Il concepimento tra verità e falsi miti

Per una coppia decidere di diventare genitori è una scelta molto importante. E sul tema del concepimento si vengono a creare numerose domande. Prima di prendere qualsiasi decisione è fondamentale che una coppia si rivolga ad un medico per avere tutte le risposte che desidera.

Insieme alla Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma, facciamo chiarezza su miti e falsi miti del concepimento.

Fare sesso ogni giorno garantisce alla donna di rimanere incinta più velocemente 

Falso mito: “Fare sesso ogni giorno non aumenta le possibilità di rimanere incinta. Questo perché il liquido seminale può sopravvivere fino a sette giorni all’interno dell’utero e delle tube di Falloppio. Per fecondare l’ovulo è sufficiente fare sesso tre volte alla settimana, ma la coppia dovrebbe seguire il ciclo mestruale per conoscere le date più fertili e vicine dell’ovulazione, aumentando notevolmente le possibilità di successo”.

Lo stress e le abitudini dannose per la salute come alcool e fumo riducono le possibilità di rimanere incinta

Vero: “Bere alcolici e fumare interferiscono con la fertilità e sono estremamente dannosi per la formazione del feto. Negli uomini l’esposizione all’inquinamento, allo stress, al tabacco e ad altri fattori quotidiani influenzano direttamente e in maniera negativa il liquido seminale, diminuendo le probabilità che il concepimento vada a buon fine”.

Se una donna impiega molto tempo per rimanere incinta significa che ha qualche problema di fertilità

Vero: “Generalmente una coppia in buona salute ha un periodo di 1 anno per rimanere incinta naturalmente. Se la gravidanza non arriva passati i 12 mesi, la coppia dovrebbe rivolgersi ad un medico per cercare le possibili cause di questa difficoltà. Tuttavia, sia gli uomini che le donne dovrebbero eseguire test di fertilità prima di scegliere di diventare genitori”.

Dopo i 35 anni diminuiscono le possibilità di una gravidanza

Vero: “La fertilità femminile ha una relazione diretta con l’età. È un dato di fatto che la riserva ovarica diminuisca con il passare del tempo, facendo sì che la donna abbia il suo picco riproduttivo fino a 25 anni. Ma questo non esclude la possibilità di una gravidanza naturale oltre i 35 anni di età”.

Al primo rapporto sessuale è impossibile rimanere incinta

Falso mito: “Indipendentemente dal suo primo rapporto sessuale, se una donna è nel suo periodo fertile ci sono molte probabilità che rimanga incinta. Ogni donna, infatti, può rimanere incinta nel momento in cui sta ovulando”.

 

Giornata Mondiale del benessere sessuale: i consigli per una vita sessuale soddisfacente

Una vita sessuale soddisfacente dipende anche dal percorso compiuto prima di arrivare in camera da letto, cioè dagli stili di vita e dalle scelte quotidiane. In occasione della Giornata Mondiale del benessere sessuale, promossa dall’OMS ogni 4 settembre, il Prof. Emmanuele A. Jannini,Ordinario di Endocrinologia e Sessuologia Medica dell’Università Tor Vergata di Roma, racconta il percorso salute ideale per arrivare a una performance di successo in camera da letto.

