Come viaggiare sicuri

“Sì, viaggiare”, recita una famosa canzone di Lucio Battisti. Ma farlo con consapevolezza è d’obbligo, soprattutto quando si tratta di bambini.   Un viaggio, infatti, soprattutto in Paesi lontani, può presentare dei rischi per la salute dei più piccoli, se non si osservano alcune importanti norme di prevenzione. I bambini contraggono le stesse malattie degli adulti, ma in forma più grave, ciononostante circa la metà non viene sottoposto a una visita medica pre-partenza.

 

Le malattie che vengono più comunemente contratte dai bambini durante un viaggio internazionale*, sono: diarrea (28% dei casi), malattie dermatologiche (25%), malattie febbrili sistemiche, specialmente malaria, (23%), malattie respiratorie (11%) e malattie prevenibili da vaccino (2%), soprattutto infezione da Salmonella typhi e epatite A.

 

In generale, i viaggiatori internazionali hanno registrato un aumento costante negli ultimi anni e secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo nel 2016 sono stati oltre 1 miliardo, di cui 18 milioni di italiani, con un 4% in più rispetto al 2015 e si stima che nel 2025 le cifre arriveranno a raddoppiare. 

Quanti sono i bambini viaggiatori nel mondo? La cifra si aggira intorno a 1,9 milioni, secondo una stima diffusa dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

 

·       Ma chi è il bambino viaggiatore? Spesso sono bambini che arrivano in Italia con le loro famiglie da altri Paesi (migranti o rifugiati) o bambini e adolescenti che viaggiano da soli (adottati internazionalmente o in fuga dai loro Paesi di origine. Una categoria particolare sono i bambini nati in Italia che vanno in vacanza nei loro Paesi di origine, i cosiddetti VFR (visiting friends and relatives). Infine i bambini “turisti”, che viaggiano con le loro famiglie per diletto.

 

 

E il bambino viaggiatore sarà uno dei temi al centro della prima giornata di lavori al 74° Congresso della Società Italiana di Pediatria, SIP che si apre il 12 giugno a Roma, con un focus della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) dedicato a tutti i bambini che viaggiano, in particolare i bambini turisti e i bambini figli di immigrati che tornano in visita nel loro Paese di origine (VFR).  “Questi infatti, sono i bambini maggiormente a rischio di contrarre infezioni durante un viaggio: il rischio infettivo è sottovalutato da parte dei genitori e la cultura della profilassi limitata”, spiega la Presidente SITIP Luisa Galli. “I bambini VFR viaggiano anche molto piccoli, sotto l’anno di età, con permanenze per periodi prolungati e verso destinazioni a maggior rischio di patologie importanti quali malaria, febbre gialla, tifo, soprattutto in Asia e Africa Sub Sahariana o diarrea del viaggiatore, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa. Solo il 30% di questi bambini viene sottoposto a una consulenza medica prima del viaggio, consulenza spesso ostacolata dalla barriera linguistica”, aggiunge.

 

“E’ importante essere bene informati sui possibili rischi a cui si può andare incontro prima, durante e dopo ogni viaggio, pianificando ogni dettaglio nel rispetto della salute e del benessere dei bambini e di tutta la famiglia”, afferma il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani. “E ricordare – aggiunge – che alcune malattie come la malaria possono manifestarsi anche a distanza di tempo, pertanto è opportuno indagare episodi febbrili che possono verificarsi al rientro se si è stati in Paesi ad alta endemia”.

 

Per trascorrere vacanze in serenità, ecco la guida in 10 punti SITIP-SIP per viaggiare sicuri.

 

La guida in 10 mosse per viaggiare sicuri

 

 

1.    Cosa fare prima di un viaggio

Un viaggio deve essere organizzato con largo anticipo: raccomandiamo un incontro con il proprio pediatra di famiglia almeno 4-6 settimane prima della partenza, per valutare la storia clinica del bambino, il suo stato di immunizzazione, la necessità di somministrare vaccini o intraprendere profilassi antibiotica specifica, per raccogliere informazioni dettagliate sul viaggio e identificare eventuali controindicazioni.

Raccomandiamo di rivolgersi ai Centri specializzati in Medicina dei Viaggi della propria regione in caso di viaggi molto avventurosi o di lunga durata, di viaggiatori con patologie croniche, immunocompromessi, neonati e donne in stato di gravidanza.

 

Le vaccinazioni prima di partire

E’ fondamentale che i genitori siano informati sui rischi e patologie più comuni che possono essere contratte in quel determinato Paese. Il bambino che viaggia dovrebbe aver eseguito le vaccinazioni di routine secondo il piano vaccinale del proprio Paese.

Talvolta può essere necessario introdurre variazioni al calendario vaccinale, in modo da anticipare la protezione prima della partenza.

 

In generale, le vaccinazioni di routine per i viaggiatori internazionali (a seconda del paese da visitare) sono per febbre gialla, tifo, colera, epatite A, polio, meningococco A, C, W135, Y, encefalite giapponese, meningoencefalite da zecca, rabbia, Tubercolosi in base alla seguente tabella:


  

2.  Cosa mettere in valigia: 12 cose da non dimenticare

E’ indispensabile mettere in valigia farmaci e presidi di uso comune che potrebbero non essere disponibili nel Paese di destinazione:

 

§  soluzioni disinfettanti

§  gel disinfettante per le mani

§  analgesici e antipiretici

§  pomate cortisoniche contro punture di insetti

§  anticinetosici contro mal d’auto, d’aereo, di mare

§  1 antibiotico ad ampio spettro

§  soluzioni reidratanti orali

§  prodotti antizanzare

§  antimalarici (se indicata la profilassi)

§  creme solari ad alta protezione

§  farmaci utilizzati abitualmente, in quantità sufficiente per tutta la durata del viaggio ed eventualmente un 10% di prodotti in più per far fronte ad eventuali imprevisti

§  certificato di assicurazione sanitaria

 

 

3.       Viaggio in aereo (…occhio al jet lag)

I bambini possono viaggiare tranquillamente in aereo, sconsigliato solo in caso di malattie infettive acute (sinusiti o infezioni dell’orecchio), interventi chirurgici recenti, malattie respiratorie croniche severe, neonati di età < 48 ore e donne in gravidanza dopo la 36a settimana di gestazione (dopo la 32a settimana, in caso di gravidanze multiple).

