Movimento, le app sono utili

Lo sport dà benessere, riduce la mortalità, favorisce la secrezione degli ormoni della “felicità”,  rallenta l’invecchiamento cellulare, previene alcune malattie. Fa bene a tutte le età ed è bene praticarlo regolarmente per mantenere una salute ottimale. Tuttavia, non è sempre facile da fare, soprattutto se si è trascorsa la vita senza essere sportivi.

Oggi, le persone anziane possono trovare un aiuto nelle applicazioni online, secondo un  recente studio pubblicato su The Journal of Health and Wellness.

Gli sperimentatori hanno studiato 589 anziani sani, che avevano dai 60 agli 80 anni, effettuando diverse valutazioni: sulla motivazione, la sensazione di efficienza, l’intenzione di praticare sport, la pianificazione di attività sportive, l’importanza dell’abitudine nel praticare sport e la proiezione dei risultati negativi.

Esistono moltissime app online o sul telefono che motivano verso la pratica dello sport. Seguire una sfida o un consiglio da parte di uno di esse può essere una buona idea.

Per svolgere un’attività fisica regolarmente, è bene poter variare: palestra, aria aperta, ma anche appartamento, se il tempo non è bello.

Per i più atletici che amano stare in forma, ci possono essere cose utili, come le scale. Senza puntare troppo sul peso, le scale possono dare molte cose interessanti per la forma fisica.

No al cellulare mentre si guida: bene, ma serve anche l’educazione

“Finalmente Governo e Parlamento hanno capito che serve un segnale forte per ridurre il numero di incidenti stradali causati dalla distrazione alla guida ed in particolare dall’utilizzo dei cellulari. Monitoreremo i lavori parlamentari per verificare che non ci siano passi in dietro sul testo approvato ieri in Commissione alla Camera”. Lo ha affermato Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, promossa anche da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani.

“I provvedimenti repressivi, sia pur necessari, non sono tuttavia sufficienti. In particolare verso i giovani che continuano ad essere la fascia più colpita ed è per questo che si deve lavorare per far comprendere, fino in fondo, i rischi di una guida contraria al rispetto delle regole – ha aggiunto Lentino – altrimenti è evidente che ogni sforzo sarà inutile”.
“Questo è un tema serio, il problema è principalmente culturale e sull’educazione dobbiamo lavorare, partendo sin dai primi anni dell’istruzione obbligatoria. Serve – ha concluso il Portavoce di BastaUnAttimo – investire per aumentare i controlli sulle strade ed il coordinamento tra le forze di polizia. Anche su questo devono intervenire il Governo è il Parlamento, ed ancora una volta li invito a dotare questo Paese di un’Agenzia Nazionale sulla Sicurezza Stradale. Una struttura che, tra le varie cose, si occupi anche del coordinamento tra tutte le Istituzioni e gli operatori del settore”.

Accecate dopo aver utilizzato lo smartphone al buio

Due donne sono state temporaneamente accecate in un occhio dopo che avevano utilizzato lo smartphone al buio. Lo ha riferito il New England Journal of Medicine.

Le due donne avevano fissato a lungo lo schermo del telefonino mentre erano sdraiate a letto. Con un occhio avevano guardato lo schermo del telefono, mentre il secondo occhio era coperto dal cuscino.

Ciò ha costretto un occhio ad adattarsi al buio e l’altro occhio a guardare lo schermo luminoso dello smartphone. Quando il telefono è stato spento l’occhio che era focalizzato sullo schermo ha dovuto adattarsi al buio e questo ha creato una cecità momentanea, durata quindici minuti.

Le due donne di 22 e 40 anni hanno avuto entrambe una sorta di cecità ‘transitoria’, senza effetti duraturi.

Il fenomeno comunque è stato indagato per mesi. Le donne sono state sottoposte a risonanza magnetica e ad altri test prima di consultare un oftalmologo.

Lo specialista ha chiesto alle due donne cosa esattamente avessero fatto quando si è verificata la cecità. Una delle due donne ha pensato subito a una connessione tra l’uso dello smartphone al buio e la cecità temporanea.

Comunque, per gli esperti, due casi rappresentano troppo poco per giungere a precise conclusioni.

Samsung: un Galaxy X ripiegabile?