Nello specifico, il Prof. Jannini parla dei cinque luoghi che incidono in maniera significativa sul benessere sessuale:
1.    LA CUCINA – È ormai dimostrato che la dieta ha un ruolo fondamentale nel mantenere un buono stato di salute. La dieta mediterranea, con un’adeguata piramide alimentare a base di cereali integrali, frutta e verdura e con al vertice i grassi animali e gli zuccheri semplici, è quella che meglio contribuisce al benessere, anche sessuale, dell’uomo.
2.    IL SALOTTO – sul divano solo per poche ore: la vita sedentaria è correlata ad una maggiore incidenza di sovrappeso e obesità, oltre che di malattie metaboliche. Al contrario, è dimostrato che condurre una vita attiva e svolgere un’attività sportiva con regolarità migliora anche le performance sessuali.
3.    I LOCALI DELLA MOVIDA – alcol, droghe e fumo di sigaretta hanno un effetto negativo, nel breve e nel lungo termine sull’attività sessuale.  Il fumo, ad esempio, è un fattore di rischio importantissimo nello sviluppo sia dell’aterosclerosi che della disfunzione erettile[1].
4.    LO STUDIO MEDICO – i check up periodici sono importanti strumenti di prevenzione, soprattutto dopo una certa età. Inoltre, quando si cominciano ad avere problemi in camera da letto, il medico va considerato il primo alleato e la persona di riferimento a cui chiedere aiuto.
5.    LA FARMACIA – il consiglio del farmacista è un valido aiuto sia nel fornire indicazioni e chiarire dubbi sullo stile di vita più salutare, sia per guidare il paziente nella scelta delle possibili soluzioni indicate dal medico.
 
Per l’88% degli uomini il sesso rimane una componente centrale della vita. Secondo i dati della ricerca GFK condotta dell’ambito della campagna Ticket to Love e promossa da IBSA Farmaceutici Italia, la défaillance sessuale rimane un tasto dolente per l’uomo: il 51% degli intervistati l’ha conosciuta almeno una volta nella vita, mentre per il 13% si tratta di un problema che si presenta in maniera intermittente o cronica (da una volta su quattro a ogni rapporto). Di coloro che hanno il problema, la percentuale dei più giovani (35-44 anni) è comunque rilevante (17%).
Il sildenafil, la prima pillola per l’erezione, ha rappresentato giusto 20 anni fa una vera  rivoluzione, arrivando a vivere, oggi, una trasformazione che asseconda maggiormente i bisogni dell’uomo – come quelli legati alla richiesta di maggiore discrezione e comodità d’uso -, facilitandogli la strada per il benessere sessuale. “Insieme alla metamorfosi del maschio abbiamo assistito dunque a quella del sildenafil: lo troviamo oggi anche nella forma di un film orodispersibile che si tiene nel portafoglio. Una medicina travestita da <<ticket to love>>” ha concluso il Prof. Jannini.
Ticket to Love è la campagna di sensibilizzazione dedicata al benessere sessuale maschile sostenuta da IBSA Farmaceutici Italia. Soggetto ai rapidi cambiamenti della società attuale, il maschio contemporaneo si ritrova, infatti, a volte ancora incerto e disorientato anche di fronte alla necessità di riconnettere desiderio ed erezione. Il Ticket to Love, infatti, è un nuovo strumento terapeutico nato con l’obiettivo di riportare la sfera della sessualità in quella dimensione di naturale semplicità e leggerezza necessaria per vivere al meglio la propria identità e libertà di coppia.

 

Bambini vittime del lavoro forzato, sfruttati a fini sessuali e nell’economia sommersa

A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, Save the Children diffonde il rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2018”. Nel nostro Paese in aumento il numero di vittime nigeriane della prostituzione forzata su strada

 

Si stima che quasi 10 milioni di bambini e adolescenti, nel mondo, solo nel 2016 siano stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi. Un numero che corrisponde al 25% del totale delle persone in questa condizione,oltre 40 milioni, di cui più di 7 su 10 sono donne e ragazze. Circa 1 milione, secondo le stesse stime, i minori vittime di sfruttamento sessuale nel 2016, mentre in cinque anni – tra il 2012 e il 2016 – 152 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni sarebbero staticoinvolti in varie forme di lavoro minorile, di cui oltre la metà in attività particolarmente pericolose per la loro stessa salute.

A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, che si celebra il 30 luglio di ogni anno, Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – diffonde il rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2018”, una fotografia aggiornata della tratta e dello sfruttamento dei minori in Italia. Un fenomeno che per sua natura risulta difficilmente quantificabile e che resta in gran parte sommerso: nei 28 Paesi dell’Unione europea sono 30.146, di cui oltre 1.000 minori, le vittime registrate di tratta e sfruttamento, a fronte di stime che parlano di circa 3,6 milioni di persone in schiavitù in Europa nel 2016.

