Gli inglesi hanno ritrovato i resti del loro re

Re_Riccardo_III

Dopo cinque secoli, gli inglesi hanno ritrovato i resti di un loro re, quelli di Riccardo III, ultimo re dei Plantageneti.

Lo scheletro ritrovato diversi mesi fa sotto un parcheggio di Leicester, in Inghilterra, è infatti quello di questo re dalla cattiva reputazione.

Lo hanno riferito lunedi gli esperti dell’Università di questa città.

Alla luce dei test del DNA, “la conclusione dell’Università di Leicester è che, oltre ogni ragionevole dubbio, il corpo esumato nel settembre 2012 è quello di Riccardo III”, ha detto, ieri, il ricercatore capo dello studio archeologico, Richard Buckley, in una conferenza stampa.

Finora sapevamo che il monarca, dalla sinistra reputazione, era morto nel 1485, nella battaglia di Bosworth Field, vicino a Leicester.

La morte aveva posto fine alla Guerra delle due Rose. Ma il corpo del sovrano non era mai stato trovato. Si sapeva che il suo corpo insanguinato era stato esposto tra il campo di battaglia e la città di Leicester, prima di essere sepolto in una tomba senza nome.

Lo scorso settembre, gli esperti del Dipartimento di archeologia dell’Università di Leicester, dopo aver scavato sotto la pavimentazione di un parcheggio del centro della città, avevano trovato un cadavere ben conservato di un uomo, con inquietanti indizi: una deformazione della colonna vertebrale e delle lesioni simili a quelle che in passato venivano riportate quando si era colpiti in campo di battaglia.

Fatte le opportune analisi, il test del DNA, adesso ha confermato che lo scheletro ritrovato dai ricercatori è proprio quello del re sanguinario.

Il drammaturgo William Shakespeare aveva immortalato Riccardo III, rappresentandolo come un tiranno gobbo, che aveva fatto uccidere due suoi nipoti, che gli ostacolavano l’accesso al trono d’Inghilterra.

Ora, i resti del re tiranno, che era stato sul trono solo due anni, probabilmente verranno sepolti nella cattedrale di Leicester.

Alcuni hanno detto che il re potrebbe essere seppellito nella cattedrale di York o nell’Abbazia di Westminster a Londra, ma, per alcuni esperti, il sovrano, data la sua reputazione, non merita di essere sepolto nella capitale del Regno Unito.

Lady Gaga obbligava la sua ex assistente a dormire con lei

lady-gaga

Una ex-assistente di Lady Gaga, che nel 2011 aveva querelato la star chiedendo circa 380.000 dollari per 7.168 ore di lavoro straordinario non pagato, effettuato durante il Monster Ball del 2010, ha svelato particolari sorprendenti sulla cantante.

La donna, che si chiama Jennifer O’Neill e che aveva lavorato 13 mesi per Lady Gaga nel 2010,  ha accusato la star di aver invaso i suoi spazi privati, durante il tour,  costringendola a dormire con lei.

“Ero accanto a lei 24 ore al giorno, 7 giorni su 7”, ha detto. “Ho dormito nello stesso letto con lei. Perché lei non dorme da sola… A differenza di tutte le altre persone del tour, non ho avuto mia camera d’albergo. Non mi è stato mai chiesto se volessi avere una camera d’albergo solo per me… Non ho avuto alcuna privacy, né la possibilità di parlare con la mia famiglia, i miei amici o di fare l’amore se avessi voluto. Non potevo fare nulla”.

Lady Gaga, da parte sua, ha replicato che nel contratto di lavoro della sua ex assistente era incluso che dovesse dormire nel suo stesso letto.

Secondo la cantante, comunque, la donna che l’ha querelata non si rende conto dei privilegi che ha avuto.

“Dormiva in lenzuola di cotone egiziano ogni notte – ha osservato – stava in un hotel a cinque stelle, viaggiava su jet privati, mangiava caviale, durante la festa con Richard Anderson aveva indossato un mio vestito, chiedeva a Yves Saint Laurent di mandarle delle scarpe senza il mio permesso, usava le mie carte di sconto senza chiedere il mio parere”.

Su Twitter Lady Gaga si è detta molto delusa dal comportamento della sua ex assistente, che soprattutto è una sua ex amica.

Quella che i giornali definiscono ex assistente in realtà era “la mia migliore amica di New York da quando avevo 19 anni. E’ una cosa dolorosa”, ha spiegato.