 

Durante un viaggio in aereo, soprattutto se a lunga percorrenza, occorre fare attenzione ad una serie di fattori che possono influenzare lo stato di salute e benessere del viaggiatore.  La variazione del fuso orario, per esempio, può provocare un complesso di sintomi da jet lag, come alterazioni del ritmo sonno-veglia, disturbi dell’attenzione, malessere generale.

 

Generalmente i bambini sopportano meglio degli adulti i cambiamenti di fuso, presentando sintomi più sfumati, ma è importante regolare le ore del sonno e dei pasti subito dopo l’arrivo e, se possibile, già nei due giorni che precedono la partenza.

 

In caso di viaggi a Est: nei giorni precedenti anticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la mattina;

In caso di viaggi a Ovest: nei giorni precedenti posticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la sera.

Prestare attenzione nel caso di assunzione di farmaci a orari prestabiliti, per esempio l’insulina nel bambino diabetico.

 

Le variazioni di pressione all’interno della cabina degli aerei, poi, possono comportare barotraumi, con comparsa di otalgia e acufeni, che possono essere ridotti con la deglutizione; per i lattanti e i bambini più piccoli è possibile minimizzare questi effetti dando loro del cibo o un succhiotto.

Il viaggio in aereo è raramente associato a sintomi di cinetosi (nausea, vomito), che comunque possono essere alleviati scegliendo posti a metà cabina, dove i movimenti sono meno pronunciati, e somministrando antiemetici prima della partenza.

Durante lunghi viaggi in ambienti ristretti è bene distrarre i bambini portando i loro libri e giocattoli preferiti, insieme al materiale da toilette – per farli stare sempre puliti – e a scorte di cibo e bevande.

 

 

4.    Viaggio in macchina: sempre sul seggiolino

Il bambino deve essere sempre assicurato nell’apposito seggiolino o adattatore; se l’auto viene noleggiata è necessario controllare l’efficienza di tali dispositivi.

Per prevenire i casi di nausea e vomito è fondamentale somministrare ai bambini una dieta leggera prima del viaggio e mantenere una buona areazione del veicolo. Tenere presente che in molti Paesi in Via di Sviluppo l’uso delle cinture di sicurezza e dei seggiolini per bambini è sconosciuto.

 

 

5.    In montagna

Le temperature della montagna, che in estate sono generalmente più miti che in città, sono adatte alle vacanze con i bambini. Con qualche precauzione da osservare.  Il mal di montagna acuto è la patologia più frequente in età pediatrica, caratterizzata da sintomi aspecifici (condizioni generali abbattute, irritabilità, anoressia, nausea, vomito, disturbi del sonno) e associata al raggiungimento in breve tempo di quote superiori ai 2.500 metri. Si può prevenire raggiungendo gradualmente quote particolarmente elevate, non è invece consigliata una profilassi farmacologica. Se compaiono sintomi lievi, si consiglia l’uso dei comuni analgesici. Se la sintomatologia peggiora è necessario scendere gradualmente verso quote inferiori ed eventualmente associare una terapia farmacologica dopo consulto medico.

 

Il soggiorno in alta quota può essere associato a problematiche clinicamente rilevanti per il bambino con patologie predisponenti, pertanto in caso di patologie cardiache o polmonari croniche deve essere previamente consultato il medico curante.

 

In generale, raccomandiamo durante i viaggi in montagna di considerare il fattore freddo perché i bambini sono più soggetti a rischio di ipotermia e il fattore sole proteggendo il bambino con occhiali, cappellini e creme solari ad alta barriera.

 

 

6.    Cosa mangio? Attenzione alla “diarrea del viaggiatore

E’ tra le patologie infettive più diffuse durante un viaggio internazionale soprattutto in Paesi come Asia, Medio Oriente, Africa, Messico e America Centro-Meridionale. Si manifesta nel 90% dei casi entro le prime due settimane del viaggio.

I sintomi tipici sono: diarrea acquosa, in circa il 25% dei casi associata a febbre e vomito, dolori addominali crampiformi, tenesmo, emissione di feci mucose e/o ematiche, con risoluzione spontanea, nella maggioranza dei casi, in pochi giorni.

Il decorso clinico nei bambini è spesso più severo e prolungato, con il rischio di complicanze, tra cui la più temibile è la disidratazione.

