E’ allarme Pokemon Go, Telefono Azzurro mette in guardia

Pokemon Go è diventato il più grande videogioco per dispositivi mobili nella storia, con 21 milioni di utenti attivi, tutti i giorni, secondo uno studio di SurveyMonkey.

Secondo l’analisi di SensorTower gli utenti del mobile trascorrono più tempo a giocare al Pokemon, il gioco d’avventura sviluppato da Niantic Inc. e distribuito dalla giapponese Nintendo, che su Facebook.

Pokemon è diventato il più popolare gioco nell’App Store, solo 24 ore dopo il suo debutto, una settimana fa, e ha già più utenti di Twitter, mentre su Android, secondo SurveyMonkey supererà Snapchat tra pochi giorni.

Negli Stati Uniti la polizia ha messo in guardia contro i pericoli che possono derivare dall’utilizzo dell’applicazione. “Un gioco divertente può avere conseguenze tragiche nella vita reale se si sta guidando o attraversando la strada”, ha avvertito il dipartimento di Polizia stradale di New York.

In Italia, a lanciare l’allarme è stato Telefono Azzurro. La nuova app Pokemon Go, che si preannuncia come una vera e propria tendenza dell’estate, impone una riflessione sui potenziali rischi di alcuni giochi online per bambini e adolescenti. Proprio in un momento delicato e critico come il periodo estivo, in cui i più piccoli non vanno a scuola, hanno più tempo libero, sono più soli e quindi sempre più “connessi”, dice l’organizzazione in difesa dei più piccoli.

La realtà aumentata e la geolocalizzazione, che costituiscono i principi fondamentali del gioco, rischiano di esporre i piccoli giocatori a non pochi pericoli, primo fra tutti l’adescamento da parte di adulti malintenzionati, con gli scopi più diversi, dalla rapina all’abuso sessuale. Questo perché l’applicazione coniuga le basi del videogioco con il mondo reale: per catturare i pokemon occorre spostarsi fisicamente nello spazio. Episodi come quello del Missouri, dove tramite l’applicazione quattro rapinatori armati hanno attirato e derubato 11 adolescenti in una zona isolata, non devono più accadere. Così come devono essere scongiurati i rischi di investimenti o incidenti stradali, per distrazione.

“Nel mondo virtuale, purtroppo, le differenze di età sono annullate. E questo rischia di essere una grossa fonte di pericoli per i minori, che si ritrovano soli e senza difese, esposti alle mire di malintenzionati”, ha commentato Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro e docente di Neuropsichiatria Infantile, “E’ proprio in questi spazi, che si insinuano sempre di più i fenomeni dell’adescamento online e della pedofilia. Da un lato, occorre che bambini e ragazzi sviluppino una maggiore responsabilità nell’uso di questi strumenti. Su questo Telefono Azzurro promuove, da anni, attività di prevenzione, formazione nelle scuole, ascolto e intervento, con l’obiettivo di promuovere un uso sicuro del web. Dall’altro, sono le aziende sviluppatrici di nuove tecnologie a dover giocare un ruolo chiave per garantire che gli strumenti da loro promossi non possano in nessun modo mettere a rischio i minori”.
Per promuovere il tema della sicurezza in Rete, Telefono Azzurro ha lanciato la campagna DIVENTA UN DIGITAL SUPPORTER #TAdigitalsupporter, che mira a costituire una rete di volontari digitali pronti a diffondere attraverso i social informazioni e materiali sul tema dell’Internet sicuro e segnalare potenziali pericoli. chiamando subito l’1.96.96 o scrivendo a www.azzurro.it/chat.

I bambini sono sempre più vittime dello sfruttamento sessuale

Dopo due anni di ricerca, Ecpat, un’ONG che conduce campagne per la fine della prostituzione minorile nel mondo, ha rivelato, in un rapporto pubblicato giovedì, che i bambini sono sempre più vittime dello sfruttamento sessuale, in tutto il mondo.

“Nessun paese è risparmiato”, ha detto la ONG nella sua relazione di 150 pagine, deplorando la mancanza di cifre e di dati affidabili, dato che si tratta di crimini nascosti, difficili da quantificare.

