La spesa per i servizi sociali è molto disomogenea

I dati ISTAT mostrano una sanità e una spesa dei Comuni per i servizi sociali molto disomogenea tra le varie Regioni Italiane. Lo dichiara in una nota il Seg.Gen. UIL FPL Michelangelo Librandi.

Si evidenzia una ulteriore riduzione della dotazione dei posti letto ordinari negli anni 2014 -15 a 3,2 posti per mille abitanti rispetto alla normativa nazionale che ne prevede 3,7 ogni mille abitanti. In questo caso le differenze tra le varie regioni italiane sono importanti: si passa dal 2,8% al Sud al 3,5% ogni mille abitanti al Nord.

Nell’ambito dell’assistenza territoriale, anche quella fornita presso le strutture per l’assistenza residenziale e semiresidenziale, che garantisce una risposta adeguata alla domanda sanitaria da parte di persone non autosufficienti o con gravi problemi di salute, nonostante nel periodo 2014-2016 sia stata potenziata con  più  posti letto  passati da 240 mila nel 2014 a 250 mila nel 2016, presenta una significativa disparità fra Nord e Sud, con valori per le regioni settentrionali decisamente più elevati rispetto a quelli del Mezzogiorno.

Infine nonostante l’ammontare delle risorse impiegate per il welfare locale sia in aumento, sul fronte della spesa dei Comuni per i servizi Sociali il divario tra le varie regioni Italiane è marcato; nel Sud in cui risiede il 23% della popolazione, si spende solo il 10% delle risorse destinate ai servizi socio-assistenziali. Per non parlare della spesa pro-capite per i servizi socio-assistenziali: si passa dai 22 euro della Calabria ai 517 della Provincia Autonoma di Bolzano.

Una delle poche note positive di questi dati sono invece le risorse quasi raddoppiate destinate ai disabili. Tuttavia anche per l’assistenza rivolta ai disabili le differenze territoriali sono rilevanti: mediamente un disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di oltre 5.150 euro mentre al Sud il costo dei servizi ricevuti è di quasi 865 euro pro-capite.

Da troppo tempo – conclude Librandi – stiamo denunciando questo divario tra Nord e Sud sia in Sanità che nel Sociale senza tuttavia riscontrare alcun cenno di miglioramento.

 

Sacchetti per ortofrutta: una guida

I sacchetti per ortofrutta sono argomento di grande attualità in questi giorni e sono diventati addirittura campo per dibattito politico.
Ben lontano da voler entrare in tale contesto, il laboratorio Food-Packaging-Materials di CSI, società del Gruppo IMQ, ci spiega invece alcuni aspetti più tecnici: le verifiche che vengono condotte per accertare biodegradabilità e compostabilità di un materiale, i test per accertare che i materiali siano conformi a entrare a contatto con gli alimenti e perché la Legge non consente l’utilizzo di buste portate da casa, a meno che non siano nuove e monouso.

Prove di biodegradabilità e compostabilità secondo la norma UNI EN 13432:2002
La compostabilità è la capacità di un materiale organico di trasformarsi in compost mediante processo di compostaggio. Questo processo sfrutta necessariamente la biodegradabilità dei materiali di partenza per trasformarli in compost. I test analitici per la verifica di questo aspetto riprendono in modo analogo quanto accade presso gli impianti di compostaggio in cui il materiale di interesse è messo a contatto con il compost stesso. Il requisito è il raggiungimento di oltre il 90% di frammentazione in massimo 3 mesi, l’assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio nonché l’assenza di effetti negativi sul compost finale (intraprendendo la determinazione di metalli pesanti ed altri costituenti pericolosi sul materiale di partenza e la determinazione dell’assenza di ecotossicità tramite la verifica di germinazione utilizzando il compost finale).

La biodegradabilità è la capacità di materiali organici di potersi degradare in costituenti più semplici (quali acqua, metano, biomassa, CO2) grazie all’attività di microorganismi che si possono trovare in differenti ambienti (acqua, acqua marina, terreno). Anche in questo caso i test sfruttano condizionamenti nell’ambiente di interesse a temperature di poco più alte di quella ambiente, per valutare lo sviluppo di CO2 nel tempo. Il requisito è il raggiungimento del 90% di biodegradazione in un tempo massimo di 6 mesi.

Eco-shopper per ortofrutta: oltre alla tutela dell’ambiente devono rispettare anche i requisiti di sicurezza alimentare
Oltre alle prove sopra elencate i sacchetti per ortofrutta devono dimostrare di essere conformi ad entrare a contatto con gli alimenti secondo i regolamenti – (UE) n. 10/2011, (CE) n. 1935/2004 e (CE) n. 2023/2006.
Il legislatore richiede il controllo puntuale delle materie prime con cui vengono prodotti i materiali e/o gli oggetti destinati al contatto con alimenti (definiti con l’acronimo MOCA) nonché il controllo che il MOCA, appunto, non mini la salute del consumatore, non modifichi inaccettabilmente l’alimento e non ne alteri gli aspetti organolettici. In questo caso il termine “controllo” viene utilizzato sia per indicare l’adeguatezza documentale, sia la conformità rispetto a test chimici e chimico-fisici utili a verificare che in nessun modo il MOCA possa contaminare l’alimento rilasciando a esso sostanze indesiderate mediante un fenomeno che, in questo ambito, viene definito “migrazione”. Questi test possono essere più o meno complicati a seconda del materiale e della sostanza da valutare: stiamo infatti parlando della ricerca puntuale di quantità di singole e specifiche molecole in alimenti o in simulanti alimentari (soluzioni acquose o oleose che simulano, in fase di sviluppo e controllo, quello che sarà l’alimento posto in contatto con il MOCA).

