Paralisi da zecca, il caso Kaylin insegna

Attenzione alle zecche. In questi giorni, sta rimbalzando sui media  su Facebook, il caso di una bambina, del Mississippi (Stati Uniti), che lo scorso mercoledì mattina, dopo che si era svegliata per prepararsi e andare all’asilo nido è caduta non appena i suoi piedi avevano toccato il pavimento

La piccola cercava di stare in piedi e di camminare, ma continuava a cadere, come se le sue gambe fossero addormentate.

La madre, Jessica Griffin, ha scritto su Facebook, di aver notato la zecca quando è andata a pettinare i capelli della figlia e ha trovato un marchio rosso sul suo cuoio capelluto.

La bambina, che si chiama Kaylin, a malapena riusciva a parlare. Ora sta bene, dopo essere stata curata nel Centro medico dell’Università del Mississippi.

La paralisi era stata causata da una neurotossina prodotta nella ghiandola salivaria del parassita.

A volte, una puntura di zecca neanche si nota e i sintomi della paralisi possono impiegare anche sette giorni prima di svilupparsi.

 

Paralizzati recuperano il movimento col “ricablaggio”

Fra un po’ sarà possibile recuperare i movimenti quando si è paraplegici. Dei ratti con questa condizione hanno trovato l’uso delle loro zampe posteriori dopo poche settimane di terapia, con un trattamento messo a punto da EPFL, nel 2012.

I ricercatori dell’École polytechnique fédérale di Losanna

(EPFL), in Svizzera, ora hanno analizzato i meccanismi coinvolti in questa ripresa, che richiede un profondo “ricablaggio” del sistema nervoso.

Grégoire Courtine, Capo Unità del Centro di Neuroprosthics EPFL, in un articolo pubblicato nel numero su Nature Neuroscience dice che l’approccio combina una stimolazione elettrochimica del midollo spinale con fisioterapia supportata da un’imbracatura intelligente.

Avevamo già scoperto in uno studio precedente che questo trattamento permetteva ai topi con lesioni del midollo spinale di nuotare o salire di nuovo le scale, ha detto lo scienziato, spiegando che oggi, col suo team è in grado di mostrare con precisione cosa sta succedendo nel sistema nervoso durante questa ripresa.

Per raggiungere questo nuovo obiettivo, l’EPFL  ha utilizzato tecniche all’avanguardia, osservando per la prima volta come le fibre neuronali dei ratti feriti si riorganizzino sotto l’effetto del trattamento.

Lo studio mostra le straordinarie capacità rigenerative del sistema nervoso.

Ora, un nuovo lavoro è in corso con persone aventi una lesione del midollo spinale.

Diversi partecipanti hanno innestato un impianto per la trasmissione di impulsi nel midollo spinale. Queste persone sono ora in formazione con un robot di riabilitazione intelligente.

 

Paziente paralizzato torna a camminare grazie alle cellule nasali

Un uomo che era completamente paralizzato dalla vita in giù, può di nuovo camminare con un girello dopo un’operazione chirurgica pionieristica.

L’uomo, Darek Fidyka, un bulgaro di 38 anni, aveva avuto un infortunio nel 2010. Ora, prima persona al mondo che si è ripresa dopo la rottura completa dei nervi spinali, può essere indipendente, guidare un’automobile, avere di nuovo la sensibilità agli arti.

Per curarlo, i chirurghi hanno utilizzato delle cellule nervose nasali su cui hanno fatto ricrescere il tessuto lesionato.

Un team polacco guidato dal dottor Pawel Tabakow, della Wroclaw Medical University, ha eseguito l’intervento chirurgico, trapiantando delle cellule olfattive dal naso al midollo spinale del paziente.

Tramite stimolazione elettrica paralizzati ritrovano il movimento

Un team di ricercatori dell’University of Louisville e dell’University of California-Los Angeles è riuscito a ridare il movimento a 4 uomini che non potevano più muovere le gambe a causa delle lesioni riportate al midollo spinale.

La ricerca, pubblicata sulla rivista ‘Brain’, dice che, tramite una stimolazione elettrica del midollo spinale, a livello della lesione che ha procurato la paralisi, tutti e quattro gli uomini, paralizzati da due a quattro anni, hanno potuto sollevare le gambe, flettere le caviglie e sostenere il loro peso stando in piedi, anche se solo quando il dispositivo incorporato sotto la pelle era acceso.

Tutti e quattro hanno riconquistato il controllo della vescica e dell’intestino, la funzione sessuale e la capacità di regolare la pressione sanguigna e la temperatura corporea, anche quando il dispositivo di stimolazione epidurale non era in esecuzione.

I benefici della stimolazione epidurale tuttavia non sono stati immediati. Tutti e quattro gli uomini si erano dovuti sottoporre a due anni di trattamento alla riabilitazione e a vari esperimenti.

I risultati dello studio, comunque, danno speranza di cambiamento a persone che finora si credeva fossero destinate a convivere con l’immobilità degli arti.