Ormai, a molestare i bambini non è solo “l’uomo bianco, occidentale, ricco e maturo”, ma i pedofili “possono essere stranieri o locali, giovani o vecchi”, dicono gli autori della relazione, precisando essi hanno anche caratteristiche economiche e sociali molto diverse: sono sia turisti, che uomini d’affari, immigrati, lavoratori temporanei, espatriati o volontari. Su 316 persone che lavorano nei cantieri edili, il 25% ha ammesso avere avuto rapporti sessuali con degli adolescenti.

Caduto anche un altro stereotipo: il turismo sessuale non è solo fatto da turisti stranieri. Nella maggior parte dei casi, gli autori delle violenze sessuali sono viaggiatori locali, nazionali e regionali, specialmente nelle Filippine e in Cambogia dove i pedofili per il 90% e il 75% sono uomini locali.

Lo sfruttamento sessuale dei bambini è anche aumentato significativamente a causa del massiccio sviluppo del turismo mondiale, nell’ultimo decennio. Ora le persone si muovono di più e lo sviluppo delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione contribuiscono a facilitare i pedofili.

Giornata Nazionale per la lotta alla Pedofilia, il SOS Telefono Azzurro

Anche i recenti fatti di cronaca hanno evidenziato che la pedopornofilia è un grave problema nel nostro Paese e non solo, mentre si stanno moltiplicando le occasioni di adescamento, pure tramite i nuovi media.

La pedopornografia purtroppo è in crescita, con le femmine che ne sono vittime più dei maschi.

Tra dinamiche e peccati familiari inconfessabili, omertà di gruppi sociali e organizzazioni, le vittime spesso sono costrette a rivolgersi telefonicamente ai servizi di emergenza appositi, quando non sono troppo traumatizzate o impaurite per poterlo fare.

In questo contesto e in occasione della Giornata Nazionale per la lotta alla pedofilia e alla pedopornografia del 5 maggio, SOS Il Telefono Azzurro Onlus, come ogni anno, ha pubblicato il Dossier sulla Pedofilia, con i dati aggiornati sulle segnalazioni ricevute dalle linee di ascolto 1.96.96, 114 Emergenza Infanzia e il servizio chat.

Solo nel 2015 le linee della associazione hanno gestito più di 4724 richieste di aiuto di bambini e adolescenti, delle quali 241 – circa il 5% sul totale – hanno riguardato situazioni di emergenza per abusi sessuali. Una tendenza in crescita rispetto agli anni passati, che diventa ancora più significativa se si considerano anche le segnalazioni ricevute dal 114 legate alla pedopornografia online (8,8%), raddoppiate rispetto al 2013 (4,4%).

La maggior parte degli abusi sessuali segnalati vengono messi in atto da persone conosciute (oltre il 76% dei casi della linea 1.96.96 e oltre il 54,3% dei casi per la linea 114), per lo più appartenenti al nucleo familiare. Si riscontra, tuttavia, un trend in aumento nella percentuale di responsabili estranei o amici/conoscenti esterni al nucleo familiare della vittima.

I dati confermano il “primato” femminile delle vittime di abusi (65%) e l’alta percentuale dei minori di 11 anni (oltre il 40%). Inoltre, anche se il numero di bambine vittime sotto i 10 anni rimane rilevante, risulta decisamente in crescita il numero delle adolescenti vittime di abusi sessuali: al 114 Emergenza Infanzia si è passati dal 22,3% del 2013, al 25% del 2014, al 33,3% del 2015.

Per quanto riguarda, invece, le vittime di sesso maschile, aumenta il numero dei bambini sotto gli undici anni (dal 40,8% del 2014 al 55% del 2015 sulle linee di ascolto; dal 50% del 2014 al 60,9% del 2015 al 114 Emergenza Infanzia).

Si conferma la prevalenze delle vittime di nazionalità italiana (con un dato che si attesta attorno all’85% dei casi). I bambini stranieri che chiedono aiuto al 114 risultano più coinvolti dei coetanei italiani nelle segnalazioni di sfruttamento della prostituzione e turismo sessuale.