Samsung ha brevettato il suo primo smartphone a conchiglia, ossia che si può piegare a metà.

Quando è nel suo stato tradizionale, il telefono assomiglia molto a un qualsiasi altro telefono cellulare della linea Samsung Galaxy. Quando è ripiegato, il telefono lascia ancora intravedere un connettore, nella piegatura, che permette di caricare il telefono, il quale avrà anche una speciale base per essere ricaricato quando è collegato.

La tecnologia brevettata potrebbe essere utilizzata per realizzare smartphone e tablet di fascia alta in grado di essere piegati e messi in tasca. Avrebbe inoltre un lettore dell’impronta digitale o dell’iride, in grado di identificare l’utente.

Secondo alcune voci, Samsung starebbe preparando anche il suo primo telefono cellulare a conchiglia economico, con uno schermo con risoluzione 4K, che dovrebbe essere lanciato nel 2017 e potrebbe chiamarsi Galaxy X.

Il cellulare degli italiani è uno scrigno di segreti

Il cellulare degli italiani è uno scrigno di segreti. Questo, almeno è quanto emerso da un sondaggio fatto dall’Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, su 1500 persone, uomini e donne di 18 – 60 anni.

E’ emerso che nove italiani su dieci fanno in modo che il dispositivo non finisca nelle mani di familiari o amici, e otto su dieci hanno un Pin “personalissimo” che conoscono solo loro.

“Il 10 per cento delle persone che ha partecipato al sondaggio – ha riferito la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente Eurodap – si è detto molto attento a non scrivere mai sul telefonino qualcosa che possa compromettere rapporti con i familiari o con gli amici“.

La psicoterapeuta ha spiegato che i “genitori e poi gli amici sono la minaccia più importante per i ragazzi fino a 25 anni. Le persone dai 25 ai 50 anni, sia uomini sia donne, temono che il loro telefono possa finire nelle mani dei propri compagni o compagne, mogli o mariti. Paura anche per il giudizio dei figli se leggessero qualcosa di compromettente trovato sul telefonino di mamma e papà. E anche gli over 60 vogliono custodire il proprio telefono e gli eventuali segreti presenti all’interno. Hanno soprattutto paura del giudizio dei figli”.

“Il telefonino sta assumendo significati psicologici che vanno oltre l’abuso, la dipendenza, il finto rapporto sociale. Sta divenendo un contenitore attraverso il quale ci possiamo presentare, esprimere, comportarci in un modo completamente diverso da quello che normalmente mostriamo. E’ per questo che si cambiano spesso le password per essere sicuri che gli altri non possano accedere al cellulare”, ha detto l’esperta, aggiungendo: “Teniamo lo smart-phone in tasca e viviamo una vera e propria ansia da separazione se lo dovessimo lasciare o peggio ancora dimenticare: Il tutto non rappresenta solo il nostro rapporto di dipendenza con il cellulare ma la paura che qualcuno riesca a penetrare nella nostra identità segreta. C’è il rischio per molti di una doppia identità.”.

Le preoccupazioni degli specialisti sono per queste doppie identità e per le possibili patologie ad esse correlate e che in esse si nascondono. “Bambini perfetti in casa, teppisti fuori”, dice l’esperta.

I giovani non rinunciano agli SMS neanche sotto la doccia o a un funerale

Una ricerca della Penn State Harrisburg university pubblicata sulla rivista ‘Social Science Journal’, ha trovato che i giovani universitari inviano messaggi col telefonino più di 100 volte ogni giorno, talora anche quando si trovano in luoghi inadeguati.

Da un sondaggio che ha coinvolto più di 150 studenti di college è emerso che i giovani non rinunciano ai messaggini con lo smartphone neanche durante il sesso o quando stanno sotto la doccia, partecipano a un rito religioso o anche a un funerale.

I giovani coinvolti nello studio hanno riconosciuto che mandare SMS mentre si parla con qualcuno o si sta in un posto inadeguato non è la cosa giusta da fare, ammettendo tuttavia di aver mandato messaggi, comunque, troppo.

Secondo i ricercatori, c’è qualcosa di gratificante nel mandare e nel ricevere SMS nei momenti inadeguati, è un po’ come quando si sta a dieta e si manggia una torta, pur sapendo di non doverlo fare.