Artrite, i cibi da evitare

Il consumo di prodotti lattiero-caseari dovrebbe essere evitato dalle persone che soffrono di artrite. Il contenuto proteico nei latticini può irritare i tessuti attorno alle articolazioni. E’ meglio sostituire i prodotti lattiero-caseari con verdure come spinaci, noci, burro, tofu e fagioli.

I pazienti con artrite dovrebbero anche limitare il consumo di sale nella loro dieta. Non solo il sale, ma anche gli alimenti con conservanti extra dovrebbero essere evitati. Possono anche provocare infiammazione alle articolazioni.

La carne rossa, ricca di acidi grassi omega-6, a sua volta, può scatenare dolori e infiammazioni articolari. I pazienti con artrite dovrebbero limitare l’assunzione di questa carne a una volta alla settimana.

Pure i carboidrati raffinati, come pane bianco, pasta bianca, cracker …causano un picco di glucosio nel sangue, che aumenta l’infiammazione nel corpo.

Pure i cibi fritti sono infiammatori e sono fatti con oli ricchi di acidi grassi omega-6. Vanno consumati con moderazione, perché  l’eccesso di cibi fritti interrompe l’equilibrio degli acidi grassi omega-6 e omega-3 nel corpo, il che può aumentare l’infiammazione e quindi peggiorare l’artrite.

Tra i cibi più infiammatori figura anche l’alcool, che andrebbe eliminato dalla dieta quasi definitivamente.

Troppo sale innesca l’Alzheimer

Secondo una nuova ricerca, ridurre il sale potrebbe aiutare a prevenire il morbo di Alzheimer. Infatti, il condimento alimenterebbe lo sviluppo di gruppi di proteine, i grovigli tau, che si raccolgono nel cervello e causano la malattia.

Gli scienziati hanno anche scoperto che i cibi trasformati e i pasti pronti potrebbero portare alla demenza.

L’autore di un nuovo studio, il professor Costantino Iadecola, italiano che lavora alla Weill Cornell Medicine di New York, e uno dei principali neurologi del mondo, ha dichiarato: “I risultati dello studio identificano un percorso precedentemente sconosciuto che collega abitudini alimentari e funzione cognitiva”.

Quando i topi utilizzati nella ricerca sono stati alimentati con cibo salato, questo ha innescato una “cascata” di reazioni chimiche che è culminata in maggiori livelli di tau. Gli animali sono diventati meno capaci di riconoscere i nuovi oggetti e faticavano nel test del labirinto.

Il professor Iadecola ha riferito che nello studio “a partire da 12 settimane di dieta ad alto contenuto di sale, i topi hanno mostrato difficoltà nel riconoscere nuovi oggetti e hanno sviluppato un deficit nella memoria spaziale per il labirinto”.

La mancanza di consapevolezza spaziale è uno dei principali sintomi nelle prime fasi della demenza.

Troppo sale ha ridotto nei topi la produzione di ossido nitrico (NO) che aiuta a mantenere la materia grigia sana aumentando il flusso sanguigno nel cervello. Questo ha attivato un enzima chiamato CDK5 che è fondamentale per produrre tau. Quando l’ossido nitrico è stato dato ai roditori il danno cognitivo è stato invertito.

I ricercatori hanno curato i topi mettendo arginina nella loro acqua, un aminoacido che trova in tutte le forme di vita.

I risultati del nuovo lavoro, pubblicati su Nature, potrebbero portare al trattamento dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer con farmaci a base di ossido nitrico.

Evitare l’assunzione eccessiva di sale e mantenere la salute vascolare può comunque aiutare a scongiurare la demenza negli anziani, ha detto l’autore dello studio, il primo ad aver identificato un nesso causale tra l’eccessivo consumo di sale e il morbo di Alzheimer.

Il prof. Iadecola ha sottolineato che ai topi è stata somministrata da 8 a 16 volte la normale quantità di sale, che corrisponde a 3 – 5 volte il consumo di sale raccomandato per l’uomo di sei cucchiaini, o quattro – cinque grammi, al giorno.

Fattori di rischio vascolare, tra cui un consumo eccessivo di sale, sono stati a lungo associati a malattie cerebrovascolari e a danno cognitivo. Una dieta ricca di sale è un fattore di rischio indipendente per ictus e demenza ed è stata collegata alla malattia cerebrale dei piccoli vasi che sta alla base della compromissione cognitiva vascolare, una condizione associata a un ridotto flusso sanguigno cerebrale.

Ma i nostri dati forniscono un legame precedentemente non riconosciuto tra abitudini alimentari, disfunzione vascolare e patologia tau, ha detto il prof. Iadecola.

No alle compresse effervescenti se si soffre di ipertensione

Le compresse effervescenti possono rappresentare un rischio per la salute, se si soffre di ipertensione. Queste compresse, infatti, contengono solitamente molto sodio e con l’aumento del consumo di sale aumenta la pressione arteriosa.