 

La prevenzione della diarrea del viaggiatore e di altre malattie a carico dell’apparato gastrointestinale è fondamentale rispettando alcune semplici regole:

 

         bere solo acqua e bevande contenute in bottiglie sigillate; in alternativa l’acqua deve essere sterilizzata con l’ebollizione o con trattamenti chimici

         evitare l’uso di ghiaccio nelle bevande

         consumare solo latte bollito o pastorizzato

         evitare di assumere verdura cruda, frutta non sbucciata

         evitare panini preparati con carne fredda/verdura cruda

         evitare piatti con uova non cotte, gelati, dolci cremosi, budini e i succhi di frutta preparati artigianalmente

         evitare di lavare i denti con acqua potenzialmente infetta

         prima di preparare gli alimenti, lavarsi bene le mani con acqua e sapone o, se non disponibili, con salviettine sterilizzanti

 

Profilassi e terapia

In età pediatrica è sconsigliato l’uso routinario di farmaci nella profilassi della diarrea del viaggiatore. Talora può essere utile la somministrazione profilattica di probiotici, che potenzialmente interferiscono con la colonizzazione intestinale da parte di agenti patogeni. Soluzioni reidratanti orali sono indicate per prevenire la disidratazione. Non sono disponibili in tutti i Paesi, quindi è importante portarne con sé alla partenza (da sciogliere in acqua sicura). Una terapia antibiotica è indicata solo nei casi di diarrea più grave.

 

 

7.    Chiare, fresche e dolci acque

L’annegamento è la seconda causa di morte più diffusa nei bambini che viaggiano. È quindi fondamentale che indossino sempre dispositivi di sicurezza e soprattutto che siano strettamente supervisionati dai genitori.

 

In generale, i bagni di mare non comportano rischi di malattie infettive. Si raccomanda tuttavia di:

•         effettuare bagni solamente in zone turistiche attrezzate

•         indossare scarpette da bagno per proteggersi dalle punture di pesci, ricci di mare, crostacei e coralli

•         evitare di allontanarsi con il bambino: in mare aperto c’è il pericolo delle correnti e delle maree

•         non fare il bagno di prima mattina e dopo il tramonto, perché con il sopraggiungere del buio i grossi predatori si avvicinano alle spiagge

 

Animali acquatici

Soprattutto in Paesi tropicali fare attenzione a: gronghi, murene, piranha, squali, meduse, coralli, ricci di mare, pesci ragno, scorfani.

In caso di contatto con medusa:

•         sciacquare la zona lesa con acqua salata

•         applicare gel astringente al cloruro di alluminio o eventualmente pomate corticosteroidee   (azione più ritardata 20-30 min)

 

In caso di contatto con animali con spine velenose:

•         lavare la zona

•         impacchi con acqua e aceto

•         estrarre eventuali spine

•         disinfettare l’area e iniziare eventualmente terapia antibiotica

 

Le acque dolci, invece, possono veicolare numerose infezioni e infestazioni parassitarie (leptospirosi, legionellosi, shigellosi, criptosporidiosi, ciclosporiasi, amebiasi) e andrebbero quindi evitate, soprattutto in aree a basso tenore igienico-sanitario e in zone endemiche per patologie veicolate dalle acque (es. schistosomiasi).

Sintomi quali diarrea, dolori addominali, disturbi urinari, possono presentarsi anche diversi mesi dopo il viaggio.

 

8.    Punture di insetti

Gli insetti possono avere un ruolo essenziale nella trasmissione di alcune malattie. Sebbene la maggior parte di queste patologie sia prevenibile con vaccinazioni o chemioprofilassi, è importante adottare norme comportamentali per evitare il contatto con questi vettori, soprattutto con le zanzare, più diffuse negli ambienti rurali, nelle ore notturne e durante la stagione delle piogge.

 

Si consiglia di:

•         evitare l’esposizione alle zanzare, soprattutto nelle ore notturne, rimanendo in ambienti chiusi, preferibilmente con aria condizionata

•         posizionare zanzariere alle finestre e intorno al letto, preferibilmente trattate con insetticidi (permetrina)

•         indossare abiti di colore chiaro, che coprano braccia e gambe, preferire scarpe chiuse ai sandali

•         utilizzare spray insetticidi, fornelletti elettrici con pastiglie a base di insetticidi e spirali antizanzare, solo in ambienti all’aperto o molto ventilati, per evitarne l’inalazione

•         applicare repellenti sulla cute esposta e sui vestiti indossati. I repellenti andrebbero applicati ogni 3-4 ore, soprattutto in aree climatiche caldo-umide. Nei bambini va evitata l’applicazione dei repellenti sulle mani, per evitare l’ingestione involontaria del prodotto. La maggior parte dei repellenti può essere utilizzata per bambini di età superiore ai 2 mesi, ad eccezione dei prodotti a base di olio di limone e eucalipto. In ogni caso, nei bambini con età inferiore a 2 anni devono essere utilizzati i repellenti a concentrazione più bassa (a seconda del principio attivo).

 

 

9.  Morsi di animali

Morsi o ferite da animali possono essere molto dannosi e determinare la trasmissione di alcune malattie, principalmente la rabbia. Per evitare questi pericoli possono essere presi alcuni accorgimenti:

•         prima della partenza è necessario accertarsi di essere in regola con la vaccinazione antitetanica e, ove sia presente il rischio di rabbia, eseguire la vaccinazione

•         durante il viaggio evitare di avvicinare o nutrire animali non familiari, domestici e non

•         in caso di morso di animale, la ferita va pulita e disinfettata

•         ove presente il rischio di esposizione a rabbia, è necessario consultare una struttura sanitaria localmente per prendere in considerazione una profilassi post-esposizione antirabbia (vaccino/immunoglobuline) e dosi booster di antitetanica.

 

10.     Cosa fare al rientro

Al rientro da un viaggio, in particolare da Paesi ad alta endemia è consigliata una visita medica di controllo: diverse malattie possono manifestarsi anche a distanza di tempo come malaria e parassitosi intestinali.