 

Per quanto riguarda il nostro Paese, tra le evidenze contenute nel rapporto di Save the Children significativa, alla frontiera di Ventimiglia, l’emersione del fenomeno del cosiddetto survival sex, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana che vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs per attraversare il confine o per reperire cibo o un posto dove dormire.

 

“Si tratta di ragazze giovanissime e particolarmente a rischio che fanno parte del flusso invisibile dei tanti minori migranti non accompagnati in transito alla frontiera nord italiana i quali, nel tentativo di ricongiungersi ai propri familiari o conoscenti in altri Paesi europei, privati della possibilità di percorrere vie sicure e legali, sono fortemente esposti a gravissimi rischi di abusi e sfruttamento, in molti casi ritrovandosi a vivere in condizioni di grande degrado e promiscuità. Ề fondamentale garantire loro tutta la protezione di cui hanno bisogno e per questo, in rete con le organizzazioni attive sul campo, stiamo potenziando i nostri interventi nelle aree di confine settentrionale, con un’unità mobile grazie alla quale, a partire dai prossimi giorni, i nostri operatori raggiungeranno i minori più vulnerabili per offrire loro supporto e assistenza e tutelarli dai gravi rischi in cui incorrono”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

 

In Italia, quello della tratta e dello sfruttamento dei minori resta un fenomeno per lo più sommerso. Nel corso del 2017, secondo i dati del Dipartimento per le Pari Opportunità, nell’ambito della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta, le vittime minorenni inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 200 (quasi il doppio rispetto all’anno precedente, 111 vittime), di cui la quasi totalità – 196 – sono ragazze. In circa la metà dei casi (46%) si tratta di vittime di sfruttamento sessuale e in più del 93% delle situazioni si tratta di ragazze nigeriane tra i 16 e i 17 anni.

 

Una tendenza che trova conferma anche nei rilevamenti delle unità di strada del programma “Vie d’uscita” di Save the Children per il contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori, che tra gennaio 2017 e marzo 2018, in alcuni territori chiave nel fenomeno tratta e sfruttamento come le regioni Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto e la città di Roma, sono entrate in contatto con 1.904 vittime, di cui 1.744 neomaggiorenni o sedicenti tali e 160 minorenni, in netta prevalenza (68%) nigeriane, seguite dalle rumene (29%). Un numero nettamente cresciuto rispetto al periodo maggio 2016-marzo 2017, quando erano state contattate 1.313 vittime. In una sola notte, a ottobre 2017, la rete di organizzazioni riunite nella Piattaforma Nazionale Anti-Tratta ha inoltre rilevato 5.005 vittime in strada, tra cui 211 minori, registrando un incremento del 53% rispetto alla precedente rilevazione effettuata a maggio dello stesso anno.

 

“Ề inaccettabile che nel nostro Paese bambine e adolescenti finiscano nella rete di sfruttatori senza scrupoli, vittime quotidiane, sulle strade delle nostre città, degli abusi perpetrati da coloro che invitiamo tutti a non chiamare più ‘clienti’, in linea con quanto indicato dalla Commissione europea, proprio per non oscurare la portata delle sofferenze subite. Ề quanto mai fondamentale e urgente che le istituzioni si impegnino a fondo per mettere fine a questa inaccettabile piaga e tutelare queste giovanissime donne: il nuovo Piano Nazionale Anti-Tratta per il 2019 dovrà contenere un Piano di Azione mirato alla protezione dei minori da rischi di tratta e sfruttamento che preveda interventi e misure di lungo periodo che vanno dalla prevenzione all’emersione, dalla presa in carico delle vittime sino alla loro piena inclusione sociale ed economica, anche attraverso programmi di mentoring e tutoraggio per l’inserimento scolastico e lavorativo. Contestualmente è necessario rafforzare la rete di contrasto alla tratta di esseri umani a livello europeo e internazionale per colpire le reti criminali che speculano sulle sofferenze dei minori e rafforzare le misure di contrasto in modo diffuso sul territorio tanto per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale che per quello lavorativo”, ha proseguito Raffaela Milano.

