La carenza d’acqua a Nairobi è una minaccia

La capitale del Kenya Nairobi sta attraversando un periodo di carenza idrica che mina fortemente le condizioni di vita di 3 milioni e mezzo di abitanti. L’amministrazione cittadina ha dichiarato che a gennaio 2017 oltre mezzo milione di famiglie non aveva accesso all’acqua. I bassi livelli dello scorso anno hanno lasciato la città in una situazione di enorme difficoltà. La capitale rischia di vivere uno scenario simile a quello di Città del Capo in Sudafrica se le piogge di aprile non basteranno a far risalire i livelli delle riserve.

Il livello della principale riserva d’acqua di Nairobi, in prossimità della diga Ndakaini, era sceso sotto la metà lo scorso anno, arrivando al 40% della capacità massima a febbraio 2017. La difficile situazione ha portato a misure drastiche atte ad evitare una crisi ancora peggiore, quali il razionamento dell’acqua ad uso domestico, iniziato lo scorso gennaio. I quartieri più poveri di Nairobi corrono il rischio più alto, perché la carenza d’acqua aumenta il rischio di epidemie di tifo, dissenteria e colera, che proliferano in contesti igienico-sanitari inadeguati. In Africa, oltre il 60% della popolazione vive in condizioni precarie senza accesso ad acqua pulita e servizi sanitari.

Il risanamento è stato uno dei settori che ha registrato risultati peggiori tra quelli monitorati dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals). I governi devono cambiare prospettive, la società deve saper innovare e le persone devono agire ora. Tutte le parti convolte nel risanamento possono contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 6, ovvero la disponibilità e gestione sostenibile dell’acqua e di strutture igienico-sanitarie adeguate. Il Consiglio Mondiale dell’Acqua fa appello al coraggio di ministri e autorità affinché adottino politiche nuove e radicali sul tema. I ricavi marginali non saranno sufficienti a fornire servizi igienico-sanitari ai tre miliardi di persone che secondo le previsioni si aggiungeranno alla popolazione urbana attuale entro il 2030. I progressi fatti finora non reggeranno il ritmo rapido e inarrestabile di urbanizzazione a cui ci troviamo davanti oggi. Per questo, è logico e necessario focalizzarsi sui servizi igienici nelle aree urbane e sul loro impatto economico e sociale a lungo termine.

“Dobbiamo cercare forme di cooperazione per affrontare la sfida del risanamento, trovando soluzioni tecniche ed economiche vantaggiose per tutte le parti coinvolte e incrementando la volontà politica di dare priorità ai servizi igienico-sanitari. Questo è particolarmente importante in Africa, dove c’è molto lavoro da fare nel campo delle infrastrutture igienico-sanitarie. Dobbiamo perseverare nel tentativo di incoraggiare la cooperazione e lo sviluppo, affinché l’intera regione possa beneficiare dei risultati e continuare sulla strada dello sviluppo insostenibile”, ha spiegato il Presidente del Consiglio Mondiale dell’Acqua Benedito Braga.

In vista del prossimo World Water Forum, il Consiglio Mondiale dell’Acqua ha preparato un rapporto approfondito dal titolo “Aumentare i flussi economici sul risanamento urbano” (“Increasing Financial Flows for Urban Sanitation”), che mette l’accento su soluzioni e politiche atte a migliorare i servizi igienico-sanitari e incoraggiare i finanziamenti necessari. Il rapporto è basato su una serie di casi studio di città affette da problemi di risanamento, come la stessa Nairobi in Kenya ma anche Dakar (Senegal), Durban (Sudafrica) e Bogotá (Colombia). Il rapporto mette anche in luce i problemi legati alla mancanza in otto città dei finanziamenti necessari ad assicurare strutture igienico-sanitarie adeguate. Lo studio con le politiche proposte e i casi studio è stato redatto in quattro lingue (inglese, spagnolo, portoghese e francese), e sarà disponibile online a questo link.

