Unito.

Gli studiosi hanno cercato specificamente i collegamenti tra il disagio psicologico e lo sviluppo di quattro malattie croniche: diabete, artrite, malattie polmonari e malattie cardiovascolari.

E’ emerso che il disagio psicologico, anche moderato, favorisce l’insorgere delle malattie croniche.

Lo yogurt contrasta malattie intestinali, artrite e asma

Secondo un nuovo studio, mangiare yogurt può aiutare a ridurre l’infiammazione cronica, un fattore che scatena malattie intestinali, artrite e asma.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Nutrition, ha esplorato l’ipotesi che lo yogurt possa aiutare a ridurre l’infiammazione, migliorando l’integrità del rivestimento intestinale.

Quest’ultimo fatto,  sua volta, potrebbe aiutare a prevenire le endotossine che stimolano il rilascio di citochine proinfiammatorie, dicono dall’Università di Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti.

I farmaci anti-infiammatori come l’aspirina, il Naproxen, l’idrocortisone e il prednisone possono aiutare a mitigare gli effetti dell’infiammazione cronica, ma, a differenza dello yogurt, hanno ciascuno dei rischi e degli effetti collaterali.

Lo yogurt è anche una buona fonte di nutrienti, contiene la vitamina B12 e il calcio, oltre a livelli elevati di proteine, benefiche per il corpo.

Lo studio, per giungere ai suoi risultati, ha arruolato 120 donne in premenopausa, metà obese e metà non obese. La metà delle partecipanti doveva mangiare circa 3 vasetti di yogurt al giorno per nove settimane; le donne appartenenti al gruppo di controllo invece dovevano mangiare un budino senza latte, sempre per nove settimane.

I ricercatori hanno preso campioni di sangue a digiuno delle partecipanti e hanno valutato diversi biomarcatori che gli scienziati avevano già utilizzato nel corso degli anni per misurare l’endotossina e l’infiammazione.

I risultati del lavoro hanno mostrato che, mentre alcuni dei biomarcatori erano rimasti costanti nel tempo, chi aveva  mangiato yogurt aveva sperimentato significativi miglioramenti in alcuni marcatori chiave, come il TNF, una proteina importante nell’attivazione dell’infiammazione.

Lo yogurt contiene probiotici, buoni per mantenere un intestino sano, cosa che contribuisce sicuramente a ridurre l’infiammazione. Per un ulteriore vantaggio, si può mangiare yogurt con muesli, noci, semi e frutta o utilizzarlo come smoothie a colazione.

Consumando tutti i giorni yogurt si può anche contribuire a rafforzare il proprio sistema immunitario e ad aiutare l’assorbimento di minerali come zinco e magnesio.

Camminare anche per soli 45 minuti a settimana aiuta chi soffre di artrite

Camminare a ritmo sostenuto, anche per soli 45 minuti a settimana, può migliorare la funzione del ginocchio nelle persone affette da artrite, secondo un nuovo studio.

Gli esperti suggeriscono di fare 150 minuti di attività fisica moderata a settimana per evitare la morte prematura e gravi malattie, tuttavia soltanto uno su 10, tra gli adulti americani più anziani con artrite alleo ginocchia, segue queste linee guida.

Alcuni studiosi negli Stati Uniti hanno trovato che, comunque, eseguire anche un terzo dell’attività consigliata è benefico.

I ricercatori hanno voluto determinare se muoversi solo 45 minuti a settimana potesse giovare.

Dallo studio è emerso che circa un terzo dei partecipanti era migliorato dopo due anni, se aveva fatto 45 minuti di attività fisica moderata, come camminare a ritmo sostenuto, a settimana.

Il miglioramento si era avuto in uomini e donne.

“Anche un po ‘ attività è meglio di niente per quelle persone anziane che soffrono di artrite e sono minimamente attive”, ha detto Dorothy Dunlop, professore della Northwestern University.

Utilizzando sofisticati accelerometri per il monitoraggio dei movimenti, i ricercatori hanno misurato l’attività fisica di 1.600 adulti che avevano dolore, dolore o rigidità ai fianchi, alle ginocchia o ai piedi.

E’ emerso che il tipo più efficace di attività per mantenere o migliorare la funzione in due anni era l’attività moderata fatta in sessioni della durata di 10 minuti o più.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ‘Arthritis Care and Research’.

I disturbi mentali e fisici son collegati

Negli adolescenti, la depressione colpisce lo stomaco, mentre l’ansia le malattie della pelle, secondo un nuovo studio fatto sul rapporto tra i disturbi mentali e quelli fisici.

Per la prima volta, gli psicologi dell’Università di Basilea in Svizzera e quelli dell’Università Bochum di Ruhr in Germania hanno identificato gli schemi temporali nei giovani, consapevoli del fatto che disturbi mentali e malattie fisiche frequentemente vanno insieme.

I disturbi fisici e mentali sistematicamente co-accadono e c’è il rischio che un bambino o un adolescente, sofferenti di disturbi mentali, abbiano poi spiacevoli sviluppi.

I disturbi dell’umore, come la depressione, sono seguiti spesso da artrite e da malattie dell’apparato digerente, mentre l’epilessia causa l’aumento del rischio di avere disturbi alimentari. Esiste una relazione simile tra l’ansia e le malattie della pelle, inoltre, l’ansia è più comune nelle persone con malattie cardiache.

La relazione tra disturbi mentali e fisici può andare in entrambe le direzioni, hanno sottolineato gli psicologi. Le malattie dello stomaco, ad esempio, potrebbero, favorire lo sviluppo della depressione.

Lo studio, si è basato sui dati di quasi 6500 americani, dai 13 ai 18 anni. I ricercatori hanno notato che alcune malattie fisiche tendono a verificarsi più frequentemente nei bambini e negli adolescenti, che hanno sofferto in precedenza di alcuni disturbi mentali.