Brexit, è stato un errore allargare l’Ue?

“È stato un errore allargare la Nato e l’Ue?”. Per rispondere a questa domanda, la John Cabot University (JCU) ha tenuto una tavola rotonda, a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici, in collaborazione con il Centro Ceco di Roma e il Circolo Slavistico Romano di Roma Tre, in coincidenza col Brexit Day. Obiettivo: analizzare e stilare un bilancio dei cambiamenti verificatisi dalla caduta del muro e dal crollo del comunismo, in «30 anni di democrazia all’Est», con un occhio a cosa potrebbe profilarsi dietro l’angolo.

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Giornata Disabilità, le richieste dell’ass. Luca Coscioni

Il 3 dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, come stabilito dal programma di azione mondiale per le persone disabili, istituito nel 1981 dall’Assemblea generale dell’ONU. Una giornata istituita per promuovere il benessere, eliminare la disparità e facilitare l’inclusione.

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Sugar tax, misura positiva se c’è educazione alimentare

La Sugar tax è una misura positiva, è però necessario che i proventi siano investiti in progetti di educazione alimentare, secondo Slow Food

Periodicamente la proposta di una sugar tax entra tra le ipotesi della manovra di bilancio e ne esce poco dopo, generalmente in seguito alla forte azione di lobby delle potenti aziende che producono bevande gassate e altri prodotti ad alto contenuto di zucchero. Nella compagine di quanti fanno opposizione compaiono anche i produttori di zucchero italiani, anche se solo il 20% circa dello zucchero consumato in Italia è di produzione nazionale. Siamo quasi certi che anche questa volta la storia si ripeterà. Tuttavia, ci sembra utile ribadire la posizione di Slow Food in proposito.

 

Secondo un recente rapporto dell’Unicef, in Italia oltre il 35% dei bambini e adolescenti (dai 5 ai 19 anni) sono in sovrappeso o obesi, il dato peggiore in Europa. Tra le cause del problema, sicuramente c’è l’eccesso di zuccheri che gli italiani assumono ogni giorno in quantità mediamente doppia rispetto a quanto consigliato dall’Oms (25 grammi, l’equivalente di 5 bustine di zucchero). Il contenuto di una sola lattina di soft drink supera ampiamente la dose consigliata.

 

La gravità della situazione è evidente e non va sottovalutata. E se le tasse non sono mai di per sé una buona soluzione per risolvere i problemi e tantomeno una scelta strategica, bisogna comunque riconoscere che le esperienze dei Paesi in cui è stata applicata la sugar tax dimostrano un conseguente, notevole calo dei consumi di soft drink, come avvenuto in Francia, Norvegia, Messico, Cile e Ungheria. In Gran Bretagna invece la tassazione è progressiva rispetto alla quantità di zuccheri aggiunti, e ciò ha portato le aziende produttrici a ridurre il tenore zuccherino nelle bibite.

A Berkeley, San Francisco, Oakland e Seattle, negli Stati Uniti, le entrate derivanti dalle tasse sulle bevande zuccherate vengono utilizzate per pagare programmi di nutrizione e attività fisica, frutta e verdura fresca per i destinatari del programma di assistenza nutrizionale supplementare, e altro ancora.

 

L’esempio statunitense è quello più efficace, perché più incisivo nel lungo periodo. Anche in Italia la sugar tax sarebbe un buon punto di partenza, ma deve far parte di un progetto più ampio: lo zucchero non è la sola sostanza da mettere all’indice, occorre ridurre in generale il consumo di cibi ultra-processati, eccessivamente ricchi di grassi e sale. Gli zuccheri poi non devono poter essere sostituiti con altre sostanze edulcoranti, alcune delle quali addirittura sconsigliate alle donne in gravidanza e ai minori di 12 anni.

 

È necessario accompagnare l’introduzione della sugar tax con norme che ne destinino i proventi all’inserimento nei programmi scolastici di percorsi di educazione alimentare e sensoriale,  per abituare il palato a gusti naturalmente dolci, nonché a progetti di miglioramento delle mense scolastiche. In questo modo, la tassa così impiegata non si configurerebbe come un ennesimo balzello, ma anzi sarebbe un mezzo efficace per intervenire alla radice nella lotta a sovrappeso e obesità infantili, con un effetto di miglioramento della prevenzione a tutto vantaggio del sistema sanitario.