 

Frontiera nord: i minori transitanti esposti a sfruttamento e abusi

 

Al 31 maggio 2018, 4.570 minori risultano irreperibili nel nostro Paese, hanno cioè abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, in particolare nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14%), somali (13%), afgani (10%), egiziani (9%) e tunisini (8%). L’abbandono del sistema di accoglienza e l’ingresso nell’invisibilità, sottolinea il rapporto “Piccoli schiavi invisibili”, espone i minori in transito a rischi notevoli, in particolare per i più vulnerabili come le ragazze minorenni provenienti dal Corno d’Africa. Sebbene le comunità di accoglienza ospitino per lo più ragazzi, infatti, particolarmente significativa risulta la presenza di ragazze minorenni eritree (178) e somale (65), la cui propensione all’abbandono è molto alta e che una volta entrate nell’alveo dell’invisibilità rimangono esposte ad abusi e soprusi enormi.

 

Ề il caso delle minorenni che a Ventimiglia, al confine italo-francese, si vedono costrette a prostituirsi per guadagnare i soldi necessari ad attraversare la frontiera, pagando ai passeurs somme tra i 50 e i 150 euro per il viaggio in auto. Una situazione aggravata anche dopo lo sgombero, ad aprile 2018, dell’accampamento informale nell’area lungo il fiume Roja. Da allora, gli operatori di Save the Children sul terreno, hanno rilevato la permanenza in strada di molti minori in condizioni degradanti, promiscue e pericolose che vengono alleviate soltanto dalle associazioni che offrono assistenza legale, connessione a internet e altri beni di prima necessità.

Il flusso di migranti eritrei a Ventimiglia, del resto, nei primi mesi del 2018 ha fatto registrare un notevole incremento rispetto all’anno precedente, quando rappresentavano appena il 10% dei transitanti. Degli oltre 750 migranti transitati a Ventimiglia a marzo 2018, ad esempio, più della metà erano eritrei, di cui più di 1 su 5 di minore età. Un fenomeno confermato anche dai dati emersi dal progetto CivicoZero di Save the Children a Roma e a Milano: nella Capitale, nel primo trimestre 2018, gli operatori del centro sono entrati in contatto con 137 minori eritrei – tra cui anche ragazze e minori tra i 12 e i 15 anni di età -, oltre 4 volte in più rispetto allo stesso periodo del 2017 (circa 30 minori).

 

“Le nostre evidenze ci dicono che l’interruzione, a settembre 2017, del programma europeo di relocation ha contribuito in maniera importante a costringere i minori in transito a riaffidarsi ai trafficanti o a rischiare la propria vita pur di varcare i confini, così come continua ad accadere a Ventimiglia, a Bardonecchia o al Brennero. Nonostante numeri troppo bassi e difficoltà procedurali, il programma di relocationaveva comunque segnato una strada importante per i minori non accompagnati, garantendo un valido argine ai rischi di abuso e sfruttamento. Ora è tuttavia urgente riattivare la relocation per i minori soli a rischio di tratta e sfruttamento e procedere subito al ricollocamento dei 15 minori soli che stanno ancora aspettando di essere trasferiti dal nostro Paese”, ha detto Raffaela Milano.

 

Lo sfruttamento sessuale delle ragazze nigeriane e rumene

 

Vittime di tratta e sfruttamento sessuale, nel nostro Paese, sono soprattutto le ragazze nigeriane e rumene. Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia – emerge dal rapporto – 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600 per cento. Indotte dai loro sfruttatori a dichiararsi maggiorenni al momento delle operazioni di identificazione in seguito allo sbarco, molte giovanissime nigeriane sfuggono così al sistema di protezione per minori. Le unità di strada dei servizi anti-tratta stimano una presenza media di vittime di tratta richiedenti asilo pari a circa il 30%, quasi 1 su 3.  Allo stesso modo, le evidenze raccolte da Save the Children provano che spesso i trafficanti utilizzano i Centri di accoglienza straordinari (Cas) per reclutare le giovani e sfruttarle anche nelle vicinanze delle stesse strutture.