Parallelamente, il Consiglio Mondiale dell’Acqua sta preparando l’ormai imminente World Water Forum. L’evento rappresenterà un vertice internazionale dove si discuteranno i problemi legati all’acqua e si proporranno soluzioni a quelli più urgenti, quali l’aumento di flussi di investimento sul risanamento urbano. Il World Water Forum si terrà nella capitale del Brasile Brasilia dal 18 al 23 marzo 2018 e avrà come tema la condivisione dell’acqua (“Sharing Water”), dato il ruolo che riveste l’acqua nell’unire comunità e abbattere barriere. Il Consiglio Mondiale dell’Acqua invita tutti a partecipare al più grande evento al mondo sul tema dell’acqua, che riunirà capi di stato, ministri, decision maker di alto livello, esperti e professionisti del settore, enti locali e ricercatori. Il World Water Forum, fondato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, mette l’acqua al centro dello sviluppo globale e invita tutti ad agire, perché dare un futuro all’acqua significa dare un futuro a tutta l’umanità.

Ciak! Kibera: i sogni prendono forma negli slum dell’Africa

Un gruppo di artisti italiani sta girando un cortometraggio nella baraccopoli di Kibera (Nairobi), coinvolgendo gli ex bambini di strada nell’ideazione e nella realizzazione. Un progetto dell’associazione Cherimus, in collaborazione con Amani for Africa e Koinonia

 “Ciak! Kibera” è il nome di un progetto artistico, che unisce due parole e due mondi apparentemente inconciliabili. Kibera è il più grande slum dell’Africa e girare un film al suo interno può sembrare una follia.

È quello che sta facendo l’Associazione di arte contemporanea Cherimus, in collaborazione con Amani for Africa, grazie a un bando di cooperazione internazionale vinto con un progetto artistico, dove la creatività possa funzionare come motore di sviluppo sociale.

Nairobi, capitale del Kenya, è una città di più di tre milioni di abitanti, ma più di un milione di questi vivono in slum, baraccopoli e bidonville. Kibera, un’area situata a sud della metropoli, è popolata da più di 700mila persone, qualcuno dice 1,2 milioni.

Il progetto “Ciak! Kibera” si concretizza in una serie di workshop dedicati all’arte, alla musica, alla comunicazione e alle tecnologie multimediali e si rivolge a un gruppo di giovani residenti nelle periferie della capitale.

L’esperienza si concluderà a fine aprile con la realizzazione di un cortometraggio artistico, ispirato al lavoro svolto nei workshop. Alcuni degli alunni che partecipano al lavoro sono ex bambini di strada che hanno intrapreso un percorso di recupero e di reinserimento. Il soggetto del racconto è infatti derivato proprio dai sogni dei bambini, dalle loro aspirazioni ed è il prodotto, trasfigurato dall’impronta degli artisti italiani coinvolti, del loro modo di vedere il mondo. Un’operazione difficile e delicata insieme, che richiede molto rispetto per una realtà di cui si conoscono solo i contorni più tragicamente pittoreschi, come le baracche di lamiera, la povertà, l’inquinamento e la diffusione delle droghe anche fra i più piccoli, che aspirano colla agli angoli delle vie.

«Con questo progetto  – spiega Emiliana Sabiu, fondatrice di Cherimus e a capo del gruppo di lavoro – vogliamo allontanarci il più possibile dai cliché legati alla povertà e all’Africa, attraverso l’arte vogliamo esaltare i talenti ed evidenziare le potenzialità che questa città e i giovani con cui stiamo lavorando sanno esprimere».

Il lavoro si svolge in gran parte presso la comunità di Kivuli, fondata nel 1997 dalle associazioni Koinonia e Amani, che accoglie bambini con un passato di vita sulla strada e che organizza attività di formazione. Qui si sono tenuti i primi workshop e si girano alcune scene del cortometraggio, mentre tutti gli esterni vengono girati tra le baracche di Kibera, proprio dove molti di questi bambini hanno passato i loro primi anni di vita.

Il progetto artistico s’inserisce quindi in un contesto molto difficile dal punto di vista sociale ed è per questo che si è scelta una forma espressiva che permettesse di compiere un salto anche dal punto di vista figurativo, rispetto alla durezza della realtà circostante. Per conferire un’aura “onirica” al video, infatti, si è scelto di girarlo in stop-motion, sotto la direzione di Andrea Canepari, regista specializzato in questa tecnica, che richiede moltissimo tempo, ma al contempo permette di ottenere effetti visivi strabilianti senza l’uso di effetti speciali. Così come i sogni stessi, da cui tutto nasce.

Il gruppo di giovani coinvolti hanno età molto diverse, dai 14 ai 27 anni, molti di essi vengono da esperienze di vita difficili, alcuni sono profughi da altri Paesi. Molti sono studenti, altri hanno già una professione, anche nel mondo dell’arte e della comunicazione, altri ancora sono alla ricerca di un equilibrio interiore prima ancora che una soluzione di vita.

