I polmoni non servono solo per respirare

I polmoni non servono solo per respirare. I ricercatori dell’Università di San Francisco hanno scoperto una funzione inaspettata, finora sconosciuta, di questi  organi del corpo umano.

Hanno individuato nei polmoni un gruppo di cellule staminali ematopoietiche, che possono essere trasformate in cellule del sangue.

Nello studio, pubblicato sulla rivista ‘Nature‘, questi ricercatori hanno rivelato che i polmoni svolgono un ruolo centrale nella produzione di sangue.

La ricerca condotta, ha dimostrato che i polmoni producono più della metà delle piastrine in circolazione.

Il team di ricerca, guidato dal dottor Mark R. Looney ha utilizzato una tecnica in grado di rilevare il percorso di una proteina fluorescente verde (GFP), prodotta naturalmente dagli animali bioluminescenti, come ad esempio le meduse, innocua per le cellule.

Dopo essere stata inserita nel genoma di alcuni topi, i ricercatori hanno analizzato il percorso di questa proteina, scoprendo la sconosciuta origine delle piastrine all’interno dell’organismo.

 

Uomini: disfunzione erettile trattata con le staminali

Otto uomini con disfunzione erettile, dopo un intervento chirurgico alla prostata, hanno riguadagnato una normale vita sessuale, grazie ad un trattamento sperimentale con dellele cellule staminali.

Il metodo, che sembra abbia un tasso di successo di poco più del 50%, e che in molti casi non ha presentato recidive, dopo un anno, è stato messo a punto da alcuni scienziati danesi e sarà presentato alla Conferenza annuale della European Association of Urology (EAU17 ), che si svolgerà a Londra.

Come spiegato dal ricercatore Dr. Lars Lund , professore di urologia presso l’University of Southern Denmark, l’intera ricerca è alla sua prima fase di sperimentazione clinica.

Per lo studio, 15 uomini sono stati trattati con una singola iniezione di cellule staminali e sei mesi dopo, otto di loro avevano recuperato una funzione sessuale completa, senza bisogno di farmaci o di protesi al pene, con il risultato che è rimasto invariato, dopo altri sei mesi.

“A nostra conoscenza, è il primo studio sull’uomo che a 12 mesi mostra di essere sicuro ed efficace nel lungo periodo”, ha detto il dottor Lund. “Questo è molto meglio che dover prendere una pillola ogni volta che si vuole fare sesso”.

I risultati preliminari dello studio erano stati pubblicati lo scorso anno sulla rivista EBioMedicine.

I risultati del metodo sono così promettenti che le autorità sanitarie della Danimarca hanno deciso di condurre un più grande studio randomizzato.

In questo nuovo lavoro, gli uomini saranno divisi casualmente in due gruppi, con la metà di loro che sarà trattata con le cellule staminali e l’altra con una terapia virtuale, per confrontare i due metodi.

In questo nuovo studio saranno ammessi solo gli uomini che si stanno rimettendo da un cancro alla prostata e che mantengono il controllo della vescica urinaria, ha spiegato il dottor Lund.

Le cellule staminali utilizzate saranno dello stesso paziente e verranno ricavate da particolari cellule di grasso, prelevate con la liposuzione all’addome.

Gli adipociti,  trattati in laboratorio, verranno poi introdotti mediante iniezione al pene.

L’infusione e l’intero processo sarà fatto in anestesia generale e gli uomini, al loro risveglio, torneranno a casa.

I trattamenti chirurgici per il cancro alla prostata spesso hanno complicazioni come la disfunzione erettile e l’incontinenza urinaria.

Il 40% dei casi di disfunzione erettile aè causata dal diabete e il 30% da malattie vascolari.

Si stima che la metà degli uomini di 40-70 anni soffrano di un certo grado di disfunzione erettile.

Dal pesce Zebra il segreto per curare la cecità

Negli occhi di pesce potrebbe trovarsi la chiave per curare la cecità negli esseri umani, secondo un nuovo studio, fatto alla Vanderbilt University, negli Stati Uniti, e apparso sulla rivista ‘Stem Cell Reports’.

Secondo questo nuovo lavoro, le retine umane possono essere indotte a rigenerarsi, naturalmente, e a riparare i danni causati dalle patologie retiniche degenerative e da alcune lesioni.

Gli scienziati hanno identificato un segnale chimico nel cervello del pesce Zebra che potrebbe venire in soccorso di chi soffre, ad esempio, di  degenerazione maculare senile o di retinite pigmentosa.

Il processo di rigenerazione della retina nei pesci è innescata da fattori di crescita secreti, che secondo il nuovo studio sono dovuti al neurotrasmettitore GABA, il quale potrebbe aiutare la retina a rigenerarsi anche prima di essere seriamente danneggiata.

La struttura della retina nei pesci e nei mammiferi è sostanzialmente la stessa. Essa è molto sottile, con uno spessore inferiore a 0,5 millimetri, e contiene tre strati di cellule nervose.

Inoltre, la retina ha un particolare tipo di cellule staminali adulte, chiamate della glia, in particolare della glia di Muller, che si estendono a tutti i tre strati di essa e gli forniscono supporto meccanico e isolamento elettrico. Nella retina dei pesci, esse svolgono un ruolo chiave nella rigenerazione.

Quando la rigenerazione viene attivata, le glia di Muller, iniziano a proliferare, per poi differenziarsi in sostituzione delle cellule nervose danneggiate.

Le glia Muller sono presenti anche nelle retine dei mammiferi, ma non si rigenerano.

Lo studio statunitense ha trovato che è il fattore GABA a controllare l’attività delle cellule staminali.

Accecando il pesce Zebra e iniettando in esso i farmaci che stimolano la produzione di GABA o la abbassa no nei loro occhi, gli scienziati hanno visto che il GABA controlla l’attività delle cellule staminali.

