Pagamenti mobili nel mirino dei cyber criminali

Sono 4,9 miliardi gli utenti di dispositivi mobili a livello globale che, con il crescere della popolarità dei pagamenti mobili, potrebbero essere esposti a cyber-rischi: le vulnerabilità in agguato nelle applicazioni di pagamento, nei telefoni cellulari e nei sistemi POS possono trasformarsi in ingressi nei conti degli utenti. Ma, anche sotto l’ombrellone, i cyber criminali non rinunciano ai loro bottini.

Il settore dei servizi finanziari sta vivendo un momento di grande cambiamento: fornire aggiornamenti regolari e nuovi prodotti online per soddisfare le esigenze in evoluzione dei consumatori, è un fattore chiave di differenziazione sul mercato. Tuttavia, il lancio di nuove funzionalità a un ritmo così veloce aumenta anche la superficie di attacco e le potenziali vulnerabilità. In effetti, i dati mostrano che le società finanziarie affrontano attacchi quotidiani e che un incredibile 36% riporta una perdita di dati.

Sebbene la sicurezza dei dati sia sempre stata uno dei principali inibitori, i pagamenti mobili stanno diventando sempre più popolari tra i consumatori, soprattutto dopo il rilascio di prodotti come Apple Pay, Samsung Pay e Google Wallet. Oltre ai rischi di smarrimento e furto per il dispositivo fisico, ci sono una miriade di rischi informatici che si estendono attraverso l’intero processo di pagamento mobile. Effettuare un pagamento mobile infatti coinvolge il dispositivo mobile, il commerciante, il POS, le organizzazioni che elaborano il pagamento per i commercianti e quelle che emettono le carte (di debito o credito). Misure di sicurezza inadeguate in una qualsiasi di queste fasi possono mettere a rischio i dati del titolare della carta.

Se un criminale informatico accede a una rete finanziaria sfruttando una vulnerabilità o utilizzando il social engineering per compromettere una qualsiasi delle fasi del processo di pagamento, il risultato non è solo la perdita di dati personali, ma anche la frode dato che il criminale è riuscito ad aggirare il sistema di sicurezza della banca per esempio. Alcuni degli attacchi che banche e aziende fintech dovrebbero maggiormente monitorare, sono gli attacchi a livello di applicazione, attacchi DDoS e attacchi botnet, oltre a malware.

Con l’aumento della popolarità dei pagamenti mobili i criminali informatici punteranno aggressivamente questo processo con attacchi sempre più sofisticati, come botnet intelligenti e malware polimorfico. Nel tentativo di prevenire e rilevare tali attacchi, stanno nascendo nuove soluzioni per proteggere i fornitori di servizi finanziari.

L’apprendimento automatico per fermare il crimine informatico

I sistemi di rilevamento di nuova generazione utilizzano l’apprendimento automatico per analizzare le minacce di modo che, man mano ne vengono sviluppate delle nuove, le difese di sicurezza siano sempre in grado di individuarle e mitigarle in tempo reale. Un’altra new entry nell’armeria della sicurezza è l’analisi del comportamento, che fa leva sull’apprendimento automatico per riconoscere comportamenti abituali, come tempi di utilizzo e posizione geografica. Questo genere di attività è fondamentale nella rilevazione di comportamenti anomali che possono essere indicativi di attività dannose o di una violazione.

Così come cresce il numero di consumatori che adottano i pagamenti mobili allo stesso modo dovrebbe crescere la capacità di banche e società di servizi finanziari di sfruttare le funzionalità di sicurezza implementate in ambienti distribuiti per tenere il passo con gli attacchi informatici moderni e automatizzati.

Le tre regole d’oro:

1. Collegarsi a reti wi-fi sicure: in viaggio, vorrete restare connessi, il che significa accedere a punti di accesso Wi-Fi pubblici. Molti sono perfettamente sicuri, ma non sempre è così. Se si viaggia all’estero, è buona norma disattivare il wi-fi all’arrivo in un nuovo Paese. Si verificano incidenti in cui i viaggiatori, arrivati in aeroporto, si collegano al wi-fi fasullo e vengono colpiti da un attacco. Quindi, una buona pratica è quella di disattivare il wi-fi fino a quando non è possibile verificare il SSID di un accesso wi-fi autentico. Lo stesso vale per il bluetooth: è bene accenderlo solo quando serve in viaggio. Per le feste estive in giardino o la maratona di videogame dei vostri figli, configurate una rete Wi-Fi dedicata agli ospiti. Potranno comunque navigare su Internet restando separati dalla rete domestica interna. Inoltre, verranno riconnessi automaticamente come guest la volta successiva in cui si trovano nei pressi del router.

