Giornata Mondiale del Rifugiato: almeno 27 milioni di bambini sfollati

Giornata Mondiale del Rifugiato: Save the Children, almeno 27 milioni di bambini sfollati a causa della guerra non hanno più accesso alle scuole, 35 milioni quelli costretti nel 2017 a lasciare la loro casa, in fuga da conflitti, violenze e cambiamenti climatici, l’11% in più dal 2009 

L’Organizzazione sottolinea come Il fenomeno migratorio non possa più essere affrontato come un’emergenza o rischiamo di perdere intere generazioni di bambini

Sono almeno 27 milioni di bambini sfollati a causa delle guerre a non avere più accesso all’educazione e fino a quando il fenomeno migratorio continuerà ad essere affrontato come un’emergenza e non come un problema strutturale, rischiamo di continuare a perdere intere generazioni di bambiniQuesta la denuncia di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato.

Nel solo 2017 sono stati 35 milioni i bambini costretti a lasciare le proprie case per fuggire da conflitti violenze e cambiamenti climatici, un dato che è cresciuto dell’11% dal 2009. Un trend allarmante, confermato anche dagli ultimi dati rilasciati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che sottolinea come il tema della mobilità delle popolazioni in tutto il mondo sia un fenomeno che coinvolge sempre di più i bambini e gli adolescenti. Ad oggi infatti, il 52% dei rifugiati a livello mondiale ha meno di 18 anni e la gran parte sono minori stranieri non accompagnati.

“Ogni giorno quasi 45mila persone sono costrette a muoversi per scappare da vite insostenibili, fatte di guerre e conflitti, povertà, cambiamenti climatici che generano carestie ed emergenze ambientali. La metà è composta da bambini, che spesso partono da soli lasciando la famiglia, la casa e la scuola. Il fenomeno migratorio coinvolge tutti i continenti cui si deve far fronte non soltanto attraverso politiche di controllo dei confini o come un’emergenza. Si tratta di un problema strutturale e deve essere affrontato con politiche di sviluppo: è necessario investire subito per supportare intere generazioni di bambini e ragazzi che rischiano di perdere ogni opportunità di costruirsi un futuro e di contribuire a quello del proprio paese”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.

Un bambino su cinque al mondo, 420 milioni, vive in aree di conflitto, dove violenza, fame e malattie mettono quotidianamente a rischio la loro vita. Nel solo 2018 – ricorda Save the Children che in occasione del suo Centenario ha lanciato la campagna “Stop alla guerra sui bambini” – circa 4,5 milioni di bambini hanno rischiato di morire per fame nei dieci paesi peggiori in conflitto, che sono tra i principali paesi di origine dei rifugiati: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia.

Ma i conflitti non sono l’unica causa dei movimenti delle popolazioni mondiali: si stima che entro il 2050 circa 143 milioni di persone saranno costrette a spostarsi all’interno del proprio paese per ragioni legate al clima e di questi, oltre la metà, sono nell’area dell’Africa Sub-sahariana. “Non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla mancanza di volontà politica a causa della quale il mondo continua a rimanere inerte davanti alle sofferenze indicibili che stanno patendo i bambini a causa di guerre, povertà o cambiamenti climatici. Il futuro dei bambini non può più attendere oltre ed è arrivato il momento che la comunità internazionale si assuma finalmente in pieno fino all’ultima delle proprie responsabilità”, conclude Valerio Neri.

 

Maltrattamenti in asilo: non possiamo considerarli episodi isolati

E’ urgente dotare tutti i servizi per i più piccoli di un sistema efficace di tutela e prevenzione, che preveda misure e controlli, tra cui un Codice di condotta del personale

 

“Lasciano sgomenti e destano forte preoccupazione le ultime notizie sui maltrattamenti negli asili. E’ chiaro che non si può più parlare di casi isolati, esiste un grave problema da affrontare per garantire a tutti i bambini di crescere in ambienti educativi sicuri, a partire dagli asili nido, strutture a cui le famiglie si rivolgono con fiducia, affidando i propri figli nei primi anni di vita, in una età particolarmente vulnerabile. Bisogna adottare urgentemente tutte le misure perché venga scongiurato il ripetersi di tali episodi” dice Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – commentando le nuove indagini per i maltrattamenti subiti dai bambini in due asili di Cernobbio (Como) e di Varzi nell’Oltrepo Pavese, condotte dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza.