“Per ogni bambino che è vittima di abusi c’è qualcuno che sa e non parla”, commenta il Professor Ernesto Caffo, Neuropsichiatra infantile e Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus, “Ma i bambini raccontano. Per questo, da quasi 30 anni esiste Telefono Azzurro: per raccogliere le loro voci e aiutarli, prima che gli esiti siano drammatici e fatali. Lo studio di questi fenomeni e dei contesti in cui si verificano, la stretta collaborazione con istituzioni e servizi del territorio sono gli unici strumenti in grado di offrire una soluzione. Ma vanno supportati e rafforzati, affinché la prevenzione e la cura delle conseguenze psicologiche sulle vittime siano davvero possibili. L’ abuso sui bambini si combatte ogni giorno con azioni concrete di tipo culturale, etico, educativo e terapeutico”.

Per questi motivi, Telefono Azzurro rinnova l’appello presentato lo scorso anno al Parlamento e al Governo affinché venga predisposto un piano di azione per il contrasto della pedofilia, degli abusi e dello sfruttamento sessuale.

Papa Francesco: la pedofilia è un crimine e un peccato grave

Papa Francesco ha chiesto scusa alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero, definendo gli atti dei crimini che costituiscono “un peccato grave”.

“Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono”, ha detto il pontefice quando ha celebrato la messa, lunedì, a cui hanno partecipato anche sei vittime della pedofilia, 3 uomini e 3 donne, provenienti da Germania, Irlanda e Regno Unito.

Il Papa si è anche scusato per il fallimento dei leader della chiesa che non hanno risposto adeguatamente alle accuse delle vittime, sottolineato che nella chiesa deve esserci tolleranza zero nei confronti dei pedofili.

Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali. Mi impegno a non tollerare il danno fatto a un minore da parte di chiunque, ha aggiunto il Papa nella sua omelia.

Bergoglio ha anche detto che i vescovi dovrebbero essere responsabili della protezione dei bambini e che gli atti di pedofilia dei sacerdoti sono “qualcosa di più di atti deprecabili”, sono “un culto sacrilego”.

Woody Allen nega di aver abusato sessualmente della figlia adottiva

Woody Allen ancora una volta ha negato di aver abusato sessualmente della figlia adottiva Dylan Farrow, in una lettera aperta pubblicata venerdì dal New York Times.

Il regista, 78 anni, dice che amava sua figlia e che è stata la madre, più interessata a sfogare la sua rabbia contro di lui che a pensare al benessere di sua figlia, ad imbeccarla quando aveva 7 anni.

Allen dice di non dubitare che Dylan sia giunta a credere di aver subito degli abusi sessuali, perché se, fin da quando ha sette anni, a un bambino vulnerabile, viene insegnato da una madre forte a odiare suo padre, non è così inconcepibile che, dopo tanti anni di indottrinamento, egli abbia del genitore, dipinto come un mostro, un’immagine radicata distorta.

Dylan Farrow ha sostenuto di aver subito abusi da parte del padre adottivo, all’età di 7 anni, nella soffitta scura della casa della famiglia in Connecticut.

Allen ha detto nella sua lettera che egli crede che Mia Farrow abbia inventato quei dettagli, ispirandosi alla canzone di Dory Previn “With My Daddy in the Attic” (con mio padre in soffitta).

Il regista ha fatto presente che nella soffitta bassa e stretta di quella casa in Connecticut non andava mai. “Mia dimentica che soffro molto di claustrofobia”, ha spiegato.

Allen ha raccontato che quando Mia portò la bimba a una visita medica, la piccola al dottore disse di non essere stata molestata. Allora la madre portò Dylan fuori per un gelato e quando tornarono la bambina aveva cambiato la storia.

Il regista ha osservato: “nessuno vuole evitare che le vittime degli abusi parlino, ma tenete presente che a volte accusano falsamente e che questo è anche qualcosa di terribilmente distruttivo”.