Questa regola vale soprattutto per bambini affetti da patologie croniche (malattie cardiorespiratorie, diabete mellito, immunodeficienza), per coloro che sono stati esposti ad una malattia infettiva durante il viaggio o che hanno trascorso più di 3 mesi in un Paese in via di sviluppo.

È essenziale consultare il pediatra curante in presenza di febbre, diarrea persistente, vomito, ittero, sintomi urinari, manifestazioni cutanee.

In particolare, è bene sapere che la febbre al ritorno da un’area ad endemia malarica rappresenta una possibile emergenza medica ed è necessario consultare immediatamente il proprio medico curante.

 

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E se il bimbo è molto piccolo …in viaggio con il neonato

Il neonato può affrontare vari tipo di viaggio, purché si presentino le condizioni necessarie al suo comfort.

 

In aereo

I bambini sani e nati a termine possono viaggiare in aereo a partire da 48 ore dopo la nascita, ma è preferibile aspettare almeno fino al settimo giorno di vita. Per quanto riguarda i neonati prematuri e i bambini con patologie polmonari e cardiache, andrebbe richiesto un parere medico prima di intraprendere il volo.

 

In automobile

I neonati possono viaggiare in auto, se le condizioni climatiche favorevoli sono garantite all’interno dell’abitacolo. Il neonato deve essere alloggiato nel suo “ovetto”, conforme alla normativa europea. Fino ai 9 chili di peso del bambino, il seggiolino deve essere installato obbligatoriamente in senso contrario a quello di marcia.

E’ preferibile porre il seggiolino sul sedile posteriore: il posto più sicuro per il bambino è il sedile centrale posteriore, più riparato in caso di urto sia frontale che laterale.

La posizione del seggiolino sul sedile posteriore è obbligatoria qualora la macchina possegga l’air bag in corrispondenza del sedile anteriore del passeggero. Non è raccomandabile tenere i bambini in braccio.

Non abusare con l’aria condizionata, ma posizionarla sempre a temperature non inferiori a 22-23 gradi.

Prevedere una sosta ogni due ore circa e ogni volta che il neonato debba essere alimentato.

 

In treno

Il treno è una soluzione comoda perché offre più spazio per muoversi, per passeggiare e per collocare il passeggino o l’ovetto in caso di necessità.

 

In montagna

Temperature adatte anche ai neonati in montagna.  Tuttavia, è preferibile che non si tratti di periodi troppo brevi per consentire quei fisiologici adattamenti richiesti dal cambio di altitudine e di pressione atmosferica.  Altezze elevate (superiori a 2000/2500 mt) sono generalmente da evitare.

E’ sconsigliabile anche effettuare gite troppo lunghe o passeggiate impegnative con bambini di poche settimane. Ricordiamo, infatti, che il neonato non ha una struttura ossea e muscolare adatta ad essere trasportato “a spalla” da riservare invece per i bambini più grandicelli.

 

Cosa mangiare

In caso di allattamento materno: nessun problema. Nei casi di allattamento con formula considerare che, soprattutto nei Paesi tropicali l’acqua è una delle più frequenti fonti di malattie gastroenteriche, e molto spesso quella proveniente dagli acquedotti non è potabile. Va, quindi, utilizzata per la preparazione del latte acqua minerale contenuta in bottiglie sigillate.

Se l’acqua disponibile non è potabile, il metodo più sicuro per la potabilizzazione è quello dell’ebollizione che deve essere protratta per almeno 10 minuti; è necessario inoltre conservare l’acqua nello stesso recipiente fino al momento del consumo.

 

Raggi ultravioletti

Benché siano noti gli effetti benefici della luce solare in età pediatrica, i raggi ultravioletti possono essere anche pericolosi. Alcuni consigli:

         i bambini di età< 6 mesi devono essere tenuti all’ombra e devono indossare vestiti che proteggano la maggior parte della superficie corporea; applicare una protezione solare totale nelle zone foto esposte come viso e mani

         i bambini di età> 6 mesi devono comunque applicare creme solari protettive verso UVA e UVB, da riapplicare sistematicamente dopo il bagno in mare o in piscina; tener presente che l’applicazione di repellenti per insetti riduce l’effetto protettivo delle creme solari.

         far indossare sempre ai bambini occhiali da sole e cappelli.

 

 

*Geo Sentinel Surveillance Network, su un campione di 1591 bambini

Morbillo: casi triplicati in Italia

In questi ultimi giorni la rete italiana di malattie infettive sta registrando un incremento di pazienti giovani adulti (età 15-35 anni) che si ricovera in ospedale con un morbillo in fase acuta. Nel mese di gennaio di quest’anno i casi di morbillo segnalati sono stati tre volte più numerosi rispetto al gennaio 2016. E questo nonostante esista una vaccinazione estremamente efficace in grado di prevenire la comparsa della malattia.

238 CASI CONTRO I 77 DEL 2016 –Per l’esattezza, il Ministero della Salute ha rilevato ben 238 casi soltanto nel mese di gennaio 2017, contro i 77 osservati nello stesso mese dello scorso anno. La maggior parte dei casi si è verificata in Piemonte, Lombardia, Lazio e Toscana. È il dato più alto osservato in gennaio dal 2013, l’anno in cui il morbillo ha iniziato a ridare segno di sé nel Paese ” dichiara il Prof. Massimo Galli, Vicepresidente SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano. Nel 2016, infatti, erano stati denunciati 844 casi di morbillo, spesso in adulti e con forme gravi per alcune delle quali si è reso necessario un ricovero ospedaliero.