“Chiediamo alle istituzioni nazionali e locali di rendere obbligatorio, in ogni asilo, la definizione di un sistema di tutela e prevenzione, che possa ridurre al minimo i rischi di questo tipo, che parta da un ‘patto per l’educazione positiva’ che riguardi tutti gli adulti a contatto con i minori. Qualche esempio esiste già, ma deve diventare un sistema strutturato”, aggiunge Raffaela Milano. Proprio in questi giorni la Commissione Affari Costituzionali del Senato sta esaminando una proposta di legge per contrastare gli abusi negli asili e negli altri contesti educativi per l’infanzia, oltre che nelle strutture per anziani e disabili. Save the Children ha chiesto ai parlamentari di inserire nella proposta di legge l’obbligatorietà di un Codice di condotta del personale, da consegnare alle famiglie, esporre nella struttura e condividere, nelle forme appropriate, con i bambini. “Siamo grati alle forze dell’ordine che sono riuscite ad intervenire e a rilevare condizioni inaccettabili di maltrattamento, ma l’impegno deve essere volto a prevenire queste situazioni, con strumenti adeguati di selezione e formazione continua del personale, regole di condotta condivise e strumenti di ascolto nei confronti dei bambini e delle loro famiglie”.

Con l’obiettivo di fornire alle strutture educative uno strumento utile per prevenire condotte inappropriate, abusi e maltrattamenti contro i minori, nel 2017 Save the Children ha divulgato un Manuale per la formazione sul Sistema di tutela delle bambine e dei bambini, realizzato in collaborazione con alcuni servizi educativi e disponibile sul sito dell’Organizzazione al link https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/allasilo-nido-si-cresce-sicuri

 

Giornata Mondiale della Pace: importante l’appello di Papa Francesco

Ogni guerra è una guerra contro i bambini

  Nelle aree di conflitto 4,5 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica, 27 milioni quelli tagliati fuori dall’educazione

 

Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, condivide fortemente le parole del Papa nella Giornata Mondiale della Pace 2019, che richiamano l’attenzione della comunità internazionale, in particolare, sui bambini vittime dei conflitti: “Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze”.  Infatti, come affermava con forza nel 1919, dopo i disastri della prima guerra mondiale, Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the Children, ogni guerra è una guerra contro i bambini.

Le conseguenze delle guerre per i bambini che vivono in zone di conflitto o che sono costretti a fuggire in altri paesi con le loro famiglie, oppure da soli, sono enormi. Riguardano il rischio di morire per l’assenza di cure mediche o per la fame, o di vedere compromesso il loro futuro per i traumi subiti, perché sono tagliati fuori dall’educazione ed esposti al rischio di violenze o sfruttamento, e, nel caso delle bambine, a quello dei matrimoni precoci.

Due bambini su 3 che soffrono di malnutrizione cronica si trovano in paesi dove c’è la guerra, mentre nelle 10 aree maggiormente devastate dai conflitti – RD Congo, Sudan, Afghanistan, Yemen, Somalia, Sud Sudan, Siria, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Iraq – più di 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni (in aumento del 20% rispetto al 2016) sono colpiti da malnutrizione acuta grave. In Yemen, circa 120.000 bambini sono in questo momento in condizioni catastrofiche e rischiano di perdere la vita a causa della crisi alimentare conseguenza del conflitto. Ma ci sono anche conseguenze gravi che lasciano il segno su un numero ancora più ampio di bambini, come accade per i 27 milioni di minori che non hanno più accesso all’educazione perché le loro scuole sono prese di mira dagli attacchi, occupate dai gruppi armati o perché i genitori hanno paura di mandare i figli a scuola[1]. Essere tagliati fuori dalla scuola aumenta anche il rischio di sfruttamento del lavoro minorile, che nelle aree di conflitto supera del 77% la media globale[2], mentre per le bambine i contesti di guerra sono un incentivo ai matrimoni precoci, decisi spesso dalle famiglie nel tentativo di evitare altri tipi di abusi e violenze. In Yemen, la percentuale di spose bambine supera oggi i 2/3 del totale delle giovani nel Paese, rispetto alla metà prima dell’escalation del conflitto, mentre tra i rifugiati siriani in Giordania, la percentuale di ragazze sposate prima di aver compiuto i 18 anni è quasi triplicata tra il 2011 e il 2014 raggiungendo il 32%[3].

