TVS, l’azienda marchigiana ad ‘Ambiente’ di Francoforte

È all’insegna della sostenibilità e del legame con il proprio territorio la partecipazione di TVS, big player nel mercato degli strumenti di cottura antiaderenti, ad Ambiente, l’appuntamento mondiale dedicato ai prodotti e articoli per la cucina e per la casa, in programma dal 7 all’11 febbraio a Francoforte. Per l’azienda marchigiana, presente in 60 paesi del mondo, non si tratta certo di cavalcare due temi “di moda”, bensì di porre in evidenza, da un lato, un impegno che ne caratterizzerà sempre più la produzione e, dall’altro, un tratto distintivo unico, se consideriamo che opera in un mercato segnato da una crescente delocalizzazione.

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Sostenibilità, nuova tendenza nei luoghi di lavoro

Creare in maniera sostenibile, a lungo termine. Questa è una delle sfide principali imposte dalla società (e dal nostro Pianeta) oggi. Ignorare il tema dell’impatto ambientale, non avere cura dell’habitat in cui ci muoviamo e viviamo e non prendere coscienza del fatto che non siamo soli, ma che dobbiamo condividere spazi e obiettivi con altre persone, è impossibile.

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La nascita del manifesto per la sostenibilità del Mediterraneo

Presentato ieri a Milano l’evento ‘nnumari, “nel mare” in siciliano, che si svolgerà dal 2 al 4 ottobre sul litorale di Agrigento nella località di Licata, città natale dello chef Pino Cuttaia, ideatore del progetto. Durante la conferenza stampa di presentazione, tenutasi allo Spazio Bulthaup di Milano sono intervenuti, oltre a  Pino Cuttaia, Francesco Paolo Di Stefano, project manager del progetto, Marcello Scalisi, presidente di Unimed – Unione delle Università del Mediteraneo, e Nino Barraco produttore agricolo e rappresentante dei tanti protagonisti che operano nella filiera agroalimentare. Svelato il programma dell’evento ricco di convegni, talk, masterclass, momenti di confronto e convivialità tra chef provenienti da varie località del Mediterraneo, produttori della filiera, aziende esempio di sostenibilità, giornalisti, professionisti di vari settori che diventano per l’occasione i pensatori di un manifesto condiviso ed esportabile come modello, per valorizzare la cultura e la sostenibilità della filiera legata al Mediterraneo.

Nel suo intervento Pino Cuttaia ha spiegato: «Durante il percorso della mia carriera ho capito come la Sicilia, il mio territorio, sia il frutto delle contaminazioni dei popoli che hanno vissuto in questa terra. L’arte culinaria del mio territorio non è altro che il frutto di queste diverse esperienze». «Mi sono accorto che i miei gesti sono simili ai gesti di altri cuochi e i miei viaggi mi hanno portato a capire che il territorio sul quale insisto ogni giorno è simile in tutti i Paesi del Mediterraneo con la sola differenza del microclima, della stagionalità, degli usi e dei costumi di ognuno di essi. E così ho capito che è arrivato il momento di realizzare un convivio che ho voluto intitolare ‘nnumari, nel mare, perché la mia cucina dipende dalla sopravvivenza di questo mare. Siamo parte del Mediterraneo e viviamo tutti in terre unite dal mare; abbiamo tutti problemi in comune e abbiamo il dovere di trovare soluzioni insieme con l’unico scopo di studiare modelli comuni di sviluppo economici, sociali, ambientali sostenibili. Difendere la filiera oggi significa anche conservare la propria identità». A seguire il project manager Francesco Paolo Di Stefano ha presentato i concetti alla base del progetto: “eredità, cultura e futuro” oltre all’intero programma e alla presentazione di tutti gli chef sostenitori dell’evento, veri esempi di come il Mediterraneo sia anche luogo di contaminazione e integrazione. Ricollegandosi al concetto di ‘futuro’, Marcello Scalisi direttore di Unimed, l’Unione delle Università del Mediterraneo, ha presentato le finalità del progetto di formazione che si attuerà durante l’evento siciliano. Rivolta a 15 studenti, di cui 11 donne, provenienti da 11 diversi paesi del Mediterraneo, la Summer School contribuirà a una riflessione sul concetto di “identità mediterranea”. E a proposito di questo, Scalisi ha lanciato l’idea di portare avanti una versione in chiave mediterranea del progetto Erasmus che da molti anni già interessa l’Europa con lo scopo di coltivare una cultura comune e scambi costruttivi tra i Paesi dell’area. Infine l’intervento del produttore Nino Barraco che ha sottolineato l’importanza della valorizzazione di una filiera di qualità, capace di tramandare saperi antichi e fornire prodotti puliti e coltivati in modo sano. La conferenza si è conclusa con uno showcooking a quattro mani i cui protagonisti sono stati lo chef Pino Cuttaia e Giancarlo Morelli, chef stellato anch’egli sostenitore del progetto ‘nnumari.