L’approccio differenziato che è stato adottato, grazie alla presenza oltre che degli artisti visuali anche di un regista, un musicista, un giornalista e un fotografo, ha messo in luce gli interessi dei partecipanti, tentando di incanalare la loro creatività in un prodotto finito e al contempo offrire loro strumenti per migliorare i propri talenti. Il cortometraggio è così un’occasione anche per trasferire competenze, dalla scrittura, alla realizzazione di un video, fino alla creazione di una colonna sonora.

 

Accanto al cortometraggio, pensato sia per il circuito dell’arte sia per quello del cinema, sarà realizzato un documentario che racconti il backstage del progetto, mostrando la realtà esterna in cui si colloca e le difficoltà che un lavoro creativo di questo tipo incontra in un contesto estremo come quello delle periferie di Nairobi.

Il Papa a Nairobi: conflitto e terrorismo nascono dalla povertà

E’ iniziato il viaggio del Papa in Africa, il Pontefice è atterrato in Kenya, accolto dalle autorità del Paese.

“Violenza, conflitto e terrorismo si alimentano con paura e disperazione” che “nascono da povertà e frustrazione”, ha detto il Papa nel suo primo discorso a Nairobi, in Kenya, di fronte al presidente Uhruru Kenyatta e alle altre autorità.

“La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità – ha osservato ancora – deve essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita” del Kenya.

E’ un viaggio quello di papa Francesco che desta preoccupazione per l’insicurezza politica e il rischio attentati.

Alle preoccupazioni sui possibili attacchi contro di lui, Papa Francesco ha risposto con il suo tipico umorismo dicendo che “più delle persone” gli “fanno paura le zanzare”.

Durante il volo diretto a Kenya, prima tappa di un tour che porterà il Pontefice anche in Uganda e nella Repubblica Centrafricana, Bergoglio ha detto scherzando ai giornalisti di stare attenti in questo primo viaggio in Africa e di mettere lo spray anti-zanzare.

Sull’aereo in Pontefice come al solito ha salutato, uno ad uno, i giornalisti e i cameramen, tra cui c’erano quattro keniani.

Il Pontefice era partito mercoledì da Roma alle 7.30, diretto a Nairobi.

Gli 007 francesi avevano ripetutamente avvertito il Vaticano del rischio altissimo a cui si stava esponendo il Pontefice andando in questi tre paesi dove c’è violenza e instabilità politica.

Bergoglio, oltretutto, ha anche deciso di anticipare l’inizio del Giubileo della Misericordia aprendo la Porta Santa il 29 novembre, nella cattedrale di Bangui, una settimana prima rispetto all’apertura della porta di San Pietro, l’8 dicembre prossimo.

Questo richiamerà gente nella Repubblica Centrafricana ponendo ancora maggiori problemi di sicurezza.

(Ansa e Agi tra le fonti. Foto da citizentv.co.ke)

Obama andrà in Kenya per la prima volta da Presidente

Barack Obama questa settimana farà la sua prima visita come Presidente in Kenya, paese di suo padre.

Il Presidente degli Stati Uniti volerà giovedì a Nairobi, quindi sarà ad Addis Abeba, primo presidente americano della storia a fare una visita in quel Paese.

Il primo Presidente nero degli Stati Uniti ha già visitato l’Africa quattro volte fin dalla sua elezione, ma non era stato in Kenya da capo dello Stato, paese in cui Barack Obama era già andato prima della sua elezione.

Per il Presidente Usa, la visita è importante da un punto di vista simbolico e mostrerà che gli Stati Uniti sono un partner, non solo per il Kenya, ma anche per l’Africa sub-sahariana.

Barack Obama parteciperà a un vertice di Nairobi sull’imprenditorialità, un’iniziativa lanciata nel 2010, che riunirà migliaia di imprenditori e aziende.

Il padre del Presidente Obama era stato economista per il governo del padre di Uhuru Kenyatta, l’attuale presidente keniano. Jomo aveva governato il Paese per 14 anni, dall’indipendenza fino alla sua morte, nel 1978.

Il padre di Obama, invece, aveva lasciato la sua famiglia quando Barack Obama aveva solo due anni, prima di morire, in un incidente d’auto a Nairobi nel 1982, all’età di 46 anni.