“Nessun bambino dovrebbe essere vittima delle violenze, della paura e dei traumi che possono avere gravi conseguenze sullo sviluppo fisico e mentale. I diritti umani fondamentali e il diritto internazionale, che dovrebbero proteggere i bambini dagli effetti devastanti della guerra, sono violati continuamente e impunemente,” ha dichiarato Daniela Fatarella, Vicedirettrice di Save the Children Italia. “I governi di tutto il mondo, come suggerisce Papa Francesco nel suo discorso, possono e devono fare tutto ciò che è in loro potere per mettere fine a questa inaccettabile violenza. In particolare chiediamo che tutti i bambini siano protetti da uccisioni e menomazioni, che scuole e ospedali siano considerati luoghi sicuri di protezione per i bambini e che ogni bambino colpito dalla guerra riceva il supporto necessario affinché possa ricostruire il proprio futuro.”

Save the Children è stata fondata in Inghilterra nel 1919, proprio per salvare e proteggere i bambini dalle conseguenze devastanti della Prima Guerra Mondiale, e da cent’anni è impegnata in prima linea nelle principali aree di conflitto nel mondo con interventi di salute, nutrizione, educazione e protezione dei bambini.

Anche quest’anno è Christmas Jumper mania

Anche quest’anno è Christmas Jumper mania con migliaia di persone in tutto il Paese e tantissimi personaggi del mondo del cinema e dello spettacolo, dello sport e della musica che hanno scelto di prendersi in giro per un giorno e di indossare lo strampalato maglione natalizio in stile anglosassone per raccogliere, divertendosi, fondi per regalare un futuro a tanti bambini, in Italia e nel mondo.

 

Oltre a Manuel Agnelli, al fianco di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – sin dalla prima edizione del Christmas Jumper Day, e alla designer Frida Giannini, che quest’anno ha messo a disposizione la sua creatività per ideare il primo Jumper ufficiale di Save the Children per adulti e bambini, più di 40 i personaggi noti che hanno aderito all’iniziativa, postando sui social una foto con il maglione indosso e invitando tutti i loro followers a mettersi in gioco per donare un sorriso ai più piccoli.

 

Tra loro: Elisa, Laura Pausini, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Cesare Bocci, Annalisa, Fabio Volo, Francesca Michielin, Sonia Bruganelli, Rossella Brescia, Claudia Gerini, Trio Medusa, Camila Raznovic, Nicoletta Romanoff, Brando Pacitto, Giuseppe Fiorello, Valentina Lodovini, Syria, Francesco Montanari, Isabella Ferrari, Flavio Insinna, Tosca D’Aquino, Paola Marella, Angela Curri, Alessandro Fella, Davide Oldani, Neva Leoni, , Francesca Fialdini, Ilaria Spada, Cristina Donadio, Michela Andreozzi, Valeria Solarino, Roberta Capua, Alessio Boni, Max Giusti, Caterina Guzzanti, Maria Bolignano, Giada Desideri, Francesca Valla, Barbara Chichiarelli, Giada Desideri, Daniela Collu, Alessandro Cattelan e i finalisti di X Factor.

 

La Jumper mania non ha risparmiato neanche il mondo dello sport, con la calciatrice Regina Baresi, il calciatore Rolando Mandragora e gli atleti di Zebre Rugby Club e Victoria Libertas Pesaro che sono scesi in campo a sostegno dell’iniziativa indossando il maglione. E quest’anno, nell’ambito della collaborazione con Juventus, anche il Club bianconero al nostro fianco con “Level Up Your Xmas”.