 

Guerra Alle Slot: Il governo si concentra sull’online quando l’80% del gioco avviene nei bar e locali commerciali

di Lorenzo Asuni

Gli sforzi del primo governo Conte si sono concentrati sull’online che risulta invece il canale più sicuro e certificato.

Un elemento di continuità a cavallo dei due governi Conte sarà sicuramente il contrasto al gioco d’azzardo. Al punto 22 del programma si legge «Sarà rafforzata l’azione di contrasto al gioco d’azzardo patologico». Il focus principale dell’azione del vecchio governo è stata la guerra alle slot machine con particolare attenzione verso l’online.

Dati 2018: Slot Machine

Come confermato, dall’analisi svolta da un sito di settore, le slot fisiche nel 2018 hanno raccolto 48,6 miliardi di euro, le slot machine online “solo” 12,8 miliardi ma secondo alcuni addetti ai lavori gli effetti del Conte 1 ha avuto effetti intensi sulle Slot Machine Online ma poco concreti verso le VLT, cioè tutte quelle slot machine fisiche presenti nei bar ed esercizi commerciali.

Decreto Dignità Slot Machine Online

Perché sarebbe meglio concentrarsi sulle slot dei bar e locali commerciali?

L’80% della spesa delle slot avviene su macchine fisiche e risulta sorprendente la strategia avuta dal governo Lega-5S, dato che l’attenzione mediatica si è sempre rivolta sul gioco legale a distanza e la sua pubblicità, mentre il principale canale che porta al vizio patologico, le VLT, continua in silenzio a mietere vittime. Le Slot Machine Online prese di mira dal recente decreto, come motivato accuratamente qui nell’analisi svolta, sono la parte con meno criticità e maggiori controlli:

  1. Identificazione Giocatori: La prima distinzione netta da fare è a riguardo dell’identificazione dei giocatori e dei limiti al gioco, in termini di tempo e denaro. Le Slot Machine Online esigono una identificazione previa, via documento d’identità e deposito con un mezzo di pagamento intestato alla stessa persona, non permettendo depositi in contanti.
  2. Limiti di giocoI meccanismi di controllo non eludibili includono una serie di meccanismi di tutela e di autoesclusione, oltre alla possibilità di imporre dei limiti quantitative al proprio gioco. Queste “accortezze” non esistono nelle VLT, allo stato attuale delle cose.
  3. Imposizione Fiscale: Particolare criticità è stata rilevata negli anni al riguardo dell’elusione al controllo e anche alla relativa imposizione fiscale delle VLT. In base ai dati del libro blu delle Agenzie dei Monopoli e delle Dogane, nel 2018 il ritorno al giocatore di tutte le slot “fisiche” è stato del 79%, mentre nelle Slot Machine Online del 96%. Questa è la percentuale che è stata restituita ai giocatori come vincite, in altre parole ogni 100 euro giocati la macchina ne restituisce 79 (in modo totalmente aleatorio e prevedibile). Diversi scandali sono esplosi già negli anni passati, quando diversi operatori di sale slot non collegavano regolarmente le VLT alla rete informatica di SOGEI e quindi non registravano incassi né vincite, senza poter garantire alcun controllo.  Decreto Dignità VLT

Qualcosa si muove sulle VLT

Il garante della privacy ha dato il via libera lo scorso 29 agosto all’utilizzo della tessera sanitaria come mezzo di identificazione degli utenti VLT a partire dal 1° Gennaio 2020. Tutti gli apparecchi che non consentono questa identificazione dovranno essere rimossi dagli esercizi commerciali con effetto immediato. Questa misura dovrebbe almeno rendere più difficile l’accesso al gioco da parte dei minori di età, una fascia particolarmente vulnerabile alla ludopatia.

Come spesso accade sembra che si stia cercando di porre rimedio ad un problema come quello del gioco d’azzardo partendo però dal minore dei mali e trascurando fortemente invece la principale causa che porta alla ludopatia.