Virus dell’influenza nell’aria fino a 2 m dal malato

influenzaIl personale ospedaliero e i professionisti della salute sono più esposti all’influenza di quanto si pensi.

I dati presentati all’IDweek 2012 hanno mostrato che il virus dell’influenza si può diffondere fino a quasi due metri di distanza attraverso piccole particelle aeree.

Per cui, non ci si contagia solo venendo in contatto con le goccioline salivali dell’ammalato o col muco nasofaringeo infetto.

Il 43% dei pazienti influenzato trasmette il virus dell’influenza per via aerea fino a due metri di distanza secondo i ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center, che hanno fatto uno studio pubblicato sul Journal of Infectious Disease.

I ricercatori per il loro studio hanno raccolto dei campioni d’aria a 30, 90 e 180 cm dalla testa di alcuni pazienti ricoverati in ospedale che, al momento dei prelievi, non avevano sul viso mascherine, maschere per l’ossigeno o strumenti simili.

Tutte le camere erano dotate di un sistema di ventilazione in grado di filtrare l’aria.

E’ stato trovato il virus dell’influenza nell’aria intorno a circa il 43% dei pazienti.

Il dottor James Crowe, ha detto che lo studio solleva la questione del rischio di contaminazione da parte dei professionisti della salute e ha insistito nel dire che “tutte le persone che entrano in queste camere”, in cui sono ricoverati i pazienti con l’influenza, “dovrebbero essere vaccinate”.

Werner Bischoff, autore principale dello studio, ha detto che i sanitari dovrebbero “indossare una mascherina speciale, aderente e dotata di filtro, per la cura di routine dei pazienti con influenza, piuttosto che la semplice mascherina chirurgica attualmente raccomandata”.

Canapa invece che cemento per un’edilizia green

Canapa-Piante

Una interessante proposta nell’ambito delle costruzioni è stata fatta al Klimahouse di Bolzano, la Fiera internazionale specializzata per l’efficienza energetica e la sostenibilità in edilizia, che ha avuto luogo a fine gennaio.

Erich Trevisiol, docente di Progettazione sostenibile all’Università Iuav di Venezia ha proposto la sostituzione del cemento con la canapa nella costruzione degli edifici.

L’utilizzo della canapa permetterebbe “di risparmiare il 90 per cento di acqua rispetto a quella necessaria nel caso del cemento e poco meno di un terzo di energia”, ha detto il professor Trevisiol, spiegando che utilizzare “la canapa vuol dire poterla coltivare e produrre davanti al cantiere, in modo da poter avere la materia prima davvero a chilometri zero”.

Il settore edile incide per il 40 per cento sui consumi di energia, per il 30 per cento sull’uso delle risorse naturali e sulla produzione di rifiuti, per il 20 per cento sul consumo d’acqua e provoca il 40 per cento delle emissioni di anidride carbonica.

Ben venga, dunque, un’edilizia green e a basso impatto ambientale, che senz’altro rappresenta una sfida crescente per il futuro.

Nel nostro Paese ormai sono in in molti i costruttori che creano edifici alimentati da fonti rinnovabili come, ad esempio, il fotovoltaico, l’energia eolica o le pompe di calore.

Ma le cose vanno avanti.

All’estero, in Spagna, in Germania, in Austria… si pensa a case che utilizzano le alghe come fonte di produzione energetica.

La casa alimentata dalle alghe, con le facciate che assumono diversi colori a seconda della stagione, sarà ampiamente presentata al prossimo Salone Internazionale dell’Edilizia di Amburgo (IBA 2013) del 23 – 24 marzo prossimo.

Una birra per evitare sovrappeso e diabete

birra

Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Washington, alcuni componenti della birra sarebbero utili per prevenire il cancro, l’obesità e il diabete.

Il loro nuovo studio, pubblicato sull’Angewandte Chemie International Edition, dice che l’umolone contenuto nella birra è un fantastico principio attivo, utile per proteggere  contro molte malattie.

Tuttavia, i ricercatori precisano che il loro non è un invito a bere la birra come mezzo di prevenzione. Spiegano che il loro studio è stato fatto per poter vedere se i derivati di umolone potessero essere utilizzati nei farmaci.

La bevanda alcolica fa bene, ma se consumata con moderazione. In media, secondo gli esperti, si dovrebbero bere al massimo due birre al giorno, se si è uomini, e una sola birra al giorno, se si è donne.