L’appuntamento dunque  è a Licata per un evento unico nel suo genere che per la prima volta affronta argomenti che stanno a cuore a tutta la comunità del Mediterraneo.

Wine&Siena: due convegni su clima e sostenibilità

Non solo degustazioni di eccellenze vitivinicole e gastronomiche premiate dal WineHunter Helmuth Köcher nella guida The Winehunter Award, a Wine&Siena si parla di cambiamenti climatici e sostenibilità, ma anche di nuovi mercati per il vino italiano, in primis quello asiatico, e di opportunità tra digitale e biologico. Il tutto in due convegni promossi insieme all’Università di Siena, con la partecipazione anche di professori e ricercatori, che si svolgono nell’Aula Magna Storica del Rettorato.

Si intitolano “Cambiamenti climatici e sostenibilità: nuove sfide per le imprese vitivinicole e le istituzioni” e “Nuovi orizzonti del vino italiano fra mercati asiatici rivoluzione digitale e biologico” i due momenti di discussione in programma durante la quarta edizione di Wine&Siena – Capolavori del Gusto il 25 e 26 gennaio. Due convegni durante i quali il WineHunter Helmuth Köcher si confronta con esperti professori e ricercatori dell’Università di Siena, oltre che con addetti ai lavori e istituzioni. I temi trattati sono di grande attualità e interesse per gli organizzatori del primo dei WineHunter Events 2019 e, in particolare per il WineHunter, sempre più impegnato a divulgare non solo la cultura dell’eccellenza nel mondo del vino e del cibo, ma anche ad affrontare temi di attualità nel campo dell’innovazione e della comunicazione relativa a wine&food. Entrambi i convegni si svolgono nell’Aula Magna Storica del Rettorato dell’Università di Siena, dove ad aprire le due tavole rotonde sarà il Rettore Francesco Frati. Il primo, dedicato alle sfide che i cambiamenti climatici pongono alle imprese vitivinicole e alle istituzioni, si svolge venerdì 25 gennaio alle ore 10,15. Ad intervenire il professor Simone Bastianoni, referente scientifico del progetto internazionale sostenuto dall’ONU “Sustainable Development Solutions Network” Siena, e Helmuth Köcher, patron di Merano Wine Festival, che torna sul tema presentando i risultati della tavola rotonda “Il futuro del vino tra cambiamenti climatici, nuove opportunità nella produzione e aspettative dei consumatori” che si è svolta al Teatro Puccini di Merano in occasione della 27^ edizione di Merano WineFestival. A seguire, una tavola rotonda alla presenza di Michele Mannelli, presidente dell’azienda Salcheto e socio del Consorzio Vino Nobile, Stefano Stefanucci, direttore di Equalitas, Roberto V. De Rosa, amministratore unico di Qcertificazioni, Angelo Riccaboni, presidente di Fondazione Prima, network internazionale sulla ricerca per la sostenibilità nell’agroalimentare, Gianmarco Centinaio, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali e Marco Remaschi, Assessore Regionale alle politiche agricole. Sabato 26 gennaio alle ore 14,15 si svolge invece il convegno che parla dei nuovi orizzonti del vino italiano, con focus particolare rivolto al mercato asiatico, i cui moderatori sono Lorenzo Zanni dell’Università di Siena e il giornalista David Taddei. Intervengono Brunella Saccone, dell’ufficio agroalimentare e vini di ICE, parlando di politiche atte a promuovere il successo nel mercato asiatico; Alessandro Regoli, direttore della testata Wine News, sull’apertura al mercato asiatico delle imprese del settore vitivinicolo; Stefano Di Piazza, chief marketing officer di Vinora, sul tema delle strategie digitali per far conoscere la propria cantina al mondo; Donatella Cinelli Colombini, di Casato Prime Donne ed esperta di marketing enoturistico che presenta difficoltà e opportunità poste dal mercato asiatico; Roberto Scalacci delle Regione Toscana, per presentare esperienze di innovazione nella promozione dei vini toscani di qualità; Massimo Nepi, handler of bachelor in agri business dell’Università di Siena, che presenta le nuove iniziative formative. Chiude il convegno il WineHunter Helmuth Köcher.

