Ricco o povero? La tua faccia lo rivela

Un nuovo studio i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Personality and Social Psychology ha rivelato che lo stato finanziario delle persone si riflette sui loro volti e che gli altri possono facilmente capire se si è finanziariamente in buono stato, solo dall’aspetto.

Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Toronto dice che le persone, che stanno finanziariamente bene conducono spesso una vita pacifica e che questa felicità si riflette spesso sul loro volto.

Durante la ricerca, gli studiosi hanno utilizzato 160 fotografie in scala di grigi per determinare se dei soggetti fossero in grado di capire lo stato finanziario di queste persone, solo dal loro aspetto.

Le 160 persone comprendevano 80 maschi bianchi e 80 femmine e nessuno di loro aveva tatuaggi e piercing sul volto. La metà delle persone nelle foto guadagnava uno stipendio medio annuo di oltre $ 1,50,000, mentre le persone rimanenti guadagnavano sotto i $ 35.000.

Successivamente, ai soggetti è stato chiesto di indovinare la classe sociale delle persone delle foto e, cosa interessante, gli interpellati hanno risposto correttamente, il 68% delle volte.

Anche se i soggetti hanno indovinato correttamente lo stato finanziario delle persone osservando il loro aspetto, non è ancora chiaro come abbiano potuto formulare correttamente tali risposte.

“Le persone non sono veramente consapevoli di quali segnali stiano usando quando formulano questi giudizi: se chiedi loro perché, non lo sanno”, ha detto R. Thora Bjornsdottir, dell’Università di Toronto .

Nicholas Rule, coautore dello studio, ha dichiarato che il prossimo passo sarà condurre una ricerca sulle persone anziane per determinare se gli indizi facciali siano diventati più evidenti nelle persone, nel corso del tempo.

La relazione tra benessere e classe sociale era già stata dimostrata da ricerche precedenti: queste differenze di benessere si riflettono anche sui volti delle persone, secondo il nuovo studio.

L’odore del compagno abbassa lo stress

Un nuovo studio dell’Università fatto nella British Columbia, in Canada,e  pubblicato sul ‘Journal of Personality and Social Psychology‘, ha trovato che l’odore del proprio compagno abbasserebbe l’ormone dello stress, chiamato cortisolo.

Per completare questo studio, sono state assunte 96 coppie. Per 24 ore, gli uomini dovevano indossare una maglietta in modo che fosse intrisa del loro odore.

Poi, i loro compagni hanno annusato tre diverse t-shirt: una mai indossata, una indossata dal loro partner e un’altra ancora indossata da un estraneo.

Poi, i candidati sono stati sottoposti a dei test considerati stressanti.

Lo studio ha scoperto che coloro che avevano annusato la maglietta del loro partner erano stati più tranquilli prima e dopo il test.

Al contrario, l’esposizione al profumo di un estraneo aveva avuto l’effetto opposto e innalzato i livelli dell’ormone dello stress.

I bambini e la Rabbia: il teatro può aiutare

Come affrontare la rabbia? Come uscire da quel labirinto di emozioni e voci interiori in cui spesso finiscono i bambini? La consapevolezza è una strada: essere coscienti di trovarsi in un labirinto e decidere di uscirne. Detta così però è difficile da spiegare ad un bambino. Ed ecco che quindi entra in gioco il linguaggio del teatro. Entrare ed uscire dal labirinto della rabbia è infatti proprio quello che accadrà ai protagonisti dello spettacolo teatrale “Clarabella e le Rabbiastorie” che debutterà domenica 1 ottobre a Villafranca Padovana, alle ore 16.30 presso la sala polivalente in piazza Marconi, nell’ambito della Rassegna Teatri in Rete 2017/2018 promossa da Teatro Bresci.

Una produzione del tutto originale della compagnia teatrale padovana Febo Teatro che ha scritto il soggetto, ideato le canzoni, realizzato la scenografia e i costumi, curato la regia e la messa in scena.