Le persone che soffrono di ipertensione dovrebbero assumere poco sodio e quindi sarebbe meglio che assumessero i medicinali in compresse o in preparati liquidi.

I pazienti ipertesi possono influenzare positivamente il loro rischio di malattie cardiovascolari, se controllano il loro consumo di sale.

Il sodio contenuto nel sale comune si lega con l’acqua e quindi aumenta il volume del sangue. La pressione nei vasi aumenta e con essa la pressione del sangue.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dice che, al massimo, bisogna consumare due grammi al giorno di sale.

Gli spuntini salati fanno venire fame non sete

Un gruppo internazionale di ricercatori ha trovato che gli spuntini salati fanno venire fame non sete.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno simulato una missione su Marte.

Due gruppi distinti di 10 soggetti maschili sono stati posti in un ambiente di cosmonauti, uno per 105 giorni, l’altro per 205. I due gruppi hanno avuti diete identiche ad eccezione dei livelli di sale. I risultati, pubblicati sul Journal of Clinical Investigation, dicono che una dieta salata ha portato i soggetti a bere di meno.

Evidentemente, dice lo studio, il sale innesca un meccanismo nei reni che li porta a trattenere acqua e a produrre urea, in un processo che consuma energia, causando fame, non sete.

In precedenza, gli scienziati pensavano che il sale catturasse le molecole di acqua nel corpo espellendole attraverso le urine e provocando la sete e che questo portasse le persone a bere di più. Questo studio ha scoperto, che il sale viene espulso attraverso la minzione, mentre l’acqua è rimandata indietro nel corpo.

L’eccesso di sale provoca il ritardo della pubertà

Il sale in eccesso potrebbe ritardare la pubertà, secondo un nuovo studio fatto nei ratti, che ha evidenziato una forte correlazione tra il consumo eccessivo di sale e vari problemi insorti con la pubertà.

Per condurre le loro ricerche, gli scienziati dell’Università del Wyoming (Stati Uniti), che hanno presentato un lavoro al Congresso europeo di Endocrinologia a Dublino, hanno studiato l’effetto del sale sui ratti. Alcuni di questi animali sono stati alimentati con una dieta contenente una quantità di sale da tre o quattro volte maggiore rispetto ai livelli raccomandati di sodio. Gli altri sono stati alimentati con un menu quasi senza sale.

E’ emerso che i ratti il cui consumo di sale era stato eccessivo avevano avuto un ritardo della pubertà, con conseguenti problemi comportamentali e talvolta una diminuzione della fertilità.

Gli autori dello studio hanno asserito che, se un’eccessiva dieta iposodica ritarda la pubertà, una dieta ricca di grassi la anticipa. Anche una dieta senza sale è nociva. I ratti che nello studio avevano consumato cibo non salato avevano avuto un notevole ritardo della pubertà.

Troppo sale incoraggia l’H. pylori e può provocare il cancro allo stomaco

Un nuovo studio ha rivelato che l’eccessivo consumo di sale, non solo causa ipertensione e malattie cardiache, ma può anche aumentare il rischio di cancro allo stomaco.

Il sale, infatti, secondo questo studio, può incoraggiare la crescita dell’H. pylori e renderlo più tossico per le cellule dello stomaco.

Il fattore di rischio di cancro allo stomaco più importante è l’infezione provocata da un batterio chiamato Helicobacter pylori (H. pylori), che provoca un’infiammazione all’interno dello stomaco, che può trasformarsi in tumore.

Le attuali linee guida dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS) suggeriscono che non devono essere consumati più di 5g di sale (meno di 1 cucchiaino) al giorno.

Purtroppo la maggior parte delle sale ingerito dalle persone della nostra epoca proviene dai cibi trasformati, quali pane, formaggio, cereali per la prima colazione e piatti pronti, per cui è molto difficile misurare la quantità consumata.

Troppo sale fa male: nuova conferma

Il troppo sale porta alla morte più di 1,6 milioni persone nel mondo ogni anno, secondo una nuova ricerca che ha analizzato 205 studi sull’apporto di sodio in vari paesi, pari ai quasi tre quarti della popolazione adulta del mondo.

In uno studio separato sono stati determinati gli effetti del sodio sulla pressione sanguigna e sul rischio di malattia cardiovascolare.

Il livello medio del consumo di sodio nel 2010 è stato di 3,95 grammi al giorno, quasi il doppio dei due grammi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

In totale, i ricercatori hanno calcolato che 1,65 milioni di morti per malattie cardiovascolari si sono verificate ogni anno come conseguenza del consumo di sale oltre il limite posto dall’OMS.

Il dottor Dariush Mozaffarian, dalla Tufts University negli Stati Uniti, ha detto che il “sale, usato in cucina, spruzzato sul cibo o incorporato nei prodotti alimentari è di gran lunga la principale fonte alimentare di sodio”.

La ricerca, pubblicata nel ‘New England Journal of Medicine’, ha trovato che quattro dei cinque decessi globali, attribuibili all’alto consumo di sodio si sono verificati nei paesi a basso e medio reddito.