Trapiantato pene di un bianco a uomo nero

Un uomo nero ha subito un trapianto del pene donato da un bianco. Si tratta della terza persona al mondo a subire una riuscita operazione di trapianto di quel membro. Ora però quel paziente dovrà essere tatuato.

Il membro innestato infatti ha un colore diverso della pelle di questo signore.

L’intervento è stato eseguito il 21 aprile nell’ospedale universitario di Città del capo, in Sudafrica, dal dottor Andre van der Merwe, su un soggetto nero che aveva perso il suo pene, dopo una infezione sopraggiunta in occasione di una circoncisione, ma il donatore era bianco.

Il paziente è nero e il donatore era bianco. Abbiamo pochi donatori per quel tipo di trapianto e il caso è uno dei più riusciti che abbiamo avuto, il pene sta reagendo bene e ha già erezioni, hanno detto i medici che hanno effettuato il trapianto.

Il membro virile avrà tutte le sue funzioni normalizzate entro sei mesi e si potrà uniformare il suo colore con il resto del corpo.

Van der Merwe è un pioniere in questo tipo di trapianto. Il primo paziente che ha subito il trapianto di pene è diventato padre nel 2015,. Un secondo trapianto aveva avuto luogo a Boston, nel Massachusetts, negli Stati Uniti.

Patrick Hardison, il trapianto che dà speranza

Un anno fa, Patrick Hardison, un uomo di 42 anni, era stato sottoposto al trapianto del viso più complesso mai eseguito al mondo. Dal 2005, c’erano state decine di trapianti in tutto il mondo, ma Hardison era stato il primo ad aver fatto un trapianto anche del cuoio capelluto e delle palpebre.

Ora, in un’intervista rilasciata alla CNN, l’americano ha detto che per la prima volta in 15 anni si sta sentendo come una persona normale, da quando un edificio in fiamme era sprofondato su lui, nel 2001, mentre cercava di spegnere un incendio, come vigile del fuoco volontario.

Il trapianto era stato eseguito nella NYU Langone Medical Center di New York, negli Stati Uniti. L’intervento era durato 26 ore e aveva coinvolto un team di più di 100 medici, infermieri e assistenti tecnici.

Prima del trapianto, il pompiere aveva fatto 71 chirurgie ricostruttive, senza risolvere i suoi gravi problemi.

Ora, a parte il problema dell’apparenza, può mangiare, vedere, sentire e respirare normalmente.

Divorziato e con cinque figli, l’uomo ha detto che alcuni dei migliori momenti della sua vita familiare hanno avuto luogo dopo l’intervento chirurgico.

Il pompiere non ha cicatrici sul suo volto e, anche se la sua nuova funzionalità è simile alla precedente, ha alcune caratteristiche del viso molto diverse dalle sue originali. Ad esempio, gli occhi, adesso, sono più piccoli e il volto è più rotondo, ma colore dei capelli è lo stesso.

Fino al suo intervento, egli non poteva socchiudere gli occhi, nuotare o guidare. Aveva perso le palpebre, le orecchie, i capelli, le labbra e la maggior parte del suo naso.

Secondo NYU, il valore stimato per un trapianto di questo genere è di 1 milione di dollari, ma, nel caso di Hardison, l’ospedale ha coperto i costi.

“Dopo il mio incidente, la mia vita era davvero difficile. Ho odiato la vita. Oggi sono qui perché voglio far vedere che ci può essere speranza”, ha detto il pompiere, aggiungendo di essere particolarmente orgoglioso di condividere la sua storia con gli altri feriti dei vigili del fuoco, dei soccorritori e dei militari degli Stati Uniti.

“Se condividere la mia storia può aiutare una sola persona …vale la pena”, ha continuato.

“Ora ho speranza e voglio aiutare coloro che sono feriti, convincendoli che c’è speranza anche per loro”, ha detto.

Trapianto per il ragazzo che aveva il cuore in uno zaino

Un uomo del Michigan che aveva vissuto con un cuore artificiale  nel suo zaino per 555 giorni finalmente ha potuto avere un cuore umano reale.