Solo in gennaio, quindi, abbiamo già avuto più di un quarto dei casi visti durante tutto l’anno scorso” continua il prof. Galli. Il fatto che molte persone abbiano dovuto ricorrere al ricovero  testimonia che “il decorso può essere particolarmente grave, tanto che in alcuni casi è stato necessario ricorrere alla terapia intensiva” afferma il Prof. Massimo Andreoni, Past President SIMIT e Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma. “Ogni anno il morbillo determina la morte di diverse decine di migliaia di persone nel mondo; questa crescente diffusione in Italia non può essere sottovalutata”.

LE CAUSE – “Le ‘falle’ nella sicurezza aperte dall’insufficienza del numero di vaccinazioni praticate non sono imputabili solo al Sud del mondo. Ad esempio, può essere citata l’epidemia di morbillo attualmente in corso in Romania, che ha prodotto circa 3mila casi da settembre 2016 allo scorso febbraio” dichiara il Prof. Galli. “La Romania ha una copertura  vaccinale per il morbillo comparabile alla nostra, inferiore al 90%. In un mondo globalizzato è evidente che la diffusione sia molto facile”. Gli specialisti sono infatti convinti che la causa principale del riemergere del morbillo sia da individuarsi nel minore ricorso ai vaccini da parte della popolazione. “In Italia nel 2015 hanno ricevuto entro i 24 mesi di vita almeno una dose di vaccino per il morbillo solo l’85,3% dei bambini, un numero di vaccinati molto lontano quindi dal 95% necessario per proteggere la popolazione tutta dalla circolazione del virus. Al di sotto di questa soglia, infatti, si possono creare facilmente questi focolai epidemici proprio come si sta verificando in questa fase, il che ha spinto il Ministero della Salute a ravvisare con preoccupazione questa disaffezione nei confronti alla vaccinazione antimorbillosa” spiega il prof. Andreoni.

SIMIT E MINISTERO –La  Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e gli Infettivologi italiani tutti sono non da oggi impegnati nell’implementazione della prevenzione. Ora intendiamo  favorire  il massimo della copertura vaccinale appropriata nei pazienti portatori di malattie croniche che popolano gli ambulatori degli ospedali” afferma ancora il prof. Galli.

Alleandoci con i colleghi delle altre specialità mediche, intendiamo inoltre impegnarci attivamente  a favorire la diffusione delle informazioni sulla necessità  di questi interventi e la costruzione di percorsi di attuazione di quanto previsto dal Piano Vaccinale Nazionale recentemente approvato. Non ci preme quindi  solo attivare la rete degli infettivologi, ma  anche interagire con tutti i colleghi  coinvolti nell’assistenza delle persone che più necessitano di essere protette da infezioni. Stiamo per proporre un’iniziativa attraverso la quale  vorremmo riunire le Società scientifiche di area medica per promuovere questi obiettivi. Intendiamo a questo fine chiedere il sostegno e la diretta partecipazione del Ministero della Salute.  È necessario un approfondimento delle modalità di applicazione del Piano che tenga conto dei contesti specifici e delle caratteristiche dei diversi gruppi di pazienti e che favorisca la corretta  calendarizzazione delle vaccinazioni”.

Vaccinazioni in calo: colpa anche del Web?

Calano le vaccinazioni, mentre riemergono malattie che sembravano del tutto debellate. Per alcuni la colpa è anche del Web.

Le coperture vaccinali pediatriche sono in calo anche in Italia e questo è un dato di fatto: secondo quanto diffuso dal Ministero della Salute, la copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed Haemophilus influenzae si è arrestata al 93,4% (rispetto al 94,7% nel 2014 o al 95,7% nel 2013), mentre quella per morbillo e rosolia è scesa addirittura dal 90,4% nel 2013 all’85,3% nel 2015.

E di vaccinazioni e della loro importanza, si è discusso a Milano al corso “Vaccinazioni: i miti irrazionali e la realtà scientifica” rivolto a pediatri di famiglia e specialisti in pediatria, igienisti, infettivologi e assistenti sanitari e promosso da WAidid, con l’obiettivo di diffondere una comunicazione efficace per spiegare l’importanza delle vaccinazioni, per superare le resistenze delle famiglie contrarie ai vaccini e per affrontare le problematiche medico-legali legate ad esse e alla gestione dei casi clinici complessi.

 

“Il calo delle coperture vaccinali nel nostro Paese – sottolinea la prof.ssa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici – è un dato allarmante che non deve essere sottovalutato. Per questo motivo è fondamentale che pediatri, igienisti e in generale operatori sanitari siano in grado di superare le possibili difficoltà nel comunicare l’importanza delle vaccinazioni soprattutto a coloro che sono incerti o contrari e di affrontare i casi clinici più complessi. I vaccini hanno cambiato la storia della pediatria, nel senso che la riduzione della mortalità infantile (cioè nel primo anno di vita) e pediatrica è diminuita proprio grazie al calo delle patologie infettive che è seguito alle vaccinazioni di massa.Eppure, sembra che molti si siano già dimenticati di questi importanti passi in avanti e dei grandi benefici dei vaccini: se le famiglie scelgono di non vaccinare i propri figli, il rischio è il ritorno di infezioni pericolose per loro e per l’intera comunità”.

 

Perché si deve continuare a vaccinare?

Perché le vaccinazioni sono il modo più sicuro per non ammalarsi e per non diffondere ad altri una malattia. È importante continuare a vaccinare i propri bambini, seguendo il piano vaccinale proposto nel proprio Paese e all’interno della propria regione e chiedendo consiglio al pediatra per qualsiasi dubbio.