In forma, semplicemente facendo le scale

salire.le.scale

Per mantenersi in forma non è detto che bisogna per forza andare in palestra. Anche semplicemente facendo le scale si possono ottenere buoni risultati fisici.

Un nuovo studio americano, fatto dai ricercatori della Oregon State University, dice che qualsiasi esercizio (brevi passeggiate, giardinaggio, lavori di casa, scendere e salire le scale…) può essere utile per condurre uno stile di vita sano, quanto quello di chi va in palestra regolarmente.

Semplici esercizi possono aiutare a evitare quei disturbi che frequentemente provocano malattie cardiovascolari, pressione alta, diabete e colesterolo alto, secondo questo ultimo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Paolo Loprinzi autore principale del lavoro, ha osservato che avere uno stile di vita attivo complessivamente è la stessa cosa che fare costantemente una serie di esercizi in palestra, senza nulla togliere a un esercizio fisico strutturato.

Per giungere alle loro conclusioni i ricercatori hanno preso in esame 6.000 partecipanti, di cui il 43% faceva dell’attività fisica non strutturata per almeno 30 minuti al giorno.

Siamo stati progettati dalla natura come esseri che si suppone debbano muoversi, ha ricordato il professore Brad Cardinale della Oregon State University.

Api: limiti all’utilizzo dei neonicotinoidi

Api

Il commissario europeo alla salute ha annunciato una serie di leggi per far calare l’utilizzo di questi pesticidi dannosi per le api

All’utilizzo dei neonicotinoidi arriveranno dei limiti imposti direttamente dall’Unione europea. Lo ha annunciato lunedì a Bruxelles il commissario europeo alla salute e alla protezione dei consumatori Antonio Borg, che durante il consiglio agricoltura dell’Ue ha parlato di «una serie di misure legislative ambiziose, ispirate ai princìpi di precauzione e proporzionalità, che saranno giuridicamente vincolanti per limitare l’utilizzo di alcuni insetticidi appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi». Borg si è riferito in particolare ai prodotti contenenti i principi attivi clothianidin, thiamethoxam e imidacloprid (quest’ultimo è al momento l’insetticida più usato nel mondo)

Ormai da tempo, i neonicotinoidi sono accusati di avere un impatto diretto sul preoccupante fenomeno della moria di api in Europa e nord America, dove le colonie sono state decimate provocando perdite fino al 30% all’anno. Borg ha riconosciuto l’esigenza di limitare tali dannosi prodotti, pur precisando che non sarà imposta un’interdizione totale dell’utilizzo agricolo di tale classe di insetticidi (che secondo il commissario «sarebbe ingiustificata»).

Le misure, ha anticipato Borg, saranno basate sulle conclusioni di un recente rapporto dell’Efsa (l’autorità comunitaria di sicurezza alimentare, con sede a Parma), che «hanno confermato gravi rischi legati all’uso di tre neonicotinoidi su diverse importanti colture presenti in Unione europea».

Il quotidiano La Stampa, citando una fonte della Commissione europea, ha riferito che le misure verranno presentate agli Stati membri e discusse durante il Comitato Ue sulla catena alimentare in programma proprio per oggi.

Sembra molto probabile che la Commissione europea proporrà limiti all’utilizzo dei neonicotinoidi per le colture che, secondo l’Efsa, presentano il più alto rischio di esposizione per le api: si parla dunque di mais, colza, girasole e cotone, ma non di barbabietole, patate, orzo e altri cereali. Inoltre, l’esecutivo Ue potrebbe proibire l’uso di questi insetticidi nella semina per mezzo di macchine pneumatiche che spargono le sementi conciate nel suolo sollevando polveri altamente tossiche per le api.

È opportuno ricordare che l’Italia sin dal 2008 ha proibito l’uso di questi pesticidi tramite decreti temporanei rinnovati sì di anno in anno dai vari governi, ma solo per le colture di mais. Tuttavia il nostro paese si è comunque dimostrato all’avanguardia grazie all’iniziativa di monitoraggio denominata “Apenet”, che ha fatto emergere una significativa riduzione della moria delle api dopo l’introduzione dei decreti citati. Simili divieti a livello nazionale sono stati adottati anche da Germania (nel 2008 e solo sul mais), Francia (nel 2012 sulla colza), e Slovenia (nel 2011 su tutte le colture).

da http://www.agrinotizie.com/articoli/news.php?id=2090