Woody Allen: le accuse di Dylan sono false e vergognose

Woody Allen, dopo la lettera aperta, scrittagli dalla figlia adottiva Dylan Farrow, pubblicata dal New York Times, ha fatto sapere, attraverso il suo agente, che le accuse della giovane (abuso sessuale subito all’età di 7 anni) sono “false e vergognose”.

Allen ha fatto notare che i fatti risalgono ai tempi della sua tempestosa separazione dall’attrice Mia Farrow, negli anni ’90.

Allen era già stato indagato per abuso di minore nel 1992.

Secondo alcuni, allora non si agì, come si sarebbe potuto, contro il regista, anche per evitare un processo traumatico alla ragazza.

un team di specialisti in abusi sui minori alla Yale-New Haven Hospital aveva esaminato il caso, concludendo che la bambina non aveva subito violenza sessuale.

L’accusa era stata fatta poco dopo che Allen, coinvolto in un legame con la figlia adottiva di Mia Farrow, Soon-Yi Previn, aveva scatenato l’ira dell’attrice.

Allen, allora cinquantenne, non era il padre adottivo di Previn, che aveva 19 anni.

Il regista e la figlia adottiva di Mia Farrow si sono sposati nel 1997 e hanno due figlie, adottate.

Stuprata da Woody Allen: parla la figlia adottiva

La figlia adottiva di Woody Allen e di Mia Farrow, Dylan, sabato ha pubblicato una lettera aperta su un blog del New York Times, in cui racconta le circostanze in cui il famoso regista l’avrebbe violentata nel 1992, mentre aveva solo sette anni.

“Quando avevo sette anni, Woody Allen mi prese per mano e mi condusse in soffitta al secondo piano della nostra casa – ha scritto Dylan nella sua lettera aperta. Mi disse di stendermi e di giocare con il trenino di mio fratello. Poi mi aggredì sessualmente. Nello tempo stesso mi parlava, sussurrando che ero una bella ragazza, che era il nostro segreto, promettendomi che saremmo andati a Parigi e che mi avrebbe fatto diventare una star coi suoi film”.

Le violenze si sarebbero ripetute in diverse occasioni, secondo la giovane donna, oggi 28enne, che nella sua lettera aperta ripete come detestasse tutti questi approcci di suo padre.

Queste cose sono successe tante volte, ed erano così ben mimetizzate che mia madre non sospettava nulla. Mi avrebbe protetto se avesse saputo, dice Dylan.

Ho pensato che fossero atteggiamenti normali e che i padri mostrassero così di amare le loro figlie.

La giovane donna racconta, poi, di aver parlato della cosa con sua madre, senza immaginare il putiferio scaturito e che avrebbe dovuto raccontare le stesse cose infinite volte, ai medici e ai legali.

Nel 1992, Mia Farrow accusò Woody Allen di aver molestato Dylan. L’attrice ha poi innescato un conflitto feroce con il regista per la custodia dei loro figli dopo aver scoperto che Allen aveva una relazione con un’altra delle sue figlie adottive, Soon-Yi Previn, che poi Woody Allen, 78 anni, sposò nel 1997.

Woody Allen non è mai stato condannato per alcun crimine, dice Dylan nella sua lettera, accusando il patrigno per il disturbo alimentare che ha sviluppato più tardi, per la sua paura di essere avvicinata dagli uomini, per le mutilazioni e tagli autolesionistici che si è auto-inflitta.

Ciò che ha reso questo calvario ancora più terribile, scrive ancora Dylan Farrow è come la comunità di Hollywood ha risposto alle accuse e alle rivelazioni.

Gli amici hanno chiuso i loro occhi su quello che stava accadendo, spiega Dylan Farrow, mentre i media e le celebrità rendevano omaggio ad Allen per i suoi contributi al mondo del cinema.

Verso la fine della sua lettera, la figlia adottiva del regista chiede agli attori e alle attrici che hanno lavorato con il celebre regista di vedere Woody Allen da un’altra angolazione, quella di un genitore.

“Woody Allen è la testimonianza vivente di come la nostra società non difenda le vittime della violenza sessuale e degli abusi”, conclude.