“Non si può più pensare – interviene Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità“io non vaccino mio figlio, ci pensino pure gli altri”, perché ogni persona non immunizzata può contribuire a diffondere una malattia”.

 

Come si può comunicare l’importanza delle vaccinazioni rassicurando genitori e famiglie?

Il cosiddetto “triangolo pediatrico”, i cui vertici, distanti ma comunicanti, sono occupati rispettivamente da pediatra, genitori e bambino/adolescente, rappresenta un modello fondamentale per cogliere la complessità della comunicazione e della relazione di cura in questo ambito. I medici e gli operatori sanitari svolgono un ruolo fondamentale nello stabilire e mantenere un impegno costante nella comunicazione sui vaccini, tenendo alta la fiducia nelle vaccinazioni, fornendo ai genitori materiale didattico, mostrandosi a disposizione per rispondere alle loro domande,

“Gli aspetti tecnico-informativi – aggiungono Chiara Fioretti e Paola Arnaboldi, Istituto Europeo di Oncologia, Milanoche rappresentano la base fondante degli interventi sanitari di prevenzione legati alle vaccinazioni vanno necessariamente integrati con strumenti comunicativi efficaci quali l’accoglienza e il rispecchiamento del genitore in quanto persona portatrice di “mappe concettuali” ben definite all’interno delle quali, spesso, gli aspetti emotivi fanno da padrone. L’impiego di tecniche formative di natura esperienziale rappresenta, quindi, la scelta più adeguata in questo contesto proprio perché consente al personale sanitario che opera in quest’area ed in particolare ai pediatri di famiglia di sviluppare modalità comunicative sempre più adeguate e in grado di aderire alle caratteristiche di ogni singola, specifica situazione”.

 

E il web, che ruolo ha nella comunicazione sulle vaccinazioni?

Oggi Internet ha un ruolo molto importante nella diffusione e nella ricerca di notizie, soprattutto nel campo della medicina e della salute. “Ma in rete circola di tutto – precisa Giorgio Conforti, pediatra e membro della Federazione Italiana Medici Pediatri FIMPperché la parola del medico sul web è uguale a quella di chiunque. Questa è una nuova sfida anche per noi medici. E’ fondamentale, quindi, che i genitori che si rivolgono alla rete per cercare risposte ai loro dubbi si affidino sempre a fonti ufficiali come siti istituzionali, specializzati o scientifici, altrimenti il rischio è quello di ottenere informazioni non corrette o addirittura fuorvianti e pericolose”.

 

Meningite: rendere esecutivo il piano sulle vaccinazioni

Gli episodi di meningite, verificatisi soprattutto in Toscana, hanno destato alcune preoccupazioni nell’opinione pubblica italiana. Ma se le infezioni gravi in Italia sono rare, meno di tre casi all’anno per milione di abitanti, serve rendere esecutivo il piano sulle vaccinazioni.

Gli episodi di infezione invasiva meningococcica recentemente verificatisi non rappresentano un evento inatteso od anomalo e non configurano una particolare situazione di emergenza. Questo è quanto ritiene di dover sottolineare la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), ribadendo contestualmente con forza la propria posizione in favore di una rapida e generalizzata attuazione nei bambini di quanto previsto dal piano vaccinale nazionale 2016- 2018 in merito alla vaccinazione sia contro il meningococco di sierogruppo B, sia contro i meningococchi di sierogruppo ACWY.

IL BATTERIO RESPONSABILE – Le infezioni invasive meningococciche (meningiti e sepsi) sono causate da un batterio molto diffuso, Neisseria meningitidis, che viene ‘trasportato’ da persona a persona per via aerea. Circa il 10% degli adolescenti e dei giovani adulti ne è correntemente portatore e nel corso della vita la grande maggioranza della popolazione lo ospita almeno transitoriamente. Solo una ridottissima parte di queste colonizzazioni si trasforma in infezioni invasive. Questo avviene probabilmente in persone predisposte geneticamente e/o in situazioni particolari. A oggi non è possibile prevedere chi potrà ammalarsi e chi no, il che sottolinea l’importanza della vaccinazione nell’infanzia, la fascia d’età più colpita, anche al fine di prevenire le infezioni invasive nella seconda fascia d’età più colpita, gli adolescenti e i giovani adulti.

L’EPIDEMIA IN ITALIA E IN TOSCANA – “Tra il 2012 e il 2015 – ricorda il Prof. Massimo Galli, Ordinario di malattie Infettive presso l’Università di Milano e Vicepresidente Nazionale SIMIT – sono stati registrati annualmente in Italia meno di tre casi per milione di abitanti. Una modesta tendenza all’incremento (da 2,3 per milione nel 2012 a 2,8 nel 2015) è da attribuire principalmente all’incremento di casi osservato in Toscana (dati Epicentro, ISS). L’epidemia in Toscana è sostenuta da un particolare ceppo (cc11) del meningococco di sierogruppo C. La Regione Toscana ha di conseguenza promosso una campagna vaccinale estesa gratuitamente, su richiesta, alle persone di età compresa tra i 20 e i 45 anni. Va comunque sottolineato che il meningococco di sierogruppo B, da molto tempo prevalente nel nostro paese e contro il quale è stato più complesso approntare un vaccino efficace, ora finalmente disponibile, è tuttora il più frequentemente isolato in Italia in pazienti con infezioni invasive. Per quanto rare, le infezioni invasive meningococciche sono eventi drammatici, non infrequentemente mortali e causa di sconcerto e di profondo dolore per la repentina perdita di giovani vite. L’utilizzo razionale degli strumenti vaccinali rappresenta un passo fondamentale per prevenirle e in prospettiva ridurne ulteriormente l’incidenza”.