Torna Wine&Siena – Capolavori del Gusto e tornano le iniziative degli ideatori di Merano WineFestival per promuovere le eccellenze secondo il motto del WineHunter “Excellence is an attitude”, tra occasioni d’incontro e discussione, masterclass e la possibilità di degustare oltre 500 vini di 150 produttori da 19 regioni italiane.

Overshoot Day, il 1° agosto avremo finito le risorse naturali della terra

Il 1° agosto, avremo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di “rigenerare” in 1 anno. La giornata è stata denominata Earth Overshoot Day ed è la data oltre la quale utilizzeremo risorse che il nostro Pianeta non sarà più in grado di rigenerare. Un fenomeno drammatico che ogni anno si ripete, ma sempre con alcuni giorni d’anticipo: in poco meno di 50 anni l’Overshoot Day è passato dal ricorrere il 29 dicembre, nel 1970, al cadere il 1° agosto del 2018. In pratica sono stati “persi” circa 30 giorni di autosufficienza del Pianeta ogni 10 anni. Le stime indicano che quest’anno, per soddisfare il fabbisogno attuale di risorse naturali, stiamo sfruttando l’equivalente di 1,7 pianeti Terra. Lo ha calcolato il Global Footprint Network – Istituto internazionale di ricerca, che ha ideato il metodo per calcolare il consumo delle risorse attraverso l’Impronta Ecologica. Ma come consumiamo queste risorse? Ben il 60% corrisponde alla “richiesta di natura” necessaria per l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica. E pensare che tutti noi potremmo fare qualcosa per migliorare la situazione anche solo partendo da un diverso approccio al cibo, visto che il modo in cui lo produciamo contribuisce per oltre il 30% alle nostre emissioni di gas serra (più del riscaldamento che impatta per un 23,6% e dei trasporti che incidono “solo” per il 18,5% dei gas serra prodotti nel mondo). Una situazione che ci sta portando a erodere risorse naturali. La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition ha calcolato col Food Sustainability Index (indice realizzato con The Economist Intelligence Unit) che ci sono diversi Paesi che ogni anno perdono terreni coltivabili per colpa di inquinamento e desertificazione. La Cina, ad esempio, perde il 7,9% dei suoi terreni coltivabili ogni anno, l’Etiopia il 3,5% e la Nigeria il 2,8%. Non va poi molto meglio all’Italia che si ferma a un 2,3%. Ecco perché serve un cambio di marcia che parta proprio da quello che mettiamo nel piatto.

“Per far funzionare le nostre economie oggi, stiamo prendendo in prestito le risorse che ci serviranno domani. Si tratta di un circolo vizioso che non potrà durare ancora a lungo: se continuiamo con questo trend, tra poco più di cinquant’anni rischieremmo di iniziare l’anno ed aver già esaurito quanto a nostra disposizione. E con quali conseguenze per la vita di tutti noi? È giunta l’ora di spostare in avanti la data dell’Overshoot Day e cercare di avere un approccio più sostenibile nei confronti del nostro Pianeta. Come Fondazione Barilla sposiamo questa campagna perché se vogliamo centrare i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU dobbiamo adottare una cultura del cibo che ci porti a premiare diete sostenibili, come quella Mediterranea, che propone sistemi alimentari in grado di impattare meno sull’ambiente, soprattutto considerando che oggi la richiesta di cibo rappresenta il 26% dell’impronta ecologica globale, ha commentato Marta Antonelli, Responsabile del Programma di Ricerca della Fondazione BCFN.

RIDUCENDO DEL 50% LO SPRECO ALIMENTARE RITARDEREMMO DI 38 GIORNI L’OVERSHOOT DAY

Invertire questo trend è possibile. Se riuscissimo a posticipare la data dell’Overshoot Day di soli 5 giorni ogni anno, potremmo ritornare a utilizzare le risorse con meno di un pianeta entro il 2050. Alcune azioni concrete che potremmo mettere in piedi? Secondo Global Footprint Network e Fondazione BCFN, se sostituissimo il nostro consumo di carne con alimenti di origine vegetale e se riducessimo i nostri sprechi alimentari del 50%, potremmo far slittare la data di 38 giorni. E c’è di più, riducendo del 50% la componente di carbonio nella nostra impronta ecologica, a livello mondiale, sposteremmo la data in avanti di ben 93 giorni.