<Dopo anni di esperienza e di laboratori nelle scuole – spiega il regista Nicola Perin – abbiamo avuto modo di capire, insieme agli insegnanti, che il tema della gestione dei sentimenti e della rabbia in particolare è di forte interesse. Abbiamo pensato di costruire uno spettacolo a supporto delle scuole per aiutare i bambini ad affrontare questo tema offrendo loro attraverso il teatro una possibile chiave di lettura, una “via di uscita” che potrebbero applicare nella quotidianità>.

Autore del testo del copione è Gianluca Meis, psicologo ed educatore padovano, fondatore insieme al regista Nicola Perin di Febo Teatro nonché Presidente di Acli Arte e Spettacolo Padova e di Ata Teatro Padova, da sempre sensibile a queste tematiche per formazione, esperienza e vocazione: <E’ la teoria – spiega – del “come si fa”. Nell’educazione l’esempio è uno strumento di apprendimento: piuttosto che fermarsi a dire cosa si deve fare meglio mostrare come si fa. Farlo attraverso il teatro è l’ideale, soprattutto per i ragazzi: si usa un mezzo espressivo accattivante, che cattura l’attenzione degli spettatori e che quindi permette loro di apprendere, in questo caso di identificare una possibile soluzione al problema della gestione della rabbia>.

Dopo la prima di domenica lo spettacolo verrà replicato in numerose scuole del territorio, ed è ancora possibile richiedere delle repliche. Info e contatti: 3201430701 – info@feboteatro.it

Febo Teatro è attiva sia sul territorio padovano che nel veneziano con numerosi corsi di teatro per bambini, ragazzi e adulti: info su www.feboteatro.it

Ingresso 3€

La scrittura espressiva aiuta a superare l’ansia prima di un compito

Se l’ansia di eseguire un compito imminente sta procurando stress, semplicemente scrivere i propri sentimenti può aiutare a svolgere l’attività in modo più efficiente, come suggerisce una nuova ricerca, pubblicata su Psychophysiology.
I ricercatori, per lo studio, hanno reclutato degli studenti universitari cronicamente ansiosi, che dovevano sottoporsi a una prova.
A circa la metà dei partecipanti, ha fatto scrivere i suoi pensieri e sentimenti sull’imminente compito per otto minuti. L’altra metà, il gruppo di controllo, ha, invece, scritto ciò che aveva fatto il giorno prima.
I due gruppi, sottoposti alla prova che dovevano affrontare, hanno mostrato lo stesso livello, in velocità e accuratezza, ma il gruppo di scrittura espressiva ha eseguito in modo più efficiente il compito,  utilizzando meno risorse cerebrali, come rilevato da elettroencefalografia o EEG.
Mentre molte ricerche precedenti avevano dimostrato che la scrittura espressiva può aiutare gli individui a rimuovere i traumi passati o gli eventi stressanti, lo studio attuale suggerisce che la stessa tecnica può aiutare le persone a prepararsi in futuro per dei compiti stressanti.
 
Lo studio ha fornito la prima prova neurale dei vantaggi della scrittura espressiva, ha dichiarato Hans Schroder, studente di psicologia della Michigan State University (MSU) negli Stati Uniti.

Un bicchiere di vino libera il pensiero creativo

Un bicchiere di vino o una pinta di birra aiutano a liberare la creatività, secondo un nuovo studio pubblicato nel ‘Journal Consciousness and Cognition’.

Anche se si ritiene che l’emisfero sinistro del cervello sia responsabile del pensiero pratico, logico e organizzato, il processo che stimola la creatività, sembra che sia più complesso.

“L’alcol è legato alla creatività”, ha affermato l’autore principale dello studio Mathias Benedek, professore dell’università di Graz, in Austria. “Precedenti ricerche avevano scoperto che quasi la metà dei grandi scrittori bevevano. Ora, abbiamo scoperto che una piccola bevanda può davvero aiutare in alcuni aspetti della creatività”.

Il bere moderato potrebbe rendere un po’ difficile concentrarsi sul lavoro, ma “Potrebbe funzionare bene per qualcuno che sta seduto per concepire idee creative o di brainstorming in una sala di consiglio”, ha suggerito Benedek.

