Si masturba con una bottiglia, pene amputato

In un ospedale di Tegucigalpa, in Honduras, i medici hanno dovuto amputare il pene a un uomo di 50 anni, dopo che questo aveva usato una bottiglia di per masturbarsi.

L’uomo era giunto al pronto soccorso con l’organo bloccato nella bottiglia, quattro giorni dopo che era rimasto incastrato. Il pene aveva già sviluppato una necrosi e quindi per i medici non c’è stata altra scelta che amputarlo.

Il paziente ha detto ai medici di essersi da poco lasciato con la moglie e di aver messo il suo pene nel contenitore per soddisfare il suo desiderio sessuale.

I medici dell’Hospital University School (HEU) dell’

In un ospedale di Tegucigalpa, in Honduras, i medici hanno dovuto amputare il pene a un uomo di 50 anni, dopo che questo aveva usato una bottiglia di plastica per masturbarsi.
L’uomo era giunto al pronto soccorso con l’organo bloccato nella bottiglia, quattro giorni dopo che l’organo era rimasto incastrato. Il pene aveva già sviluppato una necrosi e quindi per i medici non c’è stata altra scelta che amputarlo.

Il paziente ha detto ai medici di essersi da poco lasciato con la moglie e di aver messo il suo pene nel contenitore per soddisfare il suo desiderio sessuale.

I medici dell’Hospital University School (HEU) dell’Honduras hanno spiegato che il paziente, il cui nome non è stato divulgato, non è andato in ospedale in modo tempestivo e che il pene era andato in cancrena.

Il medico, che ha curato l’uomo, Dennis Chirinos ha parlato del caso ai media locali e ha colto l’occasione per dire agli uomini che l’igiene sessuale è importante.

hanno spiegato che il paziente, il cui nome non è stato divulgato, non è andato in ospedale in modo tempestivo e che il pene era andato in cancrena.

Il medico, che ha curato l’uomo, Dennis Chirinos ha parlato del caso ai media locali e ha colto l’occasione per dire agli uomini che l’igiene sessuale è importante.

L’Accademia Svedese ha smesso di cercare Bob Dylan, dopo il Nobel

Dopo molti tentativi infruttuosi, l’Accademia Svedese ha smesso di cercare un contatto con Bob Dylan, dopo che, il 13 ottobre, ha concesso all’artista il premio Nobel per la letteratura.

Lo ha annunciato il segretario dell’istituzione Sara Danius.

“Al momento, non facciamo nulla. Ho chiamato e mandato messaggi di posta elettronica al suo più stretto collaboratore e ho ricevuto una risposta molto gentile. Per ora è sufficiente”, ha detto Danius a una radio svedese.

Il Segretario dell’Accademia svedese ha detto anche di non essere preoccupato per il silenzio di Bob Dylan.

Secondo la tradizione, il vincitore deve decidere se accettare il premio Nobel e arrivare il 10 dicembre a Stoccolma per la cerimonia di premiazione.

Se non vuole venire, non viene. Dopo tutto, sarà lo stesso una grande festa, ha sottolineato Danius.

Dylan non ha commentato l’assegnazione di questo premio e dopo la notizia ha continuato a fare il suo lavoro, senza dire una parola sul Nobel.

Beyonce si ferisce sul palco ma continua a cantare

Beyonce si è fatta male durante una performance al Centro di Barclays a New York, mentre era in corso un concerto di beneficenza.

Durante uno spettacolo di danza un orecchino della star è rimasto agganciato togliendosi da un suo orecchio con un pezzo di pelle.

La cantante ha iniziato a sanguinare pesantemente, ma non si è fermata.

I fan di Beyonce hanno postato le immagini del corpo insanguinato della star su Internet.

Anche le mutande raccontano la nostra storia

Anche l’abbigliamento intimo racconta la nostra storia, quella individuale e quella collettiva.

Mutande, mutandoni e maglie di varie fogge per raccontare quattro secoli di storia delle genti alpine. E’ quanto propone il volume “Mudànde e fanèle”, fresco di stampa per Edizioni DBS. 192 pagine a colori scritte a più mani che trascinano il lettore in un viaggio avvolgente attraverso glutei, cosce e schiene, raccontando una cultura del vestire intimo su cui esistono pochissime testimonianze.

Che si guardi al popolano o al nobile infatti, su mutande e affini usati un tempo si conosce ben poco. Il lavoro degli autori è stato dunque direttamente sul campo, tra vecchi comò e cassapanche impolverate che hanno restituito capi di biancheria talvolta secolari e sempre sorprendenti, antesignani di una moda oggi radicalmente diversa. Il lettore sorriderà guardando le mutande con lo spacco sotto per permettere l’evacuazione anche senza denudarsi, e potrà stupirsi a scoprire che – ancora nel XIX secolo – c’era chi identificava le mutande come segno di classe e trovava sconveniente e segno di “pericolosa” emancipazione che anche i contadini le vestissero: “I giovani, altra conseguenza della leva militare, assunsero mutande, il che prima non fu mai negli usi dei nostri contadini, e perfino portano ora mutande molte delle loro tose e donne maritate” (M. Bazolle)

Raccontare di mutande è per gli autori anche occasione per indagare sull’igiene personale, strettamente correlata all’aspetto simbolico del vestire sotto gli abiti. E si scopre così che l’intimo doveva essere il più possibile candido per indicare la purezza della pelle sottostante. Niente capi colorati dunque, e pazienza se si ci si lavava più per evitare di sporcare le mutande che per tenersi puliti davvero, in linea con il pensiero che i bagni erano deleteri per la salute e la sporcizia andava tolta tramite frizioni alcoliche o similia, mascherandola con ciprie e profumi.