In questo senso, il Food Sustainability Index, analizzando i sistemi alimentari di 34 Paesi nel mondo, può essere uno strumento utile per valutare l’impegno dei governi nell’allontanare sempre di più l’Overshoot day. Qualche esempio virtuoso? In Francia si spreca meno del 2% del cibo. Questo anche grazie a nuove politiche che impongono ai supermercati di donare il cibo prossimo alla data di scadenza, anziché buttarlo via. Mentre in Italia si è fatto molto per introdurre nuove tecniche utili a ridurre la dispersione dell’acqua usata per irrigare e preservare quindi una delle più importanti risorse naturali a nostra disposizione.

#MoveTheDate, SPOSTA LA DATA VERSO LA SOSTENIBILITÀ. I 3 CONSIGLI DI BCFN PER SALVARE IL PIANETA

Anche le persone, nel loro piccolo possono contribuire a rallentare sempre di più l’arrivo dell’Overshoot day soprattutto ripensando il modo in cui si approcciano al cibo. Per aiutarle nel loro percorso di sensibilizzazione, la Fondazione BCFN ha messo a disposizione la Doppia Piramide Alimentare e Ambientale, un modello grafico che vede affiancata alla classica piramide alimentare (i cui principi coincidono con quelli della Dieta Mediterranea) una nuova piramide (capovolta) “ambientale” nella quale gli alimenti vengono classificati in base alla loro impronta ecologica. La Doppia Piramide mostra comegli alimenti raccomandati dai nutrizionisti per la nostra salute siano anche i migliori per garantire la “salute” del nostro pianeta.

Questi i 3 consigli di BCFN per salvare il Pianeta, quando “usiamo la forchetta”:

1.       Scegli il tuo cibo con saggezza: un sistema alimentare sano e bilanciato può fare bene a te e al Pianeta

2.       Aumenta il consumo di alimenti di origine vegetale come frutta, verdura, cereali e frutta secca e cerca di consumare moderatamente proteine animali come carne rossa, pesce o pollame

3.       Acquista in modo intelligente e decidi in anticipo cosa mangiare: comprerai il giusto ed eviterai gli sprechi.

Un algoritmo per coniugare salute e sostenibilità

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità “massimizzare l’efficacia degli interventi finalizzati ad aumentare la compliance può avere un impatto di gran lunga maggiore sulla salute delle popolazioni di qualunque altro progresso terapeutico”: è in quest’ottica che nasce il progettoABBIAMO I NUMERI GIUSTI volto ad individuare gli interventi più efficaci e più efficienti per migliorare la salute dei pazienti e ottimizzare, al contempo, le risorse pubbliche.

Da anni Merck e Università Cattolica del Sacro Cuore portano avanti progetti innovativi che, partendo dalla centralità del paziente, permettono di coniugare salute e sostenibilità, la madre di tutte le sfide per qualsiasi sistema sanitario.

Se il consenso è unanime sul fatto che più il paziente è consapevole e coinvolto più alte sono le possibilità che sia aderente alla terapia, con ricadute positive sia in termini di salute che di minori sprechi, ad oggi mancava lo strumento che permettesse di dare una dimensione quantitativa alla sequenza virtuosaengagement, aderenza, salute e sostenibilità. Oggi questo strumento esiste. È un algoritmo messo a punto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, grazie al contributo non condizionante di Merck, nell’ambito di un programma di ricerca pluriennale.

Il progetto ABBIAMO I NUMERI GIUSTI dimostrerà che sarà possibile per le istituzioni scegliere, dati numerici alla mano, le politiche più efficaci per migliorare l’aderenza alle terapie e, di conseguenza, aumentare gli esiti di salute per i pazienti con automatica riduzione degli sprechi correlati a mancata guarigione e/o ricadute.

“Individuare strategie mirate all’efficacia degli interventi è un’operazione essenziale per la difesa del nostro welfare – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – la compliance, in particolare, è uno di quei passaggi del percorso terapeutico essenziale al successo delle cure. Oltre a ridurre significativamente gli sprechi e le migrazioni sanitarie – sottolinea Ricciardi – la compliance è anche il segno di un’alleanza medico-paziente che restituisce all’intervento sanitario il valore della relazione umana nella cura”.