 

“Ề necessario rafforzare i meccanismi di immediata identificazione le procedure di accertamento dell’età considerando che molte vittime di tratta sono indotte a dichiararsi maggiorenni. Ed è altresì fondamentale potenziare i meccanismi di referral e follow-up per le vittime di tratta presenti nei diversi sistemi di accoglienza, attraverso il rafforzamento di un approccio coordinato a livello nazionale”, ha affermato Miano.

 

Le vittime nigeriane di tratta e sfruttamento provengono per lo più da contesti di forte indigenza e vengono reclutate con l’inganno già nei loro luoghi di origine, facendo leva sulla finta prospettiva di un futuro migliore in Europa. Per il viaggio che dalla Nigeria le porterà in Italia, le ragazze contraggono un debito che si aggira tra i 20.000 e i 50.000 euro, che potranno ripagare solo sottostando alla prostituzione forzata, un meccanismo di sfruttamento e schiavitù dal quale non riescono a liberarsi anche per via del voodoo o juju, un rituale che stabilisce una catena simbolica molto potente e fa sì che una volta ridotte schiave, le ragazze obbediscano alle organizzazioni

da cui dipendono per paura delle ritorsioni su di loro o sulle loro famiglie.

 

Dopo le ragazze nigeriane, le ragazze rumene costituiscono il secondo gruppo più numeroso nella prostituzione su strada in Italia. In base alla rilevazione del progetto Vie d’uscita di Save the Children e della rete di organizzazioni partner, che nel corso del 2017 e dei primi tre mesi del 2018 ha intercettato 528 minori e neomaggiorenni rumene, a fronte delle 375 nello stesso periodo dei due anni precedenti, rappresentano il 29% del totaleil 20% in base alla stima della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta. Si tratta soprattutto di adolescenti provenienti dalle aree più svantaggiate della Romania, come le regioni della Muntenia e della Moldova, in particolare i distretti di Bacau, Galati, Braila, Neamt e Suceava. L’assenza di prospettive e la grave deprivazione economica e affettiva, dovuta alla migrazione all’estero dei propri genitori o di altre figure parentali di riferimento, le rendono infatti un target estremamente facile da manipolare per gli sfruttatori e le organizzazioni criminali.

 

 

Lo sfruttamento lavorativo dei minori in Italia

 

Secondo il rapporto di Save the Children, i casi emersi di lavoro minorile nel nostro Paese nel 2017, riguardanti sia minori italiani che stranieri, ammontano a 220 e anche in questo caso ci troviamo di fronte alla punta di un iceberg di un fenomeno per lo più sommerso. In particolare, oltre il 70% delle violazioni riguarda il settore terziario in cui si producono o forniscono servizi, in particolare nei servizi di alloggio e ristorazione, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, in agricoltura e in attività manifatturiere.

 

Tra i minori stranieri vittime di sfruttamento lavorativo in Italia, la maggior parte sono ragazzi egiziani, sebbene il numero degli arrivi si sia progressivamente ridotto dal 2016. Si tratta di ragazzi che sentono l’incombenza di iniziare a lavorare per inviare i soldi a casa e ripagare il debito contratto per il viaggio. Per questo tendono ad abbandonare precocemente il sistema di accoglienza (al 31 maggio 2018 si registrano 421 minori egiziani irreperibili) e sono particolarmente esposti al rischio dello sfruttamento lavorativo. Nella maggior parte dei casi, i minori egiziani vengono sfruttati nel lavoro in nero a Torino e a Roma negli autolavaggi, dove lavorano 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno per 2 o 3 euro all’ora, o nelle pizzerie, nelle kebabberie e nelle frutterie dove lavorano anche di notte per compensi che raramente superano i 300 euro mensili. In tali condizioni di sfruttamento, è purtroppo facile, per loro, essere coinvolti forzatamente in attività illegali, come spaccio e furti, o assumere mix di cocaina, crack e farmaci a base di benzodiazepine per sostenere turni lavorativi massacranti.