Turismo. torni ad essere prima industria per il Paese

da AIG – Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù
Serve dare slancio ad un settore chiave, quale quello del Turismo. Il settore è fermo da troppo tempo, per questo confidiamo nelle iniziative intraprese dal Ministro Centinaio, coscienti che si possa finalmente rilanciare l’immagine e la promozione del Belpaese con iniziative, provvedimenti e sostegni chiari, concreti, rapidi ed efficaci, a partire dalla più precisa classificazione e rispondenza delle strutture ricettive, atta a superare l’enorme e intollerabile confusione vigente
Assieme a questo il miglioramento dei servizi, l’’approfondimento e il monitoraggio della domanda e dell’’offerta in modo da poter indirizzare le risorse nelle migliori direzioni possibili; la concertazione tra locale e nazionale, e quella tra organismi nazionali stessi in vari modi competenti, costituiscono le altre priorità. Una nuova “visione” sull’argomento è indispensabile per generare più incisive politiche di sviluppo che non potranno, comunque, prescindere da un’intelligente promozione territoriale e di sistema; da una migliore distribuzione e impiego delle risorse; da un adeguato sostegno alla innovazione; da una più efficace valorizzazione delle eccellenze italiane in equilibrio tra le ragioni della sostenibilità e dell’accessibilità. Tutti temi che, ritengo, il Ministro Gian Marco Centinaio, con cui ci siamo confrontati di recente per mettere meglio a fuoco ruolo, missione prospettive future di AIG, ha ben in evidenza sulla propria scrivania e cui non mancherà di portare serio apporto.
Serve un lavoro di squadra affinché il Turismo possa crescere e decollare. Risorse umane, scuole di formazione, stimolo all’’industria culturale, comunicazione. Ma soprattutto, spinta al turismo scolastico, sociale, sportivo e giovanile, lasciato a sé stesso per troppo tempo. Ecco i capisaldi dell’’attesa, e non più rinviabile, ‘rivoluzione’ del settore, che non può prescindere da un coordinamento politico e istituzionale”.
Così Filippo Capellupo, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, l’Ente morale e assistenziale che dal 1945 gestisce gli alberghi e gli ostelli per la gioventù e anche attraverso essi promuove il turismo scolastico, giovanile, familiare e sociale in Italia.

 

Elezioni 2018: FlixBus lancia #IoVoglioVotare contro l’astensionismo

In vista delle elezioni del 4 marzo, FlixBus, leader europeo della mobilità in autobus, lancia l’iniziativa #IoVoglioVotare, con cui punta a facilitare l’accesso alla sua rete per limitare il rischio di astensione in Italia.

L’iniziativa nasce dalla presa di coscienza dell’alto tasso di astensione in Italia, un problema che sembra riguardare soprattutto i giovani: secondo l’istituto di ricerca Demòpolis, infatti, l’affluenza alle urne fra gli elettori tra i 18 e i 29 anni quest’anno potrebbe non superare il 50%, e i dati Istat attestano che la percentuale di astensionismo tra i giovani è aumentata del 15% rispetto alle elezioni passate. Un ostacolo è spesso costituito dal costo del viaggiodagli studenti fuori sede ai lavoratori domiciliati in una città diversa da quella di residenza, sono molti gli elettori che, non potendo sostenere questa spesa, potrebbero dover rinunciare a esercitare il proprio diritto di voto.

Con #IoVoglioVotare FlixBus intende favorire l’impegno civico di chi torna a casa a votare

Con #IoVoglioVotare FlixBus intende favorire l’impegno civico di chi si recherà ai seggi, rimborsando tutti i viaggi effettuati tra venerdì 2 marzo e domenica 4 marzo verso il comune di residenza. L’iniziativa è valida su tutte le destinazioni italiane, anche per i viaggi effettuati con partenza dall’estero.

«Come operatore della mobilità, ci adoperiamo da sempre per permettere a chiunque di spostarsi in Italia indipendentemente dalle proprie risorse economiche. Quando a essere in gioco è un diritto fondamentale come quello al voto, questo obiettivo diventa un dovere sociale vero e proprio, che come azienda italiana siamo chiamati a perseguire. Siamo convinti che iniziative come questa siano un piccolo ma indispensabile contributo per promuovere la democrazia: vogliamo che la libera espressione di un diritto e dovere civico non incontri ostacoli, e per questo ogni contributo che sapremo dare sarà una vittoria in più per il nostro Paese. Noi come azienda responsabile vogliamo fare la nostra parte» afferma Andrea Incondi, Country Manager di FlixBus Italia.

