Cresce l’uso degli antidepressivi ma non migliora la salute mentale

Il numero di antidepressivi somministrati continua ad aumentare, ma i ricercatori ammettono che non ci sono prove che essi migliorino la salute mentale o che riducano i suicidi.

Uno studio dell’Università di Otago pubblicato nel New Zealand Medical Journal ha esaminato le prescrizioni degli antidepressivi tra il 2008 e il 2015, trovando che il gruppo di utenti più elevato era costituito da donne europee, che avevano in particolare 65 anni o più.

“Immagino sia perché si presentano angosciati più spesso, ma se si guarda all’epidemiologia della depressione, probabilmente non sono il gruppo con una depressione grave e con la malinconica condizione in cui gli antidepressivi dovrebbero essere usati”, ha detto il professor Roger Mulder, uno degli autori principali dello studio.

“Quello che sembra si faccia è prescrivere sempre di più, soprattutto alle donne bianche, e non abbiamo prove che ciò comporti una significativa riduzione dei livelli di disagio”, ha detto Mulder.

Ciò “suggerirebbe che dare alle persone sempre più antidepressivi non sia il modo migliore per gestire ciò che sta succedendo…in una comunità sempre più angosciata”, ha detto Mulder,  affermando che la sua ricerca solleva dubbi sul modo in cui sono state fatte le prescrizioni, senza prove che più prescrizioni antidepressive migliorino la salute mentale della comunità o riducano il suicidio.

“Gli antidepressivi hanno effetti collaterali significativi e abbiamo prove limitate sulla loro efficacia a lungo termine”, dice lo studio.

I risultati dello studio hanno mostrato che gli SSRI, che agiscono aumentando i livelli di serotonina nel cervello, rappresentano circa la metà di tutte le prescrizioni in caso di salute mentale.

Psicofarmaci in gravidanza: aumentano il rischio di avere figli autistici

Le donne incinte che assumono antidepressivi hanno quasi il doppio rischio di dare alla luce un bambino autistico rispetto a quelle che non li prendono, secondo un nuovo studio canadese, pubblicato sulla rivista dell’American Medical Association, Pediatrics.

Un team dell’Università di Montreal ha studiato i dati relativi a 145.456 bambini in Québec dal concepimento all’età di 10 anni.

Sono state raccolte informazioni sull’uso degli antidepressivi da parte della madre e sulle diagnosi di autismo nei bambini.

Per lo studio è stata esaminata l’assunzione di antidepressivi durante il secondo o il terzo trimestre di gravidanza, perché, è allora che il cervello del bambino raggiunge la fase cruciale del suo sviluppo.

Gli scienziati hanno poi confrontato bambini con sindrome di Asperger con gli altri.

E’ emerso un aumento dell’87% del rischio di autismo nei bambini nati dalle donne che avevano preso antidepressivi durante la gravidanza.

Secondo lo studio, alcune classi di antidepressivi come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono particolarmente pericolosi perché ostacolano la capacità del cervello di svilupparsi pienamente nel grembo materno.

Maggior rischio di sanguinamento con antidepressivi e antidolorifici insieme

L’assunzione di farmaci per la depressione associata con i comuni antidolorifici può incrementare il rischio di sanguinamento nel cervello, secondo la britannica BMJ.

L’analisi dei dati relativi a 4 milioni persone ha mostrato che coloro che stavano prendendo entrambe le medicine avevano avuto più probabilità del 60% di sviluppare un sanguinamento, rispetto a coloro che stavano prendendo gli antidepressivi da soli.

Coloro che sono più a rischio in questa interazione sono gli uomini.

Il nuovo studio preparato dagli scienziati dell’Università di Seul in Corea, si è sviluppato su un periodo di cinque anni.

E’ emerso che troppi antidolorifici, come l’acido acetilsalicilico, l’ibuprofene, il diclofenac, l’indometacina, il naprossene, il nimesulide, l’acido mefenamico e molti altri, assunti insieme agli antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o altri, sono associati a un rischio aumentato di sanguinamento del cervello.

Il nuovo studio si è focalizzato sui primi 30 giorni di assunzione di entrambe le medicine dall’inizio del trattamento, ora gli esperti vogliono studiare i risultati a lungo termine di questa combinazione per vedere se l’aumento del rischio è limitato all’inizio della terapia o persiste nel tempo.

Gli antidepressivi in menopausa indeboloscono le ossa

Le donne che prendono antidepressivi per contrastare l’impatto della menopausa possono avere un rischio maggiore del 76 per cento di riportare fratture alle ossa, secondo uno studio della Northeastern University di Boston, che ha analizzato i dati di 370.000 donne americane dopo la menopausa per oltre 12 anni.

Di queste donne, 137.000 avevano assunto SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), come fluoxetina (Prozac), hydrobromide, ossalato, fluvoxamina, Paroxetina e sertralina.

I ricercatori hanno confrontato questo gruppo di donne con quello composto da 236.000 altre che non avevano preso questi farmaci, nello stesso periodo.

E’ emerso che tra chi aveva preso i farmaci SSRI, il tasso di fratture era stato del 76 per cento superiore rispetto a quello delle altre, già un anno dopo l’inizio del trattamento, il 73 per cento superiore dopo due anni e il 67 per cento superiore dopo cinque anni.

In molte donne, l’inizio della menopausa innesca cambiamenti di umore e depressione e ogni anno, a migliaia di donne, sono prescritti degli antidepressivi chiamati SSRI, il più noto dei quali è il Prozac.

La nuova ricerca, pubblicata sul ‘British Medical Journal’ suggerisce che un effetto collaterale di questi farmaci può essere un indebolimento delle ossa.

Basta una dose di antidepressivo per cambiare il cervello

Basta una dose di antidepressivo per cambiare il cervello, secondo un nuovo studio fatto nel Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences.

I ricercatori di questo istituto hanno effettuato delle scansioni cerebrali su 22 persone sane che non erano depresse e che non avevano mai preso antidepressivi prima.

Alcune di esse casualmente hanno preso una dose del più comune tipo di antidepressivo, un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (SSRI). Una scansione del cervello, fatta tre ore più tardi, ha rivelato un cambiamento nel cervello di chi aveva assunto il farmaco, con un diffuso calo di connettività cerebrale, tranne che per due regioni in cui essa era migliorata: il cervelletto e il talamo.

I risultati dello studio hanno trovato che gli antidepressivi possono alterare le connessioni del cervello molto più velocemente di quanto si sia creduto in precedenza.

“Siamo stati sorpresi”, ha detto l’autore dello studio Julia Sacher. “Non ci aspettavamo che il farmaco avesse un effetto importante su un breve periodo di tempo, interessando l’intero cervello”.

Gli antidepressivi si pensava che richiedessero diverse settimane per avere effetto, ha detto la Sacher.

Lo studio sugli antidepressivi è stato pubblicato sulla rivista ‘Current Biology‘.