Gli scienziati sperano di poter un giorno indurre la retina umana ad autoripararsi, intervenendo sul fattore GABA.

Possibili i trapianti di midollo osseo senza chemioterapia

I trapianti di midollo osseo senza chemioterapia e di conseguenza meno pericolosi per i pazienti potrebbero presto essere possibili. Lo hanno annunciato alcuni ricercatori degli Stati Uniti, dopo il successo di un esperimento fatto sui topi.

Il metodo sviluppato da un team di scienziati all’Università di Stanford imita l’approccio utilizzato nell’immunoterapia.

Se il metodo funzionerà negli esseri umani, potrebbero giovarsene i trattamenti per lupus, diabete giovanile, sclerosi multipla, trapianti d’organo e persino cancro.

I risultati dello studio pubblicati sulla rivista ‘Science Translational Medicine’, ricorda che, per il momento, chi riceve un trapianto di midollo osseo, o un trapianto di cellule staminali, è costretto a subire la terapia chemioterapica o la radioterapia per distruggere prima le proprie cellule staminali.

Questo trattamento spesso tossico e aggressivo rende la tecnica pericolosa, o addirittura mortale, in un caso su cinque. L’operazione rischia anche di danneggiare o creare danni al cervello e ai nervi.

Nel nuovo studio fatto sui topi, i ricercatori hanno sviluppato un nuovo approccio che comprende un anticorpo e degli agenti biologici che aiutano il sistema immunitario di per sé a ridurre le cellule staminali, per poi lasciare spazio alle cellule del donatore.

Cellule staminali embrionali sperimentate sull’uomo dal 2018

I primi test sull’uomo con le cellule staminali embrionali inizieranno ad essere fatti nel 2018. Lo hanno deciso i ricercatori europei e americani riuniti a Roma, per il convegno sulle terapie basate su cellule staminali per le malattie neurodegenerative, organizzato da Elena Cattaneo, senatrice e direttrice del Laboratorio cellule staminali dell’università di Milano.

I primi test saranno fatti su delle persone affette dal morbo di Parkinson. Se i risultati saranno positivi si apriranno nuovi spiragli importanti su altre malattie neurologiche (corea di Huntington e SLA), hanno detto i ricercatori.

Se alla fine degli anni ’80 si utilizzavano cellule di feti abortiti, nel 2018 si utilizzeranno delle cellule staminali embrionali.

Al convegno ha partecipato lo stesso autore di quei primi trapianti, Anders Bjorklund, dell’università di Lund.

“Ci troviamo a tirare le fila di una storia cominciata 25 anni fa, quando in Svezia cellule prelevate da feti abortiti sono state trapiantate nel cervello di persone con il morbo di Parkinson”, ha spiegato Elena Cattaneo, in un contesto, quale quello attuale, in cui, nella Tsinghua University di Pechino sono state stampate le prime cellule staminali embrionali in 3D.

A questa esperienza si aggiunge “il lavoro fatto dal 2005 ad oggi per istruire le staminali a trasformarsi in neuroni”, ha proseguito la Cattaneo, osservando: “Sono stati dieci anni di lavoro molto intenso, nel quale si sono gettate le basi per individuare le tecniche più efficaci per stimolare le cellule immature a trasformarsi in cellule nervose”.

Le cellule staminali embrionali sono pluripotenti, ancora indifferenziate possono trasformarsi in qualsiasi tessuto, anche in quello nervoso.

Da sempre, il lavoro con le staminali embrionali crea problemi etici e bioetici, che ruotano intorno all’utilizzo e allo statuto dell’embrione.

Un pancreas in capsule per la cura del diabete

Un pancreas in pillole, ottenuto dalle cellule staminali, dà speranza ai malati di diabete. Alcuni ricercatori di una piccola azienda di SanDiego, la ViaCyte, hanno sperimentato delle capsule di pancreas, ottenute da cellule staminali embrionali, su tre pazienti affetti da diabete di tipo 1.

Nei pazienti sono state impiantate tre capsule, grandi quanto una caramella, che hanno lasciato passare tutte le sostanze di cui le cellule pancreatiche hanno bisogno per “attivarsi”, bloccando anche il sistema immunitario che le annienta.

La società biotech che ha sperimentato il pancreas in capsule fa crescere delle cellule staminali embrionali umane, collocandole in una busta semi-permeabile, prima di impiantarle nel paziente.

Negli animali, queste cellule staminali hanno controllato con successo gli zuccheri nel sangue. Ora, ViaCyte ha iniziato un trial clinico nelle persone.

La società spera di poter giungere a mettere a punto cure innovative, specialmente per il diabete di tipo 1, che i bambini, spesso, faticano a tenere sotto controllo.

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune caratterizzata dalla distruzione delle cellule B pancreatiche.

Milano: rattoppati dei bronchi con delle cellule staminali

A Milano, i medici dell’Istituto Europeo di Oncologia sono riusciti a riparare i bronchi di un paziente, affetto da tumore polmonare, utilizzando delle cellule staminali.

Il paziente, 42 anni, aveva subito l’asportazione del polmone destro a causa di un tumore.

Partendo dalle cellule del midollo osseo del malato, riportandole allo stato embrionale e coltivandole poi in vitro, i medici sono riusciti a ottenere una sorta di pellicola con cui hanno rattoppato i bronchi del paziente, o meglio la ferita che si era creata tra il bronco e il cavo pleurico, dopo l’intervento di asportazione del polmone.

La descrizione dell’intervento compiuto dal team di Francesco Petrella, vice direttore della Chirurgia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, è stata riportata dal prestigioso ‘New England Journal of Medicine’.