Dipendente di Facebook riporta traumi e stress post-traumatico

Una ex moderatrice di contenuti di Facebook ha citato in giudizio l’azienda del social media, affermando che la natura dannosa del suo lavoro le ha causato un trauma psicologico e un disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

La donna, che si chiama Selena Scola ed è di San Francisco, in California, era stata assunta dalla Pro Unlimited Inc. e aveva lavorato come moderatrice di contenuti pubblici per Facebook da giugno 2017 a marzo 2018.

Nella denuncia, la Scola dice di aver assistito a “migliaia di atti di violenza estrema e grafica” dal suo posto di lavoro, negli uffici della Silicon Valley, con immagini, video e trasmissioni in diretta di stupri, omicidi, torture e abusi sessuali sui minori, tra le altre cose.

Secondo la denuncia, Facebook ha ignorato gli “standard di sicurezza sul luogo di lavoro”.

La società pretende che i moderatori dei contenuti lavorino in condizioni che causano ed esacerbano traumi psicologici, si legge nel fascicolo.

“Richiede ai suoi moderatori di contenuti di lavorare in condizioni pericolose che causano danni fisici e psicologici debilitanti, violando la legge della California”.

A nome di se stessa e di altri moderatori di contenuti come lei, la Scola ha cercato di “fermare queste pratiche illegali e non sicure sul luogo di lavoro” e “assicurare che Facebook e Pro Unlimited offrano ai moderatori dei contenuti un trattamento e un supporto per la salute mentale in loco e in corso”, dice la denuncia.

Facebook invece dice di avere un team di quattro psicologi clinici incaricati di creare e fornire programmi di resilienza ai moderatori dei contenuti.

Professionisti addestrati sarebbero anche disponibili in loco per la consulenza individuale e di gruppo.

Web Summit 2016: Lisbona nuova Silicon Valley?

Web Summit 2016, da Lisbona la nuova rete Europea dell’innovazione

A cura di Andrea Di Camillo, Managing Partner del fondo di venture capital P101

 

53 mila partecipanti, 15 mila società provenienti da 166 paesi, 7 mila CEO, 21 conferenze, un indotto previsto di circa 250 milioni di euro. Questo è il Web Summit 2016, in corso a Lisbona proprio in questi giorni, ovvero l’evento tecnologico più importante in Europa, in cui startup, investitori, e leader internazionali si incontrano per confrontarsi e costruire relazioni.

Il Web summit nasce a Dublino ma si sposta per la prima volta quest’anno nel Sud dell’Europa, raddoppiando il numero di partecipantirispetto al 2015: segnale inequivocabile che l’Europa meridionale non è più un fanalino di coda, ma si sta delineando sempre più chiaramente come il giovane cuore pulsante dell’innovazione nel vecchio continente.

Mentre si risolleva dall’ultima crisi finanziaria del 2000, il Portogallo si sta rapidamente facendo strada nella geografia europea del mondo startup grazie ad una comunità di imprenditori molto vivace, ma non solo: a candidare il Portogallo come la Silicon Valley europea c’è una campagna appena annunciata dal Segretario di stato all’industria João Vasconcelos, ovvero lo stanziamento di 400 milioni di euro di investimenti con Business Angel e venture capital, sgravi fiscali per gli investitori, una rete di oltre 80 incubatori certificati e un piano di sviluppo per portare la banda larga in tutta la nazione, comprese le scuole.

Per questo e grazie alla rete generata dal Web Summit, la città portoghese si avvia ad essere riconosciuta a livello internazionale come polo dell’innovazione e nuovo hub per le startup. Anzi, secondo il The Guardian potrebbe essere la prossima capitale tecnologica d’Europa.

Il Web Summit infatti non è solo l’occasione per assistere in prima persona ai talk di presidenti e rappresentanti di grandi nomi della tecnologia come Cisco, Facebook, Soundcloud, Blablacar, Niantic (quelli di Pokémon Go). Tra l’evento in sé e le sue diramazioni (Collision ,RISE , MoneyConf), lo scorso anno le startup partecipanti hanno raccolto oltre un miliardo di dollari in investimenti e si prevede che quest’anno la cifra possa essere ancora più alta.

Noi di P101 abbiamo partecipato e siamo rimasti colpiti non soltanto dall’impressionante quantità di startup, istituzioni e investitori che questo evento è riuscito ad attirare, ma soprattutto dal fatto le oltre 50 mila persone partecipanti rappresentano l’affermazione di una nuova imprenditorialità, che va ben oltre il tema digitale/tecnologia e pone le basi per un modo del tutto nuovo di fare impresa.

Per l’Italia quello di Lisbona e in generale del Portogallo è un esempio da seguire: un Paese che fino a pochi anni fa era confinato al di fuori del radar dell’innovazione e della new economy europea, è riuscito a reinventarsi e a diventare il fulcro della futura rete delle startup continentali. Una strada che anche il nostro Paese può intraprendere e ha già iniziato a percorrere: il Web Summit è stato per l’Italia un banco di prova in cui abbiamo testato l’interesse internazionale per il nostro ecosistema e l’abbiamo trovato, senza troppa sorpresa, in crescita. Le startup del sud Europa ed italiane in particolare rappresentano oggi un’opportunità di investimento nuova, fresca, di alto livello, che le corporate nazionali ed internazionali non possono lasciarsi scappare se vogliono restare competitive.