 

 

Uomo: desiderio ed erezione non sempre collegati

Solo il 16% dei maschi italici over 35 desidererebbe essere come un attore porno; il 59% riconosce che si tratta per lo più di un mondo finto, e il 70% ritiene che le performance dei film a luci rosse non siano rappresentative della virilità e non aiutino ad avere successo con le donne.
Nella ricerca sulla nuova identità sessuale maschile*, condotta con il supporto di IBSA Farmaceutici Italia nell’ambito della campagna Ticket to LoveGfk ha tracciato il quadro di un maschio adulto emancipato, che non ambisce a prestazioni esagerate o inverosimili e che tiene in particolare considerazione il piacere della donna (per il 62% soddisfare il piacere di lei è una priorità).
*La ricerca è stata condotta su un campione di 1000 uomini tra i 35 e i 70 anni
L’UOMO E GLI STIMOLI SESSUALI
Il 58% degli uomini intervistati si sente quotidianamente esposto a stimoli sessuali. Se in passato giornaletti cartacei e VHS erano i principali strumenti artificiali di diffusione e ricerca di stimoli erotici, questi vengono percepiti oggi come decisamente obsoleti e scalzati dal web, fonte pressoché inesauribile di contenuti sessuali in grado di incontrare qualunque preferenza e gusto. Internet, infatti, viene indicato dal 51% degli intervistati come il principale strumento di ricerca tanto di stimoli sessuali quanto di informazioni sul sesso.
Il mondo della pubblicità, a differenza del passato, non figura più tra le principali fonti di stimoli erotici (viene indicato infatti solo dal 9% degli intervistati), ormai surclassato dalla televisione (indicata dal 21% del campione) e dagli stimoli provenienti dal mondo vissuto (37% anch’essi). Infine, i social media, per la fascia d’età considerata, vengono poco associati al sesso: solo il 12% degli uomini, infatti, si ritiene bersagliato da stimoli sessuali provenienti dai social.
 QUANDO DESIDERIO ED EREZIONE NON SONO COLLEGATI
Per l’88% degli uomini over 35 il sesso rimane una componente centrale della vita. Nonostante sia cambiato fortemente lo scenario mediatico legato al sesso, infatti, l’uomo continua a cercare attivamente stimoli sessuali e ad esserne bersaglio; questo anche quando, in particolare con l’avanzare dell’età, ogni uomo può scoprire che desiderio ed erezione non sono più così facilmente collegati. Il 51% degli intervistati ha infatti conosciuto la défaillance sessuale almeno una volta nella vita, mentre per il 13% si tratta di un problema che si presenta in maniera intermittente o cronica (da una volta su quattro a ogni rapporto).
Il sildenafil, la prima pillola per l’erezione, ha rappresentato giusto 20 anni fa una vera  rivoluzione, arrivando a vivere, oggi, una trasformazione che asseconda bisogni della coppia. “Le donne, in questi 20 anni, non hanno per nulla fatto pace con una medicina che continuano troppo spesso a vivere come una sconfitta del loro sex appeal. Ed ecco, assieme a quella del maschio, la metamorfosi del sildenafil: un film orodispersibile che si tiene nel portafoglio. Una medicina travestita da <<ticket to love>>” ha commentato il Prof. Emmanuele A. Jannini, Ordinario di Endocrinologia e Sessuologia Medica dell’Università Tor Vergata di Roma e Presidente dell’Accademia Italiana di Salute della Coppia.
Ticket to Love è la campagna di sensibilizzazione dedicata al benessere sessuale maschile sostenuta da IBSA Farmaceutici Italia. Soggetto ai rapidi cambiamenti della società attuale, il maschio contemporaneo si ritrova, infatti, a volte ancora incerto e disorientato anche di fronte alla necessità di riconnettere desiderio ed erezione. Il Ticket to Love, infatti, è un nuovo strumento terapeutico nato con l’obiettivo di riportare la sfera della sessualità in quella dimensione di naturale semplicità e leggerezza necessaria per vivere al meglio la propria identità e libertà di coppia.