 

Tantissimi, poi, i blogger e le blogger che si sono attivati in prima persona a sostegno del Christmas Jumper Day, aiutandoci a contagiare la rete con la Jumper mania e a raggiungere quante più persone possibile. Tra loro LaSabriGamer, I Sansoni, Cotto al Dente, Ilpippy, L’orso in cucina, Clio Makeup, Minimad, Verdy75, Sandra Bacci, Jane Rose Caruso, Marica Ferrillo e Marta Assi.

 

Oltre 2.600, inoltre, le scuole che, da nord a sud, hanno aderito alla frizzante iniziativa natalizia organizzando in classe festosi momenti a tema che hanno già coinvolto più di 115.000 tra studenti e insegnanti. Più di 40 gli eventi Jumper organizzati spontaneamente su tutto il territorio nazionale, da privati cittadini o aziende, tra cui “CCN Massa da Vivere”, l’iniziativa promossa a Massa dal Centro Commerciale Naturale che è riuscita a coinvolgere circa 100 esercizi commerciali nella cittadina che si sono jumperizzati coinvolgendo anche i loro clienti.

 

A tutto ciò si aggiungono poi le circa 30 iniziative che hanno preso vita all’interno dei Punti Luce e degli Spazi Mamme di Save the Children, attraverso laboratori ad hoc che hanno visto protagonisti i bambini beneficiari dei progetti assieme ai loro genitori e agli operatori dell’Organizzazione. E a jumperizzarsi, quest’anno, anche moltissimi uffici, all’interno dei quali sono andati in scena veri e propri party all’insegna della creatività e del divertimento.

 

Ma la Christmas Jumper mania non si ferma qui: c’è infatti ancora tempo per aderire all’iniziativa, organizzare un party a tema Jumper e dare avvio a una piccola raccolta fondi per donare un sorriso a tanti bambini. Sul sito www.christmasjumperday.it e sulla pagina Facebook “Christmas Jumper Day Italia” tutte le dritte e i preziosi consigli per confezionare il maglione più originale, stiloso e divertente e le indicazioni su come effettuare le donazioni, grazie alle quali si potranno sostenere i progetti di salute e nutrizione, educazione, protezione e contrasto alla povertà di Save the Children in Italia e nel mondo. Le foto con il Jumper potranno inoltre essere condivise sui social accompagnandole con l’hashtag #ChristmasJumperDay

Save the Children presenta l’

A pochi giorni dalla Giornata mondiale dell’Infanzia, giovedì 15 novembre alle ore 10 presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio – Piazza di Monte Citorio 1, Roma – Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, presenta l’Atlante dell’infanzia a rischio 2018 – Le periferie dei bambini, per il terzo anno consecutivo edito da Treccani.

 

L’Atlante dell’infanzia a rischio, giunto alla sua nona edizione, rappresenta la fotografia in chiaroscuro dello stato dell’infanzia in Italia e quest’anno fa luce in particolare sulle periferie educative, analizzando dal punto di vista dei bambini i loro principali bisogni, gli ostacoli al loro sviluppo e al loro benessere ma anche le opportunità di riscatto grazie alle quali possono riscoprirsi protagonisti del proprio territorio e della propria vita.

Nella pubblicazione curata da Giulio Cederna la periferia, spazio apparentemente condannato alle marginalità geografiche, sociali, economiche e politiche, viene raccontata come metafora stessa dell’infanzia e della condizione dei minori, in un viaggio che attaversa l’Italia da nord a sud, arricchito da dati inediti, mappe, interviste e dagli scatti del fotografo Riccardo Venturi.