A Stan Larkin era stata diagnosticata una cardiomiopatia ereditaria quando era un adolescente: la malattia gli causava problemi di insufficienza cardiaca.

Nel dicembre 2014, i medici avevano tolto il suo cuore per dargliene un nuovo, ma non erano riusciti a poterlo fare in tempo.

Stan Larkin ha così testato il SynCardia Freedom Portable Driver, un cuore artificiale abbastanza compatto da poter essere nascosto in uno zaino.

Così il ragazzo, ora 25enne, ha potuto trascorrere le vacanze con la sua famiglia piuttosto che in ospedale.

E’ stato stressante, ma dopo aver avuto questo cuore artificiale, mi sono sentito molto meglio, ha detto Stan Larkin in un video pubblicato dall’Università del Michigan.

Mi sentivo come prima di avere i miei problemi di cuore, potevo fare quello che volevo, ha raccontato.

Ora, finalmente, dopo più di un anno trascorso in lista d’attesa, Larkin ha potuto avere un cuore nuovo.

Effettuato trapianto di pene, operazione durata 15 ore

Negli Stati Uniti, al Massachusetts General Hospital, è stato effettuato il primo trapianto di pene.

L’intervento è stato compiuto su un paziente 64enne, che si chiama Thomas Manning e che aveva dovuto subire l’asportazione chirurgica del suo pene quattro anni fa, dopo che i medici gli avevano diagnosticato il cancro del pene.

Gli obiettivi di questa operazione, secondo il dottor Dicken Ko, che ha coguidato il team chirurgico, erano quelli di ricostruire gli organi genitali, per consentire al paziente di urinare normalmente e aiutarlo a riconquistare il funzionamento sessuale.

I medici hanno fatto una vasta ricostruzione dei nervi, in un intervento durato 15 ore.

Manning si è sottoposto volontariamente all’operazione ed è stato prima sottoposto a valutazione psicologica.

Il paziente aveva parte del pene rimossa chirurgicamente e il resto dei vasi e dei nervi conservati.

Le principali difficoltà tecniche dell’operazione sono consistite nella ricostruzione vascolare, ossia nella cucitura dei piccoli vasi sanguigni del paziente ai vasi del donatore.

I medici hanno inoltre eseguito un innesto della vena, che è simile a un bypass al cuore e permette una maggiore flusso di sangue.

Il dottor Curtis Cetrulo, chirurgo plastico e secondo leader del team, ha detto che potrebbe essere possibile in futuro un intervento simile sui pazienti transgender, anche se l’approccio, sarebbe completamente diverso e richiederebbe “un nuovo sforzo” per avere successo.

Naturalmente, il paziente operato al pene dovrà prendere per il resto della sua vita dei farmaci per prevenire il rigetto.

Ora, Thomas Manning, continua a recuperare bene, con il flusso sanguigno che irrora l’organo del donatore, senza segni di sanguinamento, di rigetto o di infezione.

I medici sono cautamente ottimisti e pensano che riacquisterà la funzione persa nel 2012 quando una diagnosi di cancro penile lo aveva portato a doversi sottoporre a una penectomia parziale.

L’intervento ha segnato un passo avanti della medicina dei trapianti. La perdita degli organi genitali può essere veramente devastante per l’identità di un individuo e il senso di virilità.

Se gli individui che hanno perso il loro pene per una malattia, in combattimento o per un evento traumatico possono vivere senza l’organo intatto, gli aspetti psicologici di una tal ferita possono essere schiaccianti, hanno detto i chirurghi. La capacità di offrire una soluzione più accettabile a lungo termine è stata la motivazione che ha guidato questa ricerca.

Siena: 19enne salvata da retrapianto di polmoni

Trapiantare di nuovo i pomoni dopo aver subito vari trapianti dello stesso organo non è cosa da niente. Vale allora la pena di dare risalto al lavoro compiuto da un gruppo di medici che ha fatto un retrapianto con successo.

In Toscana, il policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena ha fatto un delicatissimo intervento su un caso di rigetto cronico dei polmoni, relativo a una paziente di 19 anni, affetta da fibrosi cistica.