Quando il sesso fa paura: epatite A, gonorrea, sifilide in aumento

Il 2017 è stato caratterizzato da un’ampia epidemia di epatite A. Lo hanno fatto presente gli esperti di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), riuniti a Roma per il X Congresso. La malattia ha colpito gran parte dell’Europa e in Italia ha raggiunto le proporzioni maggiori con un’incidenza pari a 6,9 casi per 100.000 abitanti: nel 2017 sono stati segnalati 3426 casi di epatite A. Le regioni che hanno segnalato più casi sono state Lombardia (778) e Lazio (562). La maggior parte dei casi ha riguardato maschi adulti tra i 25 e i 54 anni, in particolare esposti a rapporti con persone dello stesso sesso (MSM, circa il 62%). Quindi questi dati hanno indotto a considerare l’epatite A come una vera malattia a trasmissione sessuale.

“Oltre alla trasmissione tra MSM, maschi che fanno sesso con maschi, il contagio può avvenire tramite il consumo di molluschi crudi o poco cotti contaminati dal virus – spiega il Prof. Claudio M. Mastroianni, Direttore UOC Malattie Infettive, Latina – Sapienza Università di Roma, Polo Pontino, nonché Segretario Nazionale di SIMIT – e meno frequentemente attraverso il consumo di acqua non controllata o a seguito di viaggio in aree endemiche. Recentemente è stata segnalato anche un cluster epidemico in Australia relativa al consumo di melograno surgelato. La diffusione di una adeguata campagna di informazione sulle misure precauzionali soprattutto nella popolazione giovane adulta è fondamentale per contrastare la diffusione dell’infezione da HAV ed evitare la ripresa dell’epidemia; in tal senso la vaccinazione rappresenta lo strumento più efficace che va raccomandato in popolazioni target ad alto rischio sulla base di indicazioni comportamentali”.

Tra le altre malattie sessualmente trasmissibili, oltre ad HIV e sifilide, desta un certo allarme la gonorrea che rappresenta la seconda più comune malattia a trasmissione sessuale batterica in Europa (oltre 75.000 casi confermati nel 2016). L’allarme è dovuto per la diffusione di ceppi di gonococco resistenti agli antibiotici. Negli ultimi decenni, il gonococco ha sviluppato resistenza a diverse classi antimicrobiche come sulfonamidi, penicilline, tetracicline, macrolidi, fluorochinoloni e, più recentemente, cefalosporine di terza generazione. A febbraio e marzo del 2018 sono stati riportati nel Regno Unito e in Australia i primi tre casi di infezione da Neisseria gonorrhoeae ampiamente resistente a tutti i farmaci (XDR). Questi primi casi evidenziano la crescente minaccia rappresentata dalla gonorrea multi-resistente (MDR) e largamente resistente ai farmaci (XDR); la diffusione di tale malattia sessualmente trasmissibile desta notevole preoccupazione per le pochissime alternative terapeutiche, mancanza di un vaccino e scarsa capacità di sorveglianza a livello nazionale e internazionale.

“Tra le infezioni a trasmissione sessuale prevenibili con il vaccino – conclude il Prof. Mastroianni – va considerata l’infezione da papilloma virus (HPV), agente responsabile del cancro della cervice uterina, della vulva, della vagina di tumori dell’ano, del pene e del cavo orale. La campagna di vaccinazione contro l’HPV è indirizzata agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente intorno agli 11 e i 12 anni di età. In Italia la media nazionale di adesione alla vaccinazione anti-HPV è pari a circa il 70% delle ragazze tra 11 e 12 anni. L’efficacia e la sicurezza del vaccino anti-HPV è stata recentemente confermata da una revisione della Cochrane che ha analizzato 26 studi 26 studi riguardanti un totale dei 73.428 ragazze adolescenti e donne. In Australia dopo una estesa campagna di vaccinazione nel decennio, tra il 2005 e il 2015, il tasso di HPV tra le donne di 18-24 anni è passato dal 22,7% all’1,1%. Tali risultati lasciano prevedere che nei prossimi 40 anno il cancro della cervice uterina non sarà più un problema di salute pubblica in Australia”.