Vaccinazioni: “Rientrano nell’interesse superiore del fanciullo”

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ha apprezzato la decisa posizione assunta dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) in merito alle vaccinazioni.

I medici che sconsigliano i vaccini infrangono il codice deontologico, e vanno incontro a procedimenti disciplinari che possono arrivare alla radiazione, ha detto la Federazione.

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ha lanciato l’allarme: si rischia la ricomparsa di infezioni da anni debellate e della ripresa di altre.

“Il calo delle coperture vaccinali in età pediatrica al 24° mese che si è registrato nel 2014 per il secondo anno consecutivo – dichiara il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – richiede l’attenzione delle Istituzioni e di tutti i cittadini, ed in particolare dei genitori che hanno la responsabilità dei loro figli: si corre il rischio della ricomparsa di infezioni da anni debellate e della ripresa di altre, la cui incidenza si stava riducendo, che potranno colpire non solo i bambini che per decisione dei loro genitori non sono stati vaccinati, ma anche quelli che non hanno risposto alla vaccinazione o non possono essere vaccinati per motivi medici, o perché troppo piccoli, o che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale”.

Come sottolineato nel documento approvato all’unanimità dal Consiglio Direttivo dell’Ordine, secondo i pediatri della SIPPS sono necessarie misure che favoriscano la partecipazione attiva e consapevole della popolazione ai programmi vaccinali, aiutino le famiglie a superare la crescente diffidenza verso le vaccinazioni e diano il massimo impulso alle vaccinazioni dei primi mesi di vita, sulla base di un calendario vaccinale comune a tutte le regioni italiane.

“Particolarmente importante – prosegue il Dottor Di Mauro – è l’auspicio che nelle sentenze inerenti a temi di salute i magistrati recepiscano la metodologia dell’evidenza scientifica e che il Ministero della Salute e le autorità competenti partecipino fin dal primo grado a giudizi in cui venga discussa una eventuale correlazione tra vaccini e autismo. Ciò consentirebbe di evitare che vengano emanate sentenze basate su documenti privi di validità scientifica, come quelle che negli ultimi anni hanno stabilito l’esistenza di tale correlazione ed hanno contribuito ad accrescere in modo esponenziale la diffidenza delle famiglie nei confronti delle vaccinazioni. E’ parimente apprezzabile il sostegno che si intende assicurare alle normative regionali e nazionali che riaffermino la necessità della vaccinazione, e prevedano misure utili ad implementarla, compresa la non iscrivibilità all’asilo nido”.

“Di grande importanza – precisa il Presidente SIPPS – è l’avere sottolineato il ruolo centrale del medico nella promozione delle vaccinazioni e l’avere riconfermato l’obbligo che gli compete nel collaborare all’attuazione dei provvedimenti di sanità pubblica: solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica”.

“Nel documento – informa il Professor Luciano Pinto, Vicepresidente SIPPS Campania – si ricorda infine che “secondo la Costituzione della Repubblica la tutela della salute dell’individuo rappresenta un interesse della collettività”. E’ certamente importante l’avere ricordato questo diritto, che la SIPPS ha da sempre sostenuto nelle sue battaglie a sostegno delle vaccinazioni, ma, come Società Scientifica Pediatrica, non può non ricordare che le vaccinazioni rientrano “nell’interesse superiore del fanciullo”, come previsto dalla la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991, e ribadito nel 2015 dal Comitato Nazionale di Bioetica. Inoltre, dal 2014 la “Patria Potestà” è stata sostituita dalla “Responsabilità Genitoriale”. “Il minore – aggiunge il Professor Pinto – è titolare “jure proprio” del diritto alla salute che esercita tramite i genitori, che ne sono i legali rappresentanti: essi non sono liberi di decidere della salute di un bambino come di cosa propria, ma devono rispettare il principio del preminente interesse del minore senza che su di questo prevalgano scelte ed opinioni personali”.

“La SIPPS – conclude il Presidente Di Mauro – esprime pertanto un parere favorevole a provvedimenti legislativi che consentano al minore di usufruire di questo diritto naturale in tempi rapidi, senza che si debba ricorrere a complessi e lunghi procedimenti giudiziari per farlo rispettare”.

In gravidanza è molto importante la vaccinazione

E’ importante che una mamma si vaccini in gravidanza per ridurre il rischio di alcune infezioni prevenibili che possono colpire il bambino nei primi mesi di vita. In particolare, sono raccomandate in gravidanza le vaccinazioni contro la difterite, il tetano, la pertosse e l’influenza.

Vaccinare la mamma contro alcune malattie protegge il suo bambino: evidenze scientifiche hanno dimostrato che un’efficace trasmissione di anticorpi materni al bambino avvenga soprattutto dopo la 32° settimana di gestazione. Le vaccinazioni in gravidanza, dunque, riducono il rischio di infezioni nel bambino nei primi mesi di vita e durante la sua infanzia.

Se n’è discusso nei giorni scorsi al 26° Congresso ECCMID di Amsterdam durante il quale sono stati presentati anche i recenti studi su nuovi vaccini in sviluppo: quello contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) che è la principale causa di mortalità infantile nel mondo dopo la malaria e quello contro le infezioni da Streptococco di gruppo B (GBS), all’origine di meningiti e sepsi neonatali.