Anche i tessuti su cui l’intimo era realizzato hanno una storia a sé: canapa e lana sono occasione per indagare produzione, tecniche e strumenti di lavorazione in un excursus tutto popolare tra antichi saperi artigiani e gràmole, spàdole, spìgole, corléte, navesèle, telèr. Anche l’infanzia ne è coinvolta, con le testimonianze delle balie e di levatrici come Maria Pollacci, in un percorso che si conclude con le musiche popolari sul tema. Ilarità e leggerezza senza ipocrisie di canti e stornelli accompagnano il lettore nel suo accomiatarsi da un mondo di mutandoni e ciripà la cui storia, al di là del costume, fa da scenario a grandi questioni come le rivendicazioni sociali e l’emancipazione femminile.

Lois Bernard, Serena Turrin (a cura di), Mudànde e fanèle, Edizioni DBS, 2016. € 13, EAN 9788899369583. Scritti di Carlo Zoldan, Marco Zasio, Lois Bernard, Sandro Maoret, Serena Turrin, Anna De Paoli, Laura Maoret, Martina Stach, Andrea Bona, Pio Sagrillo.

Malattie infettive emergenti e riemergenti, se ne parla a Pavia

In corso, dal 17 al 19 ottobre, il Congresso Internazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, tra i temi in programma: antibiotico-resistenza, infezione-malattia da HIV, infezione-malattia da virus epatici, infezioni batteriche fungine, malattie tropicali e parassitarie, infezioni nel paziente immuno-compromesso, infezioni nel paziente fragile, infezioni correlate all’assistenza

Si è aperto ieri, presso l’Università degli Studi di Pavia, il 15° Congresso Internazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, Più di 800 gli specialisti, provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Il Congresso, ormai giunto alla sua XV edizione, proseguirà, dal 17 al 19 ottobre, presso il Grand Hotel Dino, a Baveno. L’appuntamento continua nella propria tradizione di proporre argomenti di grande attualità in campo infettivologico con l’obiettivo non solo di formare e informare, ma anche quello di promuovere l’attenzione da parte di media e istituzioni su tali temi.

IL CONGRESSO – Le priorità che verranno sviluppate con un nuovo e innovativo “format” congressuale, vertono su argomenti “classici” della specialità: antibiotico-resistenza, infezione-malattia da HIV, infezione-malattia da virus epatici, infezioni batteriche fungine, malattie tropicali e parassitarie, infezioni nel paziente immuno-compromesso, infezioni nel paziente fragile, infezioni correlate all’assistenza.

“Abbiamo ritenuto di notevole interesse – spiega il Prof. Gaetano Filice, Direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Policlinico San Matteo, Pavia – un aggiornamento inerente le infezioni da virus respiratori, infezioni in gravidanza, malattie infettive emergenti e riemergenti, malattie infettive e migrazioni, nonché sessioni sui nuovi farmaci antivirali e al futuro didattico-assistenziale delle Malattie Infettive”.

PAVIA, CENTRO DI ECCELLENZA PER L’INFETTIVOLOGIA – Pavia ha visto la nascita e lo sviluppo, 35 anni fa, della prima struttura Dipartimentale Clinico-laboratoristica di Malattie Infettive. Nel corso degli anni successivi i suoi allievi a Pavia e in altre prestigiose sedi universitarie quali Varese, Brescia, Verona, Torino, Bologna e Catanzaro, nonché in decine di Divisioni Ospedaliere, hanno dato lustro e prestigio alla scuola Infettivologica Pavese.

SPAZIO AI GIOVANI – “Ampio spazio – aggiunge il Prof. Domenico Santoro, Direttore dell’Unità di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera S. Anna di Como – sarà dato alle nuove leve dell’infettivologia italiana, dando la possibilità di esposizione orale dei contributi scientifici ed attribuendo premi speciali ai lavori migliori. Una serie di relazioni verranno inseriti in sessioni congiunte con altre Società Scientifiche al fine di rafforzare il concetto che l’infettivologo moderno deve sviluppare la professione nell’ambito di un contesto multidisciplinare”.

LOMBARDIA – La Lombardia è la regione italiana dove ci sono più strutture ospedaliere per malati critici. Presso tali pazienti si sviluppano più facilmente infezioni anche gravi molte delle quali da batteri ad alta resistenza agli antibiotici. Il problema è la gestione della terapia antibiotica, la cosiddetta “antibiotic stewardship” dove in Lombardia, come nel resto d’Italia, non sempre e non ovunque sono stati sviluppati dei programmi ancora efficaci di gestione per la corretta somministrazione degli antibiotici specie nei pazienti a più alto rischio di infezione come gli immuno-compromessi (trapiantati, neoplastici, anziani, ecc).

A preoccupare particolarmente è la percentuale elevate di anziani over 70 con infezioni gravi, in particolar da enterobatteri , batteri che normalmente sono i principali componenti della flora batterica intestinale e non danno problemi. Nelle persone fragili come l’anziano possono diventare virulenti e dare origine ad infezioni anche molti gravi. Tra questi batteri il più diffuso è l’E. coli ma il più pericoloso è la Klebsiella pneumoniae. Il problema nell’anziano in Lombardia è particolarmente sentito perché è la regione d’Italia a più alta densità di posti letto per abitante (28,3 per 100 abitanti) nella case di riposo (le RSA). Presso tali strutture si riscontrano percentuali elevate (anche del 50%) di infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici più comuni.

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