Disequilibri circensi, Opera Liquida: ultimo appuntamento

In scena gli attori reclusi ed ex reclusi di Opera Liquida – Casa di Reclusione Milano Opera

Maria Chiara Signorini e Giulia Marchesi

Montaggio drammaturgico e regia Ivana Trettel

Spettacolo Vincitore del Premio Enea Ellero per il Teatro Sociale 2018

“Misuro le distanze tra la pista e la realtà. L’incantesimo prende vita.

Noi del circo non siamo parte della società.

Abbiamo un corpo atavico, estraneo, fuori controllo.

Trasgressione, meraviglia, eccesso ci accompagnano.

Trasfiguro la realtà incontrandola, nella sua forma più pura”.

 

Disequilibri circensi è ambientato in un circo, grande metafora del nostro essere in scena, rinchiusi o no. Il circo, gli equilibri, le distanze. Quanto misurano le distanze tra un essere umano e il resto del mondo? Tra me e te? Riconoscerci come acrobati della vita, come animali più o meno addomesticati, come clown in grado di ridere delle proprie miserie.

Il circo è per sua natura antico e atemporale. La pista è il cerchio dove tutto accade. E’ ciò che di magnifico e magnificente esiste sotto i riflettori, che se guardato alla luce del giorno appare anche fatiscente, con quello strato di polvere di vita che ne appanna la brillantezza, che ne mette in evidenza lo squallore. Di chi vorrebbe ma non può, di lustrini mal cuciti o invecchiati con il tempo. Questo ci affascina del circo. La sua componente animale. Un atleta è anche un animale, un essere umano lo è, la metamorfosi afferma il suo essere selvatico e addomesticato insieme.

Disequilibri circensi racconta di migrazioni fisiche, emotive, trasformative e vitali. Continui spostamenti, raccontati dal nostro gruppo multietnico.  I nostri viaggi sono confluiti nello spettacolo. Per affermare la diversità, per puntare una lente d’ingrandimento emotiva sulle migrazioni, una soggettiva sulle strade percorse ed interrotte, su quanto accade, continuamente, agli uomini. Al mondo.

Opera Liquida va al circo, è un circo, misura il circo.

Undicesimo Comandamento-uccidi chi non ti ama

La Compagnia Opera Liquida, formata da detenuti ed ex detenuti del Carcere di Opera, presenta sabato 26 maggio allo Spazio Tadini lo spettacolo “UNDICESIMO COMANDAMENTO – uccidi chi non ti ama”.

Opera Liquida e la Casa Museo Spazio Tadini

 

grazie alla Direzione della Casa di Reclusione Milano Opera

Amministrazione Penitenziaria Provveditorato Regionale della Lombardia

Presenta lo Spettacolo Teatrale

Undicesimo Comandamento – uccidi chi non ti ama

liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Elena Mearini

e con gli scritti degli attori reclusi

Drammaturgia e regia

Ivana Trettel

In scena gli attori detenuti ed ex detenuti del Carcere di Opera

e

Maria Chiara Signorini

Sabato, 26 maggio 2018 – ore 21.00 – Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli, 24 – Milano

“Se non cerco aiuto… non ho bisogno di aiuto, se non chiedo aiuto… non ho bisogno di aiuto”. Attraversiamo, secondo la nostra ricerca stilistica, percorsi emotivi e non personaggi. Evitando la narrazione della violenza, così tipica del nostro ambiente, ci concentriamo sui singoli moti dell’anima, nel tentativo di trasformare un episodio personale in un evento emotivo condivisibile da tutti, per cercare di non restringere la narrazione a un fatto di cronaca, ma trasformarlo in un dubbio collettivo.

        

Lo spettacolo, che tratta il più che mai attuale tema della violenza contro le donne, è il nostro contributo affinché le donne violate si difendano attraverso la legge.

 

Noi, che della legge ci siamo fatti beffe, calati nei panni delle donne violate, dei bambini coinvolti, della società indifferente … puntiamo la nostra lente d’ingrandimento emotiva, per mettere in guardia le donne, affinché si difendano, attraverso la legge.

Una sorta di corto circuito, una soggettiva, per indagare sentimenti e reazioni. Per affermare che suddividere gli esseri umani in maschi e femmine non appartiene più al nostro tempo. Che la solidarietà nasce tra essere umani, così come la presa in carico di responsabilità.

12 uomini in scena attraversano anche quelli che vengono considerati “reati minori”: lo stalking, la violenza economica, ecc … perché sono molte le forme di violenza diffuse nella mentalità comune. Quella mentalità che ci permette di pensare che le cose avvengano altrove, che ci fa discutere solo quando una donna muore, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Ecco, il nostro piccolo contributo per incoraggiare sì, le donne ad utilizzare gli strumenti legislativi, ma soprattutto per instillare un piccolo dubbio in chi vorrà ascoltarci, riguardo alle volte in cui forse ciò che gli era noto necessitasse di un’azione. Nello strenuo tentativo di rimanere umani.