Per giungere alle loro conclusioni i ricercatori hanno dato a un gruppo di partecipanti una bottiglia di birra normale, mentre a un altro gruppo una birra non alcolica, apparentemente identica all’altra.

Ai partecipanti sono stati quindi assegnati una serie di compiti di associazione di parole.

E’ emerso che coloro che avevano bevuto alcool mostravano più probabilità di trovare il legame tra le parole, rispetto ai non bevitori.

Lo studio ha anche rivelato che coloro che consumavano alcool avevano meno attenzione e ‘controllo cognitivo’.

L’alcool rende più difficile tenere in considerazione tutti i parametri del compito assegnato, dice lo studio, ma può anche aiutare ad arrivare a una soluzione da un’altra direzione. Inoltre distogliendo l’attività centrale, l’alcol permette di sfruttare l’inconscio per trovare soluzioni alternative.

 

I disturbi mentali e fisici son collegati

Negli adolescenti, la depressione colpisce lo stomaco, mentre l’ansia le malattie della pelle, secondo un nuovo studio fatto sul rapporto tra i disturbi mentali e quelli fisici.

Per la prima volta, gli psicologi dell’Università di Basilea in Svizzera e quelli dell’Università Bochum di Ruhr in Germania hanno identificato gli schemi temporali nei giovani, consapevoli del fatto che disturbi mentali e malattie fisiche frequentemente vanno insieme.

I disturbi fisici e mentali sistematicamente co-accadono e c’è il rischio che un bambino o un adolescente, sofferenti di disturbi mentali, abbiano poi spiacevoli sviluppi.

I disturbi dell’umore, come la depressione, sono seguiti spesso da artrite e da malattie dell’apparato digerente, mentre l’epilessia causa l’aumento del rischio di avere disturbi alimentari. Esiste una relazione simile tra l’ansia e le malattie della pelle, inoltre, l’ansia è più comune nelle persone con malattie cardiache.

La relazione tra disturbi mentali e fisici può andare in entrambe le direzioni, hanno sottolineato gli psicologi. Le malattie dello stomaco, ad esempio, potrebbero, favorire lo sviluppo della depressione.

Lo studio, si è basato sui dati di quasi 6500 americani, dai 13 ai 18 anni. I ricercatori hanno notato che alcune malattie fisiche tendono a verificarsi più frequentemente nei bambini e negli adolescenti, che hanno sofferto in precedenza di alcuni disturbi mentali.

La personalità più comune è quella dell’invidioso

Le persone possono essere classificate in quattro tipi di personalità di base: ottimisti, pessimisti, fidati e invidiosi, secondo un nuovo studio sul comportamento umano fatto in Spagna in alcune università, tra cui la Universidad Carlos III di Madrid.

Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Science Advances’, ha analizzato le risposte di 541 volontari su centinaia di dilemmi sociali, con opzioni che solitamente portano alla collaborazione o al conflitto con gli altri, sulla base degli interessi individuali o collettivi.

I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo informatico, con l’obiettivo di classificare le persone in base al loro comportamento.

L’algoritmo ha organizzato il 90 per cento delle persone in quattro gruppi: il gruppo più numeroso, pari al 30 per cento dei partecipanti, è risultato quello degli invidiosi, mentre gli ottimisti, i pessimisti, i fidati (sempre cooperativi) sono risultati ciascuno il 20 per cento.

C’è stato un quinto gruppo, rappresentato dal 10 per cento, che l’algoritmo non ha catalogato in questi quattro gruppi. Quella percentuale è composta da individui che non rispondono in modo determinato a uno dei modelli descritti, evidenziato che oltre ai quattro gruppi principali ci sono numerosi sottotipi.

I risultati dello studio, ha detto Yamir Moreno, dell’Universidad di Saragozza in Spagna, vanno contro alcune teorie, ad esempio contro quella secondo cui gli esseri umani compiono atti puramente razionali. Invece, quella dell’invidioso è la personalità più comune e riguarda il 30 per cento della gente, mentre le altre personalità più comuni sono, per il 20 per cento, rientranti in ciascuno degli altri tre gruppi.