La dipendenza da sesso esiste davvero?

La dipendenza dal sesso è un argomento controverso. Nella società, è più accettabile la dipendenza da sostanze come la nicotina, l’alcol e le altre droghe, che quella sessuale. Pensare che il sesso possa essere paragonabile a una droga, non è ancora riconosciuto, neanche tra gli esperti.

Non ci sono cifre su quante persone possano avere un problema di dipendenza sessuale, per di più, gli editori del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, uno strumento chiave nel Regno Unito e negli Stati Uniti, non hanno inserito la dipendenza dal sesso, nell’ultima edizione del testo.

Uno studio del 2014 aveva trovato che l’attività cerebrale, nella gente, quando guardava la pornografia era simile a quella dei tossicodipendenti, quando vedevano la loro droga preferita.

Secondo la psicologa Harriet Garrod, citata dalla BBC, un comportamento diventa una dipendenza quando raggiunge un livello di intensità tale da provocare danni all’individuo e a coloro che lo circondano.

Per ora, l’inclusione dell’espressione “comportamento sessuale compulsivo ” è stata proposta nella Classificazione internazionale delle malattie, il manuale prodotto dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Ma c’è differenza tra una dipendenza e un comportamento compulsivo. Le persone che soffrono di una dipendenza cercano una ricompensa a breve termine, anche se questa porta perdite, piu’ gravi dei guadagni, a lungo termine. Coloro che soffrono di un disturbo ossessivo-compulsivo, invece, esercitano un comportamento che non dà loro alcun piacere.

La dipendenza dal sesso è un comportamento irrefrenabile, ripetitivo, con sensi di colpa e sensazione di vuoto, una volta ridotta la tensione sessuale

Si può registrare in uomini e donne, in età che vanno dai 20 ai 45 anni, fase di continui cambiamenti e una maggiore energia fisica e mentale.

Le persone dipendenti dal rapporto sessuale non sono in grado di controllare l’impulso che le porta a fare sesso con urgenza, con gravi conseguenze in diverse aree: sociale, familiare, lavorativa, economica, ecc.

Non ci sono trattamenti specifici che “curano” la dipendenza dal sesso , sebbene certi comportamenti possano essere controllati con terapie cognitive, gruppi di auto aiuto e farmaci che calmano gli impulsi e l’ansia.

Chi dorme bene fa più sesso

Secondo l’Università del Michigan, dormire bene aumenta le possibilità di essere eccitati il giorno dopo, cosa che aumenta la probabilità di fare più sesso.

Uno studio è stato condotto per due settimane su 171 donne e ha trovato che le donne che avevano dormito di più, non solo aumentavano il loro desiderio sessuale, ma avevano rapporti di migliore qualità, perché avevano più energia.

Per dormire di più e migliorare la vita sessuale si può fare un po’ di attività fisica, in modo da essere più stanchi, dormire di più e rimanere in forma e sani.

Per agevolare il sonno è bene rimuovere i dispositivi elettronici dalla camera, in modo da non essere esposti alla luce e ai rumori. Anche evitare alimenti ricchi di caffeina, sigarette e alcol prima di andare a dormire può aiutare, così come tenere la stanza a una temperatura di circa 20 gradi. Se ci si sveglia, meglio alzarsi, andare in bagno, camminare, bere un bicchiere di latte e tornare a letto dopo una ventina di minuti.

Lo studio, pubblicato su The Journal of Sexual Medicine, a cui ha partecipato anche l’Università del Kent nello Stato dell’Ohio, dice che un’ora in più di sonno può aumentare la probabilità di avere rapporti sessuali anche del 14%.

Si dovrebbe dormire da 6 a 8 ore ogni notte per stare bene ed avere una migliore vita sessuale.