Eco-shopper: leggerissime ma anche performanti?
Nel caso dei sacchetti costituiti da questi nuovi materiali, spesso leggerissimi ed all’apparenza fragili, un altro aspetto che viene verificato nei laboratori CSI è quello delle performance: ad esempio la resistenza delle saldatura, la resistenza al carico statico ed a quello dinamico, nonché l’allungamento o la lacerazione, che sono aspetti che impattano fortemente sulla valutazione dell’idoneità tecnologica di questi prodotti.

Perché occorre fare attenzione alle borse da casa
Le buste riutilizzabili che verrebbero portate da casa (il Ministero lo ha permesso purché queste siano nuove e monouso), quando derivanti da precedenti utilizzi, possono essere state conservate in condizioni che favoriscono lo sviluppo microbico, soprattutto in presenza di umidità, residui di alimento, in particolare se sono custodite in luoghi poco puliti. In queste condizioni i microrganismi, anche patogeni, possono moltiplicarsi e aderire alla busta contaminando gli alimenti e le superfici con cui la busta viene a contatto. Ma non è solo la contaminazione microbiologica. Anche quella chimica può essere pericolosa: i luoghi di conservazione dei sacchetti, le cross-contamination, l’utilizzo incondizionato e/o improprio potrebbero inficiare la sicurezza chimica del sacchetto stesso.

CSI è in grado di svolgere test per la verifica dei parametri nutrizionali, della qualità e della sicurezza alimentare sia microbiologici e sia chimici.
Le prime reazioni del mercato alle eco-shopper: meglio l’ortofrutta già confezionata
L’introduzione degli eco-shopper a pagamento per l’ortofrutta sfusa, nei primi dieci giorni dell’anno ha segnalato uno spostamento verso i prodotti già confezionati. Ciò è quanto emerge da un sondaggio realizzato dal Monitor Ortofrutta di Agroter in collaborazione con Toluna, che ha analizzato la reazione sull’intero territorio nazionale. Il 12% degli italiani, secondo l’indagine curata da Roberto Della Casa, docente di marketing dei prodotti agroalimentari all’Università di Bologna, ha preferito comprarla per non dover pagare il sacchetto eco-bio. Un altro 21% del campione, invece, ha preferito rivolgersi al fruttivendolo – che tradizionalmente utilizza sacchetti di carta, quindi non soggetti a pagamento obbligatorio – invece che al supermercato.
C’è anche un 7% di consumatori che indica di aver comprato meno frutta e verdura. Il 56% degli intervistati, invece, risponde di aver fatto spesa come al solito: un comportamento più marcato nei giovani (61%) rispetto agli over 55 (53%).Il 6% vorrebbe i vecchi sacchetti in plastica gratuiti.

Naturalmente anche gli imballaggi alimentari devono essere sottoposti a numerose verifiche: oltre a quelle della conformità a contatto con alimenti, CSI ricorda anche i test fisici e meccanici, volti ad accertare le performance.

L’importanza della filiera sicura
Naturalmente i sacchetti e gli imballaggi alimentari sono solo una parte di quella che possiamo chiamare la filiera della qualità e della sicurezza di ciò che portiamo in tavola.
Molte altre sono le verifiche effettuate sulla filiera alimentare, e nelle quali CSI opera da oltre 20 anni. Ci riferiamo ad esempio alle certificazioni relative alla sicurezza integrata in agricoltura (Global G.A.P.), alle verifiche condotte direttamente sui prodotti agroalimentari, alle prove di shelf life, alla certificazione delle produzioni ma anche delle modalità di trasporto e conservazione, nonché ai marchi richiesti dalle GDO ai fornitori, quali ad esempio certificazione BRC, IFS e, ancora, ai sistemi di gestione della sicurezza alimentare e HACCP.

Con Google Express la spesa arriva a casa, ma solo negli Usa

Non solo motore di ricerca. Ormai Google sta facendo altro. Dalle macchine intelligenti al settore salute, mentre il Web diventa sempre più una vetrina per espositori e aziende.

Adesso, la popolazione di Los Angeles e San Francisco può farsi portare la spesa da Google.

Frutta, verdura, carne, pesce, latticini e surgelati possono essere acquistati dal sito Web apposito creato da Google, in pochi minuti, e il servizio promette di raggiungere l’indirizzo richiesto in meno di due ore.

Per ora, si tratta di un programma pilota, ma l’azienda garantisce che le aree di consegna si espanderanno presto.

A differenza di altri servizi simili come quello di Amazon, Instacart, Fresh Direct e Safeway, Google non dispone di magazzini per i prodotti, ma consegna la spesa avvalendosi da uno dei grandi magazzini partner.

Il servizio costa 3 dollari i membri di Google Express e 5 dollari agli altri. L’acquisto minimo è di 35 dollari.

C’è da giurarci. Presto il servizio arriverà anche da noi. L’idea pare buona e Google è conosciutissimo. Chi, ormai, non ha un account Google?