“Aumentare il livello dell’aderenza alla terapia – dichiara il Prof. Americo Cicchetti, Direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – significa aumentare le possibilità di guarigione e, automaticamente, ridurre, se non eliminare, gli sprechi conseguenti. Sprechi che non si limitano al costo della terapia poi interrotta, ma si riferiscono a recidive, ricoveri impropri, per non parlare dei costi correlati, ad esempio, a giornate di lavoro perse. Il problema che dovevamo risolvere – continua il Prof. Americo Cicchetti – era mettere a punto uno strumento che permettesse di identificare, sulla base di evidenze obiettive, gli interventi volti ad aumentare l’aderenza che dessero il miglior ritorno sia in termini di salute che di sostenibilità economica”.

Queste sono le considerazioni che hanno ispirato la collaborazione tra Merck e Università Cattolica del Sacro Cuore. Collaborazione che ha portato alla messa a punto di un algoritmo, ovvero la tessera mancante; algoritmo che con il progettoABBIAMO I NUMERI GIUSTI sarà testato e validato su scala nazionale. Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia sono le prime 5 regioni presso le quali, con il coordinamento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’algoritmo verrà sperimentato utilizzando i grandi numeri dei data base regionali.

Un Advisory Board di altissimo profilo – composto da rappresentanti istituzionali, nazionali e regionali,  di Società Scientifiche e Associazioni di pazienti – ha la funzione di indirizzo generale, di fornire supporto e idee e, alla fine, sulla base dei risultati prodotti dalle 5 Regioni, di redigere un documento di sintesi e di indirizzo per il prosieguo del progetto.

Se si parla di aderenza non si può non parlare del paziente, o meglio, del ruolo che il paziente può e vuole giocare nei processi di salute che lo riguardano. È il paziente che deve essere convinto e consapevole, ingaggiato per usare il termine tecnico, di avere nelle sue mani una chiave importante per la sua salute, ovvero per guarire dalla malattia: l’aderenza.

“In un mio recentissimo editoriale ho scritto che la sanità è un gioco di squadra e il paziente non può stare in panchina – commenta la Prof.ssa Guendalina Graffigna, Professore Associato di Psicologia per il Marketing Sociale dell’Università Cattolica di Milano – Senza la collaborazione attiva del paziente le terapie sono destinate all’insuccesso. Al contrario, una persona partecipe, ovvero ingaggiata, non solo segue la terapia con maggiore scrupolo, ma è anche in grado di attivarsi tempestivamente ai primi sintomi, nel proprio interesse e di quello del sistema. In definitiva, il paziente è una risorsa ancora tutta da sfruttare”.

Una recente survey commissionata da Merck all’EngageMinds Hub Research Center, coordinato dalla Professoressa Guendalina Graffigna nell’ambitodell’Università Cattolica di Milano, ha evidenziato come su un campione di 1.000 malati cronici più della metà (56%) ha pensato di abbandonare le cure, 1 su 10 (12%) afferma che questo è un pensiero ricorrente, mentre ben 7 su 10 (70%) risultano non aderenti alla terapia in maniera completa.

“Il Progetto ABBIAMO I NUMERI GIUSTI  – conclude la Professoressa Guendalina Graffigna – sarà l’occasione per dimostrare scientificamente il valore economico del coinvolgimento attivo dei pazienti in termini di aumentata aderenza terapeutica e quindi di maggiore sostenibilità sociale ed economica del Sistema Sanitario”.

La ricerca ha mostrato chiaramente come a un alto livello di coinvolgimento corrisponda una maggiore aderenza al percorso di cura: la percentuale di pazienti cronici che ha pensato di abbandonare le cure, infatti, diminuisce sensibilmente tra le persone più coinvolte.

“La mancata aderenza –  conclude il Prof. Americo Cicchetti – è un problema globale dalle dimensioni enormi, destinato ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle patologie croniche. Sono certo che l’algoritmo permetterà di fare un importante passo verso una salute migliore e più sostenibile”.

Da anni Merck collabora con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sia di Roma che di Milano, per lo sviluppo di progetti che hanno la centralità del paziente come principio ispiratore.

“Il progetto ABBIAMO I NUMERI GIUSTI ha radici lontane – ha dichiarato Antonio Messina, Presidente e Amministratore Delegato di Merck – Quest’anno Merck celebra i 350 anni di attività e l’attenzione al paziente è stata la costante che ha caratterizzato e guidato le nostre scelte. L’industria farmaceutica si propone come partner degli attori che giocano un ruolo nei processi di salute per la ricerca di soluzioni innovative che vanno oltre il farmaco. Inutile negare che coniugare salute e sostenibilità è una grande sfida. Sfida che Merck ha raccolto anni fa dando vita alla collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Essere qui oggi è una grande soddisfazione e sono certo che ABBIAMO I NUMERI GIUSTI darà le risposte che ci aspettiamo”.