Interverranno alla presentazione: Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati; Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children; Massimo Bray, Direttore Generale Istituto della Enciclopedia Italiana; Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children; Giulio Cederna,Curatore dell’Atlante dell’Infanzia a rischio 2018; Sandro Cruciani, Direttore della Direzione centrale per le statistiche ambientali e territoriali dell’Istat; Simona Rotondi, Impresa sociale Con i bambini;Giovanni Tizian, giornalista; Massimiliano Virgilio, giornalista e scrittore; Maria Elena Tramelli, Dirigente scolastico Istituto Comprensivo di Teglia, Genova; Mariangela Di Gangi, Presidente Associazione Laboratorio Zen Insieme; i ragazzi di Sottosopra, Movimento Giovani per Save the Children.

Ogni giorno in Yemen 100 bambini muoiono di fame

Peggio della guerra può la fame. Nella Giornata dell’Alimentazione, mentre l’ONU denuncia la drammatica carestia in Yemen, la peggiore dell’ultimo secolo, Save the Children stima che ogni giorno nel paese più di 100 bambini potrebbero perdere la vita per mancanza di cibo. L’Organizzazione – che dal 1919 lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro e che ieri ha lanciato la campagna globale “Fino all’ultimo bambino” per sensibilizzare sui tragici effetti della malnutrizione –  stima che in Yemen circa 400 mila bambini soffrono di grave malnutrizione e che solo quest’anno oltre 46mila potrebbero morire prima di aver compiuto il quinto compleanno.

“I dati diffusi dall’Onu sono terrificanti ma, purtroppo, non ci sorprendono”, dichiara Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen “Quella di 13 milioni di persone che soffrono la fame sembra una statistica irrealistica, ma dietro questi numeri ci sono tantissimi bambini malnutriti che i nostri operatori sul campo incontrano goni giorno. Non dovremmo aspettare che questa situazione si trasformi in una carestia in piena regola: i bambini in Yemen stanno già morendo di fame.”

“Insicurezza, inaccessibilità al cibo e la vastità di questa crisi impedisce alle organizzazioni umanitarie di raggiungere tutti i minori a rischio. Ogni giorno – prosegue Kirolos – oltre cento bambini rischiano di morire di fame. E non è una crisi dovuta a cause naturali, ma dipende solo dall’uomo. Le parti in conflitto in questa guerra brutale devono deporre le armi e tornare al tavolo dei negoziati, mentre gli altri paesi devono smetterla di alimentare il conflitto fornendo le armi. Da oltre tre anni questa guerra macchia la nostra coscienza collettiva e noi non dovremmo permettere che duri un altro giorno di più”.

Come emerge dal rapporto di Save the Children “Lontano dagli Occhi. Lontano dai cuori. Fuori dalle luci dei riflettori milioni di bambini continuano a morire di malnutrizione. A casa loro”, in Yemen, a oltre tre anni e mezzo dall’inizio dell’escalation del conflitto, gli ostacoli posti alla distribuzione di cibo e medicine da tutte le parti in causa e i recenti combattimenti per il controllo del porto strategico di Hodeidah hanno spinto il paese sull’orlo della carestia, con più di 5 milioni di bambini costretti ad affrontare la quotidiana carenza di cibo e un bambino su 2, che soffre di malnutrizione cronica. In particolare nei territori maggiormente devastati e che oggi contano più di 3 milioni di sfollati, come il distretto di Hodeidah, 1 bambino su 20 è affetto da malnutrizione acuta grave.

Il rapporto – diffuso ieri dall’Organizzazione insieme al lancio della campagna Fino all’ultimo bambino – rivela che nel mondo, ogni giorno, 7.000 bambini sotto i cinque anni muoiono per cause legate alla malnutrizione. Cinque ogni minuto. Bambine e bambini che, a casa loro, in paesi colpiti da carestie e siccità, afflitti dalla povertà estrema o dilaniati da guerre e conflitti, continuano ad essere privati di cibo adeguato, acqua pulita e cure mediche e perdono irrimediabilmente l’infanzia alla quale hanno diritto. Lontano dalle luci dei riflettori.