Tutte le condizioni

Per ottenere il rimborso del biglietto, i passeggeri dovranno inviare a iovogliovotare@flixbus.it una foto di sé davanti al seggio elettorale con la tessera elettorale ben visibile in mano, insieme ai seguenti dati: nome, cognome, numero di prenotazione e indirizzo mail utilizzato per effettuare la prenotazione. Foto condivise sui social media non saranno prese in considerazione come condizione per richiedere il rimborso.

·         Valida esclusivamente per prenotazioni effettuate tramite l’app FlixBus gratuita;

·         Valida per viaggi verso tutte le destinazioni FlixBus in Italia, anche con partenza dall’estero;

·         Forma di rimborso: un voucher di valore pari all’importo del viaggio effettuato per raggiungere il comune di residenza, valido per un mese;

·         Metodo di rimborso: inviare a iovogliovotare@flixbus.it la foto con i seguenti dati: nome, cognome, numero di prenotazione e l’indirizzo mail utilizzato per effettuare la prenotazione; foto condivise sui social media non saranno prese in considerazione come condizione per richiedere il rimborso.

·         Calendario:

–        Da mercoledì 21 a mercoledì 28 febbraio (incluso): periodo per effettuare la prenotazione

–        Da venerdì 2 a domenica 4 marzo (inclusa): periodo per effettuare il viaggio

–        Da lunedì 5 a domenica 11 marzo (inclusa): periodo per inviare la foto e i dati della prenotazione

–        Da lunedì 12 a lunedì 26 marzo (incluso): trattamento delle domande di rimborso

–        Dal venerdì 1 a sabato 30 giugno (incluso): periodo di validità del voucher

Il popolo vuole andare a votare? I nostri politici fanno pena

Ormai sono diventati, davvero, tutti uguali. Non è un luogo comune, ma una seria considerazione. I politici con le loro dichiarazioni mostrano come ormai essi parlino tutti lo stesso linguaggio, quelli nuovi e quelli vecchi, quelli di professione e i cosiddetti populisti.

L’ultima frase ricorrente in queste ore è che “gli italiani vogliono andare a votare”. Gli italiani a dire il vero vorrebbero altre cose. Della legge elettorale e di andare alle urne non gliene può importare di meno. Il popolo vorrebbe stabilità e sicurezza, oltre al completamento veloce di alcune iniziative già avviate dal governo Renzi. Aver detto ‘no’ in un referendum non vuol dire voler andare a votare. Ci sono i terremotati e i lavoratori che aspettano.

I nostri politici ormai sono tutti scollati dal paese reale e scambiamo il loro piccolo mondo per l’universo popolare.

Diceva il filosofo Francesco Bacone, in un contesto più nobile e più ampio, che l’uomo doveva liberarsi dagli idola, dai fantasmi, dai pregiudizi della mente per raggiungere un corretto approccio.

Ecco, le menti dei nostri politici sono pervase dagli idola, perchè essi scambiano il loro piccolo mondo, i loro meschini desideri, per l’universo popolare.

Per favore, cari politici, dopo che ci propinate ogni giorno, tramite i giornali mainstream, i vostri penosi battibecchi su quale legge elettorale preparare per potervi assicurare le vostre posizioni e dopo che vi riempite la bocca con la parola ‘elezioni’, non attribuite i vostri interessi personali alla volontà del popolo.

Ecco alcune delle frasi dette dai nostri ‘cari’ politici nelle ultime ore:

“Il popolo vuole votare e non gradisce Renzi presidente del Consiglio. Si deve andare al voto il prima possibile”, ha detto Giancarlo Giorgetti della Lega Nord.

“Riteniamo che l’unico modo per rispettare quanto ampiamente emerso dal referendum sia mettere l’Italia nelle condizioni di avere prima possibile un governo scelto dagli italiani e non frutto delle manovre di Palazzo”, ha sottolineato Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia.

Anche Luigi di Maio del Movimento 5Stelle ha asserito che il popolo vuole il voto, dato che non ne può più dei “governi che non passano per il popolo”.

Davvero fanno pena i nostri politici, quelli tradizionali e quelli che si dicono diversi.

Abbiamo appena speso un sacco di soldi per un referendum, ora spenderemo altri soldi per le nuove elezioni. Il popolo italiano può aspettare, le sue reali esigenze non sono prioritarie.