La mancata aderenza alla terapia causa ogni anno 125.000 morti negli Stati Uniti, per una spesa di circa 300 miliardi di dollari, mentre in Europa si contano 200.000 decessi che causano una spesa di 120 miliardi di euro. Una maggiore aderenza comporta un ridotto rischio di ospedalizzazione, minori complicazioni legate alla malattia, una maggiore efficacia e sicurezza dei trattamenti e, nello stesso tempo, un risparmio in termini di costi. Per questo molti Paesi stanno mettendo in atto strategie tese a migliorare l’aderenza dei pazienti con cure più efficaci per i cittadini e una migliore gestione delle risorse.

L’auspicio è che grazie a questo progetto l’Italia possa diventare un esempio da replicare in altri Paesi europei.

Sicurezza e sostenibilità nell’economia circolare

Le tecnologie dell’Industria 4.0 e management dell’Open Innovation per il laboratorio d’eccellenza

15 febbraio 2018

ore 9,30 – 13,30

Università degli Studi di Roma di Tor Vergata

Aula Magna “P. Gismondi”

Macroarea di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Via della Ricerca Scientifica, 1, 00133 Roma RM

La società moderna esprime l’urgenza sempre più crescente di dare una priorità assoluta alla sicurezza e alla sostenibilità ambientale. Questo avviene in tutti gli ambiti socio economici, in tutti i settori lavorativi del Paese, specie in quei processi industriali della generazione 4.0 che vedono nella cosiddetta Open Innovation, un’apertura verso l’esterno capace di produrre innovazione e opportunità per il futuro.

Il laboratorio scientifico assume in questo sfondo un’importanza vitale, specie  nel contesto mondiale attuale, in cui i processi chimici sono diventati il motore della ricerca e dello sviluppo nella tecnologia e nell’innovazione.

Una realtà tangibile a cui non può venir meno un’attenzione focalizzata sul fronte della tutela della salute, della sicurezza nei luoghi di lavoro e della sostenibilità. Non a caso, stando al rapporto Rapporto Responsibile Care, diffuso recentemente da Federchimica, il 2017 ha registrato una diminuzione sostanziale sugli infortuni e sulle malattie professionali e una riduzione delle emmissioni di gas serra. Un risultato importante a riprova che i comportamenti consapevoli, siano essi individuali o collettivi, diventano un percorso inevitabile per dare vita a un’economia circolare che punti ad esprimere eccellenza e innovazione.

PROGRAMMA*

ore 9,30 – Benvenuto Prof.ssa Silvia Licoccia direttore dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche Università Tor Vergata

Video Labozeta Spa

ore 9,40 – Saluto di Andrea Ambrosetti, Presidente L.U.A.M. Ordine dei Chimici

ore 9,50 – Introduzione al Convegno Dott. Giancarlo De Matthaeis, presidente Labozeta Spa

ore 10,10 – Prof. Luigi Campanella,  La Scienza: da promotore a garante della società

ore 10,30 – Ing. Pietro Paris,  regolamento REACH: riferimento mondiale per una chimica sostenibile

ore 10,50 – Dott. Marco Sciarra, RSPP Università Tor Vergata Norme giuridiche

ore 11,20 – Dott.ssa Fabiana Arduini, Università Tor Vergata – Sensori per una chimica analitica sostenibile.

ore 11,40 – Dott. Giancarlo De Matthaeis, Ecosistema normativo

ore 12,00 – Prof. Fabio Miraglia, Presidente Cluster C.H.I.CO.- Presentazione Cluster of Health Innovation and Community

VIDEO INDUSTRIA 4.0

ore 12,10 – Prof. Antonio Carcaterra Presidente Sapienza Innovazione, Prof. Dip. di Ing. Meccanica e Aerospaziale Università Sapienza  – Safety e Industria 4.0

ore 12,30 – Dott. Ing. Francesco Salvatore, Ricerca e sperimentazione sulle energie rinnovabili dal mare CNR Insean

ore 12,50 – Dott. Pierluca Galloni, Università Tor Vergata – Dal Laboratorio al Mercato: sintesi sostenibile di un nuovo e potente antibatterico

 ore 13,10 – Prof. Silvio Lavagna, Dipartimento di Chimica e tecnologia del farmaco – Dal riso biotech ai farmaci del futuro