La ragazza era già stata “sottoposta nel 2013 ad un duplice trapianto di polmone per insufficienza respiratoria terminale. Nel dicembre del 2015 su di lei era  stato necessario “procedere al retrapianto, di entrambi i polmoni, per una condizione di rigetto cronico caratterizzata da un danno polmonare progressivo, conosciuto come bronchiolite obliterante”.

Lo ha spiegato il professor Piero Paladini, osservando che “il retrapianto presenta problemi più complessi rispetto al primo trapianto e il successo dell’intervento è legato a diversi fattori”

“Grazie ad un lavoro straordinario di squadra, la giovane paziente, dopo una lunga degenza, ha potuto finalmente riabbracciare i suoi cari”, ha detto l’esperto commentando il caso della 19enne.

“A livello mondiale – ha detto Paladini – il retrapianto interessa circa il 4% totale dei pazienti trapiantati e, in Europa, è una procedura chirurgica che riguarda poco più di 50 pazienti all’anno”.

La complessa procedura è stata effettuata in assistenza cardiorespiratoria in ecmo ed è stata condotta e portata a termine da un’equipe multidisciplinare.

La paziente, dopo l’intervento, è stata ricoverata e seguita nel reparto di Terapia Intensiva Cardiotoracica e, quindi, in Chirurgia Toracica e nell’UOC Malattie Respiratorie e Trapianto Polmonare. La povera ragazza di polmoni ne ha cambiati sei.

BUONE NOVITA’ IN FRANCIA

Intanto, giungono da oltralpe buone notizie per il trapianto polmonare. In Francia nell’ospedale Foch de Souresnes i medici hanno messo in atto una tecnica interessantissima, per curare i polmoni malati. Una volta espiantati gli organi vengono riabilitati e poi reimpiantarli, così i pazienti evitano il rigetto, riavendo i loro polmoni, e si evitano lunghe attese.

Unico neo: la tecnica riabilitativa che garantisce il 90% di sopravvivenza è parecchio costosa.

Sviluppa allergia al kiwi dopo un trapianto

Un uomo ha ereditato un’allergia al kiwi da sua sorella dopo che aveva ricevuto da lei il midollo osseo.

Nel paziente, le cellule del midollo osseo della donatrice, allergica al kiwi, hanno innescato la stessa reazione.

L’uomo, 46 anni, ha sviluppato formicolio e gonfiore delle labbra e della bocca quando ha mangiato un kiwi dopo l’intervento.

I ricercatori sono riusciti a isolare le cellule specifiche nel suo sangue che reagivano al kiwi e hanno confermato che i fastidi si originavano dal midollo osseo donato dalla sorella.

Il caso è emerso in uno studio diffuso dall’European Academy of Dermatology and Venereology.

Trapiantata la testa di una scimmia, Sergio Canavero non si smentisce

Aveva provocato un vespaio nel 2015, quando lo scienziato italiano Sergio Canavero aveva annunciato il suo ambizioso progetto di provare a fare un trapianto di testa umano, su base volontaria.

Canavero aveva detto di reputare l’intervento perfettamente possibile, dopo che aveva condotto una serie di esperimenti su scimmie, topi e cadaveri umani.

Ora, un team di ricercatori di Canavero guidati da Ren Xiaoping, alla Harbin Medical University in Cina, hanno effettuato un trapianto di testa su una scimmia.

L’operazione è perfettamente riuscita.

I medici hanno collegato i vasi sanguigni tra la testa e il corpo dell’animale, ma non il midollo spinale, optando per un intervento parziale.

Canavero dice che se la testa è raffreddata a -15 ° C, una scimmia può sopravvivere a questa procedura senza riportare danni cerebrali.

Probabilmente nei primi mesi del 2017 il chirurgo italiano proverà a fare l’intervento su un uomo.

Un paziente russo, affetto da una grave malattia genetica, che si chiama Valery Spiridonov, si è detto disponibile a sottoporsi all’intervento.

Rimangono diversi nodi da sciogliere. Prima di tutto sono necessari dei finananziamenti, poi bisognerà trovare un luogo, un paese in cui fare l’intervento.