2. Proteggersi da virus e malware: installate un software anti-malware affidabile e con valutazioni positive, mantenetelo aggiornato e attivatelo regolarmente.

3. Mantenere i dispositivi aggiornati: uno dei vettori di attacco di maggior successo utilizzato dagli hacker è rappresentato dalle vulnerabilità già note, ma che non vengono protette. Gli sviluppatori di dispositivi e app creano regolarmente aggiornamenti di sicurezza progettati per proteggere dalle minacce note. È importante scaricare ed eseguire subito questi aggiornamenti non appena disponibili.

 

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Gli italiani navigano sempre più da Mobile

Passare dal palinsesto TV ai servizi video via web diventa prassi sempre più comune per tutte le fasce d’età: se infatti il 51% degli italiani si lascia ancora guidare dalla programmazione televisiva tradizionale, anche il 33% del pubblico più anziano dichiara di dedicare lo stesso numero di ore a programmi TV e a contenuti video su internet.
La pay tv tradizionale è ancora fruita in grande maggioranza attraverso la TV (per il 70% degli intervistati), le piattaforme che offrono Video On Demand si suddividono tra TV (45%) e Pc (29%) mentre lo streaming è ancora per la maggior parte legato alla fruizione tramite computer (47%).

Cresce del 39% la spesa dei consumatori per i video online (in SVOD, abbonamenti di contenuti Video on Demand), un formato da considerare oramai imprescindibile fin dall’inizio della pianificazione media per una efficace strategia comunicativa.
Questo è quanto emerge dai dati presentati dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano* in occasione del convegno “Internet Media: avanti tutta, ma avanti tutti?” in collaborazione con Doxa (ricerca sul consumatore e le attività online svolte sui diversi dispositivi) e comScore (ricerca sull’audience della total digital population italiana e i device più utilizzati).

“Se suddividiamo il mercato pubblicitario complessivo tra i diversi mezzi, anche nel 2017 vediamo confermato il trend che mostra la componente digitale erodere sempre più quote alla carta stampata e in parte anche alla Televisione”. Dichiara Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano“Negli ultimi dieci anni, infatti, le posizioni di Stampa e Internet sono esattamente ribaltate (da una quota rispettivamente del 31% e del 10% nel 2008, oggi i due mezzi sono passati al 13% e al 34%), mentre nel 2017 la Tv tocca la sua quota minima (48%).”

I dati Doxa sui consumi di Video Online, Tv, Video On Demand: generazioni a confronto
La fruizione di contenuti video online sta affermandosi sempre più come modalità complementare ai mezzi tradizionali: il 44% del campione, a prescindere dalla fascia anagrafica, cerca infatti un contenuto o programma specifico indifferentemente da dove questo venga trasmesso (con punte del51% tra i Millennials). Le tipologie di programmi più guardati nell’ultimo mese denotano una polarizzazione a seconda dell’età del pubblico: se i Millennials preferiscono serie tv straniere, film appena usciti al cinemareality e animazione, il pubblico più adulto è più legato a talk showfiction italiane e telegiornali.
Il pubblico più giovane è anche quello più slegato dal concetto di palinsesto (solo il 49% segue le dirette a fronte del 73% degli over 55) e insieme il più naturalmente incline a fruire contenuti facendo altre attività in contemporanea (il 54% segue i programmi senza dedicarsi ad altro, contro il 68% dei Baby Boomers) in particolar modo quando si parla di Talent o Reality Show (sono uno su quattro i Millennials che dichiarano di utilizzare altri device durante le trasmissioni).
Per quanto riguarda i servizi Video On Demand, tra i 16 e i 54 anni, il tempo dedicato si avvicina al quello davanti a programmi televisivi tradizionali (tra 46% e 43%) e la scelta è sempre più dacatalogo (il 36% utilizza i siti di “Replay TV”, e orientata su film recenti e serie tv straniere (unici casi dove la prevalenza di fruizione in diretta si ferma addirittura sotto il 50%).

“Gli italiani continuano a premiare i contenuti fruiti attraverso video online, un formato da considerare oramai imprescindibile fin dall’inizio della pianificazione media per un’efficace strategia comunicativa”. Afferma Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano. “Più del 60% degli Internet Media a pagamento fa riferimento alla spesa dei consumatori per i contenuti Video online (in SVOD, abbonamenti di contenuti Video On Demand)in crescita del 39%; il resto è suddiviso più o meno equamente tra i ricavi per gli abbonamenti a servizi musicali (il 20% del mercato), in crescita dell’11%, e i ricavi legati alle news (19%), in crescita del 5%”.