Ề per questi bambini che Save the Children ha lanciato la campagna globale “Fino all’ultimo bambino” e attivato la raccolta fondi attraverso il numero solidale 45533. L’obiettivo è salvare i bambini che soffrono di malnutrizione e tenere alta l’attenzione su un killer silente e devastante, che contribuisce in maniera decisiva alla morte di circa la metà dei 5,4 milioni di minori con meno di cinque anni che ogni anno, a livello globale, perdono la vita per malattie facilmente curabili e prevenibili.

In Indonesia molti bambini sono rimasti orfani

I bambini che hanno perso i propri genitori o sono rimasti separati dalle loro famiglie durante il devastante terremoto e lo tsunami di venerdì scorso devono essere urgentemente identificati e ricongiunti con i parenti sopravvissuti.

 

Questo l’appello di Save the Children e del suo partner locale in Indonesia, secondo cui molti bambini sono attualmente in stato di shock, soli e traumatizzati.

 

Più di 46.000 bambini, secondo le autorità indonesiane, hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, mentre è stato confermato che le vittime del disastro sono più di 1.400, tra cui centinaia di bambini, e oltre 65.000 abitazioni sono andate distrutte.

 

“Girando per le strade si osserva distruzione ovunque. L’entità del disastro è talmente grande che è impossibile anche solo riconoscere dove prima sorgevano degli edifici. Sono preoccupato soprattutto per i bambini che sono rimasti orfani o che hanno smarrito le proprie famiglie. Molti di loro dormono per strada perché semplicemente non sanno dove andare. È difficile immaginare una situazione più spaventosa per un bambino”, ha affermato Zubedy Koteng, che a Palu si sta occupando della protezione dei minori.

 

Puri*, una bambina di 9 anni, è sopravvissuta al disastro dopo essere rimasta intrappolata sotto le macerie per più di cinque ore. A raccontare la storia allo staff del partner locale di Save the Children è sua sorella Dimas.

 

Puri, racconta la sorella, è stata trovata sepolta accanto a un cadavere e in quel momento era a malapena cosciente. Fortunatamente, aveva una mano libera ed è riuscita ad attirare l’attenzione delle persone che hanno iniziato a rimuovere le macerie fino a liberarla.

 

“Ề un miracolo che Puri sia sopravvissuta. La casa dove vivevamo è stata spostata a circa 50 metri dalla sua posizione originale e pochissime case rimangono ancora in piedi”, ha raccontato Dimas.

 

Save the Children, attraverso il partner locale Yayasan Sayangi Tunas Cilik (YSTC), sta lavorando, in collaborazione con le altre agenzie, per implementare procedure che permettano di individuare i familiari dei bambini e facilitarne la riunificazione, così come per stabilire meccanismi per garantire la protezione dei minori

 

“Riunire i bambini separati con i loro familiari sopravvissuti è una priorità assoluta per garantire la loro protezione e implica un attento coordinamento tra le agenzie e il governo. Faremo di tutto anche per ricongiungere i minori rimasti orfani con altri parenti che possano prendersi cura di loro – ha spiegato Koteng – Raggiungere le comunità a Sulawesi, tuttavia, è molto complicato per via della devastazione che ha provocato lo tsunami e dei collegamenti che sono stati interrotti, e questo contribuisce a rendere ancora più vulnerabili i bambini che sono rimasti separati dalle loro famiglie”.

 

Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, è intervenuta a Palu sin dai primi momenti successivi al terremoto e allo tsunami di venerdì 28 settembre, impegnandosi nella distribuzione di beni di prima necessità, come teli in plastica e corde per costruire rifugi temporanei, taniche e bacinelle per l’acqua, e kit igienici che comprendono sapone e prodotti per la pulizia per prevenire malattie. L’Organizzazione sta inoltre organizzando spazi sicuri per i bambini per proteggerli dal panico delle operazioni di soccorso.

 

Save the Children opera in Indonesia dal 1976 con una risposta umanitaria ai molti disastri naturali tra cui il recente terremoto a Lombok e lo tsunami nel giorno di Santo Stefano del 2004.

 

Per supportare gli interventi di Save the Children nell’emergenza in Indonesia: https://www.savethechildren.it/dona-fondo-emergenze