“Le vaccinazioni sono lo strumento più efficace per proteggerci da malattie gravi e potenzialmente mortali – ha sottolineato la prof.ssa Susanna Esposito, presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid, e direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico dell’Università degli Studi di Milano. Evidenze scientifiche hanno dimostrato che la somministrazione di alcuni vaccini nelle donne gravide come quello contro la pertosse o l’influenza hanno il duplice obiettivo di proteggere la mamma e il bambino nei primi mesi di vita. Se da una parte durante la gravidanza sono controindicati i vaccini vivi attenuati come quello contro il morbillo e la rosolia, possono essere invece somministrati in sicurezza e vanno raccomandati i vaccini cosiddetti inattivi a base di proteine. Sono in sviluppo, per esempio, nuovi vaccini contro l’RSV da somministrare nella donna gravida per proteggere dalla bronchiolite i lattanti con meno di 6 mesi. La sicurezza dei vaccini è elevata e documentata dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell’autorizzazione che dopo l’immissione in commercio di ogni vaccino”.

Sui nuovi vaccini in sviluppo le novità riguardano quello contro il Virus Sinciziale Respiratorio (RSV) da somministrare nelle donne incinte per proteggere da patologie infettive i neonati con meno di 6 mesi: gli studi scientifici condotti fino ad oggi hanno dimostrato che il vaccino è ben tollerato ed è in grado di proteggere il bambino nei primi mesi di vita da numerose affezioni delle vie aeree, tra cui la temibile bronchiolite. Un altro vaccino in via di sviluppo è quello contro lo Streptococco di gruppo B (GBS), causa principale di meningiti e sepsi neonatali: gli studi in corso fino ad ora hanno dimostrato che i bambini di donne che hanno ricevuto in gravidanza una o due dosi di vaccino sperimentale sono risultati meno soggetti al rischio di infezioni da GBS.

Vaccinazioni sotto il 95%: a rischio diffusione epatite, difterite, tetano e poliomelite

Vaccinazioni sotto il 95%: a rischio diffusione epatite, difterite, tetano e poliomelite. In Italia ancora casi di morbillo e rosolia: per l’OMS situazione “preoccupante”


“La temibile epidemia da meningococco occorsa in Italia e soprattutto in Toscana, i 150 casi di morbillo e i 32 casi di rosolia registrati nei primi nove mesi di quest’anno, sono tutti dati tangibili del rischio epidemico di queste malattie”, afferma il Presidente della SIMIT Massimo Andreoni

“Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità – afferma il Prof. Massimo Andreoni, Presidente SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – per alcune malattie si è abbassata la soglia ritenuta indispensabile per ritenerle non trasmissibili. Il 95% di vaccinazioni, tetto richiesto perché il microorganismo o il virus non circoli, non è raggiunto. Questo significa che se il virus o microorganismo dovesse arrivare in Italia il propagarsi dell’infezione sarebbe possibile”.

MALATTIE A RISCHIO – L’epatite, la difterite, il tetano, la poliomelite: tutte queste sono malattie che richiedono una vaccinazione obbligatoria, e proprio queste sono quelle che non raggiungono il 95% richiesto per fermarle. “Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità – sottolinea il Prof. Andreoni – ha confermato che in Italia c’è un dato “preoccupante” sulla riduzione del numero dei soggetti vaccinati. L’Italia non riesce a raggiungere né per il morbillo né per la rosolia quel progetto di eradicazione dell’infezione che la Comunità Europea ha richiesto di raggiungere. Negli altri Paesi Europei i casi sono azzerati, in Italia ancora no”.

L’IMPORTANZA DELLE VACCINAZIONI – Bisogna ricordare che la prevenzione delle malattie infettive costituisce uno dei principali obiettivi della Sanità Pubblica e che le vaccinazioni rappresentano in tal senso un’arma eccezionalmente valida. Grazie all’utilizzo dei vaccini è stato debellato il vaiolo, sono quasi scomparsi il tetano, la poliomielite, la difterite e sono state notevolmente ridotte malattie virali come l’epatite B, il morbillo, la rosolia, la parotite e le malattie batteriche come la meningite. “Paradossalmente però le vaccinazioni sono “vittime del loro successo – chiosa il Prof. Andreoni – per le patologie che sono state debellate o sensibilmente ridotte si è ridotta la percezione della loro gravità, mentre vengono amplificati dal web messaggi allarmanti e preoccupanti sull’utilizzo dei vaccini e vengono diffuse notizie prive di fondamenti scientifici. Un esempio per tutti la correlazione tra autismo e vaccinazioni dell’infanzia è stata definitivamente dimostrata essere falsa”.

I NUMERI – Certamente lo scetticismo che si è creato intorno alle vaccinazione sta già creando problemi nel nostro paese in cui secondo i dati trasmessi dall’Istituto di Superiore di Sanità un calo significativo delle vaccinazioni. “La campagna mediatica dello scorso anno sulle morti legate alla vaccinazione anti-influenzale – conclude il Presidente della SIMIT – ha portato un incremento della mortalità per cause respiratorie nella scorsa stagione invernale. La temibile epidemia da meningococco occorsa in Italia e soprattutto in Toscana pochi mesi orsono, i 150 casi di morbillo e i 32 casi di rosolia registrati nei primi nove mesi di quest’anno nel nostro paese, sono tutti dati tangibili del rischio epidemico di queste malattie”. L’informazione sarà una delle priorità del programma del Ministero della Salute con un nuovo piano di prevenzione vaccinale. Certamente da parte di tutti i medici si deve esercitare un’opera di convincimento al fine di evitare che tassi di vaccinazione insufficienti possano portare alla recrudescenza in forma epidemica di malattie ormai quasi del tutto debellate nel nostro paese.

(di Salvo Cagnazzo, Studio Diessecom)