I Dati Doxa sulle nuove modalità di fruizione di contenuti “News”
Un terzo degli italiani visita siti di informazione almeno una volta al giorno (33%) e un altro terzo almeno una volta alla settimana (32%), percentuali praticamente invariate rispetto agli ultimi due anni.

“Possiamo osservare una polarizzazione dell’attitudine ai video di completamento della notizia: se diminuisce dal 40% al 35% la percentuale degli intervistati che scelgono tra video e testo a seconda degli argomenti, cresce la percentuale di chi legge solo notizie di testo perché ritiene eccessiva la lunghezza dei video e, al contempo, quella di chi preferisce guardare solo video perchè fruibili in maniera più rapida”. Afferma Antonio Filoni, Head of Duepuntozero & Digital Offering in Doxa. “Riguardo ai servizi di news a pagamento, il 92% degli intervistati dichiara di non pagare per fruire di giornali, riviste e servizi di news online, ritenendo (nel 59% dei casi) sufficiente l’offerta gratuita reperibile on line”.

I dati comScore sulle nuove modalità di fruizione della Rete
Sono stati 37,8 milioni gli italiani che hanno navigato in Internet nel mese di marzo 2018, circa il67% del totale della popolazione, un dato che evidenzia ancora un gap di penetrazione tra i 10 e i 15 punti percentuali nell’utilizzo della rete rispetto ai Paesi digitalmente più evoluti.” Afferma Fabrizio Angelini, CEO Sensemakers e rappresentante di comScore per l’Italia.

Se si sposta l’analisi sul singolo giorno, i dati evidenziano una forte polarizzazione verso i due principali OTT (Google e Facebook, che fanno registrare oltre 20 milioni di accessi quotidiani tramite le rispettive app); non stupisce infatti che tutte le posizioni della top 10 delle App per penetrazione appartengano a questi ultimi (da Whatsapp a Instagram, passando per Youtube).

Il 72% del tempo totale speso su internet avviene tramite mobile device, ed il 50% del tempo speso su smartphone o tablet è passato navigando tra le pagine di Facebook (33%) e Google (17%)sommando il traffico in App e tramite Web Browsing.

Guardando nel dettaglio il tempo speso online dalle fasce anagrafiche più giovani, dietro ai due OTT troviamo siti dedicati all’Entertainment e al Gaming.

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Con lo smartphone Infinix Hot 2, Google porta il suo sistema operativo in 6 paesi africani

Google si è unito a un produttore di Hong Kong per il lancio di Infinix Hot 2, uno smartphone che costerà meno di 90 dollari in sei paesi africani. In primo luogo il dispositivo sarà commercializzato in Nigeria e poi in Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Egitto e Marocco.

Così Google estende il suo programma Android One in Africa. Lanciato un anno fa attraverso il subcontinente indiano, questo programma con questa gamma speciale di prodotti mira ad aumentare la presenza del sistema operativo del colosso americano nei paesi emergenti e in via di sviluppo.

I dispositivi hanno un insieme di caratteristiche adatte alle aree con accesso limitato a internet mobile e soprattutto sono venduti a prezzi accessibili.

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Google interessata a Softcard, per i pagamenti con smartphone

Google sarebbe interessato a comprare Softcard per i pagamenti tramite smartphone. Il gigante di Internet e creatore di Android giungerebbe a un accordo con Softcard, in un momento in cui l’azienda si sta sforzando di ridurre i costi e di rafforzare la sua attività, dopo che, in questo mese, ha licenziato circa 60 dipendenti.

Si dice che l’acquisto sia stato fatto o si farà per meno di 100 milioni di dollari, ma, sia Google che Softcard non hanno voluto commentare la notizia.

Softcard, azienda specializzata nei pagamenti mobile NFC (Near Field Communication), dice che ci sono oltre 200.000 commercianti, negli Stati Uniti, che potrebbero accettare pagamenti con l’app, disponibile per dispositivi Android e Windows Phone.

Google con l’acquisto di Softcard potrebbe competere con Apple nei pagamenti mobili.

Apple aveva introdotto Apple Pay, in ottobre, e in meno di 72 ore, un milione di carte di credito erano state usate nel sistema.

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