Covid e igiene: spazi condivisi più contaminati di wc

Lo scoppio della pandemia ci ha reso maggiormente sensibili alla qualità della pulizia e dell’igienizzazione degli spazi che dividiamo con gli altri. In particolare, sempre più persone richiedono al proprio amministratore di condominio di prestare particolare attenzione agli ambienti comuni all’interno e all’esterno del palazzo, chiedendo spesso sanificazioni e una pulizia più accurata e approfondita per scongiurare (o almeno contenere) il rischio di contagio.

Oggi i condomini vengono sanificati al pari di un ospedale, utilizzando le stesse tecniche e i medesimi strumenti. – Spiega Vittorio Lovardi, CEO di Attila HQ Service, società specializzata nella sanificazione ambientale – Se fino ad appena un anno fa le richieste che ricevevamo con maggior frequenza erano relative alla pulizia di decoro, adesso la consapevolezza e l’attenzione alla disinfezione hanno completamente spostato tale richiesta verso una vera e propria sanificazione d’ambiente. Tra le tecniche che usiamo di più oggi con i nostri clienti, infatti, figurano tamponi istantanei testati con bioluminometro, bioluminescenza, biocidi e istallazione di dispenser con igienizzanti, esattamente al pari di una struttura sanitaria. Inoltre, continua Lovardi, abbiamo introdotto un protocollo di igienizzazione condominiale, adottando tecniche e attrezzature che fino ad oggi avevamo adoperato solo in ambienti ospedalieri, come ad esempio i sistemi a frange in microfibra preimpregnata di soluzione disinfettante che fanno aumentare notevolmente l’igiene del condominio. La finalità è rendere sicuro il condominio al momento della sanificazione e disinfezione, ma manche di mantenerlo in quello stato il più a lungo possibile. Abbiamo, infine, introdotto anche il monitoraggio della carica microbiologica che consente di sapere quanta carica batterica c’era prima e dopo il servizio”.

Nel corso dell’attività di Ricerca & Sviluppo portata avanti dalla Attila HQ Service, nell’ambito di un’indagine interna realizzata con bioluminometro, luce UV e analisi dei tamponi, l’azienda ha riscontato un altissimo rischio di trasmissione di batteri e virus attraverso il contatto con diverse superfici delle parti comuni condominiali. Secondo lo studio, infatti, la maniglia del portone d’ingresso del Condominio, le pulsantiere (citofono e ascensore) e il corrimano sono nel 89% dei casi più contaminate di un wc (i valori sono di circa 4 volte più alti). La misurazione è stata eseguita prima della pulizia della scala (a distanza di 3 giorni dall’intervento precedente). La stessa analisi è stata eseguita un’ora dopo dall’intervento di pulizia svolto da un’impresa che utilizzava detersivi e materiali di pulizia domestici. I risultati? Anche se i valori erano diminuiti di molto, nel 92% dei casi era presente una carica batterica che di lì a poco sarebbe tornata su livelli altissimi.

La sensibilità che si sta sviluppando per gli ambienti condivisi dovrebbe aumentare anche per gli spazi interni. Siamo abbastanza sicuri che siano adeguatamente puliti? Attila HQ è entrata anche nelle case e ha analizzato le superfici quali maniglie delle porte, telefoni, tastiere dei PC, interruttori della corrente, citofoni. Nel 67% dei casi i valori erano di circa 2,5/3 volte più alti rispetto ai livelli di contaminazione di un wc medio e anche in questo caso la carica batterica resta comunque alta dopo la pulizia con panni e detersivi domestici.

“Su superfici quali: materassi, tessili in generale, giocattoli dei bambini, pareti di molti bagni e cucine non c’è un’adeguata ventilazione, rubinetti (con presenza di calcare), nel 54% dei casi i valori erano estremamente alti perché si tratta di superfici sottovalutate o che comunque vengono trattate in modo errato dall’utente medio o da operatori delle pulizie inesperti. – Aggiunge Lovardi – Inoltre, in alcune case (27% delle case campione), abbiamo riscontrato la presenza di infestanti, più o meno visibili (soprattutto acari e cimici dei letti, ma in alcuni casi anche blatte e roditori) che sono importantissimi vettori di malattie e causa di allergia che non andrebbero mai presi sottogamba”.

Infine, l’azienda ha analizzato gli uffici, qui le contaminazioni di telefoni, tastiere, stampanti, macchinette del caffè, scrivanie e rubinetti si è dimostrata elevatissima, nel 79% dei casi raggiungevano un livello circa 6 volte più alto di quello di un wc medio. Anche in questo caso è stata rilevata la presenza di infestanti nel 13% dei casi.

“È emersa una relazione inversa tra livello di igiene negli uffici e assenze per malattia dei lavoratori. È difficile non porsi la domanda: il vero risparmio si ottiene scegliendo una ditta di pulizia non specializzata con le conseguenze che abbiamo visto oppure investendo su un’azienda di igienizzazione e sanificazione per ridurre il tasso di assenteismo?” conclude il CEO di Attila HQ Service.

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